I nostri servizi:

1) Valutazione della stabilita’ degli alberi del vostro giardino;

2) Potature di grandi piante ornamentali e castagneti;

3) Abbattimenti in caduta controllata nel rispetto dell’ambiente circostante;

4) Asportazione ed eliminazione nidi di processionaria;

5) Preventivi di potature e/o abbattimenti con tecniche di arrampicata o con metodi tradizionali;

6) Progettazione di restauro del vostro giardino.

Potature

Il taglio dei rami di un albero, regola la massa fogliare e previene rotture di rami con difetti strutturali. Attraverso la riduzione della chioma e la rimozione di parti secche in quota la potatura svolge una azione di sostegno all’albero: favorisce la ripresa dello sviluppo e la relativa formazione di nuovo legno nei suoi punti più deboli, evita importanti lesioni all’albero, come le rotture di branche, e garantisce la necessaria messa in sicurezza della pianta a tutela dell’incolumità delle persone.

Il tree-climbing è una innovativa tecnica per la cura degli alberi che consente di superare gli ostacoli delle tradizionali tecniche che per potare l’albero impiegano unicamente autoscale e piattaforme. Il vantaggio consiste nell’evitare che l’ingombro ed il peso di tali attrezzature danneggino i rami, l’apparato radicale e compattino oltremodo il terreno.

Tecniche di lavoro Controllo/ispezione pre-arrampicata

Molta attenzione va posta nell’esame della “struttura pianta” sulla quale si andrà a lavorare. Un esame di pochi minuti potrà risparmiarci grosse perdite di tempo o grossi problemi in seguito. La qualità del legno varia ovviamente da essenza a essenza, ma esistono dei chiari segnali indicatori di eventuali difetti che ne riducono la resistenza ai carichi che andremo ad applicare.

Per prima cosa ispezioniamo la pianta alla ricerca di rami spezzati sospesi che rappresenterebbero già di per se un pericolo diretto. Se ve ne sono si potrà forse scegliere una via di salita al sicuro da un’eventuale loro caduta. Ricercheremo quindi altri “segnali”, quali rami secchi in parti della chioma, cavità prodottesi in seguito a ferite od a grossi tagli, presenza di corpi fruttiferi di funghi agenti di carie del legno, cortecce incluse che indeboliscono l’inserzione dei rami. Bisogna fare attenzione alla presenza di edere od altri rampicanti, perché anche se nel nostro paese non ne esistono di velenose al contatto, queste potranno precluderci un attento esame dei segnali sopra descritti. Non ultimo, individuare l’eventuale presenza di nidi di vespe o calabroni, che se scoperti all’ultimo momento durante il lavoro possono essere fonte di grosso pericolo.

Attenzione alla presenza di nidi di processionarie o simili. Valutare inoltre la pianta nel suo complesso, vedere se ha subito delle pesanti potature o dei capitozzi, che avranno molto probabilmente innescato dei processi degenerativi dei tessuti legnosi, ed avranno generato rami mal inseriti tra di loro o sul fusto, a causa dell’assenza del collare che normalmente cinge il ramo al suo punto di origine.

Per ultimo, una pianificazione del lavoro e della scelta delle vie di risalita e di discesa farà risparmiare tempo e fatica.

La salita

Controllato il materiale e la pianta, ci appresteremo a salire su di essa per il lavoro. Anche se è possibile a volte risalire direttamente in arrampicata utilizzando i rami, con il metodo detto in progressione quest’ultimo e’ raramente utilizzato su piante di grandi dimensioni perché troppo lungo e dispendioso dal punto di vista energetico o semplicemente perché impossibile. Si potrà utilizzare questo metodo quando sarà necessario risalire per alcuni metri una volte raggiunta la parte alta della chioma. In questo caso, come in qualunque altro momento del lavoro, il climber dovrà sempre mantenere almeno un punto di contatto con la pianta. Questo punto di contatto sarà rappresentato alternativamente da una longe e dal capo della corda, oppure da due longe.

Il metodo normalmente utilizzato per una risalita veloce e relativamente poco faticosa, consiste nel posizionamento della corda nella chioma attraverso il lancio di un sacchetto con sagola attaccata. Questo può avvenire manualmente oppure con l’ausilio di una grossa fionda.

