TRIS D’ASSI: BONAMAIN, BONAGRIP, BONACLEAN

Grazie all’acquisizione delle proprietà tecnico-intellettuali e dell’utilizzo dei marchi appartenenti all’azienda inglese, Grip – finalmente diventata Bonasystems Italia -, ha rivoluzionato il mercato con un’innovazione nel campo della chimica: Bonagrip, Bonaclean, Bonamain: tre prodotti che, senza compromettere l’estetica, costituiscono un vero e proprio sistema pratico, veloce ed infallibile per rendere le superfici “anti-scivolo” aumentandone l’igiene.

Guardando più attentamente le proposte di questa azienda possiamo apprezzarne di più la duttilità d’uso e la validità. Primo fra tutti, sono prodotti a base d’acqua, adatti quindi a quasi tutti gli ambienti,  studiati scientificamente per trovare applicazioni specifiche e per risolvere problemi specifici essendo inoltre biodegradabili.

Fra gli altri altri aspetti positivi spiccano la facilità e praticità d’uso, la conformità norme di Salute e Sicurezza del Regno Unito, dell’ Europa, degli Stati Uniti e dell’Australia, e l’esperienza acquisita in 15 anni di attività nel settore.

AL TOP DEI PRODOTTI “ANTISCIVOLO”

Bonagrip è un prodotto anti-scivolo per pavimenti ormai estesamente conosciuto nel settore, in grado di ridurre gli incidenti sia in condizioni di asciutto che di bagnato.

Si tratta di una soluzione colloidale a base d’acqua, che diventa parte del sub-strato non alterando assolutamente l’aspetto della superficie trattata. E’ un fluido ad azione veloce il cui  trattamento trova applicazione sia a superfici in prima posa o preesistenti. Una volta utilizzato, l’applicazione di una pressione crea una reazione che evita l’effetto acquaplaning e permette alla pressione di andare in contatto con il fondo sicuro.
Il trattamento crea proprietà antiscivolo aderenti agli standard europei sulla sicurezza.

Antiscivolo Bonaclean

LA PULIZIA PROFONDA DI MURI E PAVIMENTI

Bonaclean è un prodotto altamente innovativo e specializzato nella pulizia profonda di muri e pavimenti, capace di ripristinare completamente le condizioni originali di pavimenti con superfici dure. Di facile utilizzo (nessuna precauzione speciale presso le piscine, a differenza di prodotti simili), è efficace su ogni superficie dura interna o esterna. Bonaclean è stato pensato e progettato per risolvere una grande varietà di problemi costosi e difficili, come ad esempio la rimozione di smalti e vernici, risultando di grande efficacia anche nella rimozione del calcio.

LA MANUTENZIONE QUOTIDIANA

Infine Bonamain, prodotto ideale per la manutenzione quotidiana di superfici trattate con Bonagrip. Permette una pulitura profonda delle superfici dei pavimenti e aumenta il livello di resistenza allo scivolo.

DETERGENTI: TRA RICERCA AVANZATA E DISCOUNT

Il problema della “caccia al prezzo” continua ad esistere anche se si raccolgono alcuni segnali positivi. Confrontandoci con le industrie, abbiamo capito che il substrato su cui proliferano le politiche discount è l’elevata arretratezza culturale degli utilizzatori finali e dei responsabili acquisti. Un’arretratezza che fa proliferare aziende di basso profilo dannose per il mercato, che non permette lo sviluppo delle vendite di prodotti concentrati e superconcentrati per ridurre i costi di trasporto e di imballaggio, ma che soprattutto non capisce l’esigenza di tutto il mercato di orientarsi verso politiche più ecologiche, efficaci e – in ultima analisi – anche economiche.

“La caccia al prezzo c’è sempre stata – ci ricorda Sergio Antoniuzzi, presidente di Icefor e memoria storica del mercato -. Esisteva già dal 1960, quando è iniziata la chimica e continua tuttora. Le aziende improvvisate sono sempre proliferate, tante sono sparite, alcune stanno nascendo adesso perché pensano sia semplice e banale fare i prodotti.

Miscelare un cocktail di componenti chimici, aggiungere essenze profumate e il gioco è fatto. Vige in questo settore una continuità di confusione. Si vedono aziende che spesso vendono a piccoli commercianti prodotti con etichette fantascientifiche, ma si tratta di prodotti carichi di sostanze alcaline o di acidi forti perché, su certi clienti disinformati, fa subito effetto l’aggressività sullo sporco dimenticando il vero processo di detergenza, che consiste nella bagnabilità delle superfici, l’emulsione dello sporco ma, cosa ancor più importante, senza intaccare le superfici”.

“Per quanto ci riguarda ritengo che il mercato nell’ultimo anno si sia stabilizzato rispetto a qualche tempo fa, ma si è stabilizzato su una fascia di prodotti a più basso prezzo rispetto a prima” sentenzia ironico Gianni Pierbon, amministratore delegato di Interchem Italia. “In effetti anche noi – spiega Igli Turini, presidente di Unira – non possiamo dire che la situazione sia molto migliorata sul fronte della battaglia dei prezzi”. “Sicuramente il fottore prezzo è ancora oggi molto importante – conferma l’ufficio marketing di Donai -,fino a diventare un fattore determinante per un torget particolare di clientela che ancora oggi fa del fattore prezzo la conditio sine qua non per la scelta del fornitore.

Solitamente si tratta di piccole realtà, orientate su prodotti di limitata qualità e che non offrono particolari servizi al cliente, oppure strutture rivolte alla fornitura di enti e appalti pubblici. Ma anche negli altri casi è comunque un fattore molto sentito, in qualsiasi trattativa. Va inoltre sottolineato che l’effetto euro – che ha portato a delle speculazioni in diversi settori – non ha influito sui nostri listini, che sono stati prima convertiti e poi adeguati negli anni a seguire con la stessa incidenza di aumento applicata prima dell’euro”.

IL PEGGIOR CLIENTE? LO STATO

Nella precedente risposta di Donai ma anche di altre aziende, colpisce il pessimo approccio utilizzato per la selezione dei prodotti destinati alle pubbliche amministrazioni.Tanto da essere spesso accomunato alle esigenze delle “piccole realtà, orientate su prodotti di limitata qualità e che non offrono particolari servizi al cliente”.

Ma non dovrebbe essere una funzione statale quella di promuovere la qualificazione dei mercati e di premiare gli investimenti in ricerca e sviluppo e in soluzioni ecologiche, così tanto richieste dagli stessi governi? Senza contare la qualità del pulito che viene offerto ai “clienti” delle pubbliche amministrazioni: i degenti degli ospedali, gli anziani delle case di riposo, i bimbi delle mense scolastiche. E infine alla salute degli stessi addetti agli interventi di pulizia. “La ricerca del prezzo è una tendenza ancora in atto, soprattutto per forniture e appalti di enti pubblici dove la valutazione viene fatta esclusivamente sui prezzi, che generalmente devono essere inferiori all’anno precedente – spiega Claudio Lavarini, direttore commerciale di Marka -. Difficilmente si riesce a far valutare il rapporto qualità/prezzo”.

“Per quanto riguarda gli interventi routinari e generici, in particolare derivanti da gare d’appalto – conferma Eugenio Giusti, direttore generale di Geal -, risulta ancora in atto la tendenza al ribasso sui prodotti, assommata alla despecializzazione e al ribasso sulla manodopera (extracomunitari). Purtroppo, soprattutto nelle gare d’appalto, il parametro fondamentale è e rimane il prezzo dell’opera e quasi mai la qualità dell’intervento. Perciò viene meno in partenza la ricerca dell’efficienza nell’operazione e quindi della qualità del prodotto detergente. Quando invece il parametro è la qualità o meglio la specificità della prestazione, allora il prezzo del detergente non ha, né può avere, questa ridicola incidenza”.

QUALCOSA STA CAMBIANDO

Fra i tanti manager che ho intervistato non mancano opinioni più improntate alla ricerca delle soluzioni, che riscontrano dei segnali di cambiamento, “Spesso capita di confrontarsi con dealer che, nonostante i nostri sforzi nell’evidenziare i vantaggi del prodotto di alta qualità, optino per un detergente a basso costo – afferma Stefano Cassanelli, responsabile commerciale di Italchim -. Purtroppo finché ci sarà domanda di prodotti economici, ci sarà la relativa offerta.

Ma il mercato si sta stabilizzando e oggi ogni dealer è in grado di proporre dal prodotto economico al super concentrato. L’interesse dei nostri clienti si sta orientando verso i prodotti di alta qualità in grado di ottenere ottimi risultati su più di superfici e su diversi tipi di sporco. Su nostro suggerimento, i dealer stanno cominciando a gestire meno prodotti ma più efficaci e polivalenti: un modo per semplificare la gestione del magazzino e ridurre l’impegno del personale, spesso confuso da una infinita gamma di prodotti, a volte inutili in quanto molto simili tra loro”.

“I prodotti di primo prezzo hanno sempre una quota importante nello scenario professionale – spiega Riccardo Carpanese, marketing manager di Sutter Professional -: crediamo in un’inversione di tendenza nel breve termine quando da un lato le aziende di marca, depositarie del know how, abbasseranno la pressione promozionale puntando su altre leve di marketing, e dall’altro lato una serie di variabili si comporranno dando vita a uno scenario del Mercato Professionale i cui vagiti sono già in atto.

Come la tendenza delle aziende di marca, anche attraverso canali istituzionali, all’educazione dei consumatori finali, facendosi portatori di istanze fondamentali come la sicurezza (che metterà fuori mercato diversi produttori) e la concentrazione della distribuzione, fortemente correlata all’aumento di quota dei prodotti di marca, sull’esempio di paesi più evoluti come l’Inghilterra e la Germania”.

FORMAZIONE: L’IMPEGNO DELLE INDUSTRIE

Nonostante le condizioni generali non siano di grande sostegno, le industrie del settore continuano a investire sia nella ricerca di nuovi prodotti sia nella formazione a favore di tutti gli attori della filiera del pulito. Proprio la formazione e la comunicazione appaiono come l’esigenza più urgente per promuovere una “culturalizzazione” di massa in tema di “pulito”.

“L’efficacia e la qualità dei nostri prodotti è ormai un dato acquisito – spiega Luca Cocconi di Arco Chimica -. Quello che invece non è ancora acquisto è rappresentato dal loro corretto impiego in base alle necessità dei clienti cui si lega una efficace metodologia di pulizia. Ecco perché insieme alla ricerca di prodotti qualitativamente superiori abbiamo investito tantissimo in formazione diretta sia ai capi cantiere sia agli addetti delle imprese di pulizia. Nell’ultimo anno abbiamo incontrato oltre 1.800 persone nei nostri corsi direzionali e presso i singoli cantieri. Questo elemento è sicuramente centrale e vincente se si vogliono ottenere risultati di miglioramento e risparmio nei costi di gestione dell’azienda”.

“Negli ultimi mesi Firma, per conoscere le maggiori difficoltà applicative del settore, ha effettuato scrupolose ricerche sui cantieri delle imprese di pulizia, al fine di poter apportare ulteriori migliorie ai sistemi attualmenTe in uso, sia nella scelta del detergente che nel corretto utilizzo dei più idonei sistemi di pulizia – dice Francesco Accorsi di Firma -. Nonostante un alto livello di efficacia, Firma non si stanca mai di effettuare interventi di Ricerca e Sviluppo per i propri formulati.

Oltre a implementare costantemente l’efficacia dei prodotto in termini di rapporto qualità/prezzo, ci siamo posti l’obiettivo, non secondario, della costante riduzione dei rischi per gli operatori e della riduzione dell’impatto ambientale del prodotto in uso. Tale attività è stata condotta anche attraverso una costante formazione degli operatori, al fine di portarli a piena conoscenza delle prestazioni dei prodotti utilizzati, per un migliore rendimento del detergente, per la sicurezza degli operatori stessi e per la riduzione degli impatti verso l’ambiente. La nostra azienda è infatti convinta che solo attraverso questo percorso si possa giungere a una concreta riduzione dei costi all’uso: prodotto adeguato, giusta concentrazione, ottimizzazione delle tecniche e dei metodi di lavoro, riduzione degli infortuni sul lavoro e minimizzazione della quantità di rifiuti prodotti.”

“La formazione è indispensabile all’idoneo utilizzo – afferma Stefano Cassanelli di Italchim -. Spesso alcuni prodotti di ottima qualità, con concentrazioni di materia attiva molto elevate, non vengono percepiti come più vantaggiosi, se non utilizzati correttamente. Siamo convinti che la formula vincente, in grado di creare piena soddisfazione da parte degli utilizzatori, sia data da un prodotto di buona qualità, con un prezzo competitivo, accompagnato dal servizio dato dall’in formotore tecnico in grado di trasmettere a colui che andrà a utilizzare il prodotto, i corretti modi di utilizzo, per ottenere da ogni formulato reali vantaggi durante il proprio lavoro”.

Certo sarebbe opportuno che anche gli altri attori del mercato, oltre alle industrie, si impegnassero allo stesso modo per formare gli addetti alle pulizie. Le stesse imprese e i dealer. Solo un’attività coordinata tra tutte le forze potrà dare dei risultati concreti. “Buzil è stata la prima negli anni Settanta a fornire i primi prodotti concentrati in bustina. Il concetto era talmente semplice, che tutti ci abbiamo creduto: ma è stato un disastro perchè gli utenti, le imprese di pulizia, non comprendevano il valore dei vantaggi – spiega Renato Lodetti, titolare di Lodetti, azienda milanese che distribuisce in esclusiva in Italia ì prodotti Buzii tedeschi -. Non è cambiato molto da allora: le imprese investono dappertutto tranne che nella formazione del personale addetto alle pulizie. Noi, come altri produttori, facciamo corsi di formazione per migliorare la professionalità degli operatori, ma l’elevato turn over di questi lavoratori vanifica gran parte dei nostri sforzi”.

DOVE VA LA RICERCA?

Nonostante il mercato proponga già formulati di alta qualità (altamente specifici, multiuso ecc.) con confezioni molto differenti fra loro (concentrati, monodose ecc.) che spesso non sono ancora ben comprese dall’utenza, i laboratori che si occupano di ricerca nelle industrie continuano a fare passi in avanti. Come vedremo dalle prossime dichiarazioni, la ricerca viene indirizzata in varie direzioni: non ci si limita al detergente, ma si lavora anche sui dosatori e sull’ecosostenibìlìtà delle produzioni.

“La nostra azienda – ci spiega Vincenzo Cama, direttore di Kemika Italia – è molto impegnata nello studio dei sistemi di dosaggio, di erogazione e di applicazione dei prodotti. Nel rendere più efficaci e semplici questi sistemi si può avere un reale risparmio. È in questo modo, infatti, che il ruolo dei veri concentrati può essere messo in evidenza. Per quanto concerne la nostra azienda nel 2005, rispetto al 2004, le vendite dei concentrati è aumentata”. ”Donai – ci spiegano dall’ufficio marketing – sta investendo nello studio dei prodotti solidi, dei superconcentrati in crema compattata, da utilizzare con particolari dispositivi di dosaggio. Abbiamo già iniziato con successo la commercializzazione dei primi due prodotti solidi, per il lavaggio automatico e manuale delle stoviglie, e stiamo continuando la ricerca con altri formulati per altri impieghi”.

“Data la crescente domanda di nuovi formulati e nuovi tipi di prodotto, e data l’importanza strategica di questa funzione per un’azienda di produzione, Polychim investe mediamente l’8- 10% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo – afferma Dario Re di Polychim -. Il laboratorio inoltre tiene costantemente monitorati i rendimenti dei prodotti già esistenti, andando a implementarli quando necessario.

Abbiamo un’offerta completa: alcuni, come i concentrati, i superconcentrati e i polivalenti, sono già presenti nella nostra produzione da qualche anno e hanno raccolto risultati incoraggianti. I monodose invece sono allo studio, data la sempre maggior richiesta proveniente dai nostri clienti, attirati dalla facilità d’uso e dalla rapidità di diluizione dei sacchetti monodose”. “L’investimento in ricerca – dice Gianni Pierbon, amministratore delegato di Interchem Italia – è completamente rivolto alla messa a punto di prodotti più efficaci, con minore impatto ambientale (non solo dal punto di vista formulistico, ma anche dell’imballo destinato a diventare un rifiuto) che possano far risparmiare tempo agli operatori. Credo che nessuna azienda seria investa nella ricerca di prodotti economici: al massimo potrà fare una politica di prezzi aggressiva sui suoi prodotti di qualità”.

QUALE DETERGENTE PER IL FUTURO?

