USO AVVEDUTO DEI PESTICIDI

(SINTETICO CONTRO NATURALE CONTRO BIOLOGICO)

Dal momento in cui il genere umano è comparso sulla terra, gli insetti sono stati sempre considerati come animali infestanti. Ma affinché una tale affermazione sia vera, un organismo deve fare una delle seguenti cose: danneggiare i raccolti, distruggere i prodotti, trasmettere malattie, trovarsi lungo la strada dei bisogni ed interessi umani, o semplicemente diventare fastidiosi. Per raggiungere il fine di eliminare gli animali infestanti, i pesticidi chimici sono stati sviluppati per combattere i nemici. (Con il termine pesticida si definisce qualsiasi prodotto chimico che viene usato per uccidere gli animali infestanti.) I pesticidi possono essere fatti dall’uomo oppure ricavati dalle piante, e con tutti si deve fare molta attenzione. Molti scienziati credono che nessuna specie di insetti infestanti sia mai stata completamente debellata dall’uso di pesticidi chimici, ed in alcuni casi, ogni specie infestante è diventata anche più di un problema come risultato dall’uso di pesticidi.

pesticidi sintetici sono prodotti chimici fatti dall’uomo e creati per il solo scopo di uccidere insetti infestanti ed altri flagelli, come le alghe. Questi prodotti chimici sono creati in molte forme e per diverse applicazioni. Possono essere spruzzati o spolverati sopra piante ed animali, oppure fatti all’interno di palline ed in forme gassose per applicazioni sul terreno. I due maggiori gruppi di pesticidi sintetici sono idrocarburi trattati al cloro (come il DDT) e fosfati organici (come il Malathion).

La creazione di composti di idrocarburi trattati al cloro risale al 1874 e sono stati sottoposti ad un attento esame in anni recenti. Questi composti all’inizio erano stati creati per essere delle cure miracolose a diversi problemi di piante infestate in tutto il mondo. Essi furono usati in maniera selvaggia per il trattamento di qualsiasi cosa a partire da quello dei pidocchi in Italia (il DDT fu accreditato nel fermare un’epidemia di tifo portata dai pidocchi) alla comune blatta nelle case statunitensi. Uno dei problemi sorti da alcuni effetti residui di questi composti; per esempio, il DDT è stato collegato ad alcuni problemi come quello dei gusci sottili nelle uova di qualche uccello. Alcuni degli insetti bersaglio di queste sostanze chimiche, come le blatte e le mosche sono diventati resistenti oppure immuni a ciò.

I fosfati organici sono degli insetticidi che furono scoperti nel corso della ricerca di gas velenosi durante la seconda guerra mondiale. Alcuni di questi composti sono particolarmente tossici sugli esseri umani ed animali, tanto quanto verso gli insetti. Un reale pericolo di questi composti è rappresentato dal fatto che possono essere assorbiti in maniera diretta dalla pelle, oltre ai metodi usuali di contaminazione – respirandoli o mangiandoli. Il Malathion è uno dei fosfati organici più usati perché ha un effetto residuo molto breve nell’ambiente ed è anche poco tossico nei confronti degli animali non nocivi. Molte specie di insetti che resistono ai pesticidi a base di idrocarburi trattati al cloro, saranno uccisi dal Malathion. Ad ogni modo, deve essere usata molta cura nell’uso dei pesticidi. Leggere sempre l’etichetta molto attentamente, e segui le istruzioni d’uso nell’applicazione corretta dei pesticidi. È saggio indossare degli abiti protettivi durante l’uso in quanto quasi tutti i pesticidi sono assorbiti dalla pelle. L’etichetta ti darà delle istruzioni riguardo quali abiti indossare. I professionisti di solito indossano dei capi d’abbigliamento di gomma e dei respiratori.

controlli naturali sono quelle cose che accadono fisicamente in natura e che aiutano a tenere in guardia gli insetti. Questi controlli si trovano in ogni cortile ed in tutte le parti del mondo. Alcuni esempi di controlli naturali sono: le condizioni atmosferiche, i livelli di piovosità, la quantità di ombra in un luogo, e l’ubicazione geografica. Per esempio, se vivi in Alaska, la temperatura terrà molti insetti tropicali lontani dal risiedere nel tuo cortile. Un ampio fiume terrà lontani dal tuo giardino gli insetti che saltano, ma può anche essere un terreno fertile per le zanzare. Le persone hanno un basso effetto sul controllo della natura, ma al giorno d’oggi in cui ci sono i jet e le macchine, parecchi degli insetti indesiderati hanno trovato una strada verso una nuova casa con l’aiuto degli esseri umani.

controlli biologici comprendono quelle cose viventi che tengono in guardia la popolazione di insetti. Gli insetti predatori, compresi i rospi, le rane, le talpe, gli uccelli, ed i predatori di insetti, sono un buon esempio. Molte malattie che accadono naturalmente, causate da virus, funghi, e batteri, tengono basse le popolazioni di insetti. È in quest’area di controlli ed equilibri naturali dove l’uomo ha spesso alterato l’equilibrio degli insetti benefici e distruttivi.

Un metodo per la gestione degli insetti nocivi chiamato controllo biologico permette l’introduzione oppure l’aumento degli insetti predatori, parassiti, oppure malattie all’interno di un’area invasa da insetti nocivi in modo da ridurre la popolazione di una specifica razza di insetti nocivi. Questo metodo funziona di più nei confronti di grosse zone di raccolto dove c’è per lo più un solo tipo di insetto nocivo. Un buon esempio di tutto questo potrebbe essere l’introduzione della vedalia, un coleottero australiano, un insetto infestante che colpisce gli alberi di cedro.

