BATTERI

I batteri appartengono alla famiglia o gruppo di organismi procarioti, facenti parte del regno delle monere e sono costituiti da un’unica cellula racchiusa in una membrana plasmatica che per la gran parte degli eubatteri, si presenta con parete rigida e di svariate forme: forma sferoidale, forma a vibrone o forma a virgola, forma spiraliforme o a spirillo, e nel caso dei batteri fitopatogeni, a forma di bastoncino; la lunghezza di una cellula batterica si misura in micrometri (1 micrometro è pari a 1/1000 mm) e solitamente la cellula batterica  misura da 1-10 micrometri. Si deve la loro scoperta a Van Leeuwenhoek nel 1675 e si pensa che i primi organismi viventi che sono comparsi sul nostro pianeta siano i batteri e forse i soli che non hanno subito radicali trasformazioni. I batteri sono presenti in ogni ambiente che ci circonda, dall’aria, alla terra, all’acqua, nelle sorgenti calde e nelle sorgenti termali che sboccano nel più profondo oceano, inoltre i batteri li troviamo anche nel ghiaccio.

Alcune specie si insediano formando un’interdipendenza con altri organismi per esempio nelle cellule delle piante; altri batteri invece, si moltiplicano sugli alimenti.

CAUSE DI PROPALAZIONE DI BATTERI FITOPATOGENI

L’utilizzo di sementi non controllate e certificate è una delle cause di maggiore diffusione dei batteri fitopatogeni i quali si insediano nelle sementi in modo asintomatico rendendo l’uomo un inconsapevole complice dell’infestazione. Tramite la contaminazione dei semi, i batteri possono contaminare in modo superficiale o, più frequentemente, penetrare in profondità, nei cotiledoni, nel tegumento, nell’endosperma e meno frequentemente, nell’embrione. Per questo gli esperti si servono della pastorizzazione dato che i batteri non resistono alle alte temperature.

Altri complici dello sviluppo e della diffusione di batteri fitopatogeni sono gli agenti atmosferici come vento e pioggia, grandine e gelo; i batteri da soli, non sviluppano alcuna azione attiva per penetrare le pareti lignificate o cutinizzate, ma superano in modo passivo le barriere laddove vi sono interruzioni, microferite naturali o artificiali e generalmente in condizioni di eccessi d’acqua, condizioni che si verificano durante le prime ore del mattino in presenza di rugiada o durante la stagione vegetativa associata al calore e umidità del terreno: le gocce cadono e si frangono contro le sorgenti di inoculo portando in sospensione i batteri nella forma di  vapori infetti che il vento poi, trasporta da una pianta all’altra fino a una distanza di 1000 metri. I batteri così si diffondono penetrando attraverso le tracce delle foglie, dentro il parenchima sotto la cicatrice lasciata dalla foglia caduta, penetrano dalle macroferite e microferite, dai tumori corticali, stigmi, lenticelle, stomi.

Il vento inoltre contribuisce a sollevare e trasportare particelle di polveri infette da batteri, durante la trebbiatura o altri procedimenti di lavorazione colturale.

L’uso di concimi che contengono minerali piuttosto che calcio sono un altro fattore che aumenta la capacità di crescita del batterio fitopatogeno.

Anche gli animali, uccelli, insetti, api, mosche e coleotteri, svolgono un ruolo di interazione: nutrendosi dalle piante malate, contaminano il loro apparato boccale, appendici e arti; alcuni batteri rimangono nell’intestino o nell’apparato digerente così che vengono facilmente trasportati da una pianta ad un’altra o nel caso di uccelli migratori disseminati in vaste zone. L’uomo stesso spesso agisce da vettore: mani sporche contaminate da batteri e attrezzi da lavoro infetti, e in modo più esteso con semi, organi di propagazione vegetativa, astoni e portainnesti.

I danni causati alle piante dai circa 250 batteri sono: malformazioni, avvizzimento, marciume molle, necrosi e tumori.

METODI DI LOTTA

La lotta contro i batteri fitopatogeni è perlopiù preventiva ed è basata su metodi chimici, colturali, ma anche a carattere legislativo:

  • metodi legislativi: sono prescritte misure atte a proteggere dall’introduzione e diffusione di organismi nocivi ( batteri fitopatogeni denominati anche “batteri da quarantena” e i “batteri fitopdi qualità”) per vegetali e loro prodotti in tutta la Comunità Europea ( vedi Decreto Legislativo n. 214 del 19 Agosto 2005, per l’Italia: direttiva 2000/29/CE del consiglio 8 Maggio 2000 e sue modifiche).
  • metodi colturali: richiedono caratteristiche e procedure per la prevenzione come qualità del terreno (equilibrato), sterilizzazione del terreno (metodo che prevede l’uso di vapore ma usato esclusivamente da professionisti, concime equilibrato, sterilizzazione degli attrezzi (metodo, che prevede l’uso di candeggina e formalina), scelta mirata a spezie particolarmente resistenti.
  • metodi chimici: gli interventi chimici devono essere fatti sempre in conformità alle indicazioni dei Servizi Fitosanitari Regionali. L’esclusiva lotta chimica contro i batteri fitopatogeni non garantisce il completo successo se non in regime di lotta integrata necessaria per il numero esiguo di sostanze organiche e principi attivi antibatterici in commercio, in grado di distruggere i batteri fitopatogeni. La farmacopea agricola dispone solo di prodotti a base di rame e pochi induttori di resistenza, i prodotti rameici infatti non sono in grado di distruggere i batteri ma solo di neutralizzarli per un periodo di non oltre 10 giorni. Questa carenza di sostanze battericidi è dovuta al divieto in Italia dell’uso degli antibiotici in quanto, la maggior parte d’essi risulta tossica per alcune piante ma anche e soprattutto perché, l’uso di antibiotici su vasta scala può causare la formazione di batteri fitopatogeni resistenti.
  • trattamenti termici: questi metodi includono l’uso di acqua calda, vapore, e aria calda, e portano inevitabilmente alla perdita di materiale vegetale. Possono essere usati per la disinfezione di talee e semi: un periodo di 10 minuti ad una temperatura di 50°C i batteri fitopatogeni non sono sporigeni ed è un periodo sufficiente per eliminare le cellule vegetative. Questi trattamenti devono essere regolati a seconda della termosensibilità della pianta che ospita i batteri fitopatogeni.

MALATTIE BATTERICHE

CROWN GALL (o TUMORE RADICALE)

E’ un batterio che colpisce molte piante tra cui le rosacee, la vite, il noce, il castagno, gli agrumi e altre piante erbacee. Non colpisce i vegetali della famiglia delle graminacee. Il batterio che causa questa malattia, l’Agrobacterium tumefaciens, generalmente  infetta la pianta penetrando attraverso le ferite, penetrato,inizia a sviluppare due proteine le quali facilitano la sua moltiplicazione dando origine così ai rigonfiamenti ed a escrescenze biancastre situate sul colletto che via via anneriscono e marciscono. In questa ultima fase,  la morte della pianta ospite avviene in poco tempo.

Strumenti di lotta e difesa genetica. Gli strumenti e le tecniche sono perlopiù colturali e di prevenzione:

  • scegliere con attenzione piante prive di ferite e sane
  • operare in modo continuo la rotazione delle colture
  • trattandosi della comparsa di infestazioni limitate è possibile eliminare dopo una raschiatura radicale del tumore stendere sulla parte una soluzione lievemente alcolica
  • togliere e distruggere le piante già infette

Inoltre per mantenere il controllo sulla diffusione della malattia è indispensabile il controllo e la lotta contro i responsabili del contagio: larve di elateride, di maggiolino e dei nematodi.

Contro il tumore radicale i ricercatori sono intervenuti sul corredo genetico delle piante, inducendole a produrre molecole di RNA in grado di impedire ai geni della malattia di produrre proteine e di moltiplicarsi. Queste molecole di difesa potrebbero impedire la diffusione della malattia solo in aree dove sono presenti, ma non sono in grado di impedire la diffusione in aree dove l’infestazione è già in atto per la limitata possibilità che questo gene si possa diffondere in quanto, le modifiche genetiche riportate, riguardano solo la parte delle radici.

AVVIZZIMENTO BATTERICO ( O MARCIUME BRUNO)

Trattasi di una grave batteriosi causata da Rastonia solanacearum che generalmente attacca le piante di patata, ma può attaccare anche altre solanacee come pomodori, peperoni e melanzane e, può mettere in grave pericolo sia le colture protette che quelle da campo.

La trasmissione di questo pericoloso batterio può venire da tuberi-seme già infetti, dal terreno nel quale il batterio può resistere anche per diverso tempo e da acqua di irrigazione, da acqua contaminata portata da terreno contaminato, da vegetazione spontanea infetta, dai nematodi e può penetrare dalle ferite della pianta. Alto tasso di umidità e temperature miti sono le caratteristiche ambientali che favoriscono lo sviluppo di questa malattia, i paesi tropicali sono infatti i paesi di origine del batterio responsabile della malattia, ma dal 1989 è comparso in paesi come il Belgio dove il clima è più freddo, poi in Olanda, Inghilterra e infine dal 1995 fa la sua comparsa anche in Italia.

Sintomatologia. Avvizzimento della pianta nella parte apicale persistente anche durante le ore più fresche e umide (da non confondere con lo stress da mancanza d’acqua), formazione di macchie scure sulle foglie e imbrunimenti sull’anello vascolare dei tuberi e emissione di liquido batterico, sugli stessi, ma esternamente, comparsa di macchie molli scure. Il pericolo maggiore è rappresentato dall’infezione latente che non presenta i sintomi evidenti della presenza del batterio.