Non c’è che l’imbarazzo della scelta: concentrati, super concentrati, monodose, polivalenti, schifezze da quattro centesimi. Ma dove andrà il mercato? Quali saranno i prodotti del futuro?

“I prodotti superconcentrati sono sempre e comunque prioritari per un’industria chimica – spiega l’ufficio marketing di Donai -, poiché l’obiettivo dei ricercatori è quello di creare prodotti utilizzando materie prime nuove che consentano di creare formulati sempre più efficaci, che consentano un corretto risultato di pulizia con l’impiego di quantità di prodotto sempre maggiori. Oltre ad essere una prerogativa di chi fa ricerca, i prodotti superconcentrati hanno indiscussi vantaggi commerciali, visto che consentono di abbattere le spese imballaggio, stoccaggio e trasporto, oltre all’evidente vantaggio ecologico visto il minor impiego di plastica e cartone”. “Per incontrare le esigenze della nostra clientela – afferma Valerio Zanoni, responsabile produzione e controllo qualità di Chemical Line Italiana -, puntiamo sui prodotti polivalenti e concentrati. Inoltre negli ultimi anni abbiamo creato prodotti altamente qualitativi per la pulizia e il trattamento di marmi, pietre ecc.”

“Ecolab ha un ventaglio amplissimo di soluzioni – ci spiegano dalla il Marketing Professional Product Division di Ecolab -: dai prodotti pronto uso ai superconcentrati. L’innovazione, il rispetto dell’ambiente, dalla scelta accurata delle materie prime allo sviluppo di confezioni, imballi innovativi ed ecocompatibili sono al centro dell’attenzione. Formulati esclusivi, sviluppati dopo anni di ricerca e prove sul campo, hanno consentito, ad esempio, di realizzare dei prodotti solidi senz’acqua o liquidi superconcentrati straordinariamente performanti. Le loro confezioni facilmente riciclabili garantiscono inoltre una drastica riduzione di tutti i trasporti, prevengono gli sprechi ed eliminano i problemi di smaltimento.

I sistemi di dosaggio dei prodotti superconcentrati di Ecolab, come ad esempio il sistema Oasis Pro, consentono di preventivare i costi d’uso, riducendo drasticamente gli sprechi mantenendo, contemporaneamente, uno standard qualitativo elevatissimo”. “Come tutte le migliori aziende anche la nostra è in grado di offrire ai clienti prodotti superconcentrati, monodose, polivalenti – afferma Luca Cocconi di Arco Chimica -. Riteniamo però essenziale studiare un diverso sistema di distribuzione ed erogazione del prodotto soprattutto nei cantieri con un elevato consumo, dove sono possibili maggiori sprechi. È un progetto che stiamo valutando e pensiamo di poterlo presentare al Pulire 2007”.

“Da sempre abbiamo prodotto formulati fortemente concentrati – conferma Sergio Antoniuzzi di Icefor -. Dal 1990 abbiamo proposto al mercato i superconcentrati della Linea Unico ma il loro diffondersi è sempre faticoso in quanto si tratta di prodotti che vanno utilizzati con appositi diluitori di soluzione e le soluzioni non sempre rispondono alle esigenze delle operazioni di pulizia giornaliere. Già nel 1980 Icefor vendeva prodotti monodose ma anche questi non hanno avuto sviluppo. La nostra azienda intende sviluppare prodotti concentrati mirati alle precise esigenze di igiene per i vari ambienti e superfici, confidando sulla professionalità dell’utilizzatore affinché possa a sua volta concentrare la forza chimica in base al Cerchio di Sinner. Questo è ciò che chiede il vero professionista perché, giornalmente, le condizioni di operatività sono variabili”. “La nostra azienda – spiega Franco Persano, direttore commerciale di Kiehl Italia – è stata una dei pionieri nel settore dei detergenti concentrati e dei monodose: li produciamo da oltre 20 anni. È il nostro core business e sempre di più puntiamo su questi prodotti per restare leader in Europa”.

“Nella nostra gamma esistono già prodotti superconcentrati confezionati in flaconi giustodose che coprono gran parte delle esigenze – afferma Claudio Lavarini di Marka -, l’utilizzo di questi prodotti, se impiegati secondo le dosi consigliate, è l’unico modo per ridurre il costo del prodotto in uso senza rinunciare alla qualità, purtroppo non esiste ancora la mentalità per questa tipologia di prodotti, che comunque riteniamo sia una delle strade da percorrere.

“I prodotti concentrati in flacone Easy Dose (flacone autodosante) sono il fiore all’occhiello della nostra linea detergenti – dice Riccardo Carpanese di Sutter Professional -. Il nostro impegno è di educare il cliente finale al loro impiego attraverso metodologie di utilizzo sempre più semplici, comunicando meglio il concetto del costo in uso e customizzando la nostra offerta verso le diverse tipologie di consumatore”. “Werner & Mertz – ci spiegano dall’ufficio marketing – investe ogni anno una percentuale crescente del proprio fatturato per continuare a sviluppare prodotti e sistemi che sempre meglio rispondano alle esigenze di economicità e performance dei clienti. Oggi l’azienda punta soprattutto su Prestige, il sistema che produce “pronti all’uso” direttamente sul cantiere e annulla così i costi più invisibili come quelli di stoccaggio e magazzino. Werner & Mertz dispone già da anni di concentrati dalle altissime performance. La novità del 2006 però consiste nella creazione all’interno dell’azienda di un dipartimento Training & Field Support capace di supportare il cliente nell’installazione e nella manutenzione dei sistemi di dosaggio: l’unico vero modo per consentire il corretto uso del prodotto con conseguente risparmio sui costi”.

AZIENDE CHE OFFRONO DETERGENTI

Generalmente le aziende offrono i seguenti detergenti:

  • detergenti disincrostanti anticalcare
  • detergenti neutri
  • detergenti alcalini
  • detergenti per superfici dure
  • detergenti sanitari e bagno
  • detergenti per cucina
  • detergenti lavaggio tessuti
  • detergenti lavaggio stoviglie
  • detergenti lavaggio frutta e verdura
  • detergenti per vetri
  • detergenti per metalli
  • detergenti per forni e friggitrici
  • detergenti per legno
  • detergenti per pietre naturali
  • pulitori e protettivi per cotto e marmo
  • detergenti per moquette
  • detergenti per carrozze ferroviarie
  • detersivi
  • prodotti multiuso
  • detersolventi
  • elimina macchie
  • disgorganti per scarichi
  • prodotti antiscivolo
  • prodotti antischiuma
  • prodotti antistatici
  • prodotti per spray cleaning

Lo studio dei piani di pulizia

Nell’industria alimentare la pulizia e l’igiene sono concetti fondamentali e imprescindibili per una corretta gestione sanitaria e per poter garantire la salubrità dei prodotti.

Le “armi” (procedure operative, trattamenti tecnologici ecc.) per garantire l’assetto sanitario della produzione e dei prodotti lavorati, non sempre esistono e non sempre sono efficaci ed efficienti.

Un esempio evidente è rappresentato dalla lavorazione delle carni fresche, dove le uniche “armi” a disposizione delle Aziende sono il mantenimento della catena del freddo per limitare la proliferazione batterica e la gestione dell’igiene del personale, delle attrezzature e dell’ambiente in generale per limitare la contaminazione batterica e chimica.

E’ proprio sull’igiene delle attrezzature e degli ambienti di lavorazione che dobbiamo porre tutta la nostra attenzione, soprattutto perché è fondamentale lavorare in ambienti controllati e puliti.

Prima di affrontare questo difficile argomento è doveroso precisare quanto segue:

  • Le operazioni di lavaggio dell’industria alimentare prevedono due importanti azioni: la detergenza (azione chimica atta a sciogliere le sostanze organiche) e la disinfezione (azione chimica atta ad eliminare i contaminanti microbiologici); l’unione di queste fasi la chiameremo sanificazione.
  • Il concetto di pulizia prevede l’assenza di residui di lavorazione ma soprattutto l’assenza di batteri con particolare riferimento a quelli patogeni (es. listeria, salmonella ecc).

IDENFICAZIONE DELLE SUPERFICI E DELLE MODALITÀ DI INTERVENTO

Le operazioni di lavaggio devono essere incentrate su ambiente di lavoro e attrezzature, coi riferimento a queste ultime possiamo effettuare un’ulteriore distinzione: le superfici a contatto diretto con il prodotto e quelle no.

Tutto ciò premesso quando ci accingiamo ad effettuare una pianificazione ed una programmazione di lavaggio dobbiamo, in fase preliminare identificare:

  • Tipologia di lavorazione (macello, salumificio ecc).
  • Tipologia di sporco (residui di lavorazioni grasso, carne, sangue ecc.).
  • Le aree di lavorazione
  • La tipologia delle attrezzature utilizzate (su perfici aperte, macchine chiuse, nastri in tela – a tapparella, ispezionabili, macchine smonta bili ecc.)
  • La composizione delle superfici da lavare (acciaio, teflon, mattonelle, rivestimenti di panelli ecc.)
  • La lavabilità delle attrezzature (superfici liscie presenza di angoli, possibili anidamenti d sporco)
  • Impianto idrico (per quantità, pressione e temperatura dell’acqua)
  • Tempi a disposizione per effettuare l’intervento (tempo a disposizione, orari di intervento)

    Per poter identificare correttamente le frequenze e le tipologie d’intervento, al fine di mantenere una struttura sempre conforme nel suo stato igienico bisogna tenere conto di tutte le superfici:

  • pareti altezza uomo
  • pareti tutta altezza (interruttori, davanzali, quadri elettrici, maniglie, ecc)
  • pavimenti (pozzetti di scarico, canaline di scarico, caditoie, ecc.)
  • soffitti (anemostati, luci, plafoniere, teli per il raffredamento, catenaria sopraelevata o guidovie, ecc.)
  • macchinari (ispezionabili e non, motori delle celle di raffredamento, nastri trasportatori, tavoli, ecc.

In base alle diverse tipologie di superfici e riguardo al tipo di sporco e della loro esposizione a sporcarsi le frequenze si distinguono in due principali categorie temporali, le ordinarie e le periodiche.

Le prime comprendono la sanificazione post-produzione ed hanno una frequenza che varia dalla giornaliera alla settimanale, le seconde sulle superfici non a diretto contatto con le fasi produttive hanno una frequenza dalla mensile all’annuale.

Le operazioni di sanificazione ordinarie devono coincidere con le esigenze della lavorazione (devono in pratica essere effettuate dopo ogni turno di lavorazione) e comprendono le superfici di lavorazione, le attrezzature, i pavimenti e le pareti ad altezza uomo (si considera con questa definizione un’altezza di circa 160/170 cm).

Le fasi di una procedura di pulizia ordinaria corretta post produzione sono principalmente:

  • Raccolta dello sporco grossolano (sia organico che non)
  • Eliminazione dello sporco grossolano (sia organico che non)
  • Detersione
  • Risciacquo
  • Disinfezione
  • Risciacquo

Le fasi di pulizia periodica comprendono anche operazioni quali:

  • Deragnatura
  • Spolveratura
  • Decalcificazione, ecc.

SCELTA DEL SISTEMA OPERATIVO E DEI PRODOTTI DA UTILIZZARE

Durante lo studio degli ambienti, delle superfici, del tipo di sporco, della frequenza è indispensabile individuare, per le singole e specifiche operazioni di lavaggio:

  • Detergenti da utilizzare e loro utilizzo (percentuale di diluizione, tempo di contatto)
  • Disinfettanti da utilizzare e loro utilizzo (percentuale di diluizione, tempo di contatto)
  • Attrezzature da utilizzare (miscelatori per le diluizioni, erogatori, impianti ad alta pressione, spingi acqua, scope, lavasciuga ecc)

In relazione a questi punti si può determinare:

  • Numero di persone da impiegare
  • Tempo d’intervento

La scelta dei prodotti per la detersione e la disinfezione è strettamente correlata al tipo e alla quantità di sporco (quindi al tipo di lavorazione macello, sezionamento, salumificio, confezionamento ecc), al tipo di superfici (acciaio, teflon, plastica ecc) ed alla tipologia d’attrezzatura (nastri trasportatori a nastro, a tapparella, ispezionabili; macchinari ispezionabili, parti smontabili ecc).

Una volta identificati i prodotti è necessario determinarne la concentrazione ed i tempi di contatto necessari a garantire un’adeguata efficacia dell’utilizzo.

Per ottimizzare i nostri interventi e rendere completa la nostra analisi, dobbiamo conoscere le caratteristiche dell’impianto idrico:

  • Possibilità di utilizzare acqua fredda e calda
  • Autonomia di pressioni e temperatura
  • Temperatura dell’acqua
  • Pressione dell’impianto
  • Caratteristiche dell’acqua utilizzata
  • Ubicazione delle eventuali calate dell’alta pressione
  • Copertura dell’ambiente con il sistema ad alta pressione.

REDAZIONE DEL PIANO DI PULIZIA E SANIFICAZIONE

Con l’ausilio di una planimetria riportante il layout produttivo, è possibile redigere la pianificazione dei lavori da effettuare.

Tale piano dovrà comprendere anche le schede tecniche e di sicurezza dei prodotti e riporterà le seguenti informazioni:
1. identificazione area / fase di produzione (area dissanguamento, eviscerazione, sezionamento ecc)
2. identificazione attrezzatura (macchinari, utensili, pavimenti pareti altezza uomo – tutta altezza ecc)
3. identificazioni operazioni (sgrossatura, detersione, risciacquo ecc)
4. frequenza
5. identificazione prodotti utilizzati e loro gestione (concentrazione, tempi di contatto ecc)
6. modalità / sistema utilizzato ( impianti alta/pressione, acqua calda / fredda, sistema di diluizione prodotti, sistemi di erogazione prodotti ecc)

Una volta effettuata l’analisi e redatto il piano è necessario applicarlo e definire opportune procedure di addestramento / affiancamento degli operatori che dovranno effettuare i lavori.

In seguito all’applicazione è necessario validare l’efficacia e l’efficienza del piano.

VALIDAZIONE PIANO

Una volta effettuata la pianificazione e l’esecuzione è necessario validare il piano, in altre parole verificare l’efficacia e l’efficienza delle operazioni e del lavoro svolto.

Per poter validare un processo è opportuno definire cosa vogliamo dal servizio, quali sono i parametri standard (di conformità) che volgiamo ottenere e quali strumenti utilizzeranno per misurarli.

In relazione ad un piano di sanificazione i parametri si suddividono in due categorie, quelli “visibili” senza strumenti e quelli non visibili. I primi sono sostanzialmente:

  • odore
  • vista
  • tatto

i secondi di carattere microbiologico:

  • quantificazione carica batterica totale
  • presenza di patogeni
  • altri indicatori biologici di pulizia

e chimico:

  • assenza di residui dei prodotti utilizzati La determinazione dei valori di conformità non è difficile, per i parametri “visibili” e chimici dobbiamo verificarne l’assenza (assenza di residui della lavorazione, di unto sulle superfici, di odori legali a prodotti chimici o di deterioramento delle derrate lavorate ecc), per quelli di carattere microbiologico la legislatura (es. Reg CE 471/2001, Reg CE 2073/2005) e la bibliografia ci aiutano a trovare i corretti ed adeguati indicatori ed i relativi parametri di riferimento.

La Validazione assicura, a condizione di una corretta applicazione delle operazioni pianificate, l’ottenimento dei risultati attesi dal processo.

In altre parole si sancisce che la pianificazione e la conseguente messa in opera assicura il raggiungimento degli obbiettivi prefissati.

MONITORAGGI E VERIFICHE

Dopo la validazione del piano che assicura l’efficacia e l’efficienza delle operazioni bisogna condurre dei monitoraggi e verifiche al fine di assicurare la sua costante applicazione e conformità.

Le procedure di pulizia e sanificazione sono comunemente chiamate SSOP, esse prevedono un monitoraggio almeno giornaliero e rappresentano una condizione necessaria per le attività alimentari.

Le operazioni produttive devono necessariamente iniziare con i locali e le attrezzature lavate e sanificate.

Al fine di garantire e valutare il risultato delle operazioni di pulizia il monitoraggio deve essere eseguito in fase preoperativa, ovvero prima dell’inizio delle operazioni produttive.

Il monitoraggio può prevedere una registrazi¬ne anche in fase operativa al fine di accertare l’andamento della lavorazione e la conformità degli ambienti e delle attrezzature.

L’esecuzione del monitoraggio deve quindi considerare aspetti oggettivi e misurabili, a tal fine gli operatori devono necessariamente affidarsi a vista, tatto ed olfatto.

