Sicurezza luoghi di lavoro legge

La legge delega n. 123 del 2007 conferisce al Governo il mandato entro maggio 2008 di riformare la legge 626, introducendo:

  • un’armonizzazione delle leggi vigenti;
  • l’estensione della 626 a tutti i settori, tipologie di rischio e lavoratori autonomi e dipendenti;
  • un adeguato sistema sanzionatorio;
  • l’obbligo di indossare tesserini di riconoscimento, indicanti dati del lavoratore e del datore di lavoro, all’interno dei cantieri e altri luoghi di lavoro, a pena di un’ammenda;
  • un rafforzamento degli organici degli ispettori del lavoro.

La legge 626 prevede la sospensione dei lavori nei cantieri in cui si osservi la presenza di lavoratori in nero, o il mancato rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza e salute. La sospensione vige fino alla regolarizzazione dei lavoratori, o all’adozione delle misure previste. Diversamente, può essere convertita in una chiusura del luogo di lavoro.

In data 30 aprile 2008 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo definitivo del Decreto Legislativo 09/04/2008 n.81. La nuova norma, che contiene 306 articoli e 51 allegati, costituisce il Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro.

La nuova normativa:

  • introduce sanzioni penali per i trasgressori;
  • istituisce i rappresentanti per la sicurezza, eletti dai lavoratori, con poteri di ispezionare impianti e prendere visione dei documenti aziendali;
  • obbliga i datori di lavoro a pubblicare una documentazione di valutazione complessiva del rischio;
  • determina una responsabilità in solido delle aziende appaltatrici nei confronti di quelle subappaltanti;
  • prevede la sospensione delle attività fino alla messa in regola, nelle aziende che non rispettino la 626, abbiano più del 20% dei lavoratori in nero, ovvero sottopongano i dipendenti a turni di lavoro maggiori di quelli consentiti dai Contratti Nazionali di categoria.

Confindustria non ha sottoscritto il testo finale e ha ottenuto una revisione del sistema sanzionatorio. La pena massima è stata ridotta da due anni ad un anno e 6 mesi di reclusione, trasformabili in un’ammenda se l’azienda si mette in regola dopo un incidente, anche mortale, sul lavoro.

Il codice penale, con i reati di lesioni colpose e omicidio colposo, fornisce gli strumenti giuridici per punire le omissioni in materia di sicurezza che causano infortuni e morti bianche. I due reati si configurano non solamente in presenza di atti, ma anche di comportamenti omissivi collegabili all’infortunio o morte del lavoratore. In questi casi, deve essere provato un nesso di causalità fra le politiche antinfortunistiche e il singolo fatto oggetto del processo penale.

La giurisprudenza ha stabilito che le responsabilità penali del datore di lavoro sussistono anche nei casi di delega di queste a un locatore dei macchinari o attrezzature, ovvero a un subappaltatore. Il datore di lavoro delegante non è più responsabile nel merito della gestione della sicurezza, ma è perseguibile se non sceglie persone competenti, fornisce loro strumenti operativi per la responsabilità conferita, vigila e interviene sul loro operato.

Normativa per appalti e somministrazione di lavoro

La nuova normativa, introdotta dal secondo Governo Prodi, prevede che i costi per la sicurezza siano evidenziati a parte nei bandi di gare d’appalto pubbliche e private, e non siano oggetto di ribasso d’asta, debbano essere proporzionati al numero di lavoratori coinvolti e all’entità dell’opera.

La pratica dei subappalti è spesso riconducibile al ricorso al lavoro nero e all’elusione dei contributi fiscali, pensionistici, antinfortunistici. Ogni azienda sostiene tali oneri per i propri dipendenti, e li ribalta all’appaltante nel prezzo finale dell’opera, dandone eventualmente a parte l’importo. La singola azienda è quindi responsabile di un’ inadeguata prevenzione degli infortuni e del ricorso al lavoro nero.

Il ricorso ad una catena di subappalti può essere strumentale a chi commissiona l’opera e, a tutti i livelli di appalto, per ottenere prezzi minori, senza esporsi alle conseguenze legali di un lavoro non adeguatamente retribuito e tutelato.