Alcuni controlli biologici che non sono così specifici stanno acquistando una certa popolarità tra i giardinieri e gli agricoltori. Uno di questi è un batterio chiamato Bacillus thuringiensis. Esso colpisce molte specie di bruchi, compresi i vermi che attaccano i pomodori e vagabonde farfalle notturne. I controlli biologici di solito non eliminano completamente un insetto nocivo, ma un equilibrio naturale accadrà una volta che l’agente di controllo si è imposto. I controlli biologici continueranno a controllare l’obiettivo rappresentato dagli insetti nocivi un anno dopo l’altro, e solo occasionalmente potrebbero avere bisogno di essere aumentati. Ma ricordandosi che i controlli biologici non funzionano durante le ore notturne. I predatori ed i parassiti prendono tempo per imporsi, e le malattie e le patogenesi dell’insetto hanno bisogno di tempo per espandersi ed infettare nuove vittime. È difficile rimettersi a sedere e guardare il proprio giardino essere distrutto quando lo hai appena trattato con un controllo biologico, ma se tu dai un po’ di tempo ai controlli in modo che funzionino, le ricompense avranno effetto.

Nei lontani anni settanta, l’eliminazione d’insetti nocivi non stava funzionando bene e delle serie domande erano state sollevate e concernevano l’ambiente. Il termine gestione integrata degli insetti nocivi (IPM) fu coniata per descrivere una nuova pratica nel controllo degli insetti nocivi all’interno di orti e giardini. L’IPM è fondamentalmente una strategia di controllo degli insetti nocivi che è attenta a tutti gli aspetti e sorge con un’analisi esauriente del problema per produrre il massimo raccolto con i minimi effetti dannosi agli esseri umani ed all’ambiente.

Il primo passo nell’IPM è la scelta delle piante benefiche e dare loro le migliori condizioni di crescita possibili. In seguito, usare tutte le informazioni disponibili inerenti la rotazione del raccolto, eliminando le piante che presentano animali nocivi, piantumazioni programmate, e raccolti a tempo per ridurre la gravità del danno sul raccolto a causa degli insetti nocivi. Dopo di ciò, se un insetto o una malattia diventano un problema, il passo successivo sarebbe quello di controllare fisicamente la peste. Controllare fisicamente comprende la raccolta a mano, trappole, e metodi di controllo mettendo delle barriere. Nel caso questi controlli non funzionano, dei controlli biologici sono aggiunti al programma. Alla fine, se tutto il resto non funziona, dei controlli chimici sono usati come ultima spiaggia. Il controllo integrato della peste è basato sulla consapevolezza che ci saranno alcuni danni – il segreto dell’IPM è sapere quando agire su un problema causato dall’animale nocivo. Davvero molti giardinieri “biologici” concordano con questa pratica fino a quando non sono usati i mezzi chimici. Le tecniche dell’IPM consistono principalmente in avvicinamenti sensitivi comuni, così è probabile che parecchie persone hanno usato qualche forma di gestione integrata della peste nei loro giardini un giorno o l’altro.

SALVARSI DAI PESTICIDI

Quando qualsiasi altro sistema non è stato utile ed hai la sensazione di dovere usare un pesticida, i seguenti suggerimenti ti aiuteranno ad usarli in maniera sicura. Ricordarsi che anche i pesticidi relativamente non tossici possono causare dei problemi se usati in maniera impropria.

  • Nella scelta di un pesticida, scegliere il prodotto che è registrato (approvato dal governo) per il vostro problema specifico. Non provare ad uccidere qualsiasi cosa con un pesticida ad ampia gamma. Accertarsi che il prodotto scelto è specifico per l’insetto nocivo e relativo scenario che state cercando di eliminare.
  • Leggere sempre tutto quello che c’è scritto sull’etichetta e seguire le istruzioni. Non aggiungere mai nessun’altra sostanza chimica che non sia espressamente richiamata nelle istruzioni. L’etichetta è un documento legale che spiega qualsiasi cosa che si ha il bisogno di sapere nell’uso di quel prodotto. Spiega con esattezza le caratteristiche del pesticida e l’uso più appropriato.
  • Se si hanno dei bambini e degli animali domestici, conservare i pesticidi in un armadietto chiuso a chiave. Conservare il numero telefonico del centro antiveleni più vicino, all’interno dell’armadietto e vicino al proprio telefono. Non rimuovere mai l’etichetta dal contenitore oppure versare una sostanza chimica dentro un altro contenitore che non abbia la stessa etichetta, con le istruzioni nell’uso del prodotto, attaccata. Si avrà bisogno di quest’etichetta per dire con esattezza al dottore, cosa i tuoi bambini hanno ingerito. Alcune volte le informazioni riguardanti un eventuale antidoto sono riportate sopra di essa.
  • Indossare dei guanti quando si maneggia e si mischia il pesticida, ricordarsi che molti pesticidi possono essere assorbiti dalla pelle. Mescolare sempre un pesticida in una zona ben ventilata. La modalità d’uso riportata sopra l’etichetta del pesticida dà sempre delle informazioni importanti sui rischi dello stesso come anche delle istruzioni sull’uso. Questo documento spiega anche un’eventuale tossicità nell’uso con altri organismi come api o pesci.
  • Comprare solo ciò di cui si ha bisogno per risolvere il problema attuale. Alcuni prodotti si guastano nel corso del tempo e non state risolvendo il vostro problema in maniera corretta se usate un pesticida che è stato conservato per molto tempo.
  • Un trattamento mirato è meglio per il vostro ambiente rispetto ad un attacco ad ampio raggio. Usare il pesticida nella zona più piccola possibile, tenere presente che molti pesticidi uccidono anche gli insetti benefici allo stesso modo di quelli dannosi.
  • Applicare il pesticida quando l’insetto dannoso è più vulnerabile. Se si deve usare un pesticida, è meglio fare questo, quando può avere un effetto migliore. Per esempio, spargere dei bruchi, che non possono muoversi rapidamente, può avere un effetto maggiore rispetto allo spargere quelli adulti che volano.
  • Non applicare mai un pesticida spray quando c’è molto vento. Molte compagnie che producono pesticidi raccomandano sempre di non spruzzarlo, quando la velocità del vento supera i cinque mph. Spruzzarlo la mattina presto generalmente funziona meglio.
  • Non fumare, mangiare, oppure bere durante l’uso dei pesticidi, oppure permettere che qualcun altro faccia questa cosa nella zona d’intervento.

