Castagno

Il Castagno è un albero di seconda grandezza, alto sino a 20 (35) m, molto longevo, a tronco eretto e robusto, assai ramificato a costituire una corona vigorosa ampia ed espansa; corteccia liscia, brillante, bruno-rossastra da giovane, ornata da lenticelle suberose trasversali, volgente con l’età al grigio-olivaceo e infine rugosa e profondamente screpolata con andamento a spirale sinistrorsa.

Il Castagno ha foglie semplici, alterne, brevemente picciolate (0,5-2 [3] cm) e ornate da stipole lineari precocemente caduche, dalla lamina oblungo-lanceolata ([8] 10-20 [25] x 4-8 cm), cuneata o rotondata alla base, ornata ai margini da numerosi denti, in corrispondenza delle singole nervature secondarie, prolungati in sottile punta e rivolti verso l’apice, brevemente acuminata all’apice, tenace, di colore verde-scuro, glabra e lucida di sopra, più pallida e opaca di sotto, con 10-20 paia di nervature fortemente rilevate sulla pagina inferiore.

Castagno

Fiori unisessuali, monoici e poligami, che si evolvono solo a fogliazione completa; i maschili, con perianzio esamero e 8-12 (20) stami, sono disposti in amenti eretti, lunghi 10-20 (35) cm; i femminili, meno numerosi, solitari o aggregati in numero di 2-3 (7), sono localizzati alla base delle infiorescenze maschili e protetti da un involucro verde destina nuti in numero di (1) 2-3 (5) per riccio, hanno peri-carpo liscio e coriaceo, biancastro da immaturo poi bruno-scuro, omogeneo o striato, ornato alla base da un’ampia cicatrice (ilo) e all’apice da una torcia, costituita dai residui del perianzio e degli stili disseccati.

I cotiledoni, di colore bianco-avorio, sono protetti da una sottile pellicola membranacea. La fecondazione è entomofila e la germinazione ipogea. Fiorisce in giugno.

Castagno

L’areale primario del Castagno è di difficile ricostruzione perché con la coltivazione di antichissima data questo albero prezioso è stato diffuso come pianta agraria e forestale in moltissimi paesi.

La sua area colturale è oggi vastissima e in Europa si estende a tutti i paesi mediterranei dalla Crimea alla Penisola Iberica, nonché a numerosi altri paesi extra-europei. In Italia vive tra 200 e 1000 m sulle Alpi e negli Appennini, e raggiunge i 1500 m sull’Etna.

Specie eliofila e ossifila, il Castagno rifugge dai climi continentali e trova le condizioni per il suo miglior sviluppo nei terreni acidi o almeno neutri; vive nell’orizzonte climaxico delle latifoglie eliofile, ove forma boschi puri (castagneti) o misti, di alto fusto e cedui (paline).

Il legno del Castagno, ad alburno bianco-giallastro e durame bruno, è semiduro, di lunga durata e come tale è ricercato per opera (travature e tavolame), per la fabbricazione dei mobili, per farne doghe per botti, pali per viti e anche per sfogliati e tranciati per impiallacciatura.

Nell’industria cartaria utilizzabile per la produzione di cellulosa al solfato. Modesto è invece il valore come combustibile perché brucia male con poca fiamma e molta cenere. Il legno e la corteccia sono ricchi in tannino, prima d’ora usati per la produzione degli estratti tannici.

Le castagne sono commestibili e hanno costituito per il passato una importante base di alimentazione per le popolazioni montane. Tra le specie esotiche hanno rivestito qualche interesse la C. crenata del Giappone, perché presunta resistente al mal dell’inchiostro (Phytophthora cambizxora) e la C. mollissima della Cina, quale presunta resistente al cancro della corteccia (Endothia parasitica).