Posizionata la corda su di una forcella che abbiamo scelto e che valutiamo strutturalmente sicura, possiamo salire. La salita verrà eseguita con il metodo denominato foot-lock (chiudere con i piedi) e il metodo di auto-assicurazione avverrà con nodo prussik o bloccante meccanico adatto. Nel caso in cui, per motivi di distanza o di poca visibilità, il punto di rinvio della corda non sia chiaramente affidabile e’ sempre auspicabile o posizionare la stessa in un punto piu’ accessibile o risalire dal basso come detto nel punto salita in progressione in modo da controllare da vicino i vari punti di ancoraggio.

Scelta e posizionamento dell’ancoraggio

Un capo della corda ( EN 1891) generalmente provvisto di asola preformata verrà fatto passare su di una forcella strutturalmente sicura e sarà legato all’anello centrale dell’imbragatura (EN 358). Sempre da questo punto centrale partirà uno spezzone di corda dello stesso diametro (EN 1891), con il quale creerò un nodo bellunese o Blake knot che bloccherà l’altra parte della corda che esce dalla forcella. Lo scorrimento ed il bloccaggio del nodo permetterà il movimento del climber.

In alternativa a questo nodo ve ne sono altri quali: marchand trecciato e semplice,prussik,distell.

Per evitare danni alla corteccia del ramo ed alla corda, si posiziona sul ramo la “falsa forcella” detta anche “salva cambio” EN 795 formata da una fettuccia di posizionamento con due moschettoni o anelli adatti all’uso. In questo caso lo scorrimento della corda avverrà nei due moschettoni o nei due anelli.

La scelta del punto di ancoraggio non è solo determinata da fattori di sicurezza, ovviamente primari, ma anche da una pianificazione del lavoro.Si sceglierà quindi un ancoraggio che risulti centrale per ciò che si deve eseguire e che faciliti il lavoro.

Normalmente, fatta eccezione per piante di dimensioni monumentali, il punto di ancoraggio iniziale, se ben scelto non viene in seguito spostato.

Il lavoro e la discesa

Avendo a questo punto scelto il punto di ancoraggio e pianificato il lavoro , ci si inizierà a muovere all’interno della chioma per raggiungere i punti dove intendiamo operare. I movimenti di lavoro avverranno con le tecniche sopra descritte.

La sicurezza è rappresentata dal fatto che la corda di lavoro deve sempre rimanere in tensione, scaricando così il peso dell’operatore sul punto di ancoraggio e non su di altri punti della “struttura albero” che potrebbero rompersi e causare cadute o pendoli imprevisti.

Il rischio maggiore durante il lavoro in pianta, è rappresentato non tanto dalle cadute che dovrebbero essere impossibili, considerato l’ancoraggio della corda sempre più alto dell’operatore, bensì dai “pendoli”. Il pendolo avviene ovviamente quando il punto di ancoraggio della corda non è situato esattamente sulla verticale del climber. Per evitare pendoli durante la fase di lavoro, il climber sarà vincolato all’albero non solo dalla corda di sicurezza sempre presente, ma anche contemporaneamente da una “longe” o cordino di posizionamento EN 354.

In particolari occasioni, su particolari strutture, si potrà utilizzare il capo libero della corda normalmente penzolante fino a terra, come seconda corda di lavoro. Il climber in questo caso sarà vincolato a due corde anche durante il movimento, ed avrà maggiori possibilità di movimento scaricando il suo peso alternativamente su di una corda , sull’altra o su entrambi. Tale metodica viene denominata “doppia via”. Terminata la fase di lavoro, l’operatore potrà scendere a terra con il metodo usato per le movimentazioni precedenti. Fare sempre attenzione che la corda di discesa permetta con la sua lunghezza di arrivare fino a terra, in caso contrario o anche solo di dubbio, è necessario fare un nodo di sicurezza alla sua estremità.