VIRUS

I virus sono organismi microscopici, presenti in tutti gli ambienti ove siano presenti esseri viventi o vegetali; i virus vivono sia all’interno di organismi viventi sia su di essi ed hanno una grande capacità di adattamento ambientale. Presentano una struttura biologica semplice, sono formati da un capside ( rivestimento proteico che protegge l’acido ribonucleico) e da un filamento di acido ribonucleico o RNA, hanno una forma simile a un poliedro o un piccolo bastoncino, la loro dimensione va dai 200 ai 2.000 nanometri.

La loro scoperta risale al 1899, attualmente se ne conoscono più di 5.000 diverse tipologie, dalle innumerevoli differenze e caratteristiche, tali da creare notevoli difficoltà di classificazione.

I virus, essendo organismi incapaci di riprodursi in modo autonomo per mancanza di acido nucleico, devono introdursi nelle cellule di altri organismi viventi, in questo modo, ne compromettono le funzioni dando alle cellule dell’ospite, informazioni che inducono a duplicare il virus, tanto che, dopo poco tempo, la pianta inizia a produrre particelle virali alterando la crescita della stessa, se non addirittura facendola morire; la radice del nome virus “vis” deriva dal latino e significa veleno.

Trasmissione dei virus: anche nel caso dei virus, la trasmissione e propagazione avviene per mezzo di:

  • semi infetti
  • terreno infetto da nematodi e funghi
  • per contatto di strumenti di coltura
  • insetti
  • pollini.

Sintomatologia:le virosi non hanno una sintomatologia costante e distinta, virus diversi producono effetti simili oppure, lo stesso virus si manifesta dando sintomatologie diverse  a volte trattasi di infezioni latenti che non producono sintomi visibili sulla pianta ospite. Per i virus, le condizioni climatiche sono determinanti quindi temperatura, umidità, esposizione alla luce, la stessa composizione del terreno, la specie vegetale, periodo di infezione.

Altro aspetto importante è la somiglianza dei sintomi provocati dai virus con quelli provocati da funghi, micoplasmi, batteri ecc. ma l’identificazione esatta del ceppo del patogeno e indispensabile e grazie a moderne tecniche molecolari, microscopio elettronico questo è reso possibile.

In Italia la virosi del tabacco più evidenziate sono:

virosi complessa: sono virosi causate da più virus ed è la pianta del tabacco ad esserne colpita maggiormente: i sintomi di questo tipo di virosi provoca maggiori danni alle colture, i sintomi sono più gravi e più articolati: necrosi del fusto, sulle foglie mosaico con schiarimenti delle nervature, malformazioni e collosità. La virosi complessa provoca il rallentamento della crescita della pianta o addirittura lo blocca.

mosaico del tabacco > TMV ( piante di patate e di pomodoro sono attaccabili dal TMV)

  • maculatura clorotica che può cambiare con chiazze di verde intenso
  • bollosità
  • malformazioni del lembo

mosaico del cetriolo > CMV( piante ornamentali, cucurbitacee, pomodori e peperoni)

  • aree di colore verde pallido tendenti ad estendersi su tutta la foglia
  • fusione delle nervature fogliari
  • distorsione del lembo e delle foglie

Virus Y >PVY ( colpisce in modo particolare le piante di tabacco causando notevoli danni)

  • bardatura nervale
  • schiarimento delle nervature
  • incurvamento delle foglie
  • difficoltà di crescita della pianta stessa

PVYn  consiste in una variante necrotica del virus Y ma più pericolosa, i sintomi: bandatura nervale, schiarimento delle nervature, lieve mosaico, graduale decolorazione estesa tra le nervature, sviluppo rallentato, e foglie ripiegate verso il basso.

Maculatura anulare > TRSV ( Tabacco Ring-Spot Virus): i sintomi compaiono esclusivamente sulle foglie con minuscoli anelli di colore giallastro e graduali formazioni di altri cerchi concentrici all’interno. Progressivamente i sintomi diminuiscono anche se il virus rimane attivo e le nuove foglie nascono e crescono sane.

Necrosi> TNV oltre alle piante di tabacco colpisce piante di zucca, mais, orzo. I sintomi: in genere colpisce le piccole piantine; la necrosi attacca la base del fusto raggiungendo poi le foglie colpendo prima la nervatura mediana e poi quelle laterali e provocando la morte della piantina.

I sintomi sulle piante adulte sono: necrosi del fusto, sulle foglie aree necrotiche circolari, bollosità, nervature infossate.

