I tarli nemici del legno

Le cornici, le travi del tetto, gli stipiti delle porte, i mobili ed i pavimenti a parquet possono essere seriamente danneggiati da una serie di insetti comunemente chiamati “tarli del legno”. Di rado si riesce a scorgere l’insetto responsabile, ma la sua presenza è indicata dalla comparsa di piccoli fori rotondi sui manufatti lignei e da una fine segatura (rosume), che cade dalle gallerie scavate dentro il legno.

Il rosume permette di diagnosticare l’infestazione, il tipo di attacco e a volte anche la specie responsabile dell’infestazione. Può essere composto da frammenti grossolani e distinguibili tra loro, cosa che indica uno scavo effettuato per creare un rifugio, mentre quando il rosume assomiglia ad una segatura fine e farinosa, a volte ammassata a pallottole, indica che il materiale legnoso è passato attraverso l’apparato digerente dell’infestante. È più facile accorgesi della segatura nei periodi in cui non si effettuano pulizie giornaliere, perché in questo modo si permette l’accumulo del rosume vicino ai mobili colpiti.

Innanzitutto occorre verificare se l’infestazione è ancora attiva o se si tratta di un problema ormai risolto. Colorando di scuro una parte del legno infestato si noteranno i nuovi fori perché appariranno chiari. Oppure si possono fotografare parti del mobile e mettere a confronto le immagini nel tempo.

Particolarmente a rischio sono gli oggetti lignei che si trovano in zone umide: la presenza di funghi del legname favorisce l’attacco dei tarli, sotto il cui nome generico sono incluse numerose specie di insetti silofagi (mangiatori del legno). Alcuni si sviluppano a spese di piante vive, dentro cui scavano gallerie nei vasi che trasportano la linfa (floema), altri si sviluppano invece su piante morte o sul legname lavorato. Alcuni preferiscono le parti dure delle piante, altri quelle più tenere, alcuni privilegiano il legno stagionato, altri il legno recente, alcuni si limitano scavare lunghe gallerie da cui fuoriescono quando raggiungono lo stadio adulto, altri, invece, divorano completamente l’oggetto ligneo riducendolo in polvere.

Alcuni legni sono particolarmente presi d’assalto, altri (ad esempio il legno di pino marittimo) non vengono graditi dai tarli.

LE SPECIE PIÙ COMUNI E PIÙ TEMIBILI IN ITALIA

Anobidi

I più frequenti nelle abitazioni sono alcune specie di piccoli coleotteri, delle dimensioni di 2-9 mm, appartenenti alla famiglia degli Anobidi, insetti di forma cilindrica e ricoperti di fini setole, che sporchi della segatura da loro stessi prodotta, appaiono impolverati.

Tra le specie più diffuse ci sono Anobium punctatum, Nicobium hirtum, Nicobium castaneum, Oligomerus ptilinoides, Xestobium rutovillosum, ogni specie con caratteristiche del tutto particolari.

Anobium punctatum è un insetto lungo dai 3 ai 5 mm, di colore bruno; le larve si sviluppano in 1-2 anni, l’adulto si vede raramente, perché vive solo 20-30 giorni dopo l’uscita dal legno, attraverso un foro rotondo di pochi mm di diametro (1-1,5 mm), che si verifica in giugno-agosto.

Ogni femmina produce 20-40 uova, che inserisce nelle piccolissime fessure e negli anfratti del legno, nelle venature e negli incastri dei mobili e delle strutture; risultano quindi salvi quei manufatti composti da legno lucidato con resine o vernici, mentre vengono attaccati i manufatti di legno ben stagionato, i vecchi mobili, le travi di sostegno, le suppellettili nelle chiese, le statue, i libri antichi, le opere d’arte raccolte nei musei; si può trovare in molti tipi di legno, quali abete, pino, pioppo, noce, acero, tiglio, pero e melo.

Le larve hanno mandibole robuste con cui scavano lunghe gallerie che hanno un andamento tortuoso e irregolare che segue la direzione delle venature del legno, e una sezione che aumenta con man mano che le larve crescono d’età. Possono digerire il legno che ingeriscono grazie alla presenza, nel loro intestino, di organismi endosimbionti (protozoi e batteri).

Il rosume è formato da particelle a forma di limone, è grossolano e mescolato agli escrementi della larva (può essere utilizzato per il riconoscimento dell’insetto). Gli anobidi attaccano solo gli strati più esterni del legno, per questo non producono, di norma, danni strutturali ma esclusivamente estetici, dovuti ai fori di uscita, degli adulti.

