Sistemi e impianti di irrigazione

Le piante che vivono in piena terra sono, entro certi limiti, autosufficienti, poiché le radici, insinuandosi nel terreno, si riforniscono delle sostanze nutritive indispensabili, dei sali minerali, dell’umidità e di tutto ciò di cui hanno bisogno. In casa, invece, le piante dipendono completamente da noi: siamo noi che decidiamo (dove posizionarle, quanta luce e umidità fornire loro, con quale frequenza nutrirle, così come siamo noi a decidere la grandezza del vaso e la temperatura, fattore assai importante, specie in inverno.

Alcune persone hanno sicuramente un intuito innato nel capire le necessita delle piante e il modo di curarle, hanno cioè il cosiddetto "pollice verde", mentre altre tentano, ma senza successo. lo credo che chiunque possa ottenere dei buoni risultati con l’aiuto di piccoli consigli mirati, buona volontà e un pizzico di passione. Non bisogna dimenticare che le piante sono esseri viventi e come tali richiedono attenzioni e cure. Siamo o no soddisfatti quando le vediamo crescere rigogliose, e quante volte ci rattristiamo se si ammalano o se non sviluppano come vorremmo?

Siamo noi ad avere maggiormente bisogno di loro, piuttosto che non il contrario. Infatti, sebbene spesso ce ne dimentichiamo (come dimostrano l’inquinamento e la deforestazione sfrenata), le piante, insieme all’acqua e alla terra, sono tra i beni più preziosi che abbiamo; per questo creare un piccolo angolo verde nelle nostre case, nella nostra vita, potrà certamente essere utile a rinvigorire quella coscienza ecologica spesso soffocata dai ritmi frenetici della città.

L’acqua non è un bene infinito ma una risorsa con una disponibilità limitata che dunque non può essere sprecata. Nel mondo ci sono tantissime popolazioni che hanno una grossa carenza idrica: mancanza di tecnologie in grado di provvedere ad una sua corretta distribuzione, insufficienza di personale specializzato, clima, e povertà sono alcune tra le cause più importanti. Al contrario, nelle società occidentali il consumo d’acqua è eccessivo, e cioè è determinato dall’incremento della popolazione mondiale e dal raggiungimento, da parte di alcune fasce di popolazione, di un maggior benessere sociale che purtroppo è anche sinonimo di notevoli sprechi. A causa del consumo di acqua mondiale per uso civile, industriale e agricolo, alla fine del XX secolo il fabbisogno idrico è risultato sette volte superiore a quello stimato al suo inizio.

Anche nel nostro piccolo è possibile poter fare un uso più moderato di acqua nella cura del giardino, di un balcone o di una terrazza.

Seguendo alcuni suggerimenti e con un po’ di attenzione, vedrete che sarà possibile ridurre i consumi e i costi dell’acqua. Vi descriveremo fra breve alcuni tipi di irrigazione, come gli impianti computerizzati e le annaffiature manuali, insieme a piccoli e utili consigli su come utilizzarli al meglio per riuscire, dove è possibile, non solo a risparmiare acqua, ma anche a far sì che le piante abbiano un adeguato, giusto e corretto fabbisogno idrico.

L’IMPORTANZA DELLE RISORSE IDRICHE

Il terreno svolge un’importante funzione di riserva d’acqua: prima la trattiene e poi la restituisce gradualmente alle piante. Le riserve idriche non sono però costantemente disponibili, perché soggette alle precipitazioni stagionali. Di media le piogge sono più abbondanti alla fine dell’inverno e in primavera, mentre d’estate finiscono per esaurirsi. In conclusione, rispetto all’andamento annuale delle piogge spesso troppo variabile, l’intervento dell’uomo diventa indispensabile.

L’acqua, per la vita della pianta, è l’elemento primario ed è essenziale anche per il suo accrescimento: appassendo, la pianta manifesta in modo evidente la carenza d’acqua e, quando ciò si verifica, indica che è allo stremo della resistenza e può essere salvata solo da un intervento immediato. Solo in apparenza l’irrigazione è un’operazione semplice, in realtà è legata a moltissimi fattori di cui bisogna sempre tener conto, come il regime delle piogge della zona in cui ci troviamo o la capacità del terreno di trattenere acqua (per esempio i terreni argillosi la trattengono di più rispetto a quelli sabbiosi e grossolani). Le sarchiature si sono rivelate da sempre delle buone pratiche colturali al terreno, infatti riducono l’evaporazione al livello del suolo conservando comunque le riserve di umidità. L’impianto d’irrigazione permette di apportare acqua alle piante mantenendo e regolando il regime idrico, per cui a secondo di quello che si vuole irrigare, cambia il sistema di irrigazione. E’ dunque chiaro che diventa fondamentale stabilire cosa si vuole bagnare: giardino e prato, balconi, terrazze, orto, frutteto ecc.

IL PROGETTO D’IRRIGAZIONE

Bisogna ricordare che non esiste un progetto d’irrigazione senza un progetto del verde! Il progetto, infatti, deve tener conto delle superfici completamente libere adatte agli irrigatori a lunga gittata, delle aiuole o delle zone deove sono stati piantati dei cespugli o arbusti che richiedono irrigatori a corta gittata e delle composizioni di arbusti o fioriture che preferiscono un’irrigazione a goccia. Vediamo allora come si progetta l’irrigazione del prato, delle siepi, dei cespugli e delle aiuole che compongono di solito un giardino.

Di fianco ecco una bella aiuola ricca di piante e di fiori. Già dalla fase di progettazione, bisogna prevedere di fare arrivare ad ogni zona le tubazioni dell’acqua, e è da considerare che i muretti e i camminamenti possono essere un ostacolo al passaggio dei tubi.

