Gress porcellanato

I MATERIALI CERAMICI A TUTTA MASSA E AD ALTA DURABILITA’, BIOCOMPATIBILI ATTRAVERSO L’UTILIZZO DELLE MICROTECNOLOGIE E LA PUNTUALE INFORMAZIONE

Partiamo dalla valutazione dei requisiti fondamentali che ispirano la compatibilità ecologica degli elementi della costruzione, i principi cioè della bioedilizia applicabili ai materiali da costruzione e in particolare a quelli da pavimento e rivestimento.

L’effettiva e non soltanto pubblicizzata rispondenza ai requisiti della bioedilizia costituisce la piattaforma per la conferma della compatibilità ecologica del materiale; anche se “pure l’eventuale inganno pubblicitario contiene in sé qualcosa di positivo poiché esprime l’ esigenza di una qualità ecologica, in ciò contribuendo a evolvere la specifica sensibilità del consumatore al valore di tale requisito”.

I materiali da rivestimento che meglio o più integralmente riescono a soddisfare i requisiti suddetti sono le terrecotte in genere, “a tutta massa” e con grado di assorbimento medio effettivo, non ideale oppure solo certificato da qualche analisi episodica, circa superiore all’ 1%.

COS’È LA TERRACOTTA

Quando si parla di “terracotta” si indica una macrocategoria di materiali artificiali composti da sostanze minerali inorganiche prelevate dalla crosta terrestre, miscelate e unite con il legante acqua, compattate dalla pressione e rese finite dal calore.

Tutti i materiali così ottenuti sono intuitivamente semplici, di estesa reperibilità e di facile attuabilità. Ad essi non vengono aggiunte superficialmente altre sostanze (smalti, coloranti, vetrificanti, ecc), né in prima né in successive cotture e pertanto si mantengono praticamente uguali, cioè con le stesse caratteristiche chimico fisiche, in tutto lo spessore del manufatto ottenuto: da ciò deriva il termine “a tutto spessore o massa”.

Cosicché, pur annoverando tra loro materiali diversi come estetica, prestazioni e caratteristiche gestionali, essi rispondono per definizione o composizione originaria ai primi sette requisiti della bio compatibilità.

Al di là delle differenze prestazionali dovute ai diagrammi di fabbricazione diversi, è abbastanza intuitivo trovare in questi materiali la rispondenza ai seguenti parametri. Ma è proprio dalla naturalità e rispondenza ai suddetti parametri che trae origine la loro debolezza. Per alcuni accettata quasi con rassegnazione (vedi le terrecotte e i laterizi), per altri causa del notevole calo sul mercato (cotto klinker gres rosso e similari), mentre per il gres porcellanato mal digerita o pericolosamente mal celata.

IL GRES PORCELLANATO

Non mi dilungo nel giustificare gli eventi degradativi che potete vedere in tutti i manufatti e le affermazioni suddette; mi soffermo solo sul caso più significativo e importante: il gres porcellanato. Fino a pochi anni fa il gres porcellanato veniva presentato come il materiale ceramico a tutta massa praticamente indistruttibile e privo di degenerabilità. Ci ha pensato poi il mercato, l’unico inappellabile e sicuro laboratorio di controllo e sperimentazione per tutti i materiali, a evidenziare invece la presenza e la varianza di fenomeni degradativi difficili da arginare.

Talché oggi tutti o quasi i produttori del gres porcellanato opportunamente presentano una più o meno qualificata tabella di raccomandazioni per la relativa conservazione.

Consci però che non sempre è possibile o facile rigenerare o ripulire il materiale in parola, ci siamo affrettati ad andare oltre introducendo la smaltatura superficiale sul gres porcellanato grezzo; questa, oltre a ridurne la sporcabilità, conferisce pure maggiore bellezza e versatilità estetica alla piastrella fnita.

Analoga scelta da anni era già stata fatta dai produttori del klinker: per conferire allo stesso opportune fiammature e tonalizzazioni, indubbiamente valide sul versante dell’estetica, si è iniziato a vetrificarlo superficialmente, soprattutto nelle tipologie più assorbenti e chiare.

Questa tendenza si è affermata pure sul cotto e in piccola parte anche sul laterizio; il debole ma sentito appello alla protezione preventiva e risolutiva degli stessi è stato soddisfatto da diversi produttori introducendo vetrinature, maiolicature e finanche labili finiture superficiali ottenute applicando emulsioni polimeriche, con gli obiettivi di presentare meglio il materiale e soprattutto di illudere il consumatore ad una facile conservabilità.

E LA BIOCOMPATIBILITA’

Tutti questi interventi hanno però irrimediabilmente fatto venir meno i principi sopra riportati della bio compatibilità di questi materiali a tutta massa.

Da ciò l’invito a tutti i produttori relativi: se vogliamo salvaguardare la peculiare e originaria ecocompatibiltà di questi materiali, va aggiunta ad essi l’innovazione che completi e integri ma non distrugga o riduca tali parametri. Deve cioè essere aggiunto ad essi quel qualcosa di non irreversibile che possa migliorare le deboli caratteristiche originarie sul versante della conservazione e della durabilità così da far loro completare con sufficienza tutto il quadro dei requisiti per la verace biocompatibilità.

Pertanto, se è vero che dal gres porcellanato al cotto e al laterizio tutti i materiali assorbenti si macchiano e degenerano più o meno velocemente, è altrettanto vero che, per dar loro la patente di materiali adatti alla bioedilizia e nel contempo al mercato, vanno ad essi conferite caratteristiche che originariamente non hanno o di cui sono carenti, attraverso:

  • riduzione dell’assorbimento idrico specifico senza annullare la necessaria traspirazione;
  • riduzione dell’ancoraggio e penetrazione delle macchie, così da poterle asportare con facilità;
  • diminuizione della tendenza al degrado e alla decoesione, soprattutto per i materiali a bassa durezza e aggregazione superficiali;
  • prefinitura per conferire ai materiali a tutta massa i suddetti benefici sia in cantiere che in impianto/stabilimento (innovazione operativa e di processo).

Tali obiettivi possono essere raggiunti solo attraverso l’uso di micropreparati protettivi e tecnologie mirate che escludono interventi (smaltature, verniciature, resinature ecc.) i quali non solo snaturano l’originalità dei materiale ma soprattutto sono irreversibili cioè non facilmente ed economicamente rinnovabili.

Dico ciò senza nulla togliere a tali interventi irreversibili, essi hanno tutto il nostro rispetto ma vanno definiti con chiarezza tecnologica e come tali compresi e accettati dall’utente come stabilisce oggi anche la specifica normativa europea (Direttiva 2005/29 CE).

D’altra parte l’intervento di protezione solo declamato oppure di superficie non può risolvere il problema! Purtroppo, ma anche per fortuna, è con studi e preparati sperimentati a lungo, è con la ricerca e l’innovazione, è con tecnologie articolate che si assecondano le coinvolgenti richieste dell’ecocompatibilità nell’edilizia. Ed è proprio con l’impegno tecnico interdisciplinare (petrografico chimico progettuale ecc) e con adeguate tecnologie, non ancora o poco note ai competitori che tanto ci assillano e ci assaltano, che possiamo vincere la battaglia dell’ecologia e della globalizzazione.