Una scheda di monitoraggio pre-operativa ed operativa deve sempre indicare:

  • data di esecuzione
  • fase (pre-operativa od operativa)
  • identificare superfici monitorate
  • identificare stato delle pulizie C conforme NC non conforme (a questo punto si può anche identificare un valore di ALLERTA o sufficiente)
  • descrivere le unità di misura (gli indicatori)
  • Firma dell’operatore che effettua il monitoraggio

Le fasi di verifica “ambientale” prevedono l’utilizzo delle ricerche analitiche che si possono effettuare con tamponi ambientali standard o con le spugne (modello USA).

Le frequenze ed i parametri da ricercare sono sostanzialmente decisi dall’autocontrollo aziendale tranne che in alcuni casi dove esistono delle normative di riferimento precise.

Alcuni parametri che possono essere utili per verificare l’efficace e l’efficienza delle pulizie sulle superficie sanificate sono:

  • CBT
  • Salmonella
  • Listeria
  • Enterobatteriacee
  • Coliformi
  • Stafilococchi
  • Residui chimici
  • Ecc.

REDAZIONE PROCEDURA SSOP

Dopo la validazione del piano di pulizia, l’identificazione dei metodi di monitoraggio e verifica, bisogna scrivere un’apposita procedura che descriva in modo organico tutto il lavoro descritto:
1. SCOPO E APPLICABILITÀ
2. RIFERIMENTI
3. RESPONSABILITÀ
4. MODALITÀ OPERATIVE
4.1 GENERALITÀ
4.2 SEQUENZE OPERATIVE
4.2.1 ATTIVITÀ DI PULIZIA SVOLTO DA PERSONALE INTERNO / ESTERNO
4.2.2 ATTIVITÀ DI PULIZIA E DISINFEZIONE DELLE ATTREZZATURE DOPO LA MANUTENZIONE
4.2.3 MODALITÀ DI MONITORAGGIO
4.3 AZIONI CORRETTIVE E PREVENTIVE
4.4 ATTIVITÀ DI VERIFICA

CONCLUSIONI

Una corretta gestione del processo di pulizia e sanificazione affiancata ad un’adeguata formazione ed informazione del personale è garanzia per un corretto svolgimento delle operazioni di produzione in ambiente igienicamente confoiine e controllato.

Svolgere le attività di trasformazione alimentare un ambienti sanificati e gestiti è una garanzia per il consumatore finale ma sopratutto un dovere per l’operatore alimentare.

MANUTENZIONE DELLA MOQUETTE

PERCHÉ LE PAVIMENTAZIONI TESSILI MANTENGANO NEL TEMPO LE LORO QUALITÀ E I LORO PREGI, È NECESSARIO CHE SIANO TRATTATE CON ACCORGIMENTI E CURE APPROPRIATE

Per mantenere le qualità della moquette nel tempo è necessario svolgere una serie di trattamenti di manutenzione. La sua qualità di morbidezza e piacevolezza, oltre che di isolamento, è strettamente legata alla sua pulizia. Quali sono i tipi di sporco che attaccano questo tipo di pavimentazione e come si può intervenire?

IL NEMICO: LO SPORCO

Lo sporco che si riscontra sulla superficie delle moquette si può presenta con caratteristiche diverse:

  • elementi solidi: si tratta per la maggior parte di granelli di polvere, di terriccio, di sabbia o di argilla, che vanno a depositarsi dalla suola delle scarpe sulla parte superficiale della moquette, ma che si possono insinuare poco per volta nello spessore della felpa. Si può riscontrare anche la presenza di peli d’animale, filacci, che tendono a impigliarsi e a volte sono di difficile rimozione;
  • particelle disperse nell’atmosfera: provengono dall’inquinamento atmosferico e possono essere rappresentate da particelle grasse alle quali aderiscono particelle più fini, il risultato sarà una perdita di brillantezza dei colori;
  • macchie: rappresentano un grande problema, in quanto la macchia tende a penetrare in profondità a seconda del tipo di prodotto versato, e le suole delle scarpe accrescono questa penetrazione e ne peggiorano l’aspetto. Se non si provvede immediatamente a trattare la macchia che si è formata, il danno è quasi sempre irreversibile.

GLI INTERVENTI

Spolveratura

L’eliminazione della polvere ha lo scopo di rimuovere le particelle solide dalla superficie della moquette man mano che si depositano, e quindi impedire che la polvere che si è depositata possa diventare un potente abrasivo per la superficie della stessa. La spolveratura deve essere eseguita con accuratezza e regolarità: quotidianamente, almeno per i locali maggiormente trafficati.

Anche se viene frequentemente utilizzato l’aspirapolvere, l’attrezzatura comunemente impiegata per quest’operazione è il battitappeto.

Lavaggio

Quando lo sporco si è annidato in profondità nelle fibre e ha nel contempo sporcato la parte superiore delle fibre, occorre intervenire con una pulizia di fondo con detergenti appropriati con diverse tecniche.

  • Shampoing (schiuma a secco)Questo tipo di lavaggio è ritenuto ancora oggi il miglior sistema di pulizia della mOquette. Si deve eseguire a intervalli regolari, prima che la superficie sia troppo sporca. Si esegue con una monospazzola e un particolare detergente che forma una schiuma con bollicine molto piccole e con un basso contenuto di umidità (2-5%), schiuma che tiene in superficie lo sporco e che tende in poco tempo a essiccarsi.

    La schiuma essiccata che congloba lo sporco, viene rimossa con facilità, lasciando praticamente il pavimento quasi asciutto. Questo processo si basa sulla combinazione dell’efficacia del detergente e dell’azione meccanica della spazzola che rimuove lo sporco più tenace e annidato in profondità; con la shamponatura, le fibre vengono trattate a fondo e si esegue nel contempo una pettinatura della parte superficiale della moquette, ravvivandone i colori.

    Il detergente impiegato per questo tipo di lavaggio è assolutamente neutro: è composto da un insieme di sostanze tensioattive ad alto effetto emulsionante nei confronti dei grassi in abbinamentoa sostanze poliacriliche che facilitano l’essicazione della schiuma prodotta. Questa tipologia di detergenti incorporano sempre delle sostanze antistatiche per eliminare i fastidiosi inconvenienti dovuti all’elettrostaticità, soprattutto nei locali riscaldati con impianti a circolazione d’aria;

  • Iniezione ed estrazione.Questa tecnica si basa sulle proprietà detergenti del prodotto impiegato, che viene spruzzato da un contenitore sulla moquette ad una pressione variabile da 2 a 35 bar, quindi immediatamente aspirato e inviato a un secondo contenitore di raccolta. La soluzione lavante, che può essere utilizzata anche a caldo, viene immessa forzatamente all’interno delle fibre della moquette; nel medesimo momento si opera una potente aspirazione in grado di estrarre la soluzione detergente sporca lasciando la moquette pulita e virtualmente asciutta.

    L’efficacia del lavaggio è funzione della pressione di uscita della soluzione detergente: la maggior parte delle attrezzature utilizzate hanno una pressione di esercizio compresa fra 4 e 10 bar; alcune arrivano a 20-25 bar.

    I detergenti che s’impiegano per questo tipo di lavaggio non devono fare assolutamente schiuma, altrimenti la lavamoquette non potrebbe funzionare: il contenitore di raccolta della soluzione detergente si riempirebbe subito di schiuma.

    Sul mercato sono presenti alcune tipologie di detergenti: neutri (si usano sulle moquette di lana o con colori particolarmente delicati, in presenza di tipi di sporco polveroso), e sono i più adatti ad essere impiegati per una pulizia di manutenzione; debolmente alcalini (sono normalmente dei detersolventi che non contengono alcali liberi – soda e potassa caustica – e che sono utilizzati su moquette di tipo sintetico molto trafficate e con sporchi consistenti), presentano, in genere, oltre che un buon potere detergente, un discreto potere smacchiante; olcalini, contenenti potassa caustica (contengono percentuali del 10-15% di potassa caustica con solventi organici non clorurati e tensioattivi), sono adatti al lavaggio a fondo di moquette sintetiche, con colori resistenti e particolarmente sporche vengono impiegati nelle pulizie straordinarie.

SMACCHIATURA

La regola fondamentale quando si è in presenza di una macchia, è quella di intervenire subito o quanto meno il più rapidamente possibile. Prima di procedere a una smacchiatura occorre verificare la solidità dei colori, trattando un angolo nascosto; dopo l’applicazione del prodotto smacchiante, lo si lascia agire per il tempo necessario, quindi lo si asporta con uno strofinaccio pulito e asciutto, e quindi si lascia asciugare (senza camminare sulla parte trattata!).

I prodotti più utilizzati per la smacchiatura sono quelli della categoria detersolventi neutri, impiegati tal quali mediante spruzzatura sulla macchia; per le operazioni più gravose e per asportare macchie di grasso o unto, si impiegano anche smacchiatori debolmente alcalini, contenenti sostanze tensioattive e grandi quantità di solventi organici; è necessario fare molta attenzione alla resistenza dei colori.

PARLIAMO DI GRES PORCELLANATO

MATERIALE RESISTENTE, COMPATTO E CON BASSO ASSORBIMENTO IDRICO, IL GRÈS PORCELLANATO RICHIEDE TUTTAVIA ACCORGIMENTI PER MANTENERE NEL TEMPO LE SUE QUALITÀ E LA SUA BELLEZZA.

Il gres porcellanato è un materiale ceramico artificiale a base di argille, normalmente privo di smalti di copertura, durissimo, compatto e con assorbimento idrico molto basso: resta il più duraturo e meno vulnerabile rivestimento lapideo artificiale e ottimo sostituto dei lapidei naturali (marmi, graniti, pietre) per la facilità di gestione e per il costo più contenuti.

I tipi di sporco più comunemente rilevabili sul grès porcellanato grezzo è un lento ingrigimento diffuso e/o localizzato, secondo la finitura della superficie a vista della piastrella, difficilmente asportabile con i comuni detergenti. Sul grès porcellanato lucidato, invece, si possono trovare macchie e alonature perimetrali, soprattutto a seguito dell’impiego di biacche intensamente pigmentate per il riempimento delle fughe, difficilmente asportabili con detergenti acidi convenzionali; macchie organiche connesse con il tipo di ambiente in cui è collocato il pavimento: caffè, vino, verdure, sostanze grasse.

Nei saloni per auto è frequente l’impronta lasciata dai battistrada di pneumatici nuovi, anche queste macchie non sempre sono asportabili con i comuni detergenti; tracce di impronte e opacizzazioni dopo la pulizia quotidiana o frequente.

LA PULIZIA

Per il grès porcellanato grezzo un normale detergente per superfici dure è spesso insufficiente allo scopo, perché non riesce a penetrare attraverso i microscopici orifizi e a emulsionare tutto lo sporco. E’ quindi necessario che il detergente sia sinergizzato da un solvente che lo veicoli nelle minuscole porosità e ne potenzi l’emulsionamento, così da asportare la causa dell’ombreggiatura grigiastra.

Inoltre, fra le componenti dello sporco che causa l’ingrigimento vi sono anche particelle di polvere e calcare, che occorre trattare con un principio attivo di natura acida che le distrugga reattivamente. Pertanto, per la pulizia dell’ingrigimento e l’igienizzazione di questo materiale così duro e compatto è bene utilizzare frequentemente detergenti sinterizzati con opportuni solventi e igienizzanti, e saltuariamente detergenti complessi con funzione mista – solvente e acida – ben bilanciata, ad azione mirata.

GRES PORCELLANATO LEVIGATO

Il grès porcellanato levigato o lucidato è il risultato di un processo di abrasione dell’originale grès porcellanato grezzo, con il quale è stata asportata la parte più compatta della crosta superficiale, formatasi per fusione alle alte temperature di cottura delle terre di composizione, rendendo così la mattonella liscia, lucida e riflettente. Con questo processo di abrasione si allargano le microporosità del grès porcellanato, provocando così, in superficie, orifizi più larghi attraverso cui è possibile la penetrazione di molecole e particelle che macchiano la piastrella.

Con analoga dinamica di formazione e aggancio, si creano le macchie organiche che nascono in ambienti domestici. Di fatto però il grés porcellanato lucidato, più macchiabile perché più vulnerabile, allo stesso tempo è anche più “proteggibile” di quello grezzo, proprio perché negli orifizi più larghi creati dalla lucidatura si possono far penetrare efficaci trattamenti protettivi, che impediranno poi l’ingresso delle sostanze macchianti o comunque il loro aggancio, consentendone l’efficace asportazione con detergenti speciali a funzione solvente-acida.

Queste “sostanze-barriera” devono però essere inattaccabili e soprattutto utilizzate al momento opportuno. In questo senso un’efficace protezione può essere fatta anche in cantiere dopo la posa, ma prima della boiaccatura, e ripetuta dopo puliture straordinarie. Perciò, mai come in questo caso vale la regola “meglio prevenire che curare”, impiegando i già citati “protettivi-barriera”, chiamati anche “protettivi-sacrificali”. Questi, infatti, vanno utilizzati prima della boiaccatura per permettere poi la facile e integrale asportazione delle eventuali sostanze colorate penetrate e per ridurre la sporcabilità successiva, così da facilitare la pulizia mediante la manutenzione ordinaria.

METODI DI PULITURA

Per quanto concerne la manutenzione di fondo e quella conservativa è necessario impiegare un prodotto specifico e un corretto sistema di pulizia. A questo proposito è consigliabile l’utilizzo di buon detergente alcalino con pH 13-14 che abbia le seguenti caratteristiche: elevato potere bagnante; elevato potere distaccante dello sporco; elevato potere sospensivante; bassa quantità di schiuma; assenza di residuo untuoso.

Per quanto riguarda l’equipaggiamento è a tutti noto che l’efficienza dell’azione meccanica e dell’aspirazione sono condizioni indispensabili per una efficace azione pulente, quindi con l’impiego di una lavasciuga occorre controllare con attenzione l’efficienza dell’aspirazione e lo stato d’usura dello squeegee, mentre nel caso di utilizzo di una monospazzola è importante abbinare sempre un buon aspiralquidi.

I migliori risultati si ottengono utilizzando dischi, meglio se morbidi o preferibilmente quelli in microfbra. Il disco in microfibra svolge prevalentemente due funzioni: svolge un’azione meccanica in profondità, che coadiuva l’azione chimica e favorisce la completa estrazione della soluzione lavante e dello sporco. Per ottenere il massimo risultato e non ridurre l’efficacia del disco in microfibra è sempre consigliabile non bagnare eccessivamente la superficie.

COME PROCEDERE

La procedura da seguire è relativamente semplice:

  • distribuire con un atomizzatore in modo uniforme sul pavimento il prodotto impregnante e non filmogeno;
  • lasciare asciugare bene;
  • passare con la monospazzola munita in lana d’acciaio o altro disco, tipo il verde, per asportare eventuali residui di prodotto non penetrati nelle porosità.

La migliore delle prevenzioni resta comunque sempre il corretto sistema di pulizia giornaliera con dischi in microfibra, asciugatura con aspirazione e un detergente specifico senza residuo a basse diluizioni.

PRODOTTI SUPERCONCENTRATI E SISTEMI DI DOSAGGIO

 

Dopo la loro introduzione sul mercato qualche anno fa, i prodotti superconcentrati e i sistemi di dosaggio hanno subito un forte espansione. Le ragioni di questo successo sono sostanzialmente due. La prima riguarda il fatto che si è finalmente compreso come il costo dei prodotti non sia tanto legato al costo al kg del prodotto stesso, quanto a quello della soluzione pronta all’impiego al punto d’uso. La seconda ragione è da legarsi alla precisione con cui si effettua il dosaggio, un fattore, questo, che consente di evitare gli sprechi.

Inizialmente questo tipo di prodotti ha avuto difficoltà ad imporsi in quanto i dosaggi proposti, di fatto, non corrispondevano alle reali necessità di detergenza. In questo ambito, infatti, l’idea della giusta dose deve necessariamente essere abbinata ad una formulazione capace di ottenerla.

RISPARMIARE TEMPO E DENARO

E proprio per dare una risposta di qualità, Kemika propone prodotti quali 3C, 4C e SuperC che soddisfano le caratteristiche proprie di un vero superconcentrato; queste, infatti sono formulazioni con un’attività rispettivamente di 3,4 e 5 volte superiore a quella del prodotto standard. Se parliamo di superconcentrati dobbiamo ricordarci che il costo dell’utilizzatore viene determinato in base al costo della soluzione di impiego.