Il disegno in scala vi dà la possibilità do decidere dove mettere a dimora le piante e di conseguenza vi permette di realizzare un buon sistema di irrigazione. Informatevi sempre sulla crescita futura delle piante perchéanche l’irrigazione dovrà tener conto di questo fattore.

Nel progetto dell’impianto d’irrigazione, dove è possibile, per la siepe perimetrale prevedete un settore con impianto

A goccia o a tubo microporoso, perché i getti degli irrigatori dell’impianto del prato possono macchiare le foglie o rovinare i fiori.

IRRIGAZIONE DELLE AIUOLE

Qui di seguito viene preso in considerazione il tipo di irrigazione necessaria per un’aiuola piccola in cui sono state messe a dimora delle piantine da fiore, bordure, fioriture stagionale, ecc. Tutte le fasiprecedentemente descritte per predisporre un buon impianto d’irrigazione rimangono le stesse, ma occorre sostituire gli irrigatori con altri più appropriati, in modo da poter diversificare il tipo di annaffiatura.

Ne esistono di diversi tipi: Il tubo poroso. 

 

Il tubo poroso, come si vede da una foto, trasuda acqua in modo omogeneo. Se avete problemi di calcio, dopo 6-7 anni il tubo potrebbe incrostarsi e otturarsi. Un controllo dopo i primi anni sarebbe quindi opportuno: meglio sostituire un po’ di tubo poroso che far morire di sete le piante!

E’ un tubo poroso in polietilene e polvere di caucciù da cui fuoriesce, sotto pressione, una portata d’acqua uniforme che mantiene nella zona dell’apparato radicale un’umidità ottimale e regolare. Questa modalità d’irrigazione e molto indicata per distribuire acqua anche a piccole strisce di prato, aiuole, alberi, siepi, rose, giardini rocciosi, viticoltura, orticoltura e anche per grandi fioriere da esterno. Il tubo poroso s’intera posizionandolo a file parallele equidistanti, ad una profondità che può variare dai 20 agli 80 cm, in base al tipo di coltura e alla profondità delle radici.

Favorisce la crescita della pianta e consente notevoli risparmi di acqua (fino al 50%), evitando così fenomeni di evaporazione e di rapida dispersione in terreni sabbiosi. Questo tubo lavora ad una pressione di esercizio da 0,1 a 1 bar (atmosfere) e ha una portata di 2 litri l’ora al metro lineare alla pressione di esercizio di 0.8 bar. Nel caso in cui la pressione dell’acqua sia molto alta, montate un riduttore di pressione, e nel caso in cui siano presenti molte impurità montate anche un filtro per poterle trattenere. Dato che la diffusione dell’acqua avviene per capillarità lungo tutta la tubazione, occorre determinare la profondità e la distanza dei tubi rispetto al tipo di piante che dobbiamo mettere a dimora: 

  • Piccole strisce di prato: profondità 15-20 cm, distanza tra le file 30-60 cm.
  • Giardini rocciosi: profondità 15-20 cm, distanza 30-50 cm.
  • Rose e siepi: profondità 25-35 cm, distanza tra le file 30-60 cm.
  • Siepi molto grandi: profondità 30-50 cm, distanza una sola linea.
  • Alberi: profondità 30-50 cm, distanza ogni filare.
  • Colture orticole: profondità 30-40 cm, distanza ogni filare.
  • Vite: profondità 30-50 cm, distanza ogni filare.
  • L’ala gocciolante – è particolarmente indicata per tutte le irrigazioni a goccia in cui sia necessaria una notevole lunghezza della linea gocciolante, come nel caso di bordure, aiuole e siepi, permettendo anche di mantenere un’uniforme distribuzione di acqua. Il gocciolatoio si trova all’interno del tubo e ne è parte integrante, riducendo così al minimo le perdite di carico e assicurando una maggiore protezione del gocciolatoio stesso.
  • Gli spruzzatori – sono molto utili per irrigare piccole aiuole con a dimora arbusti e cespugli sempreverdi. Danno la possibilità d’irrigare il terreno sotto la chioma della pianta in modo uniforme e senza bagnare foglio e fiori. Sono disponibili in commercio da 90/180/360°. A seconda della pressione e della portata, possono raggiungere i 2 m di raggio e, in alcuni casi, sono forniti di microvalvole di regolazione di flusso e di gittata.

Il sistema di irrigazione per “aspersione” può essere utilizzato per grandi vasi e fioriere o per piccole aiuole, dove già lo spruzzatore potrebbe essere eccessivo e i gocciolatoi troppo riduttivi.

 

IRRIGAZIONE DEL BALCONE

Anche in questo caso esistono diversi modi di irrigare, che dipendono dalle dimensioni dei vasi e dalla quantità di piante che avete. In ogni caso, per i vasi e le fioriere occorre utilizzare un tipo d’irrigazione che permetta di concentrare l’acqua il più vicino possibile al colletto della pianta e alle radici, così da ottenere un terriccio umido senza sprechi inutili di acqua. Vediamo, in breve, quali sono i più diffusi sistemi impiegati: 

Impianto d’irrigazione a goccia computerizzato

Se installate un impianto d’irrigazione a goccia con piante messe a dimora da pochissimo tempo, ricordate di effettuare, per almeno un mese, irrigazioni manuali, a integrazione di quelle eseguite regolarmente dall’impianto. In questo modo le giovani piante avranno il tempo di emettere nuove radici, che andranno a estendersi per tutto il vaso.

 

Per poter utilizzare un impianto d’irrigazione di questo tipo, occorre avere un “punto acqua sul balcone/terrazzo”. Controllate che non si tratti di acqua a caduta dei cassoni perché rischiereste di non avere pressione sufficiente. Prendete le misure del terrazzo e annotate il numero dei vasi dividendoli per grandezza. A questo punto potete acquistare il materiale necessario: centralina,tubo, gocciolatoio, microtubo, astine, ecc..