Necrosi striata> TRV ( Tabacco Ratte Virus) sintomi: macchie sulle foglie giallastre che allargandosi, diventano necrotiche. Queste foglie si rompono se toccate, si arricciano e increspano. Anche sullo stelo si possono formare delle necrosi così come sulle nervature fogliari e sui piccioli.

Le dimensioni della pianta sono inferiori alla norma.

Mosaico dell’erba medica> AMV ( Alfalfa Mosaic Virus) sintomi: sulle foglie si formano necrosi allungate o a forma di anello, su foglie nuove, le nervature si schiariscono e i germogli sono piegati e presentano un mosaico giallastro. Questo virus si diffonde prevalentemente sull’erba medica, ma può colpire altri tipi di colture: piselli peperoni patata, sedano e trifoglio.

STRUMENTI DI LOTTA ALLA VIROSI

Il pericolo delle virosi è data dalla capacità dei virus, di mantenersi attivi in tutti gli ambienti: nel terreno, nei semi, nelle piante e anche in alcuni animali. Non sono ancora disponibili metodi antivirali curativi, pertanto, lo scopo degli strumenti di lotta è perlopiù di controllo e contenimento.

Spesso i danni maggiori che le virosi possono provocare dipendono dal ceppo di provenienza del virus, dal tipo di pianta e dal periodo di infestazione del virus.

Procedure colturali:

  • Effettuare la semina su terreni sterilizzati e che non siano stati precedentemente coltivate a solanacee e tabacco.
  • Prima di seminare disinfettare o estirpare dal terreno interno e circostante i semenzai con fungicidi o piretrine prima di seminare.
  • Controllo scrupoloso dei semenzai per eliminare eventuali piante ammalate.
  • Disinfezione degli attrezzi da lavoro con alcool a 90°.
  • Disinfezione delle mani con acqua saponata, o soluzione di fosfato di sodio al 10%, (immergere le mani nel latte prima di togliere le piantine dal semenzaio risulta essere un ottimo sistema per rendere i virus del mosaico del tabacco, inattivi e ridurne la diffusione).
  • È vietato fumare mentre si effettuano operazioni colturali in campo e in semenzaio per l’alto rischio di diffusione di virus tipo TMV.
  • Distruzione a mezzo fuoco dei residui di colture precedenti.
  • Evitare di interrare i residui di colture precedenti.
  • Fare delle rotazioni usando piante che non siano possibili piante ospiti di virus patogeni, soprattutto nei terreni dove si sono verificate delle forti infestazioni attendere almeno tre anni effettuando rotazioni con piante di frumento, leguminose, erbaio, prima di riutilizzare il terreno per piante di tabacco
  • Evitare di piantare in prossimità di piantagioni di tabacco, piante ospiti come patata, pomodoro, peperone, zucchino, melanzana ecc.

La prevenzione riguarda anche la lotta contro i vettori dei virus: nematodi, funghi, insetti, pollini e semi, questi ultimi sono i maggiori diffusori di virus. Per combattere i vettori è importante conoscere come si muovono e quali sono i fattori che contribuiscono alla loro diffusione:

  1. nematodi: sono presenti nel suolo, hanno un raggio di movimento ridotto e il tipo di terreno e l’acqua sono gli elementi che hanno un’influenza sulla loro attività.
  2. insetti e pollini e semi possono percorrere distanze più ampie fino a 10 km grazie all’aria e temperatura. Un metodo di lotta contro gli insetti, consiste nella copertura delle piante con pellicole isolanti.
  3. funghi anche questi presenti nel terreno sono aiutati dal PH del terreno e dall’acqua.

La validità dei sistemi di lotta e prevenzione dipende anche, da una valutazione corretta del coltivatore riguardanti fattori di carattere economico ed ecologico, ossia il rapporto fra costo dell’applicazione di un prodotto chimico in grado di contrastare i vettori dei virus, e il costo di varietà già geneticamente resistenti. Questi due fattori se uniti insieme possono prevenire efficacemente le infestazioni epidemiche dei virus.

AMIANTO, UN PERICOLO DA CONOSCERE

L’amianto, chiamato anche asbesto, è un minerale a struttura fibrosa del gruppo dei silicati. Etimologicamente deriva dalla terminologia greca e latina che significa «immacolato, incorruttibile, inestinguibile, pietra che non si consuma». Le sue caratteristiche chimico-fisiche possono subire alterazioni in seguito ad esposizione alle alte temperature e/o agli attacchi di acidi.

In natura si possono trovare due classi di amianto che a loro volta si suddividono in sei tipologie di minerale – identificate nei Serpentini (Crisotilo – utilizzato nelle fibre tessili) e negli Anfiboli (Actinolite, Tremolite, Amosite, Crocidolite, Antofillite – maggiore resistenza agli acidi rispetto agli asbesti di serpentino, maggiore durezza e bassa igroscopicità).

Le caratteristiche intrinseche del minerale sono la resistenza al fuoco, all’invecchiamento, alla trazione, alla flessione; possiede altresì capacità fonoassorbenti e termoisolanti.
La sua resistenza alla trazione può essere paragonata a quella dell’acciaio mentre rispetto al calore modifica la sua struttura fibrosa quando supera i circa 600 °C (Crisotilo), i circa 1000 °C (Crocidolite) o oltre (Amosite), perdendo però resistenza alla trazione.