Facciamo un esempio: nel caso di un detergente multiuso “commerciale” si usa una concentrazione del 5% per sporchi medi; un prodotto come Grit Super C, per lo stesso tipo di sporco può essere diluito allo 0,3%. In 10 litri di soluzione di prodotto commerciale al 5% vi sono 500 grammi di prodotto mentre con di Grit Super C si impiegano 30 grammi in 10 litri di acqua per fare una soluzione allo 0,3%.

Altrettanto interessante è paragonare il costo di un pulitore rapido come Dart in formulazione standard al 25% di attivo, con lo stesso prodotto ricavato dal Dart 3C tre volte più concentrato al 75% di attivo, si può calcolare, a parità, un risparmio del 30%.

IL DOSAGGIO E’ IMPORTANTE

Certo è che i superconcentrati trovano il loro migliore impiego se abbinati a sistemi di dosaggio semplici ed affidabili che consentano agli utilizzatori di preparare le soluzioni diluite senza perdite di tempo ed in modo accurato.

A questo proposito Kemika propone una vasta gamma di sistemi di dosaggio che permetterà all’utilizzatore di scegliere quello più adatto all’appalto e alle esigenze degli operatori:

  • Sistema Dosakem con centraline di dosaggio (unità portatile e fissa);
  • Rubinetto travasatore per fustini;
  • Flacone da 1 litro con vaschetta dosatrice da 30 ml;
  • Fustino da 5 o 10 litri con pompetta dosatrice da 30 ml;
  • Bombolotto da 1.5 litri con pompetta dosatrice da posizionare sui carrelli;
  • Flaconi Dosa Dart;
  • Sistema brevettato “Bombolini” per i prodotti pronti all’uso;
  • Sacchetti monodose.

CON UNO SGUARDO ALL’ECOLOGIA

Dopo l’entrata in vigore del Decreto Ronchi circa lo smaltimento degli imballaggi, l’uso dei concentrati e la relativa preparazione dei flaconi riutilizzati da portare sui cantieri, diventa quasi un obbligo per le imprese.

Risulta del tutto evidente che il risparmio, oltre a quello concernente la diminuzione del costo dello smaltimento dei contenitori usati, è legato all’uso dei superconcentrati che consentono di ottenere un prodotto finito di qualità ad un prezzo estremamente conveniente. In questa ottica un importante servizio che potrà essere offerto dai rivenditori riguarderà proprio la consegna dei fustini pieni e il ritiro di quelli vuoti.

Protocolli di pulizia

Definizioni

Per pulizia si intende la rimozione meccanica dello sporco da superfici ed oggetti. Di norma viene eseguita con l’impiego di acqua e detergenti diluiti nella giusta proporzione indicata dal produttore del detergente.

Per sanificazione si intende la metodica che si avvale dell’uso di detergenti per ridurre il numero di contaminanti batterici presenti su oggetti e superfici consentendo di mantenere livelli igienici di sicurezza.

Per sanitizzazione e/o disinfezione si intende una metodica che si avvale, previa pulizia con acqua e detergente, dell’uso di un disinfettante per mantenere livelli igienici di sicurezza, su oggetti e superfici. Per i piani di lavoro della cucina e della mensa la disinfezione deve essere fisica (con vapore fluente).

Il Servizio deve essere articolato in:
Pulizia – sanificazione giornaliera da effettuarsi una o più volte al giorno secondo i programmi di interventi e gli orari indicati nell’Allegato 1 del Capitolato. Pulizia – sanificazione periodica che si aggiunge a quella giornaliera, da effettuarsi secondo scadenze settimanali, quindicinali, mensili, bimestrali, trimestrali, semestrali e annuali come da allegato 1 del Capitolato.

PRINCIPI DA RISPETTARE NELL’ESECUZIONE DEI LAVORI

Durante tutte le operazioni di pulizia, il personale deve tenere in considerazione le seguenti raccomandazioni:

  • adottare sistemi ad umido ad umido per la rimozione di polvere e sporcizia: l’uso di sistemi a secco comporta la dispersione nell’ambiente e nell’aria di parte dello sporco da asportare. Per la scopatura ad umido dei pavimenti devono essere utilizzate garze monouso o riutilizzabili che vanno sostituite ad ogni cambio camera o ad ogni 40 mq di corridoio;
  • Detergenti e disinfettanti devono essere usati ad esatta concentrazione e preparati di fresco.
  • I prodotti ad azione detergente e disinfettante devono essere impiegati nel rispetto delle concentrazioni indicate dal produttore;
  • prima di disinfettare è indispensabile pulire: un’accurata pulizia eseguita con acqua, detergente e sfregamento è il sistema più semplice e più valido per ottenere una riduzione della carica batterica ambientale;
  • iniziare a pulire dalla zona meno sporca verso quella più contaminata;
  • prima di applicare un disinfettante su una superficie aspettare che sia asciutta, per non alterarne la concentrazione;
  • dopo aver disinfettato una superficie non risciacquare e non asciugare, per consentire l’azione residua del disinfettante;
  • evitare di usare spugne per la pulizia;
  • i carrelli impiegati devono prevedere secchielli e panni distinti (di colore diverso) destinati a specifiche zone, per evitare il diffondersi di contaminazioni batteriche da una zona all’altra. ( es. panno blu o verde per scrivanie e tavoli, panno giallo per lavandini e sanitari, panno rosso per zona wc)
  • dopo l’uso il materiale utilizzato per la pulizia deve essere trasportato in lavanderia e sottoposto a lavaggio (in lavatrice a 60 °C) e asciugato (essiccatoio).
  • E’ assolutamente vietato tenere nel carrello di pu¬izia panni bagnati o umidi (per il rischio di contaminazione)
    I rifiuti derivanti dalla pratica delle suddette operazioni saranno sistemati a cura del personale dell’impresa negli appositi luoghi di raccolta individuati per il successivo ritiro e allontanamento. Sono a carico dell’appaltatore i sacchi di plastica necessari a contenere detti rifiuti. Le prestazioni non devono disturbare il riposo dei degenti. La sanificazione dei pavimenti va preferibilmente eseguita con prodotti a duplice azione detergente/incerante, in quanto la presenza di cera riduce la porosità dei pavimenti.
    La soluzione sanificante va impiegata sempre pulita ed il relativo tessuto spugna usato deve essere sostituito ad ogni cambio locale o ad ogni 40 mq di corridoi, atri, ecc. A tale riguardo è bene usare sempre acqua pulita e panno distinto per ogni locale per evitare rischi di contaminazione crociata degli ambienti. Per l’aspirazione delle polveri vanno usati unicamente aspiratori dotati di microfiltro con capacità filtrante fino a 0,3 micron. I microfiltri vanno sostituiti almeno ogni 6 mesi.
    E’ necessario usare guanti di gomma durante le pulizie per proteggersi da eventuali irritazioni causate dai prodotti utilizzati e ridurre il contatto con materiale contaminato. I guanti impiegati per la pulizia dei servizi igienici devono essere distinti (di colore diverso) dai guanti impiegati nelle altre zone.
    Per una manutenzione più razionale ed igienica tutti i pavimenti duri e porosi vanno protetti con adatte emulsioni polimeriche autolucidanti (la presenza di cera riduce la porosità dei pavimenti), salvo diversa indicazione del committente. Durante le operazioni di lavaggio e di spolveratura è importante spostare gli oggetti. Ciascun locale deve essere lasciato in ordine al termine dell’intervento (es. sedie risposte, cestini a terra, finestre chiuse, ecc.). Nei locali, oggetto di ristrutturazione, la pulizia comprende la rimozione di ogni traccia di lavori manutentivi da pareti, infissi, pavimenti, angoli comprese macchie di calcare, cemento, tinteggiatura, colla e quant’altro presente nei locali e non citato in modo dettagliato.
    Per tutte le operazioni di pulizia, sanificazione e sanitizzazione dei locali delle Unità Operative devono essere impiegati carrelli e attrezzature idonee al rispetto dei protocolli in uso. Il carrello impiegato per le operazioni di pulizia, sanificazione e disinfezione deve essere completo di:
  • scopa lamello e garze pre-impregnate monouso per scopatura ad umido;
  • applicatore per la detersione e la disinfezione dei pavimenti, con relativi panni in tessuto spugna che devono essere sempre immersi in acqua pulita e sostituiti ad ogni locale.
  • La concentrazione delle soluzioni detergenti e disinfettanti deve essere precisa e quindi va preparata usando appropriate pompette dosatrici.
    Per evitare il diffondersi di contaminazioni batteriche da una zona all’altra vanno usati PANNI E SECCHIELLI di COLORE DIVERSO secondo le specifiche zone:
  • Zona degenza colore blu: tavolo, sedie, armadio, porte, davanzali, ecc.
  • Zona bagno colore giallo: lavabo e area adiacente, porte, maniglie, docce/vasche da bagno, piastrelle, ecc.
  • Zona WC colore rosso: tazza WC, vuotatoio, spazzola WC e area adiacente. Ogni locale necessita di panno pulito e disinfettato termicamente.
    Le superfici disinfettate devono restare inumidite per almeno 5 minuti. Nessuna superficie va asciugata, escluso specchi e vetri. I panni vanno ripetutamente risciacquati nella soluzione sanificante mentre questa va rinnovata ad ogni cambio camera.
    In caso di contaminazione accidentale di pavimenti e superfici con materiale organico (vomito, sangue, ecc.), devono essere rispettate le operazioni previste dal protocollo di decontaminazione ambientale (Allegato 3). La Ditta aggiudicataria dovrà provvedere all’impiego di carrelli distinti per ogni U.O., i carrelli devono essere completi di tutto il materiale previsto dai protocolli.
    Ogni operatore deve recarsi nell’Unità Operativa con il numero corrispondente di panni previsto dai protocolli specifici previsti per ogni locale estrapolati dal Prontuario degli antisettici e disinfettanti in uso presso l’Azienda ( Allegato 3). L’operatore che esegue le pulizie è responsabile del riordino e della pulizia del carrello al termine dei lavori. È inoltre tenuto a segnalare al proprio Responsabile l’insufficiente approvvigionamento dei prodotti di consumo del carrello. La segnalazione deve essere inoltrata dal Responsabile dell’Impresa alla Direzione Sanitaria.
    La responsabilità dell’approvvigionamento dei carrelli (detergenti, disinfetttanti, garze pre-impregnate) compete alla Ditta appaltatrice del servizio così come la manutenzione e le richieste di riparazione e/o sostituzione di eventuali pezzi di ricambio.
    Quando nella camera è presente un paziente con una patologia infettiva potenzialmente contagiosa fare riferimento al Responsabile Infermieristico dell’Unità Operativa sia per le modalità da rispettare nell’esecuzione delle operazioni, sia per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale che dovranno essere adottati.
    All’esterno della camera di degenza sarà a cura dell’operatore di Unità Operativa l’affissione di un cartello con l’indicazione di accesso controllato o divieto di accesso e pertanto la camera sarà facilmente identificabile dall’operatore. Questa camera deve essere trattata al termine delle operazioni previste negli altri locali del1’U.O.

ELENCO MATERIALI, METODOLOGIE E ATTREZZATURE RICHIESTE ALL’IMPRESA PER L’ESECUZIONE DELLE OPERAZIONI DI PULIZIA, SANIFICAZIONE E SANITIZZAZIONE

Svuotatura e pulizia posacenere, cestini di carta, contenitori per rifiuti ecc.

Attrezzatura: carrello di servizio dotato di reggisacco e sacco portarifiuti Svuotare e pulire i posacenere.
Vuotare i cestini per la carta e sostituire, quando necessario, il sacco a perdere. Pulire i cestini di carta come previsto dall’allegato 1 con panno e detergente. I sacchi che contengono i rifiuti vanno chiusi e trasportati negli spazi indicati per il successivo trasferimento ai punti di raccolta, da effettuarsi al termine delle operazioni. Relativamente alla raccolta e al trasporto del vetro, si richiede la messa a disposizione di contenitori rigidi e carrellati ad uso dedicato.

Scopatura ad umido dei pavimenti

Attrezzatura: scopa lamellare in materiale morbido o scopa a frangia in fibra di cotone o acrilico con base larga da 40 a 200cm, garze di cotone a trama larga di misure tali da consentire alla garza di avvolgere completamente la frangia della scopa. Vanno umidificate prima dell’uso con acqua o detergente: una volta lavate possono essere riutilizzate più volte. Per le aree a medio ed alto rischio è obbligatorio l’uso di garze monouso, di tessuto non tessuto, pretrattate, da agganciare alla base della scopa lamellare. Paletta e scopino per la raccolta dello sporco grossolano convogliato dalla scopatura. Raschietto per pavimenti per eliminare dai pavimenti incrostazioni tenaci, chewing-gum, ecc. Va effettuata avendo cura di utilizzare l’attrezzo partendo dai bordi della stanza o corridoio. La garza va sostituita ad ogni cambio locale (max mq. 40)

Aspirazione moquette e zerbini

Attrezzatura: aspiratore con elettrospazzola o battitappeto.
L’aspirazione abbinata alla spazzolatura è da preferire in quanto favorisce 1’asportazione dei residui penetrati in profondità. Quando si interviene su zerbini e tappeti aspirare anche il pavimento sottostante.
L’aspiratore impiegato nelle aree a Medio rischio deve essere provvisto di microfiltro (da sostituire ogni 6 mesi).

Aspirazione scala

Attrezzatura: aspiratore dorsale con microfiltro e asta telescopica.
Eseguita con aspiratore dorsale in quanto crea minor intralcio all’operatore e alle persone e consente di accedere alle parti alte senza l’uso di scale. Si ricorda di aspirare con asta telescopica le intercapedini ed i sottoscala.

Lavaggio manuale pavimenti (piccole superfici)

Attrezzatura: applicatore con tessuto spugna. Sostituire il tessuto spugna ad ogni locale, o in caso di corridoi, almeno ogni 40 mq.
L’acqua impiegata per il lavaggio dei pavimenti deve sempre essere pulita.
Prodotti: detergente/disinfettante o detergente/disinfettante/incerante in presenza di pavimenti protetti con emulsioni autolucidanti. Nelle aree libere è spesso vantaggioso fare uso di una piccola lavasciuga. Nelle aree a medio rischio e ad alto rischio fare in modo che le superfici restino bagnate per almeno 5 minuti.
Eventuali asportazioni di materiale organico devono essere effettuate con carta o tessuto monouso, procedere poi sull’area interessata ad un lavaggio energico, preferibilmetne con aspirazione meccanica.

Lavaggio meccanico dei pavimenti (grandi superfici: corridoi, atri, ecc.)

Macchina: lavasciuga
Prodotto: detergente o detergente/incerante. Nei corridoi e nelle aree comuni libere effettuare il lavaggio con lavasciuga e prodotto detergente o detergente incerante nel caso di pavimenti protetti. Ciò consente di non interrompere il traffico per pavimento bagnato.

Lavaggio scale

Attrezzature: idonei mini – mop
Prodotto: detergente
Idoneo attrezzo mini – mop, tessuto spugnoso e soluzione detergente, avendo cura di bagnare spesso il tessuto e di rinnovare la soluzione.

Deceratura pavimenti e successiva protezione

Macchine: monospazzola e aspiraliquidi o lavasciuga
Prodotto: decerante non aggressivo
Attrezzatura: attrezzo per scopatura ad umido con garze monouso, frattazzo con saponi abrasivi, pinza spandicera.
I pavimenti resilienti (PVC, gomma, linoleum, etc.) le pietre porose( marmo non piombato,ardesia, etc.) il grès ed altri pavimenti porosi danno particolari problemi di manutenzione dovuti alla porosità, che favorisce l’infiltrazione dello sporco. I pavimenti plastici, inoltre, risentono del traffico mostrando evidenti segni di abrasione se non protetti.
Per i motivi suddetti questi pavimenti devono essere trattati con emulsioni polimeriche autolucidanti che consentono una successiva facile ed efficace manutenzione inoltre, rendono meno scivoloso il pavimento e ne migliorano l’aspetto estetico. Una corretta procedura per la normale deceratura, inceratura prevede:

  • sgomberare il locale da tutti gli arredi;
  • effettuare la scopatura ad umido;
  • lavare a fondo e decerare: l’operazione ha per scopo l’eliminazione dello sporco e di vecchi strati di cera;
  • stendere la soluzione di decerante partendo dai bordi e dalla zoccolo della stanza utilizzando il frattazzo e tampone adesivo;
  • continuare la distribuzione della soluzione sul pavimento con la monospazzola procedendo per file parallele;
  • attendere 20 minuti affinchè la soluzione possa agire, quindi lavorare con la monospazzola insistendo nei punti di maggior sporco;
  • lungo i bordi e nei punti non accessibili alla monospazzola intervenire a mano con il frattazzo, così pure lungo lo zoccolino;
  • asciugare con aspiraliquidi, risciacquare utilizzando la monospazzola e asciugare successivamente con l’aspiraliquidi.
  • In alternativa alla monospazzola e aspiraliquidi è possibile usare una lavasciuga di piccole dimensioni con il metodo indiretto;
  • stendere uniformemente una mano di emulsione autolucidante con l’attrezzo spandicera e attendere l’asciugatura ( almeno 45-60 minuti):
  • Stendere una seconda mano di emulsione incrociata rispetto alla prima. Se necessario passare lo zoccolino con una mano di emulsione.
  • Sistemare il mobilio ad asciugatura avvenuta.

