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Innesti particolari

Innesti particolari per approssimazione o falso innesto

Si indicano col termine di innesti “falsi” o “impropri” quelli ottenuti senza il distacco della marza dal nesto.
L’innesto per approssimazione si verifica spontaneamente in natura quando i tessuti di due rami a stretto contatto tra loro si fondono e finiscono col concrescere.

Nel corso dell’attività vegetativa si effettua per i seguenti scopi:

Innesto pesco a spacco periodo
Innesto pesco a spacco periodo
  • far superare la fase critica dovuta a scarsa compatibilità tra portainnesto e nesto, conservando a entrambe le piante il proprio apparato radicale finché la saldatura non è completata;
  • ristabilire la continuità di una siepe, colmando i vuoti che sono stati causati dalla morte di uno oppure più soggetti col mettere a contatto le ramificazioni di piante contigue;
  • rinforzare, arricchendolo e infine eventualmente sostituendolo del tutto, l’apparato radicale di una specie che stenta ad attecchire, oppure impoverito per vari motivi.

I due individui devono essere piante complete; vengono allevati vicini, oppure il nesto può venire coltivato in vaso.
Le parti poste a contatto devono avere preferibilmente diametro uguale o quasi.
In caso di notevole disparità, si possono impiegare due marze per soggetto o viceversa.
Per facilitare l’aderenza tra le parti, si asporta una porzione di corteccia che metta allo scoperto la zona cambiale.
Per aumentare la stabilità, si può ricavare una linguetta su ciascuna delle parti, analogamente a quanto descritto per il doppio spacco inglese.
Quando la marza è molto sottile, si può inserirla in una nicchia, dopo averla privata della corteccia verso il lato interno.
A saldatura avvenuta, si taglia il soggetto sopra il punto di innesto e l’oggetto al di sotto; l’operazione può avvenire anche con gradualità.

Innesti particolari di rinvigorimento (a spacco laterale)

Si effettua alla ripresa vegetativa per arricchire o sostituire l’apparato radicale di una pianta sofferente per insufficienza del proprio.

Calendario periodo innesti
Calendario periodo innesti

Le marze sono fornite da piantine selvatiche o da talee radicate, che si piantano, nell’autunno precedente, accanto o attorno, a seconda delle necessità, alla pianta da soccorrere. In primavera, le piantine si recidono e si inseriscono in fenditure apposite, adottando la stessa tecnica descritta per l’innesto a spacco laterale.
L’inserzione della marza va eseguita sotto il punto di innesto preesistente, in quanto il nesto deve rimanere tale.

Innesto a ponte (sottocorteccia)

Si applica durante l’attività vegetativa per ristabilire la circolazione interrotta da traumi, malattie, imperfetta saldatura dell’innesto per dare solidità al punto di innesto e per superare l’incompatibilità tra portainnesto e oggetto, inserendo un nesto intermedio, compatibile con entrambi. La parte lesionata si ripulisce asportando i tessuti morti o ammalati; se necessario, si disinfetta e si copre con mastice antisettico. La marza (o più di una se il tronco è grosso) si foggia a cuneo alle due estremità, che si infilano in fenditure praticate nella corteccia, sopra e sotto la zona da scavalcare, secondo la tecnica dell’innesto a elle.

Innesto a piolo

Si applica nel periodo di riposo per sostituire branche di un certo diametro sugli alberi.

Calendario innesti agrumi
Calendario innesti agrumi

La marza, defogliata e foggiata a “chiodo”, con l’estremità aguzza, si inserisce a colpi di martello in una fenditura obliqua, profonda circa 2 cm, praticata nel soggetto con lo scalpello.

Innesto a ceppo

Si usa nel periodo di riposo per il reinnesto di piante adulte, su branche secondarie con diametro non superiore a 2 cm.
La marza, con l’estremità foggiata a cuneo, si infligge in una fenditura eseguita obliquamente sul ramo, in prossimità della sua inserzione sulla branca principale.
Il taglio si fa divaricare, si inserisce la marza e si lascia richiudere. La branca si taglia quasi rasente al punto di innesto. Poi si lega e si protegge con mastice.