La responsabilità sarebbe direttamente di chi commissione l’opera se questi dovesse anticipare gli oneri antinfortunistici, che comunque dovrebbero essere parte del costo finale dell’opera, in modo da avere visibilità sui libri matricola di tutto il personale coinvolto a vario titolo nell’esecuzione dei lavori.

Esclusione dagli appalti pubblici

Il testo originale della 626, confermato da quello del 2008, esclude dalle gare di appalto degli enti pubblici le aziende che non rispettano le leggi in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Una norma simile e più generale è quella dell’art. 15 dello Statuto dei Lavoratori che prevede l’esclusione dagli appalti pubblici delle aziende che non osservano il diritto del lavoro.

Aspetti economici

Il sistema italiano è fortemente sbilanciato a favore delle aziende che non fanno prevenzione. Chi non rispetta la sicurezza su lavoro rischia pene e sanzioni pesanti, ma non partecipa al costo sociale degli infortuni e delle vittime sul lavoro.

Gli oneri per la prevenzione gravano sulle aziende, mentre quelli della non-sicurezza sono un costo sociale che ricade sull’intera collettività. In questo modo chi rispetta le leggi paga due volte: per la prevenzioni e per coprire i danni delle aziende inadempienti.

Il trade-off fra costi della prevenzione e costi della non-sicurezza è un aspetto critico per il rispetto delle normative in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Se le sanzioni e i risarcimenti sono meno onerosi della prevenzione, e/o meno probabili degli incidenti sul lavoro, non viene a crearsi quel fattore economico, che è condizione necessaria per la diffusione delle misure di sicurezza sul lavoro.

Il costo degli infortuni è coperto per la maggior parte da un ente pubblico, l’INAIL, e quindi è ribaltato sull’intera collettività. Nei casi specifici, come accade per l’indennità di malattia, gli enti possono esercitare diritto di rivalsa nei confronti dei soggetti che hanno causato l’onere economico.

Al momento attuale, il giudice del lavoro non ha facoltà di iscrivere ipoteca legale a scopo cautelare, prevalente su ogni altra ipoteca, su beni oggetto di appalto o di proprietà dell’azienda chiamata al risarcimento, a fronte di incidenti sul lavoro non aventi altra causa. Un’ipoteca cautelare darebbe una garanzia concreta per i risarcimenti degli infortunati sul lavoro, dei famigliari delle vittime, degli enti coinvolti che esercitano diritto di rivalsa.

In modo analogo alle assicurazioni che operano in altri settori, come il meccanismo del bonus malus per le RC auto nel settore automobilistico, chi offre copertura antinfortunistiche potrebbe richiedere, a titolo preventivo o di risarcimento, una maggiorazione delle tariffe alle aziende che sono state oggetto di infortuni e/o sottoposte alle sanzioni previste dalla 626.

Esistono proposte di legge per la concessione, di crediti d’imposta, ammortamenti accelerati e la defiscalizzazione degli oneri della 626, in particolare per le piccole e medie imprese. Sebbene questi oneri siano un reinvestimento degli utili in azienda per l’acquisto di attrezzature e macchinario, per tali capitoli di spesa non è applicabile la legge Tremonti.

Produttività e sicurezza su lavoro

Aumento della produttività e abbattimento delle morti bianche sono due temi rilevanti nel mondo delle relazioni industriali.

La sicurezza dei macchinari e la disponibilità di attrezzature adeguate possono essere insufficienti, se non è garantito il benessere psicofisico del lavoratore nei luoghi in cui opera. Il rischio legato all’errore umano cresce inevitabilmente dove c’è un ricorso massiccio agli straordinari, al lavoro festivo, con turni che superano le otto ore di media.

Analogamente, il raggiungimento degli obiettivi di produttività può indurre datori o singoli lavoratori a escludere i dispositivi di sicurezza nei macchinari, perché questi impongono operazioni di attrezzaggio più lunghe e minori ritmi di produzione oraria.

Il dirigente può essere indotto a questi comportamenti dai premi di produttività e da controlli inadeguati; il lavoratore dal rischio di un mancato rinnovo del contratto o di licenziamento, perché è obbligato a mantenere determinati livelli di produzione.