Spray cleaning ad alta velocità dei pavimenti protetti

Macchina: monospazzola ad alta velocità 400-1000 giri per aree ingombre, oltre 1000 giri per aree libere prodotti: spray/cleaner per alta velocità
Lo spray cleaning consente di ripristinare la lucentezza del film polimerico eliminando nel tempo i segni del traffico e creando un leggero strato protettivo che ne aumenta la durata e riduce la scivolosità. Lo spray – cleaning va effettuato su tutti i pavimenti protetti con emulsioni autolucidanti usando preferibilmente:

  • nei locali e nelle aree ingombre: monospazzola da 400 – 1000 giri
  • nelle aree libere: monospazzola superiore a 1000 giri

Questa seconda soluzione è da preferire perché permette di ottenere una maggiore resistenza del pavimento al traffico. Il dispositivo spray per tutte e due le macchine deve consentire la nebulizzazione, al centro del disco, del prodotto spray – cleaner specificamente formulato per le operazioni di spray claning ad alta velocità.
Spray cleaning per bassa velocità non sono adatti per l’alta velocità e non garantiscono l’efficacia ottimale dell’intervento.

Pulizia e saniflcazione arredi (studi medici, uffici amministrativi ecc)

Attrezzatura: secchio e panno di colore blu o verde
Prodotto: detergente
Sanificare con panno blu o verde inumidito con soluzione detergente. Durante l’operazione sciacquare spesso il panno nella soluzione.

Sanificazione zona lavabo (sanitari e superfici sopra i pavimenti)

Attrezzatura: secchio e panno di colore giallo, tampone abrasivo bianco
Prodotto: detergente/disinfettante/disincrostante
Dopo aver fornito di carta e sapone i distributori, sanificare con il panno giallo imbevuto nella soluzione disinfettante.
Lavabo e rubinetterie: intervenire sul lavabo ed area adiacente, sulle rubinetterie e sui distributori: intervenire sui distributori di carta e di sapone, specchi: dopo il lavaggio asciugare con asciugamani di carta;
Bagni e docce: intervenire su tutte le superfici smaltate, le rubinetterie, le aree adiacenti ed eventuali vetri di cabina doccia. Eventuali residui di sporco tenace vanno rimossi con l’aiuto del tampone abrasivo bianco. Sciacquare spesso il panno nella soluzione e fare in modo che le superfici restino bagnate per almeno 5 minuti.

Sanificazione zona wc

Attrezzatura: secchio e panno di colore rosso
Prodotto: detergente/disinfettante
Sanificare con il panno rosso imbevuto nella soluzione di detergente /disinfettante:
tazza wc parte interna: eliminare i residui presenti nella parte interna del WC con la spazzola, attivare lo sciacquone ed immergere la spazzola per wc nella tazza. Immettere nella tazza circa 40 cc di sanificante puro e dopo aver eseguito la pulizia esterna della tazza (scritta di seguito) sfregare energicamente con la spazzola su tutta la superficie interna per attivare , dopo 5 minuti lo sciacquone. Ciò darà modo di agire meglio.
tazza wc parte esterna: intervenire sul coperchio, sulla lunetta e su tutta la parte esterna e sulle aree adiacenti verticali.
orinatoi: intervenire su tutta la superficie interna ed esterna, bidets, vuotatoi aree adiacenti.
pareti di separazione: intervenire su tutta la superficie contenitore e spazzola WC: pulire accuratamente la spazzola wc ed il relativo contenitore.

Disincrostazione lavabi, rubinetterie, tazze wc

Attrezzatura: flacone dosatore ed abrasivo bianco
Prodotto: disincrostante acido tamponato
Non devono essere utilizzate soluzioni a base di acidi forti (cloridrico, nitrico, etc. ) Usare la soluzione detergente disincrostante a base di acido fosforico tamponato sulle superfici e sfregare con l’abrasivo bianco. Risciacquare accuratamente.

Lavaggio ascensori, montacarichi

Attrezzatura: secchio e panno di colore blu o verde, idoneo attrezzo mop, aspiratore
Prodotto: detergente/disinfettante o detergente
Sanificare le superfici sopra il pavimento con panno di colore blu o verde facendo particolare attenzione a: pulsantiere, porte, maniglie e superfici verticali ad altezza di impronta. Rimuovere eventuali scritte e/o disegni sulle pareti ed aspirare le griglie con aspirapolvere. Per quanto riguarda il pavimento lavare con minimop e aspirare se presenti zerbini o moquette.

Trasporto rifiuti al punto raccolta

Attrezzatura: carrello per trasporto rifiuti
L’operazione va fatta con carrelli ed i sacchi contenenti i rifiuti devono essere integri e sigillati onde evitare la fuoriuscita del materiale durante il trasporto. I rifiuti devono essere trasportati al punto di raccolta previsto nelle aree esterne al Presidio ospedaliero.

Lavaggio vetri e infissi

Attrezzatura: secchio con vello, panno scamosciato e tergivetro aspirante o tergivetro.
Macchina: aspiraliquidi (se usato il tergivetro aspirante)
Prodotti: detergente o detergente/disinfettante Lavare tutta la superficie vetrata ed il telaio con vello, panno scamosciato e soluzione detergente. E’ necessario risciacquare frequentemente panno e vello durante 1’operazione ( almeno ogni 2 vetrate) Asciugare prima il telaio con il panno ben strizzato poi la superficie vetrata con tergivetro.

Lavaggio vetri esterni ed infissi

Macchina: aspiraliquidi (se usato il tergivetro aspirante)
Attrezzatura: secchio con vello, tergivetro o tergivetro aspirante.
Prodotto: detergente sgrassante
La procedura rispecchia la metodologia descritta nell’operazione di lavaggio vetri interni. In questo caso va utilizzata una soluzione a base detergente sgrassante preferibilmente neutra al fine di non intaccare i serramenti. L’aspirazione deve essere effettuata su tutta la superficie esterna con 1’ausilio ove necessario di scale, ponteggi o cella idraulica.

Lavaggio pareti lavabili – pareti piastrellate

Attrezzatura: atomizzatore, idoneo attrezzo mopo, tergivetro aspirante
Prodotti: detergente, detergente/disinfettante
Macchina: aspiraliquidi L’operazione va eseguita in due fasi: Coprire le prese elettriche con nastro adesivo, distribuire la soluzione sanificante con atomizzatore o con idoneo attrezzo mop. Iniziare la distribuzione sulle pareti procedendo dal basso verso l’alto e terminarla sul soffitto. In questo modo non risulteranno righe a fine operazione, in quanto le gocciolature troveranno, scendendo dalla parete, la superficie già bagnata.
Asciugare con ” tergivetro aspirante” che consente di asciugare completamente (anche tra le fughe delle piastrelle) e di evitare gocciolature sul pavimento.

Asportazione ragnatele ed aspirazione soffitti

Macchina: aspiratore con microfiltro e asta telescopica per le aree a medio e alto rischio aspiratore con asta telescopica. Non è consentito l’uso di spazzole per la rimozione delle ragnatele in quanto rimuovono e non trattengono la polvere delle superfici. L’uso dell’aspiratore con asta telescopica consente di accedere alle parti alte senza l’uso delle scale. Il microfiltro (aree a medio e alto rischio) va sostituito ogni 6 mesi.

Lavaggio soffitti lavabili

Attrezzatura: secchio, vello, panno scamosciato, asta telescopica, tergivetro aspirante
Macchina: aspiratore (se usato tergivetro – aspirante)
Deve essere eseguito in due fasi:
Lavare il soffitto con vello fissato sull’asta telescopica e impregnato di soluzione detergente o detergente/disinfettante. Sciacquare frequentemente il vello durante l’operazione strizzando opportunamente per evitare gocciolature;
Asciugare con tergivetro – aspirante. Usando invece il panno scamosciato (avvolto sul vello) risciacquare e strizzare molto spesso.
A fine operazione pulire eventuali gocciolature su pareti, arredi e pavimento.

Risanamento locali (camere di degenza, uffici, ecc.)

Attrezzatura: attrezzo per scopatura ad umido, frattazzo con tamponi abrasivi, tergivetro aspirante, secchio e panno di colore blu o verde.
Prodotto: detergente/disinfettante
Macchine: lavasciuga o monospazzola, aspiratore (liquidi e polveri)
E’ necessario sgomberare i locali da tutto il mobilio asportabile sistemandolo nel corridoio antistante o in altro locale.
Utilizzare la soluzione detergente/disinfettante eseguendo in questa sequenza:

  • aspirazione pareti e soffitti;
  • aspirazione caloriferi, condizionatori, veneziane;
  • scopatura ad umido pavimenti;
  • lavaggio pulsantiere, pareti;
  • lavaggio caloriferi, condizionatori, veneziane;
  • lavaggio mobilio interno/esterno (non asportabile);
  • lavaggio meccanico dei pavimenti. Fare il lavaggio dei pavimenti dai bordi del locale (compreso lo zoccolo se lavabile) usando il frattazzo con tampone bianco. Eseguire poi con lavasciuga di piccole dimensioni (metodo indiretto) oppure con spazzola e aspiraliquidi.

A fine operazione intervenire sugli arredi prima di risistemarli all’interno del locale, utilizzando una soluzione sanificante e panno di colore blu o verde.

Aspirazione apparecchi illuminazione, caloriferi, condizionatori, bocchette areazione, tende veneziane

Macchina: aspiratore con microfiltro e asta telescopica per arre a medio ed alto rischio aspiratore con asta telescopica Il microfiltro va sostituito ogni 6 mesi.

Lavaggio apparecchi di illuminazione

Attrezzatura: secchio e panno di colore blu o verde
Prodotti: detergente, detergente/disinfettante Lo smontaggio ed il rimontaggio degli apparecchi di illuminazione è a totale carico della Ditta.
L’operazione va eseguita con panno ben strizzato avendo cura di intervenire su tuta la superficie dell’apparecchiatura ed in particolare su:

  • vetri diffusori interni/esterni, previo smontaggio
  • dispositivo di illuminazione (neon, lampade)

Curare in modo particolare l’asciugatura con panni asciutti.

Lavaggio caloriferi, condizionatori e veneziane

Macchine: aspirapolvere (con microfiltro per areee a medio ed alto rischio)
Attrezzatura: panno e secchio di colore blu o verde, spazzola morbida
Prodotti: detergente, detergente/disinfettante
Far precedere l’aspirazione e lavare con soluzione detergente e panno di colore blu o verde, eliminando a fine operazione i segni di gocciolature dal pavimento.
N.B.
Veneziane: è consigliabile smontarle e lavarle in apposito locale, il tutto è rigorosamente a carico della Ditta.
Caloriferi: eseguire l’operazione di preferenza a calorifero freddo.

Pulizia esterna davanzali, lavatggio terrazzi, balconi

Attrezzatura: panno, panno abrasivo, duo-mop
Macchine: lavasciuga
Prodotti: detergente sgrassante
Per i davanzali utilizzare una soluzione detergente sgrassante e panno (eventaulmente abrasivo) avendo cura di rimuovere ogni traccia di sporco di qualsiasi origine.
I pavimenti dei balconi vanno lavati dopo la spazzatura manualmente con duo-mop o nel caso di ampie superfici (oltre 100mq) con lavasciuga. In aree contaminate da escrementi di volatili, dopo la spazzatura, lavare con getto d’acqua o vapore quindi, procedere a sanificazione.

Spazzatura aree esterne manuela/meccanica (cortili, porticati, viali, terrazzi)

Macchine: spazzatrici manuali e/o meccaniche
Attrezzatura: scope tradizionali e palette raccogli sporco
Nella pulizia periodica l’intervento manuale deve essere effettuato solo nel caso di effettiva impossibilità di utilizzare una motospazzatrice aspirante per motivi di ingombro, tenendo presente che la più piccola spazzatrice aspirante ha una larghezza di lavoro di 50 cm.
Le restanti aree vanno spazzate con spazzatrici aspiranti che consentono una rapida ed ottimale asportazione di polvere e residui solidi (lattine, sassi, etc.). I filtri delle spazzatrici vanno sostituiti annualmente.
Una particolare cura va riservata nella rimozione di cicche dai posacenere collocati agli ingressi dei presidi ospedalieri e delle aree esterne limitrofe agli ospedali.

Pulizia esterna di tettoie, tetti piani

Macchine: spazzatrice manuale e/o aspirapolvere
Attrezzature: scope tradizionali e palette raccogli sporco, pompa
Pulizia mirata alla raccolta di cicche, escrementi, cartaccia e sporco grossolano.

Carrelli scaldavivande pentolame

Macchine: lavastoviglie industriale
Prodotti: prodotto atossico per acciaio inox
Dopo rimozione di residui grossolani, procedere alla detersione dell’interno e dell’esterno dei carrelli. Sciacquare abbondantemente ed asciugare
Per il pentolame: svuotare e sciacquare introdurlo nella lavastoviglie procedere al lavaggio riporre in ordine il pentolame ed i carrelli Procedere al riordino dei locali.

Cappe di aspirazione della cucina e della mensa

Macchine: vaporizzatore con asta telescopica
Prodotti: specifico atossico ad alto potere sgrassante
Attrezzature: panni spugna e spugne abrasive , guanti in gomma.
L’operazione, con cadenza settimanale, ha lo scopo di rimuovere untuosità e residui alimentari evaporati durante l’uso della cappa. A cappa di aspirazione spenta, smontare i filtri distribuire il prodotto su tutta la superficie; lasciare in posa secondo le indicazioni del prodotto su tutta la superficie; pulire accuratamente l’interno delle cappe. Procedere alla pulizia dei filtri secondo le indicazioni del prodotto. Sciacquare abbondantemente ed asciugare. Pulire l’esterno con prodotto atossico specifico per acciaio inox. Rimontare i filtri.

Grate delle finestre

Macchine: vaporizzatore con asta telescopica
Prodotti: ad alto potere sgrassante
Attrezzature: gomma, panni spugna e spugne abrasive, spazzola, guanti in gomma.
L’operazione ha lo scopo di rimuovere untuosità, polvere e quant’altro intrappolato nelle maglie delle grate. Rimuovere le grate smontabili, procedere alla pulizia irrorando abbondantemente con getto di acqua bollente, sgrassare con prodotto specifico insistendo anche manualmente con l’utilizzo di una spazzola. Risciacquare abbondantemente e lasciare asciugare. Rimontare le grate. Eventualmente utilizzare il vaporizzatore.

Biblioteche

Macchine: aspirapolvere con filtro
Prodotti: detergente
Attrezzature: panni spugna
L’operazione comprende la spolveratura di scaffali, testi, riviste, dossier.

Materassini, lettini ed attrezzatura per fisioterapia

Prodotti: detergente
Attrezzature: panni spugna
La sanificazione quotidiana ha lo scopo di allontanare polvere ed orme. Arrotolare il tappetino verso l’interno. Intervenire sulla superficie esterna con panni imbevuti di sostanze detergenti; asciugare. Riposizionare il tappetino sul pavimento ed agire sulla superficie con panno imbevuto di soluzione detergente; asciugare.

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Pulizia e Sanificazione Ambientale in Ospedale

Cos'è la Sanificazione Ospedali?

E’ nelle strutture come quelle della sanità, in edifici come ospedali, case di cura, cliniche e via discorrendo che il termine “sanificazione” trova la sua accezione più pregnante. Il termine, mutuato ed appropriatamente traslato dall’inglese “sanitation“; si applica in tutti quei contesti in cui le operazioni di pulizia assurgono ad una posizione di primaria importanza.

Si arriva cosi’ ad una definizione più completa: la sanificazione ambientale viene intesa come attività che riguarda il complesso di operazioni e procedimenti di ordine pratico e sanitario atto a rendere salubre un determinato ambiente mediante le attività di pulizia e detergenza e/o di successiva disinfezione. Pulizia, detergenza, eventuale disinfezione: queste sono le attività che stanno alla base della sanificazione, che ne rappresenta l’insieme non già sommativo, ma opportunamente calibrato a seconda del contesto in cui si interviene.

