Zeuzera pyrina

Sono insetti polifagi, attaccano aceri, olmi, platani, querce, faggi, piante da frutta e ornamentali.

Sia maschi che femmine hanno il corpo di colore bianco, il torace è caratterizzato da 6 macchie blu metallico, macchie più piccole e numerose di colore nero sulle ali, mentre l’addome è caratterizzato da anelli bianchi e blu. Le femmine hanno un’apertura alare più ampia, dai 60-70mm nei maschi è di 50-55mm; le larve sono lunghe dai 50mm ai 60mm quando raggiungono la maturazione completa, questi bruchi hanno il capo, il pronoto, le zampe, tubercoli poliferi  di colore nero  mentre il corpo è di colore giallo con delle macchioline nere.

La zeuzera ha un ciclo vitale che varia da uno a due anni, a seconda del clima, e uno sfarfallamento più lungo:  la femmina depone le uova nella stagione estiva, dentro gallerie già scavate precedentemente o nelle screpolature della corteccia o anche nel terreno. Dopo una o due settimane le uova si schiudono e le larve iniziano a salire verso i rami più alti e più teneri scavando all’interno una galleria rettilinea, fino ad arrivare alle gemme,  si spostano continuamente anche verso i rami più vecchi, entrano ed escono dalle gallerie fino all’arrivo dell’inverno quando rientrano nella cavità e rallentano la loro l’attività trofica. La metamorfosi in crisalide generalmente avviene in primavera, nel caso di ciclo biennale, dopo aver trascorso un secondo inverno all’interno della galleria, e dopo circa 30-40 giorni, a fine maggio inizia lo sfarfallamento, mentre per il ciclo annuale, sempre dopo circa un mese, 40 giorni, di incrisalimento,  in estate ha inizio lo sfarfallamento.

I danni maggiori sono provocati dalle larve e si riconoscono dalla presenza degli escrementi e rosura di colore rossastro in prossimità delle entrate delle gallerie che generalmente si trovano alla base delle gemme e delle foglie e alle biforcazioni dei rami più alti.

Gli strumenti di lotta sono prevalentemente mirati all’eliminazione delle larve: un metodo è quello di introdurre un filo di ferro nelle gallerie uccidendo la larva oppure, iniettando direttamente nel foro, un insetticida sigillando successivamente il foro con dello stucco.

Un ulteriore metodo biotecnico consiste nel monitoraggio della popolazione di questo parassita, intervenendo sui maschi durante il lungo periodo di sfarfallamento con l’impiego di trappole chemiotropiche, poste nella parte alta delle piante, attivate con il feromone sessuale che appunto agisce sui maschi.

La lotta chimica  consiste in trattamenti insetticidi a base di fosforganici che eliminano le larve per contatto e per ingestione quando sono all’interno dei germogli. Questi trattamenti devono essere usati solo in caso di infestazioni gravi e allo stadio iniziale quando le larve sono ancora ferme ai germogli e preferibilmente vanno trattati vivai o nuovi impianti in quanto questi prodotti possono avere una elevata tossicità con un ampio spettro di azione.