Betula

Betula

Nel ciclo linneano della Betula alba vanno distinte due specie: la Betula bianca (Betula pendula) e la Betula pelosa (Betula pubescens).
La Betula bianca è un albero di seconda grandezza, alto sino a 25 (30) m, poco longevo, con tronco eretto, rami primari ascendenti e secondari sottili e penduli, formanti una corona rada e leggera; corteccia sottile, liscia, bianca, desquamantesi in sottili strisce orizzontali papiracee e argentee; ramuli glabri ornati da verruche ghiandoloso-resinose.

Betula

La Betula ha foglie semplici, alterne, picciolate (2-3 cm), ovato-romboidali ([2] 48 x 3-6 cm), largamente cuneate alla base, doppiamente dentate ai margini con denti primari prominenti e acuminati, lungamente acuminate all’apice, di colore verde intenso di sopra, più pallide e vischiose di sotto, glabre, sottili, assumenti una magnifica colorazione giallo-dorata in autunno.

Fiori monoici in amenti, i maschili (3-6 [10] cm) sessili e penduli; i femminili (2-4 x 1 cm) peduncolati e penduli, trasformantisi in un’infruttescenza strobi liforme a squame membranacee; il frutto è un achenio ovoide compresso glabro e bialato. Fiorisce in aprile-maggio.

La Betula bianca ha un largo areale che si estende a gran parte dell’Europa e della Siberia; in Italia è comune nelle Alpi, ove sale sino a 2010 m, meno frequente negli Appennini, spingendosi al Sud sino all’Etna ove arriva sino a 2776 m.

Specie eliofila e igrofila, forma talora boschi puri (betuleti) ma più spesso partecipa sporadica o in piccoli gruppi ai boschi radi montani sia di latifoglie che di conifere; in consorzio con la Rovere impronta un caratteristico aspetto vegetazionale del distretto insubrico p.d.

Predilige i terreni leggeri e sabbiosi e si insedia, quale specie frugale e pioniera, nelle radure e nei terreni denudati. In selvicoltura viene talora usata per il consolidamento delle frane e delle pendici detritiche; ottima per alberature stradali.

Betula

La Betula pelosa si distingue dalla precedente per la corteccia grigia o giallognola, i ramuli non o poco penduli, pelosi e sprovvisti di verruche, le foglie alquanto più piccole (3-5 x 2-3 cm), più consistenti, pubescenti almeno nelle ascelle delle nervature, senza denti primari prominenti e il picciolo alquanto più breve (1-2 cm), gli amenti femminili eretti e l’achenio peloso all’apice e ad ali più strette.

La Betula pelosa è specie propria dei climi più freddi e più umidi e dei terreni più poveri, acidi e torbosi, ove partecipa alle associazioni del Vaccinietum uliginosi; nei paesi meridionali è meno frequente della precedente e in Italia vive solo in montagna, così nelle Alpi sino a 2200 m e nell’Appennino parmigiano.

Il legno delle Betule è di colore bianco-giallognolo, sprovvisto di durame, omogeneo, elastico e tenero, ma poco durevole; trova il suo impiego nella fabbricazione degli sci, di zoccoli, in lavori di tornio per articoli casalinghi e giocattoli e per la produzione di compensati, è un ottimo combustibile a elevato potere calorifico.

Nell’industria cartaria è idoneo per la produzione della cellulosa al solfito.
Con i flessibili rami si fanno cerchi per botti. Le foglie contengono un principio tintorio giallo. La linfa è molto zuccherina e si usa nei paesi nordici per la produzione di bevande alcooliche e di aceto.

L’olio che si estrae dalla corteccia della betula si usa per conce speciali del cuoio e trova impiego anche come medicinale. Il carbone vegetale dà il nero fumo per gli inchiostri da stampa.