In quali ambienti in ospedale è indispensabile sanificare?

Sanificazione Sale Operatorie

Preventivo

Pulizia + Sanificazione: due operazioni diverse!

La “sanificazione ambientale” in ambito ospedaliero, evidentemente, si declina in modo peculiare. E se e’ vero che la sola “pulizia’; nella maggior parte dei casi, se operata con criteri corretti, e’ sufficiente ad assicurare buoni standard igienici per tutto quello che non resta ad intimo e prolungato contatto con pazienti suscettibili di contrarre infezioni, e’ vero anche che, nella routine ospedaliera, alcune procedure di pulizia devono integrarsi con interventi di disinfezione.

Queste due fasi, pulizia e sanificazione, possono effettuarsi con processi separati o fare parte della stessa procedura. Occorre pero’ tenere bene presente che la disinfezione non può né deve mai sostituirsi alla pulizia, poiché residui di contaminazione su una superficie possono contribuire a rendere inefficace il successivo processo di disinfezione.

sanificazione-ospedali
Sanificazione Stanze Degenti e Corsie

Altro luogo comune da sfatare: nelle operazioni di sanificazione non e’ necessario creare condizioni di asetticità assoluta, ma nella più parte dei casi basta assicurare una situazione ambientale a cosiddetto rischio controllato, che contiene cioè la carica microbica entro i limiti igienicamente accettabili in relazione al tipo di zona da trattare.
Ciascun ambiente, infatti, ha uno standard ottimale che e’ conseguenza della destinazione d’uso dell’ambiente stesso. E’ stato più volte sottolineato, anche in queste pagine, come le pulizie di un blocco operatorio o di una terapia intensiva si differenzino profondamente da quelle delle camere di degenza, a loro volta diverse dagli spazi comuni.

QUALI SONO LE AREE ROSSE A RISCHIO INFEZIONE  IN OSPEDALE?

Lo spazio ospedaliero, stando a questi criteri, si suole suddividere, nell’ottica di una corretta gestione dell’igiene, in aree a basso, medio ed alto rischio.
Fatte salve le immancabili differenze strutturali da caso a caso e da edificio ad edificio, ciascuna di queste aree comprende tipologie di vani con caratteristiche affini e modalità di intervento di pulizia/sanificazione assimilabili.

Nelle zone ad alto rischio infezione, le operazioni di sanificazione prevedono l’uso di sostanze disinfettanti, e anche le operazioni di pulizia sono condotte con maggiore frequenza, poiché i degenti possono avere beneficio da una riduzione massiva, quantunque temporanea, della carica microbica.

Per le altre aree e’ possibile provvedere a una corretta sanificazione pur senza l’uso di disinfettanti: per le aree a medio e basso rischio e’ sufficiente, in linea generale, una corretta detersione.

Sanificazione degli ambienti

SANIFICAZIONE SI’, MA CON I GIUSTI STRUMENTI

Detto questo, si e’ appena al principio. Infatti nella sanificazione in ambiente ospedaliero hanno decisiva importanza la scelta, l’impiego e la conservazione dei prodotti e delle attrezzature utilizzate.

DETERGENTI

Anche lo strumentario utilizzato va quindi suddiviso in base alla destinazione di impiego: arredi e suppellettili, pavimenti, pareti e soffitti, vetri. I detergenti, d’altra parte, sono classificati secondo la loro composizione, che li rende piu’ o meno idonei ai diversi ambienti e tipologie di superficie: neutri, a base alcolica, sgrassanti, disincrostanti.

E oltre ad essere efficaci, i formulati dovranno evitare di intaccare le superfici, essere atossici, non emanare eccessive esalazioni né rappresentare in alcun modo un rischio per l’operatore, essere eliminabili con semplice risciacquo e biodegradabili e, ultimo ma non meno importante, assicurare una buona economicità di gestione.

DISINFETTANTI DI SUPERFICI

I disinfettanti, invece, non vanno in alcun modo confusi con i detergenti e devono essere tenuti nei loro contenitori originali, mai travasati e conservati in maniera corretta. E’ il caso di ripeterlo: un disinfettante agirà più efficacemente se sara’ impiegato su una superficie pulita e asciutta: perciò la pulizia, effettuata con cura, e’ importante. Fra gli altri strumenti che costituiscono la dotazione di chi fa sanificazione in ospedale spiccano senza dubbio i panni, che potranno essere monouso in tessuto non tessuto o carta (il monouso e’ impiegato oggi quasi esclusivamente nelle aree ad alto rischio infettivo), o riciclabili in cotone o microfibra.

La spolveratura ad umido si avvale di panni e soluzioni in secchi colorati, abbinati con codice colore che ne identifica il corretto utilizzo in base alla superficie da trattare. Tutti i tipi di prodotti impiegati dovranno essere rispondenti alle vigenti normative nazionali e comunitarie e dovranno essere completi di scheda tecnica di sicurezza.

Importante e’ anche il comportamento dell’operatore: in ospedale, infatti, tutte le metodologie di pulizia devono diventare azione igienistica, che cioè utilizza metodi, sistemi e nozioni dell’igienistica. Perciò tutto il personale coinvolto deve essere adeguatamente addestrato organizzando corsi di formazione e aggiornamento relativi alle procedure operative convalidate a cui attenersi e su argomenti riguardanti: modalità di esecuzione del servizio; prevenzione dei rischi derivati dal servizio e dall’ambiente ospedaliero; corretto utilizzo dei DPI e dell’abbigliamento da lavoro.

Come in ogni contesto, anche in ambiente ospedaliero si distingue tra pulizie ordinarie (interventi di carattere continuativo e routinario da fornire secondo frequenza e tipologie stabilite), periodiche (interventi di pulizia più profonda da svolgersi a cadenze prestabilite) e straordinarie (gli interventi cosiddetti imprevedibili che si rendono necessari per esigenze occasionali). Ma in ospedale più che altrove nulla può essere lasciato al caso: gli interventi di pulizia/sanificazione si devono inserire in un piano della qualità ampiamente definito ed articolato, che dovrà contenere un inquadramento generale e specifici progetti atti a realizzare le diverse attività ricomprese nel servizio di pulizia secondo le specifiche necessita’ dell’organizzazione.

Non ultimo, poi, viene il controllo. Oggi più di ieri, con l’aziendalizzazione sanitaria nazionale, si fa sempre più stringente l’esigenza di definire un protocollo di gestione dei servizi di sanificazione ambientale che derivi dalle linee-guida per l’attività di pulizia e disinfezione negli ospedali e che comprenda le procedure di erogazione e controllo.

La scelta delle procedure di erogazione da impiegare dipende, oltre che dalla tipologia dell’area di intervento (alto, medio, basso rischio), anche da una serie di fattori: programmazione temporale degli interventi, dimensioni dei locali, caratteristiche strutturali delle singole aree dell’edificio, natura dei materiali e delle superfici da trattare, addestramento del personale, attrezzature e materiali impiegati e loro gestione. Ma non basta: l’efficacia delle procedure deve essere convalidata, regolarmente monitorata e documentata.

Il mantenimento di un buon livello di pulizia dipende pertanto anche dalla stesura di procedure che documentino controlli e verifiche in accordo con quanto pianificato sul regolare svolgimento del servizio, nonché sul livello di buona qualità degli articoli e attrezzature utilizzate. I controlli comprendono audit interni di miglioramento, con l’obiettivo di verificare costantemente che le metodologie e i processi trasmessi agli operatori in fase di formazione/addestramento vengano attuati correttamente in fase di erogazione. Dovranno essere condotti dal responsabile della qualità del servizio in outsourcing e i risultati vanno registrati in schede predisposte allo scopo.

Vi sono poi audit programmatici del risultato, il cui obiettivo e’ quello di verificare che il livello di qualità del servizio erogato corrisponda agli standard prefissati. Nel complesso il sistema di controllo, attraverso gli strumenti ed elementi necessari per la determinazione del risultato, deve garantire un monitoraggio completo in grado di integrare al controllo visivo metodi di misurazione più oggettivi. Oggetto del controllo saranno le prestazioni basate sui risultati di pulizia e sanificazione dell’insieme delle strutture, infrastrutture ed arredi.

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RIMUOVERE LO SPORCO

Prima di tutto e’ importante saper riconoscere la tipologia di sporco che e’ presente sulla superficie. Si provi a fare un gioco a immaginare e classificare lo sporco che frequentemente si ritrova sulle superfici, si arrivera’ a ottenere una classificazione come quella della tabella numero I. Non a caso le diverse tipologie descritte nella tabella sono state contraddistinte in tre colori diversi.

Tabella n. 1 – Che tipo di sporco posso trovare su un pavimento/superficie?
  • Cemento, calce, stucco e colla per piastrelle
  • Risalite e fioriture di sali minerali
  • Tempere e pitture minerali, polvere
  • Metalli, sali metallici, ruggine, ossidazioni
  • Sporco da calpestio e traffico
  • Cere, polimeri cerosi, sigillanti acrilici e sintetici
  • Oli (minerali & vegetali)
  • Vecchi, sbagliati, erronei, rovinati trattamenti
  • Alghe, muschi, licheni
  • Sangue, deiezioni organiche
  • Vernici organiche e sintetiche
  • Silicone, imprenanti silanici & siloxanici
  • Graffiti, etc.
  • Catrame, asfalto

 

SPORCO DI ORIGINE MINERALE

Lo sporco contraddistinto dal colore rosso e’ composto da minerali e materiali inorganici e rientrano in questa categoria il cemento e i suoi derivati come lo stucco e la colla per piastrelle, gli intonaci e le pitture murali. Ma anche metalli, ruggine, e le famose rifioriture saline che si ritrovano nelle pavimentazioni in cotto dopo la loro posa in opera.

Generalmente questa categoria di prodotti si presenta sottoforma di patine o addirittura croste anche di significante spessore e sono connesse alle operazioni che hanno portato alla messa in opera della superficie, come l’incollaggio e la stuccatura, oppure alle opere che sono state eseguite sulla superficie come nel caso della presenza di macchie di ruggine o di pittura.

SPORCO DI ORIGINE ORGANICA

Le sostanze contraddistinte dal colore blu sono invece di origine organica come le cere, l’olio di lino, i polimeri acrilici, le alghe e i muschi. Questa categoria di prodotti si presente generalmente sottoforma di materiale adsorbito e quindi raramente sottoforma di croste o patine. Sono generalmente causate dagli interventi eseguiti dopo che la pavimentazione/superficie e’ stata messa in opera.

SPORCO DI ORIGINE SINTETICO

Lo sporco contrassegnato dal colore verde e’ composte invece da sostanze di sintesi, non presenti in natura. In questa categoria rientrano le vernici e quindi i graffiti, i siliconi e gli impregnanti siliconici utilizzati per l’impermeabilizzazione, gli smalti e le vernici in genere. Anche queste sostanze, quando presenti, sono dovute alle opere compiute dopo la posa in opera.

PRODOTTI SPECIFICI

Le varie tipologie sono state associate in tre diverse categorie, perché e’ differente il loro comportamento a contatto con le sostanze chimiche utilizzate per produrre detergenti. Infatti lo sporco di origine minerale reagisce a contatto con gli acidi, viceversa non c’e’ alcuna interazione con detergenti neutri o alcalini. Mentre le sostanze organi reagiscono facilmente con detergenti alcalini e non interagiscono con i detergenti neutri o acidi. Le sostanze sintetiche reagiscono molto poco con composti alcalini, molto meno con quelli acidi, sono invece molto sensibili ai solventi organici e ai diluenti. E’ importante saper riconoscere le diverse sostanze presenti, perché a ogni sostanza e’ possibile associare il corretto detergente per poterle rimuovere.

Sali minerali, calcare e metalli reagiscono e sono asportati con l’utilizzo di disincrostanti acidi. La reazione tra un sale e un acido si manifesta sotto forma di effervescenza, che puo’ essere piu’ o meno evidente.
Il disincrostante acido necessita di un tempo di contatto sufficientemente lungo, poiché i tempi di reazione sono molto lenti.

Nel caso della presenza di oli vegetali, animali, minerali gli sgrassanti svolgono la migliore azione, mentre nel caso della presenza di cere i deceranti sono formulati appositamente per rendere il polimero solubile. Nel caso di alghe e muschi i prodotti a maggiore efficacia sono i mangiamuffa, generalmente contenenti ipoclorito, e i biocidi.

Per quanto riguarda la presenza di prodotti sintetici la scelta del giusto prodotto si basa sulla necessita’ di sciogliere le sostanze o diluirle; in questo caso si optera’ per un solvente o per un diluente. Nel caso di forti spessori di vernicie o di prodotto filmogeno, la scelta cade su prodotti sfilmanti e svernicianti.

UN SISTEMA INNOVATIVO PER LA LUCIDATURA DEI PAVIMENTI

Nella ultima edizione di ISSA Interclean erano anche presenti i twister pads che sono degli speciali dischi abrasivi da montare sotto la monospazzola per lucidare pavimenti in marmo, graniglia, terrazzo, cemento e granito. Il sistema twister che per alcuni aspetti, si può definire veramente rivoluzionario, funziona come un normale disco abrasivo da montare sotto il trascinatore della monospazzola. Si utilizza generalmente una monospazzola a 150/200 giri al minuto, ma può essere utilizzato anche con macchine ad alta velocità. Si parte con il disco a grana grossolana, per passare a quello medio e finire con quello a grana più fine.

Nel procedimento non si usano prodotti chimici, per cui non c’è niente da spruzzare o applicare sul pavimento, è infatti sufficiente avere una monospazzola con serbatoio, da cui far cadere la quantità di acqua necessaria per favorire l’abrasione e la lucidatura del pavimento. Il sistema ha molte analogie con i più famosi e già presenti sistemi che utilizzano dischetti resinoidi diamantati. Anche nel caso dei resinoidi si parte con una grana grossolana per arrivare alle grane di finitura che contengono elementi diamantati più fini.

Entrambi i sistemi sono validi, hanno pregi e difetti, ma soprattutto sono fortemente complementari e quindi non in conflitto fra loro; inoltre, in entrambi i casi, il risultato finale può notevolmente essere migliorato con l’utilizzo delle creme lucidanti.

I VANTAGGI…

Il sistema twister offre l’indubbio vantaggio di produrre una resa al metro quadrato superiore rispetto all’utilizzo dei dischetti diamantati: il fatto di lavorare con la monospazzola e di avere come superficie di abrasione l’intero disco, infatti, garantisce uno sviluppo superiore in termini mq prodotti finiti. Inoltre laddove il pavimento sia in ottime condizioni, ovvero senza graffi profondi, segni, solchi, discontinuità di livello, mancanza di planarità della superficie, si propone come un ottimo sistema per mantenere il pavimento lucido, pulito e soprattutto di aspetto brillante.

… E I LIMITI

In questa descrizione però è anche insito il limite del sistema twister. Ovvero dove il pavimento non è in perfette condizioni è necessario impiegare i dischetti diamantati poichè per riportare la superficie nelle condizioni ottimali si deve operare una abrasione più profonda.

Ecco quindi la prima differenza. Il sistema twister è più un metodo di mantenimento, mentre i dischetti diamantati rappresentano un sistema di recupero e di restauro delle condizioni iniziali.

QUALE SISTEMA SCEGUERE?

Paragonando le rese dei metri quadrati prodotti, si può affermare che la serie completa dei tre twisterpad, può produrre dai 300 ai 500 mq, mentre una serie di 5 grane diamantate mediamente produce rese più basse. Anche in questo caso si devono però considerare le condizioni iniziali del pavimento, poiché anche con i resinodi le ultime tre grane, cioè quelle paragonabili al twister, offrono rese superiori rispetto a quelle di sgrosso.

Se si opera su pietre di durezza inferiore ai 6 gradi Mohs, quindi su marmi e pietre carbonatiche, il sistema twister produce i suoi migliori risultati, mentre su pietre di composizione silicatica, cioè graniti, quarziti e arenarie, con durezza pari o superiore a 7 gradi Mohs, la performance che si ottiene con i resinoidi e sicuramente migliore. Inoltre, in questo secondo caso, quando si lavora su pavimenti in granito, si possono utilizzare monospazzole più pesanti, o con potenza di 2,5 Watt.

Un’altra differenza tra i due sistemi è il grado di lucido che si ottiene alla fine della lavorazione. Con il sistema twister si ottengono circa 80 gradi Gloss su pavimenti in marmo e 60 gradi Gloss su pavimenti in granito. Con i dischetti diamantati dopo il passaggio dell’ultima grana si devono utilizzare le polveri lucidanti per arrivare ad ottenere gli stessi risultati in termini di Gloss; in questo caso c’è un passaggio in più.