Alla definizione delle caratteristiche concorre anche la sua particolare fibrosità che si può visivamente rappresentare allineando ipoteticamente fianco a fianco in un centimetro: 250 capelli, 500 fibre di lana, 1300 fibre di nylon, 30.000 fibre d’amianto che, scomposte, salgono a 335.000 fibrille di amianto.
Le fibre dell’amianto sono infatti estremamente fini e tendono progressivamente a suddividersi longitudinalmente in parti sempre più sottili denominate fibrille o placchette (in relazione alla tipologia del minerale di amianto), sino a giungere ad una dimensione non più percepibile sensorialmente.
L’amianto di Serpentino si compone di microscopiche fibrille (diametro da 0,02 a 0,04 micron) mentre l’amianto di Anfibolo ha una struttura a placchette (dimensione da 0,1 a 0,2 micron); entrambe hanno rilevante lunghezza (tra i 50 e gli 80 micron) rispetto alla sezione.

Le ripetute sollecitazioni meccaniche e gli agenti atmosferici agevolano lo sfaldamento della matrice d’amianto che determina il rilascio nell’ambiente di fibre e fibrille. I minerali di asbesto di maggiore impiego e di più ampia conoscenza sono il Crisotilo (silicato idrato di magnesio – denominato anche amianto bianco), la Crocidolite (silicato idrato di sodio e ferro – denominato anche amianto blu) e l’Amosite (silicato idrato di magnesio e ferro – denominato anche amianto bruno).

Il basso costo di produzione e di commercializzazione unitamente alle caratteristiche sopra esposte, ne ha permesso e consentito l’utilizzo nella produzione di ben oltre 3000 prodotti appartenenti a settori merceologici molto differenziati. Oltre l’80% dell’amianto prodotto è stato comunque utilizzato direttamente o indirettamente in edilizia ed in termini assoluti le quantità sono principalmente concentrate su manufatti di cemento amianto (in particolare coperture, tubazioni, serbatoi.

L’amianto compatto da nuovo e sino a quando mantiene le caratteristiche di prodotto integro, non rilascia fibre se non è lavorato con utensili meccanici. L’amianto friabile può invece rilasciare fibre in quantità elevata, anche solo per un effetto di danneggiamento provocato con la semplice pressione manuale.

LE LEGGI

La legge 257 del 27 Marzo 1992 riguardante le «Norme relative alla cessazione dell’amianto» vieta l’estrazione, la produzione e la commercializzazione dell’amianto e dei manufatti o materiali contenenti amianto. Quello esistente e già in uso può essere oggi mantenuto, ma osservando procedure specifiche ed idonee in relazione alla diversa tipologia di prodotto ed allo stato di conservazione del manufatto.

Il Decreto Ministeriale 6 Settembre 1994 indica le modalità di effettuazione degli interventi di bonifica in caso di incapsulamento, confinamento e rimozione mentre il successivo e più recente Decreto Ministeriale 20 Agosto 1999 stabilisce che il ricorso ai rivestimenti incapsulanti per la bonifica di manufatti in cemento amianto deve essere fatto sulla base di criteri e caratteristiche adeguate, come pure la scelta dei dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie deve essere fatta sulla base di oggettive idonee analisi tecniche.

L’articolo 34 del Decreto Legislativo 277/91 stabilisce che, in caso di bonifica (lavori di demolizione, di rimozione, di trattamenti superficiali o di sovracopertura di materiali appartenenti ad edifici di civile abitazione o industriali o comunque a strutture di qualsiasi genere), il soggetto attuatore deve informare dell’intervento l’Azienda Sanitaria Locale competente per territorio mediante l’invio di uno specifico piano di lavoro contenente le indicazioni di carattere generale riguardanti i soggetti coinvolti e la localizzazione dell’intervento, i dati relativi all’attività di bonifica, le metodologie operative, le norme di prevenzione che intende attuare, le caratteristiche tecniche degli impianti utilizzati ed attenderne l’approvazione che è previsto sia rilasciata entro 90 giorni dalla presentazione della documentazione; in difetto i lavori possono essere iniziati, ferma restando la responsabilità del datore di lavoro per l’osservanza delle norme in vigore e delle procedure previste.

Per quanto riguarda la protezione dei lavoratori dal rischio amianto il decreto prevede la notifica per le lavorazioni a rischio, la misurazione del rischio, la pianificazione degli interventi di rimozione e demolizione di materiali contenenti amianto, il rispetto di opportune misure igieniche, il controllo sanitario degli esposti e la tenuta di un registro per i medesimi, le misure tecniche ed organizzative da adottare nelle lavorazioni ed ancora i valori limite da rispettare e le misure di emergenza da adottare in caso di superamento.

Il Decreto Legislativo 626 del 19 Settembre 1994, che recepisce otto diverse direttive comunitarie, definisce un nuovo modello di prevenzione che coinvolge i datori di lavoro ed i lavoratori per il miglioramento delle condizioni di salute e di sicurezza nei cantieri di lavoro (intendendo come tali ogni ambito lavorativo) con particolare attenzione al controllo dei rischi sia specifici che di ordine generale. In particolare il Decreto indica le misure da adottare per la protezione da agenti cancerogeni, che debbono essere identificati dall’etichettatura che riporta «R45 – può provocare il cancro» o «R49 – può provocare il cancro per inalazione».

In tempi più recenti, nella seduta plenaria del 15 Gennaio 2004, la Commissione per la valutazione dei problemi ambientali e dei rischi sanitari connessi all’impiego dell’amianto – di cui all’articolo 4 comma 1 della citata legge 257/92 – ha approvato i disciplinari tecnici sulle modalità per la classificazione, il trasporto ed il deposito dei rifiuti di amianto, introducendoli nella normativa di riferimento da osservare.