Oligomerus ptilinoides è molto comune nel legno delle bacheche (faggio, noce) e delle suppellettili in genere.

Lictidi

Per quanto riguarda i coleotteri della famiglia dei Lictidi, citiamo per importanza due specie Lyctus linearis, di origine europea, e Lyctus brunneus, di origine tropicale, ma trasportato in tutto il mondo con il legname d’importazione, risulta ora la specie più diffusa, favorito nelle colonizzazione dal riscaldamento delle case.

Si tratta di insetti di piccole dimensioni (3-5 mm), di colore rosso-bruno con corpo appiattito antenne piccole e rivolte in avanti. La femmina depone le uova all’interno dei vasi del legno, che devono affiorare alla superficie; il ciclo di sviluppo delle larve dura 1-2 anni, a seconda delle condizioni ambientali (a temperature elevate e umidità inferiore al 30% possono essere sufficienti 8-10 mesi, con aumento rapidissimo della diffusione), l’adulto esce dal legno in primavera (aprile-maggio). Il foro d’uscita è molto sottile (1,5mm), ed è il primo indizio per scoprire una infestazione da Lyctus.

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Le femmine appena sfarfallate possono deporre le uova sullo stesso legno in cui si sono sviluppate, aumentando quindi il danno e l’infestazione. Le uova vengono deposte in profondità (sono quindi difficili da eliminare) e schiudono in un paio di settimane.

Questa specie attacca esclusivamente i legni teneri ricchi di amidi, non riesce infatti a digerire la cellulosa. Il legno viene sminuzzato con le mandibole, ingerito ma non digerito, per cui si forma un rosume sottile come farina, che riempie le gallerie.

Soprattutto predilige il legno di quercia e numerose latifoglie nostrane a legno tenero e con grossi vasi floematici (acero, noce, frassino, castagno, olmo, nocciolo, ciliegio, olivo e robinia). Non vengono invece attaccati il ciliegio, il faggio, l’ontano, il pioppo, il salice, la betulla, il tiglio, il melo e il pero. Spesso attacca pavimenti in parquet, i battiscopa, le intelaiature e gli stipiti delle porte, i rivestimenti, i compensati e le impiallicciature.

Quando la presenza degli insetti è considerevole il legno può risultare completamente distrutto trasformandosi in un ammasso unico di rosura compressa. A volte distrugge completamente lo strato interno mentre lascia intatta la superficie esterna trattata da vernici. La lotta deve avere assolutamente carattere preventivo e iniziare appena l’attacco comincia. L’adulto, fuoriuscito dalle gallerie larvali, può essere avvistato sui muri o sulle tende di casa.

Cerambicidi

Tra i cerambicidi va citato Hesperophanes cinereus Villers, specie diffusa in tutta l’arca mediterranea, colpisce latifoglie quali cerro, robinia, faggio, pioppo, noce e castagno. Le femmine, di colore bruno, depongono 100-200 uova allungate nelle fessure e negli anfratti del legno (travature dei tetti, mobili, pavimenti in legno, ecc). Lo sviluppo larvale dura 2-3 anni e i danni alle strutture possono essere gravissimi, a causa delle gallerie di grosse dimensioni scavate dalle larve (quando le infestazioni sono elevate, possono giungere a fare crollare tetti o soffitti).

Uno dei maggiori nemici del legno è il cosiddetto Capricorno delle case (Hylotrupes bajulus), coleottero cerambicide cosmopolita lungo fino a 20 mm, di colore bruno-grigiastro, le cui larve provocano danni estremamente gravi alla struttura e alla consistenza dei manufatti specialmente se si tratta di conifere (abete rosso, abete bianco, larice, pino silvestre).

Si può trovare nelle travi dei tetti e dei solai, ma anche all’interno delle abitazioni, negli infissi e nei mobili, dove le larve, di grosse dimensioni, si sviluppano in un tempo che varia dai 3 ai 10 anni a seconda delle condizioni di temperatura e di umidità dell’ambiente (temperatura ottimale: 28-30°C).

Gli adulti, di colore bruno-nero, lunghi 1,5-2 cm, con lunghe antenne nodose lunghe fino a 1 cm, escono dal legno quando la temperatura è elevata e il clima piuttosto secco (giugno-agosto), attraverso fori ellittici da cui esce una rosura molto abbondante e molto fine, mescolata con gli escrementi cilindrici. Dotati di ali, gli adulti possono spostarsi e infestare luoghi diversi da quelli in cui si sono sviluppati.