MIGLIORARE I RISULTATI SI PUO’

A questo punto entrano nel gioco anche le creme lucidanti: da alcuni test che ho eseguito sia in laboratorio che in condizioni di cantiere si evince come tramite questi prodotti si possano migliorare ulteriormente i risultati ottenuti. Nel caso del sistema twister l’utilizzo delle creme lucidanti permette di ottenere sui marmi 100 Gloss con un effetto lucido a dir poco sorprendente, mentre sui graniti si può arrivare anche a 90 Gloss.

Per quanto riguarda i resinoidi diamantati, le creme sostituiscono efficacemente le polveri lucidanti. Soprattutto, in questi casi, si utilizza un prodotto pronto all’uso, di composizione costante, che può essere utilizzato su qualsiasi tipologia di pavimento con monospazzola. Pertanto le creme lucidanti rappresentano un ulteriore elemento di qualità e di miglioramento dei due sistemi.

Per quanto riguarda, il mantenimento dei pavimenti una volta rilucidati, le creme hanno comunque migliore efficacia sugli altri due sistemi. Infatti l’utilizzo regolare della crema di manutenzione, permette di conservare sempre lucidi e solamente con l’utilizzo della monospazzola, i pavimenti di qualsiasi natura, marmi o graniti. In questo caso è sufficiente stendere una piccola quantità di crema sulla superficie già lucida e passarla con la monospazzola fino ad essiccazione.

Questo procedimento può essere eseguito anche parzialmente, cioè solamente sulle zone soggette a maggior consumo del pavimento.

PER CONCLUDERE

I tre sistemi: twister, dischetti resinoidi e creme lucidanti, non sono assolutamente in conflitto tra loro. I dischetti diamantati trovano la loro migliore collocazione nei lavori di ripristino e di restauro delle pavimentazione. Si può dire che sia un sistema per situazioni dove è richiesta una specializzazione e una conoscenza operativa molto più affine al mondo della levigatura.

Il sistema twister è molto efficace nelle operazioni di manutenzione ordinaria e speciale. Si può considerare più un sistema di mantenimento, pertanto più affine a quella che è la logica dell’impresa di pulizia. Mentre le creme lucidanti sono un valido strumento per migliorare i risultati dei due sistemi.

Soprattutto per impostare un programma di manutenzione regolare per mantenere le condizioni dei pavimenti lucidi sempre al massimo dell’efficienza, con semplicità di esecuzione e garanzia del risultato ottenuto.

I SISTEMI DI PULIZIA A SECCO DEI PAVIMENTI

Tra i tanti neologismi inventati negli ultimi trent’anni anche quello della “pulizia a secco dei pavimenti” è stato coniato per esprimere una tipologia di operazione molto utile nella pulizia professionale delle superfici. Si tratta di un complesso di operazioni effettuate con l’uso di attrezzature e prodotti specifici che nascono dalla necessità di ottenere risultati in tempi brevi e con il massimo effetto estetico. Le seguenti operazioni fanno tutte parte della “pulizia a secco”:

  • la deceratura a secco;
  • lo spray cleaning;
  • lo spray buffing;
  • il burnishing.

Un’altra espressione coniata recentemente è quella della “pulizia a semi-secco”. In questo articolo parleremo del significato, dell’utilità e delle modalità di lavoro di tali tecniche per ottenere al meglio i risultati desiderati.

LA DECERATURA

La deceratura o lavaggio di fondo è l’operazione di preparazione del pavimento a una nuova inceratura. La deceratura a secco è l’operazione di rimozione di vecchie protezioni (o cere) dai pavimenti senza effettuare un lavaggio di fondo di tipo “tradizionale”. Per il lavaggio di fondo di tipo “tradizionale” si impiegano una monospazzola munita di apposito disco abrasivo, una soluzione di detergente decerante e un aspiraliquidi. Un buon lavaggio di fondo, per rimuovere efficacemente i vecchi strati di cera, prevede la seguente successione di operazioni:

  • stendere sul pavimento la soluzione del decerante attraverso il serbatoio della macchina;
  • lasciarla agire;
  • lavorare con la macchina, aspirare i residui con aspiraliquidi;
  • risciacquare con acqua facendola scendere dal serbatoio e nel contempo “lavorare” per ben rimuovere i residui di deceratura;
  • aspirare con aspiraliquidi.
    In questa sequenza di operazioni risultano importanti i seguenti fattori:
  • la macchina velocità 150-180 giri:
  • il disco abrasivo: rosso per i pavimenti piombati, verde per i resilienti (pvc – linoleum), nero aereato per i cementi ed i cotti, marrone per i resilienti con strati duri e spessi di cera. Usare possibilmente acqua calda e non deceranti alcalini sui pavimenti in linoleum.

LA DECETURA

Nella deceratura a secco si usa una macchina a doppia velocità da 150-350 giri, un disco blu aerato o un disco marrone aerato (a seconda che si voglia fare una deceratura a secco parziale o totale), e il prodotto decerante a secco.

Si spruzza il prodotto sul pavimento e si passa contemporaneamente la macchina. Si lavorano zone di 8-10 m2 per volta. L’azione abrasiva del disco e del prodotto grattano via la vecchia cera che si appiccica sul disco. Quando si vede che il disco non riceve più perché lascia aloni, si gira o si cambia. Il disco sporco si lascia asciugare e la cera secca si può rimuovere strofinandolo a secco oppure lasciandolo in ammollo in una soluzione di decerante.

Questa tecnica di deceratura è molto utile quando non si ha il tempo, o il modo, di effettuare un lavaggio di fondo tradizionale come indicato. Nel caso in cui lo strato di cera sia molto vecchio e molto sporco è consigliabile usare il disco più abrasivo marrone aereato, altrimenti, per una deceratura superficiale, che intende lasciare ancora uno strato di cera, si pùò usare il disco blu aereato.

Si adopera questa tecnica per intervenire nei punti più danneggiati, come al centro di un corridoio, all’ingresso di una stanza, sotto la scrivania di qualcuno con i “piedi pesanti” ecc. Successivamente, per riprendere il lucido e riapplicare la protezione, si può procedere a secco con la tecnica dello spray buffing come vedremo di seguito. La deceratura a secco non può, a lungo andare, sostituirsi al lavaggio di fondo tradizionale, tuttavia prolunga la vita al trattamento e, se ben fatta, può far apparire il pavimento come nuovamente decerato-incerato; risulta inoltre indispensabile per la pulizia o deceratura di fondo di pavimenti sospesi (galleggianti) che non possono evidentemente essere bagnati per evitare di danneggiare il sottofondo.

Il risparmio di tempo per l’impresa è evidente.
Un limite di questa tecnica riguarda quei pavimenti resilienti che sono stati posati su sottofondi con gobbe o avvallamenti poiché è difficile decerare con questo sistema il punto “avvallato”.

LO SPRAY CLEANING

Alla fine degli anni ’60 e nei primi anni ’70, si erano già introdotte sul mercato le famose cere “filmogene” chiamate metallizzate, per la protezione dei pavimenti in particolare quelli in Pvc e Linoleum.

L’inceratura e la deceratura erano frequenti; molti capitolati, infatti, prevedevano tali operazioni con frequenza mensile.
Per ritardare questa operazione (prima in Svizzera poi in altri paesi) si consigliò l’operazione di pulizia a secco chiamata spray cleaning che nella traduzione letterale significa pulire (deoning) – spruzzando (spray). La macchina da usarsi è a doppia velocità (150-300 giri) con un disco rosso quando è necessario pulire più a fondo ed un disco bianco quando si vuole lucidare.

A velocità bassa (150 giri) si pulisce usando il disco rosso e alla velocità più alta (300 giri) si lucida usando un disco bianco. In alternativa, si può utilizzare per tutte e due le operazioni un disco crema. Il prodotto da spruzzare è formulato con solventi, tensioattivi e cere del tipo lucidabile. I solventi ed i tensioattivi sono necessari per pulire e far asciugare rapidamente i pavimenti e le cere per lasciare uno strato protettivo e brillante.

Oggi, questa tecnica non è più utilizzata per il mantenimento dei film delle cere filmogene metallizzate ma si usa invece proprio su pavimenti che non sono trattati con questo tipo di protezione. Infatti, il prodotto che ha caratteristiche “cerose” lucidabili non risulta più adatto alla necessità di mantenere delle protezioni dure. La cera lucidabile, infatti, lascia alonatura e si segna facilmente. La tecnica è stata superata da quella dello spray buffing che, come vedremo in seguito, utilizzando macchine ad alta velocità indurisce il film protettivo.

La tecnica dello spray cleaníng risulta invece molto utile nei seguenti casi:

  • pulizia e lucidatura a secco di pavimenti in granito piombato e marmi piombati o cristallizzati. Il film ceroso si infila nella porosità residua del materiale e, formando un leggero strato protettivo, preserva la piombatura dall’esser consumata;
  • protezione di pavimenti sospesi (galleggianti) che non possono essere lavati perché il lavaggio bagnerebbe il sottofondo con cavi e componenti elettrici;
  • manutenzione di pavimenti in resine poliesteri, poliuretaniche o epossidiche che, non presentando porosità, non consentono l’ancoraggio delle protezioni filmogene metallizzate;
  • manutenzione di pavimenti in cotto trattati con sigillanti acrilici non metalllzzati (turapori) specialmente in locali a forte tragico come musei o edifici di interesse storico-artistico. La cera preserva il consumo delle protezioni filmogene e del pavimento.

LO SPRAY BUFFING

Anche questa espressione come la precedente è formata da parole prese dalla lingua inglese: spray significa spruzzare e buffing (to buff) significa strofinare generando calore. Lo spray buffing è nato quando, verso la metà degli anni ottanta, sono state immesse sul mercato le macchine ad alta velocità. Nel frattempo sono comparse le cere metallizzate a più alta resistenza al traffico, tra cui sono emerse, conquistando il mercato, quelle definite “ad alta reticolazione”.
Il calore generato dal disco per l’alta velocità della macchina fonde il film della cera metallizzata, ricucendo i segni del traffico e nel contempo indurendo il film. Il tutto è coadiuvato dal prodotto che si spruzza, che ha la funzione, oltre quella di sciogliere lo sporco assorbito dal disco, di aiutare la fusione della pellicola. Il risultato è un film molto lucido e l’effetto è quello del wet look cioè “l’effetto bagnato”.

Si distingue tra spray buffing cerante e spray buffing non cerante.
Nella composizione dello spray buffing cerante, è presente anche della cera metallizzata che, rifondendosi con quella sul pavimento, ne ripristina lo spessore consumato dal traffico. Il prodotto spray buffing non cerante ha solo una funzione pulente e fondente ed è esente da cera. Per la manutenzione ordinaria (per esempio una volta alla settimana) si usa soprattutto la modalità “non cerante”. Lo spray buffing “cerante” si usa invece quando il consumo dovuto al traffico determina una richiesta di nuova protezione (per esempio una volta ogni 30/60 giorni).

La scelta del disco e della velocità delle macchine è di notevole importanza. Per ottenere una buona fusione della pellicola di cere dure è necessario utilizzare una macchina almeno da 800 giri mentre la macchina da 1500 giri è utilizzata per superfici più vaste e più libere.
La macchina da 800 giri è più maneggevole e si usa per aree più piccole o più ingombre. La velocità di lavoro con le macchine da 1500 giri è ovviamente superiore e risulta anche leggermente più elevato il grado di lucido rispetto a quelle da 800 giri. I dischi utilizzati per l’operazione di spray buffing sono due: il disco crema (o champagne) ed il disco in fibra naturale ed entrambi sono in grado di generare calore per fondere la pellicola.

È importante non confondere il disco crema con quello beige che tende a formare aloni. Il disco crema si usa nello spray buffing non cerante poiché ha un buon potere assorbente dello sporco e fonde bene il film, mentre, il disco in fibra naturale, possiede una struttura più aereata che consente di assorbire meglio, non impaccandosi, i residui di cera quando si fa lo spray buffing cerante. Entrambi i dischi sono in grado di produrre l’effetto bagnato, ma la distinzione indicata è da tenersi in considerazione per ottimizzare il lavoro.

IL BURNISHING

Per il burnishing si usano macchine da 2000, 2500 e 3000 giri. La parola inglese bumishing si traduce letteralmente “brunitura, lucidatura” ed è solitamente utilizzata per i metalli. Per quanto concerne i pavimenti si intende una lucidatura a secco senza uso di prodotti utilizzando macchine ad altissime velocità. Si usa questa tecnica per vaste superfici dove l’azione pulente è stata già precedentemente effettuata con lavasciuga. Si usano macchine di lucidatura a cavo o a batteria.

È necessario utilizzare il disco in fibra naturale che è autoraffreddante. Per la verità esistono due-tre tipi di dischi in fibra naturale di diverso grado di durezza ma per lo spray buffing si usa quello più morbido. Si usano i dischi più duri quando, utilizzando le macchine ad altissima velocità per il burnishing, si vuole anche “rasare” in superficie uno strato di cera per pulire la pellicola protettrice.

Questa è la tecnica americana che prevede spessori molto alti di cera metallizzata applicata a 4-5 mani. L’effetto di rasatura toglie uno strato di cera mettendo in evidenza quella più pulita sottostante. Si ripristina poi lo strato dopo 1-3 anni applicando una nuova mano di cera senza decerare.

LA PULIZIA A SEMI-SECCO

È una nuova tecnica di pulizia per pavimenti lucidi che si attua utilizzando specialmente frange in microfibra. Il sistema a semi-secco è nato per risolvere il problema di lavaggio dei pavimenti, quando ci si trova in zone con acque molto dure che lasciano un residuo sui pavimenti lucidi.

Il lavaggio tradizionale con mop o frangia di lavaggio, anche utilizzando detergenti a basso residuo, su questi pavimenti lascia delle striature causate dai residui calcarei dell’acqua. La pulizia a semi-secco si usa in aftemativa al lavaggio sui pavimenti in gres lucidato o in monocottura.

Si può usare anche su pavimenti lucidi o incerati con cere metallizzate resistenti ai solventi alcolici-glicolici o su pavimenti in resina lucidi o semi-lucidi.

La microfibra sia in versione rasata che in versione riccio ha un forte potere penetrante nella microporosità della superficie. La tecnica consiste nello spruzzare piccole quantità di prodotto per smacchiare e pulire a semi-secco il pavimento. Il prodotto che si usa non ha residuo ed esplica l’azione pulente attraverso solventi idrosolubili che evaporano velocemente: si spruzza sul pavimento e si assorbe con la frangia. Per superfici più vaste si può utilizzare anche una monospazzola a bassa velocità munita di disco in cotone Bonnet; è sufficiente spruzzare il prodotto sul pavimento e passare la macchina per pulire e asciugare.

È interessante l’uso del sistema semi-secco abbinato alla depolverizzazione (scopatura) dei pavimenti con la microfibra rasata. Dove vi è qualche macchia si spruzza il prodotto per eliminarla. Il prodotto può essere utilizzato con apposito attrezzo munito di serbatoio che lavora con frangia in microfibra: si spruzza il prodotto e si passa la microfibra per assorbire.
In un momento di estrema competitività le imprese di servizi si possono avvalere di queste tecniche per ridurre i tempi di lavoro ed offrire ai clienti risultati ottimali.

SULLA QUALITA’ NON SI SCIVOLA

L’importanza della sicurezza nei luoghi pubblici tocca molteplici aspetti tra i quali, indubbiamente, quello legato alla scivolosità dei pavimenti che provoca circa 45.000 infortuni all’anno.

Spesso le cause sono dovute alla presenza d’acqua e di sporco grasso tipici di numerosi ambienti pubblici e di lavoro.

LA QUESTIONE DELLA SICUREZZA

Secondo l’art. 33 del D.L. 626 “i pavimenti dei locali devono essere esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi, devono essere fissi, stabili e antisdrucciolevoli”.

Questa normativa comunitaria deve essere applicata a qualsiasi azienda, impresa o ente pubblico o privato. E i dati sono di tutto rilievo:

  • 45.000 è il numero degli infortuni causati dalla scivolosità in un anno;
  • 4.000.000 di Euro di costo per l’economia nazionale;
  • 3.000.000.000 di Euro è l’ammontare degli indennizzi pagati dalle compagnie di assicurazione.

Un’azione volta a rimuovere le tracce di grassi, calcare, acqua e quant’altro si depositi sulle pavimentazioni, oltre a donare aspetto rinnovato e gradevolezza agli ambienti, contribuisce a migliorarne la sicurezza.