Se disponete di un unico punto acqua sul vostro terrazzo, è importante acquistare una crociera (rubinetto a due vie usato anche per le lavatrici); in questo modo potrete collegare l’impianto e continuare ad avere libero il punto acqua. Un riduttore di pressione, montato sotto la centralina, serve a mantenere costante la pressione dell’acqus. Non usando il riduttore, esiste il pericolo, se la pressione è troppo alta, di far saltare i tubicini d’irrigazione, con relativi danni alle piante e ai vicini (rischio di allagamenti). Di solito, questo tipo d’inconveniente si verifica in piena estate, quando è più facile che, con le vacanze, i palazzi si svuotino e la pressione dell’acqua aumenti. Non fate l’errore di montare l’impianto solo qualche giorno prima della partenza, occorre almeno un mese per metterlo a regime. Acquistate una centralina che abbia la possibilità di irrigare 4/6 volte al giorno, in modo da poter dare più irrigazioni ad intervalli di tempo frequenti. Facciamo un esempio: se il tempo di irrigazione previsto è di 20 minuti in un’unica soluzione, l’acqua uscirà dal foro di drenaggio senza bagnare bene il terriccio e con enorme spreco. Al contrario, 20 minuti, distribuiti in 6 irrigazioni notturne, favoriscono l’assorbimento dell’acqua da parte del terriccio a tutto vantaggio delle piante. Cercate di proteggere la centralina dai raggi diretti del sole (utilizzando un cespuglio, un panno, uno sportellino zincato): in questo modo durerà molto più a lungo. E’ bene smontare la centralina in inverno, evitando così di farla rovinare con il gelo. Togliete le batterie quando non viene utilizzata per molto tempo. Due volte l’anno aprite il tappo, che si trova alla fine della linea dell’impianto, fate uscire un po’ d’acqua e richiudete. Questo contribuisce a mantenerlo pulito.

Tubo in gomma

E’ il sistema più utilizzato per irrigare le piante. Acquistate un tubo retinato, resisterà di più alle escursioni termiche e alla pressione dell’acqua. Montate una pistola a doccia con “acqua stop” sulla parte terminale del tubo. Così eviterete, al passaggio da un vaso all’altro, di sprecare acqua. Non bagnate mai le piante con una pistola a getto forte, utilizzatene sempre una a doccia, che non rovina le piante e non scava il terreno. Terminata l’irrigazione, ricordate sempre di chiudere il rubinetto, in modo da evitare che il tubo scoppi. Arrotolatelo su una sella o su un carrellino avvolgitubo, avendo l’accortezza di togliere sempre l’acqua rimasta, che in inverno potrebbe gelare e rovinare il tubo.

BUONI CONSIGLI:

  • Mettendo un pezzetto di coccio sotto al gocciolatoio, l’acqua sarà distribuita meglio. Spostate i gocciolatoi una volta al mese, si evita così di creare un canale tra il punto dove cade la goccia e il foro di drenaggio del vaso.
  • 2/3 volte l’anno variabile in base alla durezza dell’acqua, mettete i gocciolatoi a bagno nell’aceto: eviterete che il calcio chiuda i fori.
  • Prendete un recipiente e riempitelo di acqua, bagnate, per immersione, le piccole piantine che hanno apparato radicale compatto. Ogni settimana aggiungete all’acqua un po’ di concime.
  • In estate per brevi periodi (4/5 giorni al massimo), per bagnare le vostre piante potete utilizzare le bottiglie di plastica da due litri. Praticate un foro al tappo della bottiglia, riempitela di acqua, rovesciatela e interratela leggermente. Controllate che nella bottiglia siano visibili le bollicine di aria: ciò indica che l’acqua sta uscendo.
  • Quando la terra si asciuga troppo noterete un distaccamento ai bordi del vaso. L’acqua, in questo modo, si canalizza nel vuoto creato e tende a non impregnare la terra. Smuovete bene il terriccio una volta al mese.
  • In estate, nelle ore più calde, evitate di bagnare a pioggia, con il sole le gocce faranno da lente e bruceranno le foglie.

Quando i vasi sono molto piccoli rispetto alle piante e il vaso è pieno di radici, il modo migliore per effettuare una corretta irrigazione è d’immergere il vaso in acqua a temperatura ambiente.

LE PIANTE D’APPARTAMENTO

La crescita delle piante d’appartamento è legata alla presenza di acqua nel terreno; se dunque questa viene a mancare (anche se la quantità minima è variabile da pianta a pianta), la pianta appassisce. E’ difficile stabilire con esattezza ogni quanti giorni deve essere irrigata, perché le condizioni ambientali possono variare da casa a casa e da stanza a stanza. Le annaffiature si possono eseguire in qualsiasi momento della giornata ma è consigliabile effettuarle quando c’è ancora luce e con una temperatura ambientale non superiore ai 12/14°. L’acqua migliore per le piante da interno è quella piovana, ma in mancanza si può ricorrere a quella del rubinetto, nonostante presenti degli inconvenienti: una temperatura troppo fredda per le piante e un alto contenuto di cloro.

Per poterla utilizzare, una buona accortezza è quella di farla riposare per 12/14 ore in un annaffiatoio o in un secchio, in modo che raggiunga una temperatura vicina a quella dell’ambiente e che smaltisca almeno parte del cloro. In inverno quasi tutte le piante d’appartamento riducono la loro attività vegetativa, per mancanza di ore sufficienti di luce. Di conseguenza richiedono minori annaffiature rispetto al periodo di primavera-estate. Se dovete lasciare le vostre piante d’appartamento incustodite per brevi periodi, potete mettere in pratica alcuni piccoli accorgimenti molto efficaci per l’irrigazione: 

  • Posizionate un panno assorbente tra la vaschetta del lavello e il piano della cucina, con una parte immersa nell’acqua e l’altra sul piano dove poggerete le vostre piante: il panno bagnato manterrà un alto grado di umidità nell’aria circostante.
  • Prendete un cordoncino di cotone spesso ½ cm, posizionatene un’estremità in un recipiente con dell’acqua, che collocherete ad un’altezza maggiore rispetto alla pianta, e inserite nella terra del vaso l’altro estremità: per capillarità, l’acqua risalirà lungo il cordoncino e manterrà umida la terra.

