Derrate alimentari

I problema dell’igiene delle derrate alimentari, sia nell’immagazzinamento e nello stoccaggio, sia durante la lavorazione nelle industrie alimentari, è di un’importanza che non diminuisce certamente nel tempo. Dati resi noti dalla FAO evidenziano come i danni da parassiti su prodotti raccolti e immagazzinati rendono inutilizzabile il 9% del prodotto, negli Stati Uniti, mentre addirittura il 20% nei Paesi sottosviluppati, portando alla distruzione di oltre un centinaio di milioni di tonnellate di cereali stoccati, a causa di insetti, roditori, uccelli, acari e muffe.

L’abbondanza di nutrimento, e le condizioni ambientali (nelle industrie alimentari perlopiù si lavora un’atmosfera condizionata, che si mantiene costante anche durante la stagione fredda) risultano elementi molto favorevoli per la riproduzione degli infestanti.

UN PROBLEMA SENTITO

Se negli ambienti dove le materie prime vengono stoccate, nei magazzini di conservazione di insaccati e formaggi il problema è ormai da molti anni ben conosciuto, nelle industrie dove avviene la trasformazione del prodotto, là dove si utilizzano impianti anche tecnologicamente avanzati, è tuttavia possibile che gli operatori non abbiano una sufficiente preparazione specifica e non valutino correttamente la possibilità di infestazione: e poiché vi sono molti luoghi in cui questi insetti possono annidarsi e trovare un habitat favorevole, il problema si può porre in maniera anche massiccia. Inoltre, gli impianti spesso sono in funzione 24 ore su 24, e risulta difficile effettuare interventi, accurate ispezioni e pulizie a fondo, e quindi anche attuare un’efficace difesa antiparassitaria.

In questi ultimi tempi ci si orienta verso la riduzione dell’utilizzo di mezzi chimici, e si punta sulla prevenzione e sul controllo dei punti critici (la normativa HACCP ha segnato la svolta in tal senso), ma la lotta è sicuramente ardua, e non permette cali di attenzione e trascuratezze.

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LOTTA SENZA QUARTIERE

Quando poi, oltre agli insetti delle derrate, il discorso si allarga a quegli insetti che si cibano dei detriti di queste, viene veramente messa alla prova l’esperienza e la capacità del disinfestatore. Perché la presenza di frammenti organici non è sempre indice di trascuratezza, o di degrado: risulta quasi inevitabile in alcune aree della catena produttiva, a meno che queste non siano dotate di impianti di aspirazione di grande potenza, ma la realtà, nella maggioranza dei casi, è diversa.

“I detriticoli non sono infestanti tanto “cattivi”, afferma Alberto Baseggio, di India, in quanto manifestano chiaramente la loro presenza. Più difficile da combattere e da scoprire sono le uova di parassiti (che non risultano visibili), e solo quando la merce raggiunge la destinazione viene riscontrata la presenza di larve. Con i danni che si possono immaginare”.

COME INTERVENIRE

È difficile snidare i detriticoli, perché facilmente trovano luoghi in cui nascondersi; inoltre, il fatto che molto spesso la produzione avvenga ininterrottamente non consente ispezioni a fondo e non facilita le cose. Regola aurea rimane sempre effettuare accurate analisi sulle materie prime che spesso arrivano all’industria già infestate dalle invisibili uova.

Se il problema si manifesta, talvolta è necessario ricorrere all’ausilio di prodotti chimici: si possono utilizzare formulati privi di solvente (per non avere odore) e residuali, sfruttando momenti in cui c’è il fermo macchina o momenti di chiusura su superfici e aree non a diretto contatto con gli alimenti. Tra i prodotti, India propone Power Ac. piretroide fotostabile con effetto abbattente e residuale, a base di alfametrina, isomero attivo, dal punto di vista insetticida, tra gli isomeri cis presenti nella cipermetrina tradizionale. Maurizio Rigolli, di Bayer CropScience, rileva come questo sia un importante settore, e sia ancora molto importante anche puntare l’attenzione alla difesa dei cereali, utilizzando prodotti fitosanitari (come per esempio K Obiol), mentre a livello di igiene ambientale, l’azione nelle aree alimentari viene integrata dal microincapsiulato Aquapy. Ovviamente, qualsiasi prodotto venga utilizzato, la prima operazione da effettuare, e che se non attuata vanifica qualsiasi tipo di trattamento, è una corretta azione di pulizia.

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Nel caso del Dermestes lardarius, e degli altri insetti delle derrate, aggiunge Stefano Scarponi di OSD Ecotech (azienda che nel 2004 ha realizzato partnership con Lodi Italia, del gruppo Lodi International), proponiamo l’utilizzo di feromoni corredati dalle relative trappole erogatrici come sistema di monitoraggio e cattura”.

L’IMPORTANZA DEL MONITORAGGIO

È proprio l’accurato monitoraggio che riveste sempre più importanza, che “fotografa” l’effettiva situazione e consente, se è il caso, di correre ai ripari. “Alcune industrie alimentari, fa notare Baseggio, intelligentemente attuano, il monitoraggio oltre che per le blatte e le classiche tignole, anche per il tribolio”.

Ci saranno evoluzioni nel futuro? Domanda retorica, perché il problema non è di quelli che si chiudono in un cassetto e si lasciano decantare. Un promettente sviluppo potrebbe venire dall’utilizzo degli IGR, i regolatori di crescita, che attualmente sono allo studio e se per ora in Italia vengono utilizzati soprattutto nella lotta alle zanzare, potrebbero rappresentare una via. Non un miracolo, certo, ma un’altra via da percorrere.

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