Il disciplinare in questione è stato altresì recepito con Decreto del Ministero dell’Ambiente del 29 Luglio 2004 numero 248 riguardante il regolamento relativo alla determinazione ed alla disciplina delle attività di recupero dei prodotti e dei beni di amianto e contenenti amianto. Nel corso del 2004, completando così tutti gli adempimenti normativi previsti dalla Legge 257/92, ha infine trovato attuazione la norma che prevede l’obbligo di iscrizione delle ditte che effettuano bonifiche da amianto all’Albo Nazionale delle Imprese che fanno la Gestione dei Rifiuti, nella categoria 10. L’iscrizione distingue le ditte inidonee ad interventi di bonifica per materiali in matrice compatta (categoria l0A), ed inidonee ad interventi di bonifica per materiali in matrice sia compatta che friabile (108).

LA PREVENZIONE

Il rilascio di fibre nell’ambiente è conseguenza delle azioni di rimozione, di degrado o di danneggiamento dei materiali, del taglio o della foratura di manufatti, indipendentemente dalla tipologia del prodotto. Infatti in tutte le tipologie di impiego, l’amianto è contenuto in matrici a base cementizia, resinoide, gessata o con altri leganti che ne determinano la consistenza. Eventuali rimozioni di materiali contenenti amianto, specie se in matrice friabile, indipendentemente dal loro eventuale aspetto esteriore anche consistente, debbono essere eseguite solamente da personale specializzato ed appositamente preparato. La preparazione professionale degli operatori deve essere assicurata attraverso una adeguata formazione professionale impartita nel rispetto dei vincoli di legge.

Eventuali rimozioni di materiali contenenti amianto in matrice compatta possono essere anche fatti dal singolo Proprietario (limitatamente alle tipologie di intervento gestibili singolarmente) purché vengano osservate le indicazioni tecniche, le procedure e gli obblighi normativi previsti dalle disposizioni vigenti (si richiama la pubblicazione «Indicazioni tecniche di intervento su materiali contenenti amianto in forma compatta – Procedure per la rimozione e l’incapsulamento di materiali con amianto in matrice compatta» predisposta con il concorso del Gruppo di Lavoro amianto della Regione Liguria).

Non sempre comunque la rimozione è la scelta migliore o quantomeno la più idonea o quella necessaria. I Decreti Ministeriali del Settembre 1994 prima in modo più grezzo e dell’Agosto 1999 successivamente in modo più puntuale ed articolato, distinguono fra i materiali per i quali è opportuna la rimozione e quelli che possono essere mantenuti al loro posto, sia senza intervento alcuno, sia dopo opportuni ed adeguati interventi di ripristino e di trattamento superficiale. In ognuno dei casi nei quali si interviene occorre comunque porre attenzione agli aspetti di prevenzione ambientale e personale. In ordine alla prevenzione ambientale è necessario ad esempio provvedere a rimuovere i materiali coibenti in ambienti protetti, pulire accuratamente le coibentazioni danneggiate, bonificare le coibentazioni in amianto e/o altri materiali amiantosi (solo quando si rende necessaria la scoibentazione), identificare con cartelli le zone a rischio, isolare l’area di lavoro ed evitare di pulire le pavimentazioni o le zone interessate con scope o aria compressa.

In ordine alla prevenzione personale occorre che gli operatori delle Ditte che operano in presenza di amianto adottino le misure preventive quali l’uso di idoneo vestiario monouso e di respiratori approvati per l’amianto, evitino di fumare, mangiare e bere durante i lavori che espongono a polveri contenenti amianto e provvedano ad una accurata pulizia personale dopo le lavorazioni, evitando di contaminare il vestiario con quello utilizzato per la rimozione dell’amianto. Inoltre occorre che i lavoratori tuttora esposti, trattandosi di persone a rischio anche se solamente potenziale, si sottopongano ad accertamenti sanitari periodici.

L’INVECCHIAMENTO

L’invecchiamento dei leganti, il danneggiamento accidentale o conseguente ad interventi di manutenzione, le infiltrazioni d’acqua, gli effetti eolici, producono la progressiva disgregazione dei materiali contenenti amianto che ha come effetto il possibile rilascio di fibre d’amianto nell’aria e la conseguente contaminazione ambientale. Per effetto delle loro ridottissime dimensioni le fibre (la fibra d’amianto regolamentata ha lunghezza maggiore di 5 micron, larghezza o diametro inferiore a 3 micron, il rapporto tra lunghezza e larghezza o diametro è maggiore di 3 ad 1- 1 micron corrisponde ad 1/1000 di millimetro), la cui lunghezza peraltro può raggiungere anche alcuni centimetri, si presentano leggere ed aerodinamiche e potendosi disperdere agevolmente nell’atmosfera restano a lungo sospese nell’aria per la bassissima velocità di sedimentazione che ne favorisce la diffusione nell’ambiente (l’aria, il vento, il traffico veicolare, la movimentazione della terra, ecc., concorrono a trasferirle anche in luoghi lontani dalla sorgente di emissione).

La notevole resistenza agli agenti fisico-chimici ambientali che possiedono le fibre d’amianto, anche se in misura differenziata a seconda della matrice, permette alle medesime di restare a lungo in condizioni pressoché inalterate e ne favorisce la permanenza nell’ambiente con la sola possibile variabile di una semplice loro ridistribuzione. L’inalterabilità e la volatilità concorrono a far superare alle fibre d’amianto le normali difese dell’organismo umano con effetti, in ragione di una eventuale prolungata esposizione, che possono essere nocivi, causando l’insorgere di malattie – che a loro volta possono essere anche mortali – dopo un periodo di latenza anche molto lungo (sino a 25 – 30 anni).