 

 

  • Succede frequentemente che al rientro dalle vacanze si ritrovino le piante asfittiche, ingiallite e moribonde, e ben poco possono fare i rimedi successivi per riportarle in vita, rimedi quasi sempre del tutto inefficaci. Per far fronte a questo problema e per ridurre al minimoi danni causati dalle assenze prolungate, esistono diverse soluzioni:
  • Se vi assentate soltanto 6/7 giorni, sarà sufficiente bagnare abbondantemente le piante, e per evitare che il terriccio si asciughi troppo copritelo con della sabbia miscelata a della torba, in modo da creare uno strato superficiale che rallenti l’evaporazione dell’acqua. Raggruppate quindi i vasi in una stanza illuminata della casa.

 

 

 

Quando tornerete, sarà sufficiente effettuare un’ulteriore irrigazione e una pulizia delle foglie.

 

  • Se il periodo di assenza è più lungo, si dovranno adottare accorgimenti particolari. Si possono prendere tutte le piante di casa e sistemarle in modo ordinato e senza attaccarle l’una all’altra nella vasca da bagno dopo aver riempito il fondo della vasca con circa 2 cm di acqua e avervi posizionato dei vecchi asciugamani o altro materiale assorbente. Per evitare che i vasi siano a contatto diretto con l’acqua occorre rialzarli, ad esempio con dei mattoni dei vasi vuoti capovolti, o altro. In questo modo si avrà umidità costante e le piante potranno sopravvivere fino al vostro rientro. In alcuni casi, ma solo se si tratta di piccole e giovani piantine da interno, si può creare una sorta di miniserra: bagnate abbondantemente il terriccio della pianta, prendete delle piccole canne di bambù, inseritele nel vaso in modo che siano più alte della pianta di almeno 20 cm; con un sacchetto di plastica trasparente coprite completamente pianta e vaso, facendo attenzione che la plastica non tocchi le foglie. In questo modo, lasciandola in un angolo della casa mediamente illuminato, si avranno buone possibilità che al ritorno la pianta sia sopravvissuta. La condizione ideale sarebbe che la temperatura ambientale si mantenesse intorno ai 18° per tutto il periodo della vostra assenza.

Da ricordare: i fattori climatici, le concimazioni sbagliate e l’eccesso di acqua, possono influire sullo stato di salute delle piante

Le piante che presentano evidenti sintomi di avvizzimento e di carenza d’acqua necessitano, per riprendersi, di essere immerse completamente in acqua. Prestate però attenzione che questa sia sempre a temperatura ambiente.

Le precauzioni appena descritte dovrebbero assicurare alle piante un’umidità sufficiente per un periodo di 2 settimane. Probabilmente alcune piante non reagiranno positivamente a questa umidità supplementare, ma vale comunque la pena di tentare. Ecco degli utili suggerimenti per cercare di far riprendere una pianta a cui per molto tempo è mancata l’acqua: 

  • Iniziate l’operazione usando una forchetta per smuovere la zolla essiccata, avendo cura di non danneggiare le radici.
  • Immergete il vaso in un secchio pieno d’acqua finché le bollicine d’aria non smettono di salire in superficie.
  • Far drenare bene l’acqua e sistemate la pianta in un luogo fresco.
  • Dopo breve tempo la pianta inizierà a rianimarsi.

L’importanza dell’umidità

L’umidità è la quantità di vapore acqueo contenuta nell’ambiente, mentre la quantità effettiva di tale vapore presente nell’aria rispetto alla quantità che questa potrebbe contenere esprime il concetto di umidità relativa. Semplifichiamo con un esempio: se la temperatura è di 25° e l’aria contiene il 45° dell’acqua che potrebbe contenere, l’umidità relativa è del 45 %. Il rapporto di regola si esprime in forma percentuale, ma l’indicazione che si può trarre è che se la temperatura sale, dobbiamo trovare il modo di introdurre nell’aria una maggiore quantità di acqua proprio per mantenere la percentuale di umidità relativa che desideriamo per le piante.

L’umidità svolge un ruolo importante per il processo della traspirazione, mediante il quale le piante eliminano, attraverso gli stomi (pori),i materiali di rifiuto sotto forma di vapore che poi si disperde nell’aria. Le piante vegetano in condizioni ottimali quando è mantenuto l’equilibrio tra l’acqua assorbita dalle radici, quella eliminata mediante la traspirazione e un giusto grado di umidità. Durante il periodo di crescita, le piante nel loro habitat naturale necessitano di un’umidità relativa che varia dal 60% all’80%. Una condizione accettabile di umidità per le piante potrebbe comunque essere del 40/60%, mentre nei nostri appartamenti è spesso inferiore al 12%! E’ quindi abbastanza facile immaginare che una pianta trasferita in appartamento possa ben presto assumere un colore tendente al bruno, o possa cominciare a perdere le foglie e nel caso di piante da fiore, anche i boccioli.

E’ bene sottolineare che il 40/60% di umidità relativa non è poi così difficile da predisporre e , soprattutto, che la percentuale di umidità non deve essere necessariamente ottenuta in tuta la stanza, ma solo intorno alla pianta creando, in questo modo, il cosiddetto “microclima”. Un’idea interessante potrebbe essere quella di raggruppare le diverse specie di piante d’appartamento che costituiranno così un piccolo angolo di giungla dove la traspirazione di una aiuta anche tutte le altre, in uno scambio reciproco.

