Soluzioni Antigraffiti

Preventivi per antigraffiti

Le strutture urbane, facciate di palazzi, edifici, chiese, monumenti subiscono un danneggiamento costante da parte delle sostanze presenti nell’aria derivate dagli scarichi degli impianti di riscaldamento, dei mezzi di trasporto, dell’industria, e delle grosse centrali termoelettriche. Milioni di tonnellate di anidride solforosa, anidride carbonica, ossidi di azoto e di cloruri (specie per le zone vicine al mare), ricadono sulla terra sotto forma dei rispettivi acidi solforico, nitrico, carbonico, cloridrico. Il problema della produzione di energia attraverso la combustione con la relativa emissione dei gas combusti è una delle più grosse sfide ecologiche che l’umanità dovrà raccogliere.

Le piogge sono il principale veicolo di trasporto di queste sostanze presenti nell’atmosfera, ma anche la semplice umidità attiva il comportamento aggressivo dei gas e vapori presenti nell’area. La protezione del patrimonio edilizio è, per contro, una delle sfide raccolte dalla tecnologia.

Le pietre naturali, così come i diversi materiali edilizi, comprendono dei “leganti chimici naturali” (calcite, argilla, creta, silice, dolomite) che, a contatto con gli acidi solforico, carbonico e nitrico, introdotti nelle strutture dall’acqua piovana e dall’umidità dell’aria danno origine per reazione a sali più solubili (solfati di sodio, potassio, calcio, magnesio, nitrati, bicarbonati) che tendono a salire in superficie formando efflorescenze bianche e croste saline. Queste vengono poi erose ed esportate da pioggia e vento, in un processo di sfaldamento costante. In particolare nei pori e capillari della struttura si formano sali come il gesso e il solfato di sodio che con il freddo e l’umidità cristallizzano aumentando di volume, favorendo quindi la fessurazione delle superfici ed accelerando i danni provocati dai cambiamenti atmosferici (gelo, disgelo, sole, pioggia).

I materiali edili e le pietre naturali sono estremamente idrofili.

La quantità dell’acqua assorbita dipende dal tipo di porosità del materiale, dal numero e dal raggio dei capillari.

Quanto più piccoli questi sono, tanto più profondamente entra l’acqua (per un raggio di un decimo di micron vi è una risalita capillare di 15 cm.; per un raggio di 1 millesimo di micron vi è una risalita di 15 m.).

L’assorbimento è misurato relativamente al peso del materiale. Le nostre prove di immersione mostrano mediamente questi valori:

1% per granito e marmo, dal 2% a 20% per mattoni, 10 % per il travertino vecchio, da 25% a 40% per il tufo, dal 2 al 4% per il cemento armato.

L’acqua rimane nei capillari anche se l’umidità relativa ambientale è inferiore al 100%. Nei capillari di raggio di 2 millesimi di micron vi è acqua fino a umidità relativa all’esterno del 50%. Nei capillari di raggio 5 millesimi di micron vi è acqua fino a umidità relativa nell’ambiente del 75%.

Saturati i capillari, l’acqua va a riempire i pori più grandi e si diffonde poi per osmosi verso le zone più saline. Il risultato finale di tutto questo processo è un costante allargamento dei pori fino ad uno sgretolamento ed un danneggiamento delle superfici. Su queste superfici rese spugnose il pulviscolo carbonioso dello smog penetra e si fissa nei pori provocando quella patina e quelle macchie così evidenti specialmente nei centri urbani delle grandi città.