Salvaguardia e strumenti di lotta. Ciò che rende ancor più pericolosa questa malattia batterica è la mancanza di strumenti in ambito chimico e biologico che la possano tenere sotto controllo, pertanto gli strumenti di prevenzione sono i soli mezzi per limitare i danni dell’avvizzimento batterico, la lotta consiste principalmente nel rispettare alcune regole:

  • Acquistare solo piante o tuberi-seme sani, ossia, accompagnati da certificato ufficiale seguito da  passaporto della pianta per verificarne la provenienza.
  • Evitare il taglio dei tuberi-seme.
  • Evitare di riutilizzare a livello industriale dei tuberi-seme specialmente di patate di produzione di annate precedenti.
  • Distruzione delle piante danneggiate
  • Disinfezione degli attrezzi
  • Disinfezione dei mezzi di trasporto
  • Disinfezione di contenitori e bancali e locali dove vengono conservati patate o altre solanacee
  • Disinfezione e sterilizzazione del terreno.

Sulle partite di solanacee, sulle patate in modo specifico, deve essere presente il contrassegno riportante il numero di iscrizione al RUP (Registro Ufficiale dei Produttori).

COLPO DI FUOCO BATTERICO DELLE POMACEE

Erwinia amylovora è il nome del batterio responsabile di questa malattia delle rosacee di elevata epidemicità che colpisce uno svariato numero di piante sia da frutto, ornamentali e spontanee; ne citiamo alcune: melo, cotogno, pero, biancospino, nespolo, sorbo, fotinia e altre ancora.

La lotta contro questa batteriosi è regolata da una Legge UE che prevede l’obbligo di lotta e chiede il coinvolgimento di ognuno nel rispettare le normative comunitarie e internazionali per il controllo di questa terribile malattia principalmente nel segnalare senza indugio al Servizio Fitosanitario regionale la presenza di questo batterio o anche solo il sospetto di infezione da colpo di fuoco batterico.

Il contagio della pianta avviene generalmente attraverso le aperture naturali e  ferite provocate da potature e grandine e in modo particolare durante la fioritura. Quando è penetrato, il batterio inizia a moltiplicarsi e successivamente si manifesta esternamente in forma di essudato batterico provocando ulteriori infezioni secondarie. In questa ultima fase il contagio di altre piante avviene sempre a mezzo di agenti atmosferici, pioggia e vento, uccelli ed insetti e anche da operatori e attrezzi infetti.

Sintomatologia. I sintomi si manifestano sempre durante la stagione vegetativa, nei mesi di maggio e giugno quando la pianta è nel periodo di massima attività. Tutte le parti aeree della pianta, fiori, germogli e foglie pur restando ancora attaccati alla pianta, avvizziscono e iniziano a prendere un colore bruno e si ricoprono di un liquido chiaro e lattiginoso l’essudato batterico. Questo annerimento delle parti aeree è simile a una bruciatura provocata da una fiamma, questo spiega il nome dato alla malattia: Colpo di Fuoco. Progressivamente la malattia raggiunge e intacca i rami e via via prosegue verso la base della pianta.

Interventi preventivi e strumenti di lotta. Gli antibiotici sono gli unici in grado di curare le piante dal colpo di fuoco batterico, ma come abbiamo detto in precedenza il loro uso è vietato in agricoltura. Quindi, anche per il colpo di fuoco batterico, la lotta consiste perlopiù nel controllo e prevenzione con trattamenti fungicidi tipo poltiglia bordolese o batteriostatici come i sali di rame, inoltre:

  • Evitare la frequenza di potature verdi
  • Evitare terreni eccessivamente umidi
  • Eseguire una costante e attenta pulizia potando le parti infette e bruciandole così come le piante molto danneggiate vanno tolte e completamente bruciate.
  • Segnalare immediatamente al Servizio regionale fitosanitario della presenza, anche sospetta della presenza del batterio.

MARCIUME BATTERICO DEI BULBI (MARCIUME MOLLE)

I  batteri che causano questa malattia sono: erwinia carotovora, erwinia chrysanthemi.

Le piante o bulbi soggetti a questa malattia sono: piante ornamentali, liliacee, mais, girasole, aglio, cavolfiore, carciofo, cipolla, cucurbitacee, finocchio, peperone, zucchino, sedano.

I batteri penetrano attraverso lesioni e ferite o in seguito all’attacco di altri agenti patogeni; sono favoriti da climi caldo-umidi, e attaccano le piante in ogni fase fenologica.

Sintomatologia. I sintomi iniziano dall’interno dei bulbi dove il batterio disintegra i tessuti, che diventano spugnosi e marciscono, esternamente, nei punti di unione dei piccioli con i lembi, si vedono comparire delle necrosi brune, l’ingiallimento delle foglie e gli steli che si staccano.

Lotta. I rimedi sono di tipo preventivo e agronomico:

  • I bulbi devono essere perfettamente asciutti per la conservazione.
  • Gli ambienti di conservazione devono mantenere un adeguato controllo della temperatura e dell’umidità
  • Controllare preventivamente le condizioni dei bulbi eliminando quelli già colpiti o che presentano ferite o lesioni.
  • Anche nell’ambito colturale è necessario mantenere un ambiente a bassa percentuale di umidità
  • Correzione del drenaggio del terreno
  • Effettuare un’irrigazione per scorrimento evitando quella per aspersione
  • Eseguire delle lunghe rotazioni nelle colture