L’inalazione di fibre d’amianto può dare origine a quadri clinici di natura patologica del polmone (asbestosi) e della pleura (placche, ispessimenti diffusi, versamenti recidivanti) ed a malattie neoplastiche del polmone (carcinoma), della pleura – ed anche del peritoneo – (mesotelioma), della laringe (carcinoma). La malattia maggiormente diffusa è la «asbestosi» (termine introdotto nel 1927 dopo studi già avviati nel 1899 da medici inglesi) che identifica una fibrosa polmonare che determina nei soggetti colpiti una reazione cronica infiammatoria del polmone. Le probabilità di contrarre l’asbestosi sono direttamente proporzionali alle quantità di amianto respirato. Per diagnosticare l’asbestosi, conoscendo la storia lavorativa della persona, è necessario effettuare una radiografia del torace mentre per quantificare il danno al polmone si ricorre alla spirometria.

Agli inizi degli anni sessanta viene riconosciuta scientificamente una connessione causale tra particolari forme di tumore polmonare e l’estrazione d’amianto; tra queste il «mesotelioma» con manifestazioni pleuriche che viene associato all’esposizione da amianto non solamente di tipo professionale ma anche indiretta o paraoccupazionale. L’azione cancerogena delle fibre di amianto può essere conseguenza anche di una esposizione limitata.

Attualmente le persone maggiormente a rischio possono essere considerate gli addetti alle opere di bonifica dall’amianto i quali, peraltro, svolgendo la loro attività nel rispetto dell’uso dei dispositivi di protezione individuale e di cantiere, vengono correttamente ed adeguatamente tutelati. La percentuale di rischio di questi, come del resto di tutti gli interessati, si incrementa se sono fumatori. Le persone esposte ad amianto devono essere sottoposte a visita medica ed a radiografia toracica per l’accertamento di eventuali sofferenze che potrebbero peggiorare con l’esposizione ad amianto; tali accertamenti devono essere ripetuti annualmente al fine di accertare precocemente l’insorgenza di malattie, con possibilità di sostituire la radiografia al torace con prove di funzionalità respiratoria, valutazione della presenza di crepiti ispiratori alle basi polmonari e ricerca di corpuscoli di amianto nell’escreato. Coloro che hanno cessato l’esposizione ad amianto devono proseguire nel tempo i controlli sanitari. Fondamentale, in presenza di amianto, è la prevenzione che deve tradursi nella limitazione dell’esposizione e dei rischi aggiuntivi (fumo di sigaretta).

Al rilascio di fibre volatili d’amianto nell’ambiente, oltre ai materiali friabili che possono sbriciolarsi con maggiore facilità e rilasciare più agevolmente il contenuto di fibre (o fibrille o placchette) d’amianto, possono anche concorrere i materiali o i manufatti contenenti amianto realizzati con matrici definite compatte, installati in edifici prefabbricati ed in muratura in genere (coperture – lastre, pannelli, tegole, – tubazioni – di scarico fumi vapori e liquami -, serbatoi contenitori di liquidi, pavimenti in vinilamianto – da non generalizzare con la terminologia linoleum che identifica anche un prodotto realizzato dopo il 1973 biodegradabile al 97% ed ecologico – pareti divisorie, controsoffittature, pareti o strutture metalliche rivestite per protezioni fonoassorbenti o termoisolanti, ecc.), in edifici con intonaci contenenti amianto applicato a spruzzo o a cazzuola, in impianti civili ed industriali con tubazioni per liquidi e fluidi, caldaie e serbatoi rivestiti, per guarnizioni di tenuta di porte tagliafuoco, in stabilimenti per la produzione di amianto-cemento dismessi, in treni e mezzi di trasporto marittimo, in tessuti antifiamma.

Altre forme di impiego dell’amianto – che si sono rivelate fonte di inquinamento e dispersione di fibre nell’ambiente – hanno riguardato l’impasto con resine sintetiche per ottenere i ferodi usati per frizioni e freni, le corde, i nastri, le guaine, le funi utilizzate per fasciare le tubazioni calde e rivestire cavi elettrici vicini a fonti di calore. Concorrono altresì alla dispersione di fibre la carta ed i cartoni, i filtri, le barriere antifiamma ed i rivestimenti protettivi da fonti di calore che, se usurati, rilasciano facilmente le fibre d’amianto; le coppelle ed i pannelli di fibre grezze compresse. Infine un ulteriore apporto può essere rappresentato dalla presenza del minerale lavorato e mescolato con leganti in alcuni elettrodomestici, all’interno degli asciugacapelli, in forni e stufe, prese e guanti da forno, in teli da stiro.

L’elencazione di cui sopra, pur nella sua specificità, non è peraltro da considerare di per sè esaustiva, esistendo ulteriori possibili situazioni anche particolari nelle quali si possono riscontrare presenze anche significative di minerali d’amianto.
Volendo riassumere quali sono stati i principali impieghi dell’amianto in base alla tipologia possono essere individuati, quali esemplificazioni maggiormente significative, i seguenti:

  • Amianto greggio – isolante termico e acustico, carica inerte in pitture e materie plastiche, cemento-amianto, guarnizioni, frizioni, freni, ecc.
  • Filati di Amianto – tessuti, guarnizioni, filtri, rivestimenti, indumenti, ecc.
  • Cartoni in Amianto – rivestimenti in lavorazioni edili, porte e pareti antifiamma, coibentazioni di generatori di calore, ecc. Analogamente, riassumendo gli ambiti di utilizzo, possono essere elencati i seguenti:
  • Edifici civili ed industriali – applicazione su strutture metalliche prefabbricate; pareti e soffitti (amianto floccato fonoassorbente); tetti (cemento amianto); altri impieghi (canne fumarie, pluviali, porte tagliafuoco, condotte aerazione, cartoni, ecc.)
  • Impianti tecnologici – coppelle per tubazioni, serbatoi, caldaie confinate con garze, nastri o guaine, corde e trecce; guarnizioni di flange, valvole e sportelli; impianti protetti con pannelli (cartoni con leganti organici ed inorganici)
  • Rotabili – mezzi di trazione elettrica o diesel, elettromotrici, carrozze passeggeri e letto, trasporto merci deperibili (frigo).Premesso quanto sopra esposto è comunque giusto e doveroso richiamare l’attenzione sul concetto, se ancora ce ne fosse la necessità, della differenza che esiste tra la presenza di manufatti contenenti amianto e gli effetti sanitari provocati dall’amianto.

    LA VERIFICA DELLA PRESENZA

    Perplessità più o meno fondata circa la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio od in un impianto, comporta un opportuno quanto necessario accertamento per sciogliere il dubbio, in particolare se si è in presenza di situazioni che evidenziano un eventuale possibile rilascio dì fibre per il cattivo stato di conservazione del prodotto installato. L’accertamento della presenza e la conseguenze verifica dell’esistente deve seguire una procedura semplice ma efficace che consta dell’ispezione degli edifici, dei locali e degli impianti, l’eventuale prelievo e le conseguenti analisi dei materiali che si ritiene debbano essere sottoposti ad accertamento, la valutazione della possibilità di rilascio di fibre da parte dei manufatti in osservazione, la valutazione del contesto urbanistico e strutturale.

    La verifica – che è bene sia documentata con una attestazione scritta – può essere inizialmente fatta ricercando la documentazione tecnica disponibile riguardante la struttura o l’impianto, ricorrendo alla memoria «storica» dei residenti o di chi ha operato in quel luogo, interpellando il costruttore per accertare l’epoca della realizzazione o delle eventuali ristrutturazioni o rifacimenti, svolgendo un sopralluogo con conseguente verbalizzazione da parte di personale tecnico esperto (di manutenzione o di conduzione impianto) che attesti o accerti l’eventuale presenza (con apposizione di avvisi ed avvertenze nei posti nei quali viene rilevata) o assenza di prodotti contenenti amianto; nei casi dubbi o di particolare preoccupazione bene è approfondire la conoscenza facendo effettuare una analisi strumentale.

    L’analisi strumentale deve essere fatta su significativi campioni di materiale per il cui prelievo è necessario osservare una procedura ben definita, che prevede l’applicazione di impregnante nella zona interessata dopo aver indossato apposita tuta e guanti monouso nonché maschera facciale filtrante o con filtro classe P3 ed il prelevamento con attrezzi manuali (pinze, forbici, ecc.) in aree già degradate (per quanto possibile) di un adeguato campione di materiale (5 cmq. 10 grammi); il campione, con le indicazioni delle caratteristiche del prelievo, deve essere inserito in una busta di plastica sigillabile ed inviato al laboratorio di analisi; a prelievo effettuato vengono adeguatamente sigillate le parti esposte.

    La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non determina automaticamente un pericolo per la salute degli occupanti o di coloro che frequentano lo stabile, il capannone, i locali, purché essi siano in uno stato di conservazione buono oppure risultino adeguatamente protetti, incapsulati o confinati.
    Detta presenza comporta però per il Proprietario, l’Amministratore o il Rappresentante Legale – ai sensi e per gli effetti del DM 6 Settembre 1994 – la designazione della figura del «responsabile del problema amianto» che, a sua volta, dovrà:

  • controllare periodicamente lo stato di conservazione dei materiali installati (con comunicazione di avvenuto accertamento all’ente preposto fatta almeno una volta all’anno per i materiali friabili ed almeno una volta ogni tre anni per i materiali compatti), al fine di valutare il rischio connesso al rilascio di fibre e coordinare gli eventuali programmi di controllo e manutenzione sino a giungere agli interventi di bonifica;
  • tenere una documentazione relativa all’ubicazione dei manufatti, con particolare riferimento alle installazioni che necessitano di frequenti interventi di manutenzione;
  • predisporre le procedure di sicurezza per gli interventi di manutenzione e di pulizia ed informare gli occupanti dell’edificio sui rischi di quella presenza e sui comportamenti da adottare.L’accertamento della presenza – sulla base degli orientamenti che hanno informato il piano regionale di protezione dall’amianto e che hanno determinato i contenuti della fase di censimento della presenza di materiale friabile o compatto conclusa a Dicembre 1998 – ha riguardato le zone di interesse collettivo (pubbliche, private aperte al pubblico, condominiali, ecc.) e quelle private che possono avere effetti sull’ambiente esterno; sono state invece escluse dalla rilevazione le presenze di materiali interne alle unità di uso privato.Il censimento regionale di fatto non si è mai comunque interrotto avendo la Regione dato facoltà ai ritardatari, o a coloro che hanno inteso regolarizzare la loro posizione successivamente, o ancora nei confronti di coloro che hanno individuato la presenza di manufatti contenenti amìanto solo successivamente a seguito di accertamenti più approfonditi o individuazioni causate da interventi di manutenzione, di segnalare comunque la presenza senza incorrere nell’applicazione di sanzioni ma a fronte solamente dell’applicazione di una penalità. Obiettivo della Regione infatti non è quello di punire bensì di conoscere per meglio concorrere a governare la presenza.