In particolar modo in inverno, quando la temperatura all’esterno scende notevolmente, si tende a portare quella interna dell’appartamento a 20/25°. Il risultato è una casa calda ma spesso molto secca . Oltre ai consigli sopra già esposti esistono diversi sistemi per aumentare il grado di umidità per le piante:

  • Utilizzate uno spruzzatore o nebulizzatore, contenente acqua a temperatura ambiente, da vaporizzare sulle foglie ogni 2/3 giorni.
  • Ponete accanto alla pianta una ciotolina piena d’acqua che, evaporando, manterrà un grado di umidità maggiore rispetto al resto della stanza.
  • Se utilizzate sottovasi o portavasi, posizionate dell’argilla espansa sul fondo in modo tale che l’acqua in eccesso andrà a depositarsi alla base. Così facendo la pianta non subirà ristagni di acqua e, anche in questo caso, l’evaporazione manterrà sempre un maggiore grado di umidità.

Orchidee e umidità

E’ ai tropici che si trovano le più belle e smaglianti specie di Orchidee. Infatti nei paesi tropicali le temperature sono, si, elevate, ma soprattutto c’è molta umidità, che varia in base alle stagioni (secche o umide). Praticamente nella maggior parte delle regioni tropicali esistono soltanto due periodi stagionali quello delle piogge e quello secco.

Nei loro luoghi di originele Orchidee, nella stagione secca, sonoa riposo, vivendo solo della condensa della notte e della rugiada del primo mattino, pronte a risvegliarsi alle prime piogge e a portare a termine lo sviluppo vegetativo prima che arrivi un nuovo periodo di siccità.

Molte Orchidee fioriscono all’inizio del periodo delle piogge, altre vi giungono a maturazione completa. Ecco perchè, quando si parla di Orchidee, si può affermare che bisogna far loro rispettare un periodo di dormienza.

Nel periodo vegetativo, quando s’intravedono i nuovi germogli, si può osservare che i vecchi pseudobulbi appaiono raggrinziti. Ciò avviene perchè le loro riserve sono utilizzate per il sostentamento della nuova vegetazione. In questo periodo, quindi, finche il nuovo germoglio non raggiungerà qualche centimetro di lunghezza e saranno apparse nuove radici, la pianta andrà ancora mantenuta piuttosto asciutta, poco fertilizzata, per evitare che l’acqua faccia marcire la giovane vegetazione. Il mattino è il momento migliore per irrigare le Orchidee: in questo modo le foglie saranno asciutte prima di sera e si eviterà lo sviluppo di batteri, funghi e marciumi. Se abitate in una regione dove l’acqua a ricca di calcio, è moltoprobabile che questa causi la formazione di macchie sulle foglie delle vostre Orchidee. Un piccolo ed economico trucco per ovviare al problema del calcio, è di aggiungere del limone nell’acqua che utilizzerete per bagnare le vostre piante (è sufficiente qualche goccia in un litro d’acqua).

Ecco poche e semplici regole per bagnare correttamente le Orchidee:

Molta acqua

Poca acqua

in primavera e in estate, comunque

in presenza di forte luminosità;

quando aumenta la temperatura;

quando l’aria a secca;

quando c’e una forte aerazione;

quando la quantità di foglie è notevole;

quando l’umidità è al di sotto del 40%.

in autunno e in inverno e quando c’e una scarsa luminosità;

quando diminuisce la temperatura;

con molta umidità atmosferica;

quando c’e un insufficiente circolo di aria;-

quando la pianta ha poche foglie;

quando la pianta e a riposo;

se la pianta a stata appena rinvasata;

quando l’umidità supera il 70%.

Quando in un giardino uno dei settori è a goccia e serve a bagnare delle piante in piena terra, non è possibile utilizzare lo stesso tipo d’irrigazione per annaffiare anche eventuali piante nei vasi.

Bisogna predisporne uno apposta: i tempi che occorrono per bagnare le piante che si trovano a terra sono maggiori rispetto ai tempi utilizzati normalmente per le piante in vaso.

BUONI CONSIGLI:

 In estate se le vostre piante sono all’esterno e sono esposte al sole nelle ore più calde, evitate di bagnare a pioggia perché con il sole le gocce faranno da lente e bruceranno le foglie.

  • Fate molta attenzione che i gatti non vadano a fare la pipì nei vasi: può rovinare le piante. Usate dei repellenti atossici per dissuaderli, oppure utilizzate dei grossi ciottoli (sassi) per coprire la superficio intorno alle piante.
  • In estate se avete il problema delle zanzare cercate di eliminare i ristagni di acqua nel sottovaso, togliete l’acqua residua dagli annaffiatoi, non bagnate la terra la sera (meglio la mattina presto), rovesciate tutti i sottovasi e i contenitori che al momento non utilizzate, per evitare che si riempiano di acqua piovana.
  • Il calcio contenuto nell’acqua danneggia le piante intasando le radici. Un cucchiaio di aceto, in ogni litro di acqua, fa depositare sul fondo il calcare. Utilizzate con un mestolino, quest’acqua per bagnare le piantine che vi sono più care una volta al mese circa.

LE PIANTE IN VASO

E’ certo che le piante in vaso in generale hanno bisogno di più cure e in modo particolare per l’irrigazione. Attraverso le pareti del vaso che normalmente è in terracotta, l’acqua evapora piuttosto rapidamente, occorre quindi effettuare un controllo maggiore della pianta e della terra. Quando la pianta ha necessità di acqua lo dimostra con l’appassimento generale dei fiori, delle foglie e dei fusti erbacei, tuttavia senza attendere questi significativi segnali di aiuto, dando un piccolo colpo con le nocche delle dita al vaso e se il suono che se ne riceve è secco, quasi squillante, se ne può dedurre che il terriccio è asciutto e che la pianta ha sete.