Il recupero della falsa forcella o fascia ad anelli, posizionata nella cima dell’albero, avverrà tirando la corda di lavoro che in essa passa, avendo avuto l’accortezza di fare un nodo ad una estremità. Tale nodo passerà nell’anello grande o nel moschettone largo della fascia, ma rimarrà bloccato in quello più piccolo permettendone il recupero. Se durante questa operazione si avrà cura di legare la sagola utilizzata per il lancio all’estremità asolata della corda, si eviteranno rischiosi urti ai moschettoni o agli anelli componenti la ” falsa forcella”.

Analisi Fitosanitarie

Eseguiamo analisi e diagnosi sulla stabilità delle piante con il metodi VTA. Indagini fitopatologiche su alberi, arbusti e tappeto erboso; e messa a punto di corrette tecniche di lotta alle fisiopatie. Individuazione di appropriate tecniche di potatura e messa in sicurezza degli alberi ed elaborazione dei relativi capitolati. Tanti agenti patogeni negli alberi quali insetti, batteri e soprattutto, funghi, sono responsabili della decomposizione del legno.

La reazione dell’albero attaccato ha come conseguenza delle manifestazioni esterne, per cui sarà indispensabile valutare i danni provocati da una infezione micotica per definire la sua stabilità.

I sintomi più classici per giudicare la situazione statica di un albero sono: mancanza del legno di compensazione, cavità, corteccia necrotica e morta, fessurazioni aperti, costolature, fenditure e solchi assiali e, soprattutto, la presenza di corpi fruttiferi dei funghi. Conoscendo i funghi principali che attaccano la pianta arborea si può valutare la sua strategia ed efficienza.

La miglior potatura….é quella che non si vede. Quando ci si accinge a potare un albero, non si deve pensare di cambiarlo drasticamente, ma si deve rispettarne la forma e le dimensioni. L’intervento deve quindi adeguarsi alla struttura della pianta, che deve essere alleggerita del superfluo, leggermente contenuta e rinforzata cosicché la luce possa raggiungerla in ogni suo punto. Se l’intervento è correttamente eseguito ed orientato al bene futuro della pianta, allora il passante occasionale, che non ha mai visto prima quell’albero, non si accorge neppure che é stato potato.

Il valore di un albero

Al di là del fatto che l’albero é un essere vivente e come tale deve essere rispettato, occorre essere consapevoli del suo enorme pregio e del suo peculiare valore estetico. Come chi possiede un mobile prestigioso non usa inciderlo con una punta metallica lasciandogli segni indelebili che ne abbattono il valore e ne rovinano l’estetica, chi possiede un albero non deve offenderlo con potature improprie e capitozzature inadeguate.

Costi della potatura

Si potrebbe pensare che una potatura drastica, veloce e poco precisa sia più economica rispetto ad una potatura più curata ed anche più consona, che richiede più tempo. Invece, in generale, non è così. La potatura drastica, infatti, produce molta più legna da asportare rispetto alla potatura curata. Il risparmio ottenuto sul costo del potatore viene quindi annullato dal maggior costo della raccolta e dello smaltimento della legna prodotta, attività che, tra l’altro, impegna non una sola persona ma una squadra di lavoro dotata di mezzi adeguati.

Molte volte noi possiamo offrire allo stesso prezzo i due tipi di potatura e lasciare così al cliente la scelta che ritiene più consona alla sua pianta. Una potatura drastica, inoltre, indebolisce la pianta, poiché favorisce l’inserzione di rami che, negli anni, si ingrossano e costituiscono un costante rischio di caduta, obbligando ad interventi analogamente severi ogni 4 anni circa.

Una pianta sempre ben potata, invece, richiede solo piccoli interventi correttivi e più dilazionati nel tempo. Si pensi ai bonsai come forma obbligata estrema: il bonsaista non aspetta 10-15 anni prima di intervenire sull’albero per trasformarlo, praticando enormi tagli, come lui vuole, ma inizia da subito ad allevarlo costringendone la forma secondo le sue esigenze senza peraltro provocare seri danni alla sua pianta. Alla luce di queste considerazioni, la scelta del tipo di potatura per la vostra pianta non dovrebbe lasciarvi alcun dubbio.