Le uova vengono deposte nelle fessure del legno, nelle spaccature e nelle giunzioni, dopo 1-2 settimane escono le larve, e un nuovo ciclo ha inizio. Spesso è possibile udire l’incessante attività notturna delle larve, che possono raggiungere i 4 cm di lunghezza, mentre scavano le loro gallerie e cunicoli. Prediligono i legni asciutti, e le gallerie si portano dalla superficie fino all’interno del manufatto, raggiungendo il diametro di 6-8 mm.

Le gallerie vicine possono essere separate da un diagramma molto sottile, tanto che le forti infestazioni possono provocare la rottura della stabilità meccanica delle travi. I fori di uscita sono ovali, larghi 4-5 mm, ma non sempre gli adulto escono dalle gallerie. Visto che l’attacco non viene rilevato se non dopo l’uscita della prima generazione, e visto che la superficie esterna non viene mai intaccata, è difficile individuare prontamente questi insetti, se non per il rumore provocato dalle grandi e robuste mascelle delle larve, che si può sentire anche a distanza di 1-2 metri.

Allo stesso modo è facilmente riconoscibile, in primavera (aprile-maggio), il ticchettio ritmico dell’Orologio della morte (Xestobium rufovillosum), che non è altro che il richiamo amoroso per l’accoppiamento, prodotto battendo ripetutamente il capo contro le pareti delle gallerie (10 colpi ogni 2 secondi) ad intervalli regolari che ricordano il ticchettio di un orologio.

Il coleottero misura 7 mm di lunghezza e attacca di preferenza il legno umido, meglio se aggredito da funghi, di Querce, Olmi, Noci, Ontani, Pioppi, salici. Il suo ciclo si completa in un periodo variabile da 1 a 6-10 anni, la larva si impupa in prossimità della superficie del legno, e gli insetti adulti usciranno forando la sottile pellicola che rimane, oppure si possono accoppiare all’interno del legno, nelle gallerie.

Le parti gravemente danneggiate vanno eliminate e bruciate, per evitare la diffusione delle larve. Il rosume ha la forma di palline schiacciate, i fori di sfarfallamento misurano 2-4 mm.

Curculionidi

Fra i Curculionidi xilofagi, in Italia è presente il Pentarthrum huttoni. Si tratta di insetti di piccole dimensioni, di colore bruno, con un lungo rostro anteriore su cui sono inserite le antenne. Sia gli adulti che larve scavano gallerie lungo le fibre del legno; le gallerie sono molto più piccole di quelle degli anobidi e il foro di uscita è di forma ovale.

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Attaccano prevalentemente legno su cui siano presenti dei funghi.

MEZZI DI LOTTA

Accertata la presenza del tarlo occorre intervenire con prodotti che possano raggiungere e uccidere le larve senza danneggiare il legno. Possono venire impiegati insetticidi disciolti in solventi organici (evitare le soluzioni acquose che fanno gonfiare il legno) o gas tossici.

L’uso di insetticidi ad azione residuale sul legno attaccato dai tarli può solo bloccare lo sviluppo delle larve neonate, che si trovano negli strati più superficiali del legno, ma non può nulla contro le larve che sono ormai giunte in profondità.

Per infestazioni limitate si possono impiegare insetticidi specifici trattando con abbondante spennellatura le parti non verniciate (interno dei mobili), previa rimozione della polvere superficiale; è consigliabile smontare l’oggetto per riuscire a trattare fino agli angoli più nascosti inoltre sarebbe meglio richiudere per giorni le parti trattate in contenitori a tenuta in cui introdurre l’insetticida, per creare delle camere a gas.

Gli oggetti di minori dimensioni possono essere immersi nel prodotto antitarlo. Le gallerie favoriscono la penetrazione del liquido all’interno. Nei fori il prodotto va iniettato in profondità. Va ricordato che nei trattamenti contro i tarli deve essere ripetuto a distanza di 7-10 giorni, dopodichè occorre attuare un attento monitoraggio per verificare la progressiva diminuzione dell’infestazione (diminuzione dell’emissione di rosura del legno e della comparsa di nuovi fori di sfarfallamento).

Occorre fare attenzione ai prodotti impiegati che possono, macchiare o rovinare le superfici trattate (fare preventivamente delle prove su parti nascoste dell’oggetto, soprattutto se si tratta di legni laccati o verniciati). La segatura va raccolta e bruciata per evitare la diffusione delle uova e delle larve.