Quando al contrario, le piante vengono irrigate spesso, ma in modo insufficiente, le radici anziché spingersi in profondità risalgono verso la superficie alla ricerca di acqua; invece è solo una radice ben sviluppata in profondità che garantisce la resistenza delle piante nei periodi di siccità. Il calcio contenuto nell’acqua, può creare seri problemi alle piante. Le radici, infatti, per il troppo calcio depositato, non riescono a trarre dal terreno tutte quelle sostanze fertilizzanti di cui la pianta necessita. I sintomi più evidenti di questa carenza sono crescita stentata, colori non brillanti e diffusi ingiallimenti della foglia, che presenta un colore verde sbiadito nel lembo, mantenendo verdi, invece, le nervature. Tutto questo si può racchiudere in un’unica parola: clorosi.

Questa malattia delle piante causa, appunto, un progressivo ingiallimento delle parti verdi determinata dalla distruzione o dalla mancata formazione della clorofilla.

Spesso è una mancanza specifica di ferro (elemento importante per la formazione della clorofilla) la responsabilità fondamentale. In questo caso, per aiutare la vostra pianta potete acquistare dei sequestrati di ferro, reperibili nei vivai e nei negozi di floricoltura.

LE PIANTA GRASSE

 

 

Le piante grasse sono costituite per la maggior parte di acqua, ed è questa caratteristica biologica che le ha rese uniche. L’acqua arriva a costituire fino al 90% del peso della pianta, svolgendo fondamentali funzioni, come la formazione di zuccheri, attraverso la fotosintesi clorofilliana, e la termoregolazione, attraverso la traspirazione. Un’eccessiva e troppo frequente irrigazione è la causa più comune di morte prematura tra cactacee e succulente. In realtà questo tipo di pianta ha bisogno di essere irrigato solo nei periodi vegetativi (primavera-estate), mentre in inverno le irrigazioni devono essere sospese o molto diradate. Quasi tutte, infatti, possono tollerare lunghi periodi di siccità ed è meglio non bagnarle se non si è più che sicuri della loro reale necessità.

Con la mancanza di acqua queste piante entrano in un periodo di riposo e dormienza per poi tornare belle e rigogliose quando verranno irrigate nuovamente. Al contrario, una luminosità e una temperatura sbagliate possono provocare seri danni. Non esponete le piante grasse al sole nelle ore più calde della giornata, altrimenti subiranno delle bruciature visibili che si manifestano sotto forma di chiazze brune. La maggior parte di queste piante ama un ambiente secco, nonostante alcune, come quelle tropicali, preferiscono ambienti caldo-umidi. In questo caso, vaporizzate leggermente le foglie tutte le volte che irrigate, in modo da mantenere un leggero grado di umidità in più. Le piante grasse che vengono tenute in ambienti freddi o eccessivamente umidi tendono a marcire.

Questo habitat infatti facilita il sopraggiungere di un fungo che penetra nelle radici e nella polpa della pianta, attaccandone i tessuti che diventano molli e neri. Se accade, cercate di isolare le parti sane tagliando quelle malate. Le specie con foglie coriacee (foglie spesse e corpose)non hanno bisogno di essere irrigate frequentemente. Viceversa, le specie con foglie sottili e delicate necessitano di più acqua. In appartamento, se le piante grasse dispongono di poca luce non avranno bisogno di essere irrigate frequentemente. Il loro fabbisogno idrico può variare anche in relazione all’età. Nei semenzai, infatti, le giovani piantine, durante i primi mesi, vanno mantenute in substrato umido; una volta cresciute dovranno essere irrigate solo ed esclusivamente a terreno ben asciutto. Un caso particolare di adattamento a prolungati periodi di siccità si può osservare nella Lophophora che, nei periodi secchi, avvizzisce a tal punto da interrarsi completamente. Questo stadio di avvizzimento rappresenta una difesa che permette a moltissime specie di piante grasse di superare, senza grossi problemi lunghi periodi di siccità (anche molti mesi), e basterà anche solo una leggera pioggia per assicurare loro una rapida ripresa. Si può concludere quindi che sono necessari molti mesi di siccità per far morire di sete una pianta grassa ma può bastare qualche settimana di abbondanti piogge per farla marcire!

LE SEMINE

Se vi accingete ad effettuare delle nuove semine, vi potranno essere utili questi pratici consigli per ottenere in breve tempo delle piante senza incorrere in problemi per mancanza del giusto grado di umidità.

Sul fondo della cassetta che verrà utilizzata per la semina, ponete un cordino disposto in modo che formi una serpentina uniforme per tutta la superficie del fondo. Fare uscire una delle estremità del cordino da un foro praticato sul fondo della cassetta e immergetelo in un contenitore pieno di acqua. La cassetta può quindi essere riempita di terra, e il seme distribuito e ricoperto con un leggerissimo strato di terriccio setacciato, mantenuto costantemente umido con un vaporizzatore. In questo modo si ottiene una buona umidità in superficie e una umidità costante dal basso verso l’alto, portata per capillarità dal contenitore con l’acqua al terriccio, mediante il cordino. Di tanto in tanto prima che l’acqua si esaurisca completamente, aggiungetene dell’altra nel contenitore e, via via che le piantine crescono, aggiungete all’acqua delle piccole quantità di fertilizzante idrosolubile, in modo da fornire loro il necessario nutrimento. Per l’irrigazione di semine più delicate potete seguire questo suggerimento molto efficace: prendere un contenitore per la semina e collocatelo all’interno di uno più grande, in modo che fra l’uno e l’altro resti uno spazio sufficiente per mettere dell’acqua. Questo tipo di rimedio serve a mantenere costante l’umidità del terriccio di semina, oltre a creare una protezione contro la voracità per i semi delle formiche e delle chiocciole.