La pianta giusta al posto giusto

Quando si deve ricorrere all’abbattimento di un albero, é necessario richiedere un’autorizzazione al Comune di residenza. L’autorizzazione non è invece necessaria quando si pianta un albero. Eppure, la maggioranza degli abbattimenti che ci vengono richiesti non è conseguenza di morte della pianta, ma del suo esagerato ingombro “adesso che é cresciuta”. Il primo motivo per cui oggi si abbatte una pianta è perché, vent’anni fa, si è sbagliato a piantarla lì, dove si trova adesso. E allora, quando oggi decidete di piantare un albero, pensate bene alle dimensioni che raggiungerà da adulto ed ai problemi che potrà generare in relazione al luogo nel quale lo piantate.

Se oggi vent’anni vi sembrano tanti, ricordatevi che il tempo scorre comunque, e a volte anche troppo in fretta!!!

Potatore di professione e potatore professionale

Per imbracciare una motosega non occorre una gran testa, così come per rovinare un albero. Molte persone, spinte solo dalla idea di fare soldi in modo rapido e poco impegnativo, si affacciano su questo mercato con troppa superficialità e senza la consapevolezza che preparazione ed esperienza sono attributi essenziali per esercitare correttamente una professione.

Il potatore professionale, oltre a possedere una tecnica, crede anche che la pianta debba essere rispettata nel farle seguire i nostri desideri. Diffidate da chi rende le cose troppo facili e vi consiglia grossi tagli “perché così la pianta si rinforza”: non é professionale !!

Perché non eseguire potature severe e capitozzature

Le potature severe e le capitozzature prevedono tagli di grosse dimensioni (quindi sui rami principali) ed eliminazione drastica della cima. Questo genere di intervento è dannoso perché con esso si va a togliere, improvvisamente, la maggior parte della foglie attraverso le quali la pianta si nutre (essa infatti,diversamente da come comunemente si pensa, non si nutre attraverso le radici) e si induce l’albero a produrne di nuove ed in breve tempo, dando fondo alle riserve accumulate negli anni precedenti e subendo, in ultima analisi, uno stress nutrizionale. A questo si aggiunge uno stress da insolazione del tronco della pianta fino ad allora protetta, proprio dalla sua chioma, dal bombardamento dei raggi ultravioletti.

La produzione di numerosi rami non deve trarre in inganno: essi non sono segno di vigoria, ma del dispendio energetico delle riserve che la pianta è costretta a mettere in atto per cercare di correre ai ripari per le sue carenze nutrizionali e di schermo solare, nonché di riequilibrio con la chioma ipogea: le radici. Inoltre, tagli di grosse dimensioni non sono facilmente rimarginabili e i patogeni, causa del marciume del legno, arrivano prima che l’albero possa fermarli con le proprie barriere chimiche: il marciume quindi raggiunge anche rami di ancor più grosse dimensioni o addirittura il tronco, rendendo l’intera struttura instabile e pericolosa.

Infine, un albero drasticamente potato perde valore ed é esteticamente brutto. Allora, quando potare…..? E’ necessario sicuramente intervenire se l’albero ha subito danni, ad esempio di origine atmosferica. Ma lo è anche per le giovani piante, per dare loro una forma corretta ed una struttura forte, sempre eseguendo tagli di piccolissime dimensioni e sfruttando il materiale già presente sulla pianta, senza indurre produzioni di nuovi rami non prevedibili

La potatura è importantissima, perché condiziona tutta la vita della pianta, il suo dimensionamento rispetto alle vostre esigenze e il tipo di intervento di potatura da praticare in futuro. Inoltre, la potatura deve essere eseguita periodicamente su piante adulte per ripulirle dai rami secchi o da quelli attaccati dai patogeni causa di marciume. Infine, quando potiamo la pianta non per lei ma per le nostre esigenze, ricordiamoci di farlo prima che l’albero sia sopra dimensionato: da quando esso ha raggiunto la dimensione a noi gradita in poi, dovremo sempre contenerlo con tagli leggeri e diradarne la chioma eliminando i rametti più deboli. La potatura si dovrebbe eseguire preferibilmente in inverno, anche se ogni stagione è buona; da evitare sono essenzialmente la primavera alla schiusura delle gemme e formazione dei nuovi rametti e l’autunno, nel periodo di perdita delle foglie.