È inutile fare un trattamento antitarlo ad un solo mobile o ad una sola stanza, bisogna individuare ogni tratto infestato. Potrebbe trattarsi dello zoccolo di un armadio, di una listella usata per chiudere una fessura, l’importante è attuare un attento controllo per identificare ogni possibile focolaio residuo.

Le ditte specializzate, cui si raccomanda di ricorrere soprattutto per infestazioni di una certa rilevanza, per mobili di pregio e per le strutture portanti, effettuano diversi tipi di trattamenti. I metodi fisici (alte temperature, basse temperature, irraggiamento, microonde e infrarossi) sono curativi, ma nel tempo il legno può essere di nuovo attaccato da insetti. Possono essere anche previsti interventi in camere a gas con atmosfere controllate che soffocano gli insetti (durata del trattamento: 10 giorni). Il vantaggio è che la struttura lignea non viene minimamente intaccata.

L’azione con sostanze chimiche ha una durata nel tempo che dipende dal tipo di sostanza impiegata e dalle modalità di applicazione. Gli insetticidi agiscono per contatto (assorbiti dal tegumento degli insetti), ingestione o inalazione (fumigazioni). I manufatti possono poi essere trattati con sostanze preservanti con azione fungicida o insetticida od ad azione combinata.

Se il legno è molto degradato può essere necessario preservarlo con resine sintetiche che, una volta evaporato il solvente, formano con il rosume degli insetti una massa solida all’interno delle gallerie (evitare il fai-da-tè). Ultimo consiglio: ai tarli non piace mordere la cera d’api, per cui se se la trovano davanti di norma cambiano strada. Non si tratta di un antitarlo, ma può comunque essere utile usarla per riempire buchi, fessure, crepe, anfratti e giunzioni.

Si raccomanda di prevedere un trattamento mirato ad opera di professionisti quando si tratta di posizionare un mobile tarlato in un ambiente arredato con manutatti lignei indenni, per evitare il proliferare dell’infestazione. Inoltre non sottovalutare il problema quando l’attacco è rivolto a strutture portanti della struttura (travi, solai, … ) o del mobile (piedi, gambe delle sedie, … ). Tecnici specializzati riescono a riconoscere il tipo di infestazione e il tipo di infestante anche grazie all’impiego di trappole per gli insetti adulti e di esami radiografici delle strutture lignee. In tal modo si potrà individuare il metodo migliore da applicare per limitare i danni.

Si ricorda che associato ai tarli del legno può comparire un piccolo acaro (Pyemotes ventricosus), di piccole dimensioni (0,2 mm), di colore giallo-verde, che si nutre pungendo anobidi e lictudi, ma può provocare sulla pelle degli uomini delle vescichette che danno un forte prurito.

Per accertarne la presenza occorre ricercare il parassita sul legno tarlato e negli accumuli di polvere. Un altro fastidioso ospite associato ai tarli è un pic colo imenottero aculeato appartenente alla famiglia dei Betilidi (Scleroderma domesticus) di aspetto e dimensioni simil ad una piccola formica (2-4 mm). Ha un sottile aculeo che usa per paralizzare le larve dei tarli su cui depone le sue uova. Nel periodo primaverile-estivo esce dalle gallerie e può pungere gli uomini con punture molto dolorose associate a un gonfiore locale arrossato, che scompare in una decina di giorni. In soggetti sensibili si possono verificare febbre alta e malessere generale. Per risolvere il problema occorre intervenire con interventi mirati ai tarli, sue vittime.

TERMITI

Negli ultimi decenni sono stati segnalati in tutte le regioni attacchi di termiti a manufatti ii legno di interesse storico. In natura hanno l’importante compito di distruggere il legno di radici e tronchi delle piante morti per permettere il riciclo della materia, ma presso i manufattI umani possono essere davvero pericolose.

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Vivono in colonie (termitai) costruiti nel terreno o dentro il tronco di un albero, in cui sono presenti da centinaia a migliaia di individui divisi in 3 caste: le operaie, lunghe 6-8 mm, bianche e sterili, i soldati bianchi e simili alle operaie ma con enormi mandibole dentate sul capo, usate per difendere la colonia, un re e una regina di grandi dimensioni, gialli o neri, con due paia di ali trasparenti, che si occupano della riproduzione.

In primavera si verifica la sciamatura degli individui fertili, dopo l’accoppiamento le ali si staccano, e le coppie formate da re e regina raggiungono un luogo adatto dove dare origine ad una nuova colonia. A parte che durante la sciamatura le termiti non escono mai all’aperto perché non sopportano la luce del sole: costruiscono gallerie impastando insieme legno e terra dentro cui si muovono per cercare il cibo.