CALENDARIO DEGLI INNESTI

Fase di riposo:
Specie varie (ceppo; piolo)

Febbraio:
Cotogno, Melo, Pero

Febbraio Marzo:
Actinidia, Albicocco, Kaki, Nashi, Nocciolo, Noce, (Pesco), Ribes, Vite

Marzo Aprile:
Agrumi, Amarene, Ciliegio, Cotogno, Fico, Kaki, Melograno, Olivo, Pero, Pistacchio, Susino

Aprile:
Melo, (Pesco)

Aprile Maggio:
Albicocco, Fico, Mandorlo, Nespolo del Giappone, Nocciolo, Noce, Olivo

Maggio Giugno:
Castagno

Giugno:
Albicocco, Mandorlo, Pesco

Luglio:
Nespolo del Giappone

Luglio Agosto:
Albicocco, Susino, Vite

Agosto Settembre:
Actinidia, Agrumi, Ciliegio, Cotogno, Kaki, Mandorlo, Melo, Melograno, Nashi, Pero, Pesco, Vite

Innesti particolari e scopi

Per superare la disaffinità tra portainnesto e nesto

Innesto melograno
Innesto melograno
  • a doppio scudo o sovrainnesto (a gemma vegetante)
  • a ponte, sottocorteccia (nel corso di tutta l’attività
    vegetativa)
  • per approssimazione o falso innesto (nel corso dell’attività
    vegetativa)

Per cambiare la varietà

  • a spacco diametrale (al rigonfiamento delle gemme)
  • a spacco inglese semplice o doppio (febbraio-maggio)
  • a ceppo (nella fase di riposo vegetativo)

Per la sostituzione di rami

  • a elle (alla ripresa vegetativa)
  • a spacco laterale (alla ripresa vegetativa)
  • a piolo (nella fase di riposo vegetativo)
  • a cella (aprile-maggio)

Per il rinvigorimento

  • per approssimazione o falso innesto (nel corso dell’attività
    vegetativa)
  • a spacco laterale (alla ripresa vegetativa)

Dopo l’esecuzione dell’innesto, occorre controllare la freschezza della gemma o della marza, le condizioni delle legature e dei mastici; alla pianta non deve mancare una regolare disponibilità di acqua.
Per evitare che il nesto “si affranchi”, cioè emetta radici proprie, annullando così la funzione del portainnesto, bisogna controllare che il punto di innesto sia fuori terra.
L’attecchimento è annunciato dallo sviluppo del germoglio, che avviene più o meno rapidamente a seconda della stagione e dei fattori ambientali in genere.
Le gemme vegetanti e quelle ibernanti dell’innesto di giugno attecchiscono anche dopo soli 15 giorni, la saldatura definitiva si ha talvolta soltanto nella primavera successiva, come di regola avviene per gli innesti a gemma dormiente. Le stesse osservazioni valgono per gli innesti a marza.
Ad attecchimento avvenuto, si recide il portainnesti a 5-6 cm sopra il punto di saldatura; il germoglio degli innesti a gemma può venire inizialmente assicurato con rafia al moncherino rimasto.
Quando la nuova ramificazione ha acquistato robustezza, si asporta il moncherino mediante un taglio rasente al punto di innesto; nelle marze si recide la porzione eventualmente presente sopra il germoglio valido.
Dopo l’attecchimento, vanno sistematicamente eliminati i germogli sottostanti il punto di innesto.

La semina

  1. I semi si raccolgono da specie spontanee dei boschi oppure dalle piante coltivate adatte; sono dotati di elevata facoltà germinativa
    Innesto fico a spacco
    Innesto fico a spacco

    quando provengono da frutti maturati sulla pianta.

  2. La semina va fatta nel “semenzaio”, appezzamento apposito atto a garantire le condizioni ottimali per il germogliamento e per lo sviluppo delle piantine.
  3. Le piantine vengono trasferite nel ‘piantonaio” quando hanno un fusto del diametro di almeno 5-8 mm e vengono accorciate 15-20 cm dal suolo.
  4. Le piantine in allevamento devono essere distanti tra loro circa 20 cm, poter sviluppare un fusto vigoroso e diritto.
    I semi grossi possono venire interrati direttamente nel piantonaio; per pochi soggetti, anche direttamente a dimora.

Moltiplicazione vegetativa

Talea

La moltiplicazione per talea è il metodo più largamente adottato per trasmettere integralmente i caratteri della pianta madre ed è di grande interesse per la produzione di portainnesti dotati di elevata uniformità, come quelli “clonali”.
Consiste nel far radicare una porzione erbacea, semilegnosa o legnosa, fornita di gemme e ricavata preferibilmente da rami di un anno.
La talea va prelevata all’epoca opportuna, che non coincide con il periodo di totale riposo vegetativo della pianta, la quale non è in grado in

questo caso di emettere radici.
Si preleva quindi nel periodo che precede immediatamente il risveglio delle piante o prima che queste entrino nella fase di riposo invernale, a seconda delle specie e della possibilità di offrire le condizioni idonee a favorirne l’attecchimento (umidità costante e temperature comprese tra i 12 e i 18 °C).