Formiche, lumache e uccelli sono i primi nemici dei semi. Quando effettuate delle semine all’aperto, in vaso terrina, una protezione efficace è quella di creare un fossato pieno di acqua… formiche e lumache fortunatamente non sanno nuotare! Per gli uccelli, utilizzate un foglio di tessuto non tessuto da posizionare sopra la semina: servirà a proteggere i semi.

BUONI CONSIGLI:

Insieme alle irrigazioni, ogni tanto occorre eseguire delle concimazioni con fertilizzanti che aiutano le piante a crescere bene. L’importante è seguire poche regole di base che ci permettono di fare delle scelte giuste e mirate. Vediamo quali sono:

  • Acquistate fertilizzanti controllati e di buona qualità.
  • Conservate i prodotti in luogo asciutto, buoi, protetto e fuori dalla portata dei bambini.
  • Ricordate che i fertilizzanti chimici sono un completamento di quelli organici. Non abusatene!
  • Non utilizzate troppi concimi nello stesso momento, può esserci un’azione inversa. Per irrigare le piante utilizzate ogni tanto l’acqua di cottura non salata delle verdure. E’ ricca di minerali.

L’IDROCOLTURA

L’idrocoltura è un metodo di coltivazione delle piante che avviene mediante l’immersione delle radici in acqua, dunque in completa assenza di terra. Generalmente, si è portati a pensare che per vivere le piante abbiano bisogno della terra, ma in realtà ciò di cui hanno bisogno è quello che la terra contiene, ovvero le sostanze nutritive. Quest’ultime vengono assorbite dalle radici, le quali, oltre ad avere la funzione meccanica di sostegno, hanno anche quella di assorbimento dell’acqua, dell’azoto, del fosforo, del potassio, del ferro, dell’ossigeno, dell’anidride carbonica, e di tutti quegli elementi nutritivi che occorrono affinché la pianta possa vivere e crescere sana. Coltivando le piante in terra le sostanze nutritive non sempre sono accessibili: per le eccessive irrigazioni, con conseguente dilavamento delle sostanze nutritive, o per il troppo tempo nello stesso vaso e nella stessa terra, ecc. Nell’idrocoltura, invece, l’assorbimento è più facile perché i diversi elementi nutritivi sono disponibili in una forma direttamente assimilabile dalle piante, con rischi molto più bassi che si creino delle carenze o che avvenga la marcescenza delle radici.

 

Le piante che vivono in piena terra sono, entro certi limiti, autosufficienti, poiché le radici, insinuandosi nel terreno, si riforniscono delle sostanze nutritive indispensabili, dei sali minerali, dell’umidità e di tutto ciò di cui hanno bisogno. In casa, invece, le piante dipendono completamente da noi: siamo noi che decidiamo (dove posizionarle, quanta luce e umidità fornire loro, con quale frequenza nutrirle, così come siamo noi a decidere la grandezza del vaso e la temperatura, fattore assai importante, specie in inverno.

Alcune persone hanno sicuramente un intuito innato nel capire le necessita delle piante e il modo di curarle, hanno cioè il cosiddetto "pollice verde", mentre altre tentano, ma senza successo. lo credo che chiunque possa ottenere dei buoni risultati con l’aiuto di piccoli consigli mirati, buona volontà e un pizzico di passione. Non bisogna dimenticare che le piante sono esseri viventi e come tali richiedono attenzioni e cure. Siamo o no soddisfatti quando le vediamo crescere rigogliose, e quante volte ci rattristiamo se si ammalano o se non sviluppano come vorremmo? Spero che con questo volume, ricco di suggerimenti da mettere in pratica quotidianamente, possiate apprendere i metodi migliori per curare le vostre piante e fornire loro le debite attenzioni.

Ma è bene ricordare che, nonostante questo, siamo noi ad avere maggiormente bisogno di loro, piuttosto che non il contrario. Infatti, sebbene spesso ce ne dimentichiamo (come dimostrano l’inquinamento e la deforestazione sfrenata), le piante, insieme all’acqua e alla terra, sono tra i beni più preziosi che abbiamo; per questo creare un piccolo angolo verde nelle nostre case, nella nostra vita, potrà certamente essere utile a rinvigorire quella coscienza ecologica spesso soffocata dai ritmi frenetici della città.

L’acqua non è un bene infinito ma una risorsa con una disponibilità limitata che dunque non può’ essere sprecata. Nel mondo ci sono tantissime popolazioni che hanno una grossa carenza idrica: mancanza di tecnologie in grado di provvedere ad una sua corretta distribuzione, insufficienza di personale specializzato, clima, e povertà sono alcune tra le cause più importanti. Al contrario, nelle società occidentali il consumo d’acqua è eccessivo, e cioè è determinato dall’incremento della popolazione mondiale e dal raggiungimento, da parte di alcune fasce di popolazione, di un maggior benessere sociale che purtroppo è anche sinonimo di notevoli sprechi. A causa del consumo di acqua mondiale per uso civile, industriale e agricolo, alla fine del XX secolo il fabbisogno idrico è risultato sette volte superiore a quello stimato al suo inizio.

Anche nel nostro piccolo è possibile poter fare un uso più moderato di acqua nella cura del giardino, di un balcone o di una terrazza.

Seguendo alcuni suggerimenti e con un po’ di attenzione, vedrete che sarà possibile ridurre i consumi e i costi dell’acqua. Vi descriveremo fra breve alcuni tipi di irrigazione, come gli impianti computerizzati e le annaffiature manuali, insieme a piccoli e utili consigli su come utilizzarli al meglio per riuscire, dove è possibile, non solo a risparmiare acqua, ma anche a far sì che le piante abbiano un adeguato, giusto e corretto fabbisogno idrico.

