RISORSE UMANE: LA BASE DEL SUCCESSO

Nei processi di selezione per eleggere i vincitori della prima edizione italiana del Golden Service Awards di Kimberly-Clark (che si è svolta a Roma nel novembre scorso), il compito di verifica e di valutazione dei partecipanti è stato affidato a Cegos, il grande gruppo internazionale che opera nell’ambito della consulenza, della formazione e sviluppo del capitale umano.

Per parlare di questo – e di come sia importante anche nell’ambito del cleaning – abbiamo incontrato, nella sede di Torre Velasca, a Milano, l’Amministratore delegato di Cegos Italia, Domenico Zimbalatti.

CEGOS E LA FORMAZIONE, IERI E OGGI

“La particolarità del nostro gruppo è di avere sempre creduto e investito in servizi legati all’unica risorsa che permette alle aziende di crescere: gli uomini.

Nelle aziende non esistono più le scuole manageriali, e questo avviene in un momento storico in cui anche la preparazione scolastica si sta livellando verso il basso.

Che cosa possono fare le imprese se vogliono crescere? Devono investire le proprie risorse nel capitale umano, nella formazione, dopo avere fatto un’analisi corretta e lucida delle proprie necessità”.

QUAL È IL PERCORSO CORRETTO?

“Ogni volta che un’azienda si trova di fronte a un problema dovrebbe avere il coraggio di rivedere i propri processi aziendali, con lucidità e capacità di analisi.

L’esempio più semplice è come si effettua la sostituzione di una figura professionale che lascia l’azienda. In genere, ci si affretta a sostituirla con una figura che ricopre lo stesso ruolo, senza riconsiderare il contesto globale, che può portare anche a risorse inaspettate, è anche possibile accorgersi che si hanno altre necessità. Le aziende raggiungeranno il successo solo se riusciranno a inserire le persone giuste, e cresceranno facendo crescere le persone. E la formazione è un sistema per crescere”.

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QUALI SONO I VOSTRI CLIENTI?

“Generalmente si tratta di multinazionali di dimensioni medio grandi. L’attività che Cegos svolgeva, negli anni passati, si configurava per 1’80% di interventi in azienda e il 20% era rivolto alla formazione, oggi è la formazione ad essere cresciuta, coinvolgendo il 40% delle risorse. Parlando di formazione, l’ingegneria pedagogica è il nostro punto di partenza e fondante, e questo presuppone avere determinati obiettivi e saperli raggiungere.

E se l’ingegneria pedagogica è la nostra base, dobbiamo però nel contempo avere una impostazione “industriale”, per potere gestire 13000 sessioni di formazione e raggiungere 150.000 persone ogni anno”.

PARLIAMO DEL SETTORE DELLE PULIZIE INDUSTRIALI

È un settore che ben conosciamo e che purtroppo dobbiamo definire molto arretrato. Nove anni fa Cegos si era occupata di questo comparto (si trattava delle pulizie nel settore ferroviario) e, avendone constatata l’arretratezza, con Fise e Innhi aveva creato “Prometeo”, un progetto che avrebbe dovuto lanciare questa attività e qualificarla.

Quando Kimberly-Clark ci ha interpellato per valutare i partecipanti al Golden Service Awards abbiamo messo a disposizione la nostra competenza perché il progetto si svolgesse con la massima serietà. In questo settore la presenza umana è fondamentale e il vero problema è la grande cecità di chi, a monte, deve decidere, e troppo spesso opta per un risparmio irrisorio a fronte di un pesante danno in termini di qualità della vita e di immagine.

Nei contratti le società dovrebbero pretendere di tenere presente la voce “formazione” a un certo livello.

Anche in questo ambito, il risultato si ottiene motivando le persone e applicando le possibili soluzioni, non semplicemente “acquistando” le ore di servizio.

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TORNIAMO AI GOLDEN SERVICE AWARDS: QUALI SONO STATI I CRITERI NELLA SELEZIONE DELLE IMPRESE?

“La prima fase di scelta dei partecipanti è stata attuata da una giuria in cui era rappresentata Kimberly-Clark.

Cegos è intervenuta sulla valutazione delle imprese selezionate, creando una check-list che, con la suddivisione in aree per poter valutare gruppi omogenei, teneva conto di diversi fattori, dalla complessità del cantiere agli strumenti di formazione adottati.

E’ stata effettuata una visita in tutti i siti, parlando sia con il cliente sia con il personale, verificando anche il loro sistema di raccolta delle informazioni e soprattutto le azioni di miglioramento che avevano applicato nell’arco dell’ultimo periodo. E’ stato quindi elaborato un punteggio da 1 a 10 e data la valutazione finale”.

LEI HA RIPETUTO CHE C’È MOLTO DA FARE…

“Tra gli interventi da effettuare, si vanno a toccare anche temi molto delicati. Parliamo dei sistemi di qualità, che dovrebbero fornire garanzie ma ahimè sono diventati semplicemente un’area di business per molti. I sistemi di qualità sono praticamente un binario parallelo alla gestione aziendale, e ciò significa che l’azienda spreca risorse per elaborare documenti in cui non crede. Bisogna far sì che le aziende recepiscano che è assurdo avere questo tipo di costo, e d’altra parte siano consapevoli che l’unico modello per crescere è attenersi a quello che scrivono.

Credo che sia questa la vera battaglia: non richiede particolari elaborazioni, è già tutto previsto, è solo necessario che questo diventi il modello gestionale.

Le prime persone che devono rendersi conto di questo sono proprio imprenditori e top manager, molto distanti dal problema”.

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QUALI SVILUPPI CI POTRANNO ESSERE NEL SETTORE?

“Dal punto di vista della contrazione dei costi si è raggiunto il livello più basso, agire ancora su questo segmento sarebbe a mio avviso una follia, perché vuoi dire non considerare l’ambiente come un elemento importante. Ed è inutile scaricare la responsabilità, chi se ne deve occupare deve essere più presente, assumersi la responsabilità del controllo, non può semplicemente delegare. E questo vuoi dire affiancare l’impresa, perché anche la pulizia fa parte della qualità della vita del gruppo di lavoro nell’azienda.

Ci sarebbe da ridire anche sui contratti… La conclusione è che, come sempre, se si vuole giungere a un risultato, è necessario entrare veramente nel merito dei problemi.