Per quanto riguarda le specie sempreverdi, che praticamente non subiscono una vera e propria stasi vegetativa, è possibile ottenere il radicamento in qualsiasi periodo, ma si hanno maggiori probabilità di successo in corrispondenza delle due “punte” massime di attività, che cadono la prima al termine dell’inverno, la seconda in agosto settembre.
Nella grande coltura, le talee si interrano in appositi appezzamenti, ma per quantità modeste sussiste la convenienza a farle radicare in

Periodo innesto melograno
Periodo innesto melograno

contenitori singoli, in modo da poterle trasferire col pane di terra nel vivaio o direttamente a dimora, a seconda della tecnica di innesto prevista.
Le talee fornite di foglie vanno private in tutto o in parte di esse, al fine di evitare o ridurre la traspirazione; le foglie possono venire eliminate lasciando il picciolo, oppure ridotte di ampiezza.
La gemma apicale, o quella laterale divenuta terminale se la talea è stata prelevata dalla parte mediana di un ramo, devono essere perfettamente integre.
Le talee molto legnose possono venire stimolate a radicare schiacciandone l’estremità inferiore con un martello o incidendo nello stesso tratto la corteccia.
Molto efficaci sono i trattamenti con appositi preparati a base di ormoni rizogeni.
Dall’evoluzione di gemme e germogli si deduce che la talea ha formato un apparato radicale sufficiente per sopportare il trapianto.

Pollone radicato

Il “pollone radicato” è una parte della pianta utilizzata in agricoltura e giardinaggio per la propagazione. Ecco una spiegazione dettagliata:

Definizione:
Il pollone è un germoglio che nasce alla base della pianta madre, spesso alla radice o alla base del tronco. Quando questi polloni sviluppano radici proprie e sono separati dalla pianta madre, vengono chiamati “polloni radicati”. Questi possono essere utilizzati come piante autonome per il trapianto.

Caratteristiche:

  • Origine: I polloni solitamente emergono dalle radici o dalla base della pianta principale.
  • Radici: Devono sviluppare un proprio apparato radicale per essere considerati “radicati”.
  • Utilizzo: Sono usati per propagare la pianta madre, consentendo di ottenere nuove piante che conservano le caratteristiche genetiche della pianta originale.

Vantaggi:

  • Uniformità genetica: Le piante propagate attraverso polloni radicati sono geneticamente identiche alla pianta madre.
  • Riduzione del tempo di crescita: Poiché i polloni già possiedono un sistema radicale, possono crescere e svilupparsi più rapidamente rispetto a piante propagate da semi.
  • Adattamento: I polloni sono già adattati alle condizioni locali del suolo e del clima, essendo parte della pianta madre.

Applicazioni:

  • Frutticoltura: Utilizzati per propagare alberi da frutto come mele, pere e pesche.
  • Ornamentale: Utilizzati per la propagazione di piante ornamentali e arbusti.
  • Gestione forestale: Utilizzati per la rigenerazione di foreste e la propagazione di specie arboree.

Come si usa il Pollone Radicato

  1. Identificazione: Scegliere un pollone vigoroso e sano alla base della pianta madre.
  2. Separazione: Tagliare il pollone dalla pianta madre con un taglio netto, assicurandosi che abbia sviluppato radici proprie.
  3. Trapianto: Piantare il pollone radicato in un nuovo luogo con condizioni di crescita adeguate, come un buon terreno e sufficiente
    Innesti fico
    Innesti fico

    irrigazione.

  4. Cura: Fornire cure adeguate come l’irrigazione e la protezione dalle malattie per garantire che il pollone si stabilisca bene nel nuovo ambiente.

Il pollone radicato è quindi un metodo efficiente e naturale per propagare piante, mantenendo le caratteristiche della pianta madre e accelerando il processo di crescita.

Propaggine e margotta

Entrambi i metodi consistono ne far radicare una porzione di ramo senza distaccarla dalla pianta madre, in modo che possa ricevere il nutrimento finché, acquistata autonomia, può venire prelevata.
La propaggine si addice a specie fornite di rami lunghi e flessibili, che possono venire interrati in uno o più punti (propaggine semplice o multipla).
La margotta si applica a rami rigidi, anche di un certo diametro, che si avvolgono con un manicotto di torba e sfagno nel punto in cui si desidera far emettere le radici.
Il radicamento viene favorito dall’asportazione di un anello di corteccia, o da una breve incisione, nel punto del ramo a contatto con il terreno o col manicotto. Le parti trattate vanno mantenute moderatamente ma costantemente umide.
L’avvenuta emissione di radici è annunciata dall’allungamento dei germogli apicali e dall’evoluzione delle gemme al di sopra della parte trattata.

Indice: Innesti particolari

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