Si nutrono di tutto ciò che è fatto di cellulosa (legno e carta). Hanno bisogno di una certa umidità (è quindi buona norma fare sempre circolare aria nei locali) e sono favorite dalle alte temperature. Il loro attacco alle strutture è silenzioso e segreto nei legni teneri, dove scavano in profondità, mentre è facilmente evidente nei legni duri, dove scavano gallerie superficiali. Risultano repellenti per le termiti solo i legni resinosi, il mogano e il tek. A volte ci si accorge della loro presenza solo per il crollo di una trave, di un solaio o del pavimento.

In Italia sono presenti tre specie: Reticulitermes lucifugus, Kalotermes flavicollis, Cryptotermes brevis.

Le prime sono termiti sotterranee che costruiscono il nido nel terreno umido e raggiungono il legname vicino, per cibarsene, costruendo gallerie di protezione con terra e legno impastati. Distruggono il legno scavando gallerie parallele alla direzione delle fibre, riempite da escrementi. La superficie esterna del legno risulta intatta, per cui è difficile riconoscere un attacco. Formano colonie di decine di migliaia di individui, ma spesso ci si accorge corge della sua presenza quando è troppo tardi, per il crollo di una trave, di un palo di sostegno, di un tetto o delle tavole di un pavimento.

Il legno consumato presenta ampie lacune alternate da strati sottili allungati nel senso delle fibre. La segatura non viene gettata all’esterno, ma l’interno delle gallerie viene tappezzato da un impasto fatto con escrementi, legno e saliva con cui le operaie costruiscono il cosiddetto “legno di sostituzione”.

Reticulotermes non tollera la salsedine quindi è rara nelle aree costiere mentre è più frequente nelle regioni interne soprattutto se particolarmente umide.

Kalotermes flavicollis attacca principalmente il legno secco, come battiscopa e telai delle porte. Il nido è costruito all’interno del legno stesso e la colonia non raggiunge mai grandi proporzioni (un migliaio di individui). I loro cunicoli sono mantenuti liberi dagli escrementi (cilindrici a sezione esagonale con scanalature longitudinali) che vengono allontanati attraverso piccoli fori, per cui l’attacco può essere individuato per la presenza degli escrementi che si accumulano sotto al legno attaccato. Manca in questa specie la casta degli operai, che è sostituita dagli individui giovani (neanidi). Re e regina presentano il collo giallo.

Cryptotermes brevis è una specie di origine orientale importata con legnami infestati e segnalata per la prima volta in Italia nel 1997. Ha caratteristiche simili a Kalotermes, infatti attacca il legno secco sopra il terreno. Le colonie sono poco numerose (300-2000 individui).

La presenza delle termiti può essere scoperta cercando le gallerie di camminamento (simili a colate), verificando la consistenza del legno con un punteruolo, notando la sciamatura o le ali che vengono abbandonate dopo tale fenomeno. Occorre costruire una barriera attorno all’edificio da difendere, per impedire l’accesso dal nido attraverso anfratti e fondamenta. I muri di cemento possono frenare l’avanzata solo se non ci sono fessure.

Occorre quindi fare attenzione ai passaggi lungo le giunture, agli ingressi dei tubi e dei cavi, presso gli scoli, le intercapedini e le prese d’aria. L’impiego di insetticidi generici e la scarsa esperienza rischiano di fare spostare la colonia in un punto diverso della stessa struttura. Il problema principale è la localizzazione del nido che deve essere distrutto con accorgimenti particolari. Vengono in tal senso usati prodotti regolatori della crescita, forniti sotto forma di esche alimentari, che bloccano lo sviluppo della colonia che a poco a poco diminuisce fino a scomparire. Il trattamento può durare mesi o anche anni se la colonia è particolarmente estesa. Occorre comunque ricordare le attività preventive che sfavoriscano il più possibile l’infestazione.

Intanto è bene creare condizioni micro-ambientali sfavorevoli allo sviluppo delle termiti, isolare le testate delle travi dalle murature a rischio, aerare le strutture e i sottotetti controllare la risalita dell’umidità nelle pareti, eliminare le infiltrazioni di acqua, impedire fenomeni di condensa, effettuare controlli periodici delle strutture a rischio.

Inoltre occorre evitare l’immissione di legni a rischio (mobili antichi, legna da ardere, artigianato orientale). Fare attenzione all’eventuale formazione dei camminamenti (simili a colate terrose), che possono presentarsi su pareti umide e travature, lungo le soffittature o i battiscopa.