In questo senso i trattamenti antiscivolo costituiscono una risposta rapida e sicura.

Sono questi i motivi che hanno spinto Grip SRL di Venezia, ad importare un innovativo sistema di trattamento delle superfici che garantisce ai pavimenti elevatissimi standard di pulizia e sicurezza eliminando il rischio di eccessiva scivolosità, pericoli e costi legali ad essa connessi.

Da non dimenticare, inoltre, una notevole economia di costi visto che risulta sicuramente più conveniente ed efficace rinnovare una superficie piuttosto che rifarla. Lo studio e lo sviluppo di soluzioni scientifiche nel settore chimico, sono alla base della filosofia aziendale di Bonasystem U.K., l’azienda Inglese fornitrice di realtà come Mercedes e British Airways.

UNA GAMMA COMPLETA

Le soluzioni scientifiche basate sull’acqua, contrariamente ai metodi tradizionali, non agiscono solo in superficie e non sono agenti corrosivi. I prodotti possono essere facilmente adattati per risolvere specifici problemi locali dell’ambiente: algaverde, depositi di calcio e depositi organici.

E’ un processo di semplice applicazione che ha una durata verificata di cinque anni e chimicamente biodegradabile al 100%.

Il sistema è applicabile su qualsiasi superficie dura, come piastrelle, ceramiche, cotti, marmi, graniti, pietre naturali, cementi ecc.

La gamma proposta è composta da tre gruppi prodotto: Bonaclean, Bonagrip e Bonamain.

Bonaclean, opera la pulizia di fondo delle superfici dure come ceramica, porcellana, granito, cemento ecc., rinnovandole fin all’aspetto originario e preparandole al trattamento antiscivolo. É in grado di rimuovere accumuli di calcio, grassi, persistenti accumuli di sporco e diversi tipi di contaminazioni delle superfici esterne ed interne soggette al transito pedonale.

Può essere impiegato anche come trattamento indipendente dal sistema completo.

Bonagrip è il trattamento antiscivolo vero e proprio. Si tratta di una soluzione colloidale basata sull’acqua che diventa parte integrata in corpo unico del substrato della pavimentazione e non ne altera l’aspetto estetico visibile.

L’effetto antiscivolo è stato testato nelle peggiori condizioni secondo la normativa DIN: su un piano inclinato, in presenza d’olio e con scarpe con suola in gomma. È risultato sicuro al 100% ed ha così ottenuto certificazioni dai più importanti Istituti europei, come quello britannico, inglese ed italiano.

Bonamain è un gruppo di prodotti per la manutenzione delle superfici trattate che permette di mantenere il grado di pulizia e l’effetto antiscivolo. E’ un ottimo pulitore, chimicamente biodegradabile al 100%, è igienizzante, sanificante, antibatterico, fungicida e non tossico.

Tutti i prodotti si possono usare sia in interno sia in esterno e garantiscono il successo a tutti gli operatori che vogliono risolvere definitivamente il problema della sdrucciolevolezza e della pulizia.

LA TECNOLOGIA DEL VAPORE SATURO

Vapore-saturo Foto 1

Nel settore del trasporto pubblico la pulizia e le condizioni igieniche dei mezzi sono indiscutibili indicatori della qualità del servizio, ma le allarmanti notizie riguardanti la sporcizia e il degrado delle carrozze dei treni italiani, susseguitesi nel corso del 2005, hanno dimostrato come questi standard vengano spesso disattesi.

Riguardo all’importanza di un’efficace pulizia una recente ricerca di un organismo sudcoreano, il Centro Nazionale per la Difesa dei Consumatori, ha fornito risultati eloquenti: le maniglie per sorreggersi sugli autobus e i sostegni della metropolitana presentano rispettivamente 380 e 86 batteri per decimetro quadrato. Il pomeridiano londinese Evening Standard ha riscontrato sui sedili della metropolitana cittadina un mix di 70 batteri diversi.

Tutto ciò risulta in accordo con l’autorevole opinione di Antonio Cassone, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo il quale gli oggetti impugnati ogni giorno da decine di persone sono affollati da migliaia di microrganismi e rappresentano il ricettacolo preferito dei batteri.

La risposta a queste problematiche viene da R.E.A., azienda torinese, con la gamma di generatori elettronici mobili Satumo che utilizzano vapore saturo come fluido di lavaggio e sono di facile utilizzo: l’operatore può eseguire in poco tempo, senza fatica e in massima sicurezza le operazioni di pulizia, anche grazie a lance e utensili di cui i generatori sono muniti. Le varie fasi del ciclo di lavoro possono essere impostate tramite i comandi elettronici dell’impugnatura, che funzionano a 24V; inoltre, per soddisfare tutte le esigenze, sono realizzati con potenze crescenti da 6 a 36 KW.

COME FUNZIONA

Vapore-saturo Foto 2Tra i numerosi vantaggi di questa innovativa tecnologia si possono citare la riduzione del volume d’acqua utilizzato, che varia dai 5 ai 50 litri all’ora, e la possibilità di addizionare al vapore del detergente biodegradabile in basse quantità.

Il vapore saturo erogato dai generatori Satumo ad alta temperatura e pressione, ingloba le microparticelle inquinanti nell’ambiente, le appesantisce e le fa precipitare sotto forma di una minima quantità di refluo che può essere aspirato e convogliato in un contenitore da un sistema apposito.

Grazie all’alto potere di penetrazione, riesce ad agire con facilità anche nelle parti più difficili da raggiungere e può essere utilizzato nella pulizia delle attrezzature più delicate e sofisticate, quali macchinari a controllo numerico e transfert, perché non provoca cortocircuiti.

Anche le poltrone dei mezzi di trasporto possono essere facilmente sanificate, perché, grazie ai detergenti schiumogeni sublimati al vapore, il sistema Satumo lascia le superfici ed i tessuti completamente asciutti, senza umidità sotto le fodere eliminando eventuali ricettacoli per muffe, insetti ed acari. La tecnologia del vapore saturo è quindi un efficace mezzo per sanificare velocemente i luoghi dove si verificano grandi concentrazioni di persone, come uffici pubblici, centri commerciali, ospedali, servizi igienici, case per anziani. La sua versatilità è evidente anche nella risoluzione delle problematiche dell’ambiente cittadino: con questo sistema è possibile liberare le superfici di monumenti ed edifici dai depositi di smog, dai graffiti, dagli escrementi dei volatili e dalle gomme da masticare attaccate ai pavimenti.

Tutto ciò dimostra come i problemi di pulizia e igienizzazione possano essere risolti adottando quotidianamente questa tecnologia.

L’USO DEGLI ULTRASUONI NELLA PULIZIA INDUSTRIALE

Quando si parla di pulizia industriale, non ci si deve limitare a considerare la pulizia ambientale. Anche le macchine, gli stampi, gli strumenti che vengono utilizzati nei vari processi produttivi devono essere puliti. Dall’industria automobilistica a quella meccanica in genere, dalla fonderia in pressofusione allo stampaggio di plastica e gomma, dal settore medico ospedaliero e così via, occorre procedere al lavaggio e alla manutenzione di varie componenti; per esempio parti tornite e lavorate di grandi dimensioni, con fori o sagome difficili, come si possono trovare nel settore aerospaziale; oppure i costosissimi stampi industriali in alluminio, plastica, gomma, acciaio, che richiedono una pulizia rigorosa, determinante per la loro funziorraflità; oppure il lavaggio di precisione di pinze bioetiche, particolari di endoscopi, strumentario chirurgico.

Di solito i sistemi di manutenzione tradizionale sono particolarmente difficili e richiedono un notevole investimento di tempo, denaro, personale. C’è, invece, una tipologia particolare di cleaning, che consente di operare in economia, con ottimi risultati sul piano della precisione della pulizia e con la salvaguardia delle superfici trattate, anche di quelle più delicate e costose. Si tratta del sistema di lavaggio industriale a ultrasuoni, che permette di lavare, sciacquare, proteggere e asciugare ogni superficie, anche le più estese e irregolari, o le più piccole e delicate, con bassi costi di esercizio, e senza rischi, né per l’ambiente né per gli operatori.

CHE COSA SONO GLI ULTRASUONI

Gli ultrasuoni sono onde sonore che vibrano a frequenze superiori al limite massimo percepibile all’orecchio umano. Il processo di cleaning a ultrasuoni consiste nella produzione di onde acustiche nei liquidi. In un liquido, le onde ultrasonore, che vengono emanate da un apposito generatore elettronico e da un particolare transduttore, hanno fasi di compressione e di depressione che si alternano ad altissima velocità – la frequenza, che viene misurata in KHZ. Queste onde originano, nel liquido, il fenomeno della “cavitazione ultrasonora”.

Ma spieghiamoci meglio.

I liquidi sono costituiti da particelle, le molecole, che, rispetto ai solidi, hanno maggiore possibilità di movimento, e che, rispetto ai gas, sono soggette a una maggiore forza di attrazione. L’acqua, in particolare, è un liquido molecolare che bolle a 100 gradi centigradi, temperatura alla quale la pressione di vapore raggiunge il valore di 1 atmosfera.

La pressione di vapore è un concetto importante per capire poi il procedimento della cavitazione ultrasonora. Consideriamo un liquido, per esempio l’acqua, in un recipiente chiuso e sottoposto a riscaldamento. Le molecole superficiali del liquido passano allo stato di vapore e si dispongono nello strato superiore. Alcune di queste molecole di vapore condensano nuovamente allo stato liquido. Quando la velocità di evaporazione e quella di condensazione si eguagliano, il sistema ha raggiunto lo stato di equilibrio.

La pressione esercitata dalle molecole di vapore si definisce tensione di vapore, in cui valore dipende dalla temperatura. Perciò, se un liquido viene riscaldato, la tensione di vapore aumenta con la temperatura e quando eguaglia la pressione esterna, avviene 1’ebollizione. Che cosa succede quando si producono ultrasuoni in un certo quantitativo di acqua a temperatura ambiente?

CAVITAZIONE E IMPLOSIONE

Durante la fase di depressione acustica, all’interno del liquido si crea una moltitudine di bollicine di gas che si ingrandiscono fin a che dura questa fase (pressione negativa). Questa formazione di bollicine microscopiche di gas è l’inizio della cavitazione (che significa appunto formazione di cavità gassose all’interno di un liquido). Durante la fase di compressione ultrasonora, l’enorme pressione esercitata sulla bollicina appena espansa la comprime, aumentando notevolmente la temperatura del gas che vi è contenuto.

A un certo punto, la bollicina collassa, implodendo, e rilascia, conseguentemente, una enorme energia d’urto, che colpisce la superficie dell’oggetto da pulire, interagendo sia fisicamente che chimicamente.

Fisicamente ci sarà un fenomeno di “microspazzolatura” ad altissima frequenza (nel cleaning industriale si utilizzano frequenze tra i 20 e i 50 KHZ). Chimicamente, l’azione delle onde ultrasonore si combina con l’effetto detergente della sostanza chimica eventualmente presente nel liquido.

LE LAVATRICI ULTRASONORE

Il cleaning a ultrasuoni si effettua utilizzando “lavatrici” (ce ne sono di varie dimensioni), costituite da un serbatoio in acciaio inossidabile, munito di un generatore di frequenza e di un trasduttore ultrasonico. La potenza ultrasonica si crea convertendo l’energia elettrica del generatore in energia meccanica all’interno del trasduttore.

I generatori producono energia elettrica ad alta frequenza, che viene portata ai trasduttori tramite un cavo coassiale. La frequenza del generatore a ultrasuoni è importante, perché determina la dimensione delle bollicine di gas all’interno del liquido sottoposto al processo ultrasonoro. Maggiore è la frequenza del generatore e minore è la dimensione delle bollicine di cavitazione, al contrario, minore è la frequenza e maggiore sarà la dimensione delle bollicine. Una bollicina più grande avrà bisogno di un’energia maggiore per implodere e di conseguenza avrà anche una maggiore energia d’urto, mentre una bollicina più piccola necessita di un’energia minore per implodere e di conseguenza possiede un’energia d’urto inferiore.

Le frequenze alte permettono di generare molte più bollicine, permettendo una migliore cavitazione per unità di sanperfncie. Se può essere utile un esempio, la cavitazione fine ad alta frequenza può essere paragonata a una carta smeriglio a grana molto fine, mentre quella a bassa frequenza auna carta smeriglio a grana molto grossa.

LE COMPONENTI DEL PROCESSO

Un processo di pulizia a ultrasuoni deve tenere conto, oltre alla frequenza e alla potenza, anche della temperatura e del prodotto chimico. La temperatura della soluzione acquosa in un bagno di lavaggio a ultrasuoni è molto importante; infatti, l’intensità di cavitazione aumenta con l’aumentare della temperatura. Altro parametro importante è la pressione di vapore della soluzione detergente utilizzata. Un aumento della temperatura del liquido ne innalza la pressione di vapore, rendendo più facile la cavitazione: quindi, un alto valore di pressione di vapore abbassa fa soglia minima di cavitazione, creando molte più bolle che collassato, implodendo con un’energia più bassa.

Anche il detergente, per fornire risultati ottimali e per poter cavitare con efficienza, deve essere una soluzione acquosa, possibilmente con alta pressione di vapore, bassa tensione superficiale e a temperatura di 50°/60°C. Infatti, le onde vibratorie degli ultrasuoni raggiungono ogni singolo punto del liquido, dei pezzi e dei particolari che vi sono immersi.

Sollecitati dall’azione del detergente e della temperatura di lavaggio, tutti i residui (per esempio olio, grasso, paste di lavorazione, coloranti, grafite, metalloidi eccetera) vengono completarnerdte scomposti e disgregati nel liquido. Gli ultrasuoni raggiungono anche le parti nascoste e inaccessibili, per cui sono indicati anche per le parti meccaniche di precisione, in quanto non intaccano le superfici. Il sistema a ultrasuoni è considerato il più preciso sistema di pulizia attualmente conosciuto dalla scienza.

Pulizie Ordinarie

Per pulizie ordinarie si intendono tutti i servizi, rivolti ad ambienti usati di frequente, che rientrano nel’ordinario, nella quotidianità o comunque svolti con una certa periodicità e metodologia.

Pensiamo ad un ambiente utilizzato tutti i giorni da parecchie persone contemporaneamente, come una scuola, quant’è importante mantenere elevati gli standard igienico-sanitari? Sicuramente è un aspetto di fondamentale importanza!

Oppure, avete mai provato la gradevole sensazione di entrare in un ufficio ordinato, pulito e profumato? Lavorare ogni giorno in un ambiente di questo tipo contribuisce notevolmente a rendere piacevole l’attività vi si svolge.

Luoghi di convivenza in cui i servizi igienici sono scarsi o la manutenzione non è costante diventano presto focolai di virus e batteri, ambienti ideali per la diffusione di infezioni, allergie, eritemi o tipi di asma.

Il Consorzio imprendo svolge un ottimo lavoro in tal senso, convogliando l’impegno di operatori specializzati in ogni singolo settore insieme all’esperienza maturata nel corso degli anni, mettendo a disposizione dei suoi clienti dei Piani Pulizia digitali e personalizzati adatti ad ogni tipo di ambiente e struttura. Effettuiamo  servizi di pulizie ordinarie per:

  • asili e scuole
  • uffici di tutte le metrature
  • centri commerciali e capannoni
  • sale riunioni e conferenze
  • centri congressi
  • negozi
  • condomini
  • appartamenti e ville vuote o abitate
  • alberghi
  • autosaloni
  • banche
  • biblioteche
  • cinema e teatri
  • centri sportivi
  • piscine
  • enti pubblici
  • ristoranti
  • supermercati
  • vetrate
  • garage

Il Consorzio imprendo si serve di attrezzature e macchinari specifici oltre che di detergenti e sanificanti adatti a garantire alti livelli igienici ambientali. Da anni prestiamo attenzione ad aspetti fondamentali come:

  • la disinfezione di maniglie e cornette telefoniche con sistema kemawipe, garze imbevute di disinfettante
  • trattamento antiacaro delle pavimentazioni sistema di disinfestazione preventiva
  • aroma terapia con fragranze e profumi
  • accurate spolverature di mobili e scaffali alti e nascosti
  • vuotatura e lavaggio cestini.

A seconda delle necessità gli interventi delle pulizie ordinarie possono essere organizzate settimanalmente (5, 3, 2 o 1 volta alla settimana) quindicinalmente, mensilmente, semestralmente, annualmente etc.

Infine il Consorzio imprendo ha sia le capacità che volontà di assicurare una buona sicurezza negli ambienti in cui vivere nel pieno rispetto delle norme antinquinamento acustico e ambientale  (D.L.626/94).