IRRIGAZIONE DEL GIARDINO

Ci sono grandi giardini, parchi pubblici e privati che vengono irrigati mediante un’elettropompa sommersa che permette all’acqua di giungere in superficie. Quest’acqua viene prelevata da pozzi a camicia, pozzi artesiani, fossati, cisterne o serbatoi, allo scopo di garantire il fabbisogno idrico e, in questo caso, leggendo la targhetta posta sulla pompa, possiamo sapere quanta acqua è erogata e quanta ne abbiamo a disposizione. Non tutti i giardini però ne sono provvisti e allora bisogna irrigare con l’acuqa della condotta (in quelle zone dove è permesso dalle normative vigenti del comune di residenza) o con piccole cisterne di raccolta di acqua precedentemente predisposte.

Per avere un’idea di come si può realizzare un impianto d’irrigazione occorrono dei dati:

  1. Munitevi di carta millimetrata, penna e metro. Misurate il vostro giardino e disegnate una piantina (planimetria) in scala 1:100 (equivalenti a un centimetro al metro) il più realistica possibile.
  2. Occorre poi sapere quanta acqua in litri al minuto abbiamo a disposizione, per adeguare il nostro impianto ai consumi.

Esistono degli strumenti per misurare quanta acqua abbiamo, ma non sempre sono facilmente reperibili. E’ possibile, comunque, rilevare questa misurazione da soli, con un discreto grado di approssimazione, calcolando in quanti secondi si riempie un secchio graduato di dieci litri. Facciamo un esempio pratico:

  • Mettere un secchio graduato da dieci litri sotto uno dei rubinetti che avete a disposizione per il giardino.
  • Munitevi di un orologio che abbia un cronometro o comunque la lancetta dei secondi.
  • Aprite “completamente” il rubinetto dell’acqua e cronometrate quanti secondi sono necessari per arrivare a dieci litri.
  • Chiudete il rubinetto.

Se per esempio abbiamo riempito i dieci litri del secchio in quindici secondi, in un minuto avremmo riempito un recipiente che poteva contenere quaranta litri.

Se dividiamoper due, approssimativamente abbiamo venti litri al minuto a due bar (vecchie atmosfere).

Disponiamo così di due dati che ci permetteranno di sviluppare un buon impianto d’irrigazione: un disegno in scala esatto del giardino e quanta acqua, in litri al minuto, abbiamo a disposizione.

Si ha bisogno del disegno in scala (planimetria) per sapere quanti irrigatori servono per irrigare il giardino e dove devono essere posizionati. La misurazione dell’acqua in litri al minuto aiuta a capire quanti irrigatori possiamo utilizzare per ogni settore rispetto alla quantità di acqua di cui disponiamo, perché gli irrigatori consumano in modo diverso, in base al tipo, al raggio di azione, alla superficie da irrigare, alla sezione dei tubi, alle distanze e alla pressione dell’acqua.

Procuratevi un compasso e, sulla piantina che avete a disposizione, iniziate a stabilire dove dovete posizionare gli irrigatori, rispettando una sovrapposizione pari al 50% circa degli stessi, in quanto, in genere, la distribuzione dell’acqua è maggiore vicino all’irrigatore e, man mano che ci si allontana, diminuisce. Ciò risulta molto utile per verificare, già dal disegno, come l’acqua si distribuisce, specialmente per il prato che, avendo un apparato radicale poco sviluppato, ha bisogno di un’irrigazione uniforme e se dovesse ricevere una scarsa quantità d’acqua, può manifestarsi un graduale ingiallimento a chiazze.

Nel progetto che state realizzando, l’impianto deve coprire tutta l’area verde in modo omogeneo, in più occorre considerareanche l’esposizione (nord-sud-ovest-est), a quanti metri di altezza siete sul livello del mare, l’estensione della superficie del giardino in metri quadri e il tipo di terreno: argilloso, sassoso, sabbioso.

Bisogna inoltre tenere divise le zone e i settori, perché in ombra si ha bisogno di una minore quantità di acqua rispetto a zone soleggiate che ne richiedono una quantità maggiore (meglio creare più settori piuttosto che bagnare in modo sbagliato per risparmiare sui materiali che servono per la realizzazione dell’impianto).

Piante diverse hanno bisogno di essere irrigate in modo differente, quindi cercate, quando mettete a dimora le piante, di avere vicine quelle con caratteristiche simili. Per esempio, le piante grasse hanno bisogno di meno acqua, le Ortensie di una quantità maggiore, le Rose tendono ad ammalarsi se ricevono getti d’acqua sulle foglie, i fiori appassiscono prima se sono bagnati dall’alto, ecc.

I materiali

E’ necessario fare una piccola premessa: con il metodo dell’irrigazione a pioggia l’acqua si distribuisce sul terreno, finemente suddivisa, sotto forma di pioggia. Nell’irrigazione del prato è importante che il getto penetri nel terreno in modo lento e uniforme perché se è troppo violento o orientato male può rovinare le piante e, nel caso di piccoli cespugli messi a dimora da poco, addirittura c’è il rischio che vengano scalzati dal terreno. I terreni argillosi richiedono irrigatori con la possibilità di bagnare con un getto finissimo, in modo che l’acqua possa filtrare in profondità.

Queste sono solo alcune delle accortezze esemplificative per comprendere come conoscere bene i materiali e i diversi tipi di irrigatori (tutti facilmente reperibili nei garden-center e nei negozi specializzati in irrigazione) sia importante, al fine di adattarli al meglio alle particolari esigenze delle vostre piante e dei vostri spazi verdi.

Gli Irrigatori

 Dal punto di vista tecnico, i gruppi di irrigatori possono essere sostanzialmente divisi in tre: quelli statici e dinamici, quelli a turbina e quelli a battente.

  • Irrigatori statici e dinamici: sono disponibili sia per l’installazione fuori terra che per l’installazione interrata (POP UP). Di solito negli impianti per il verde ornamentale si utilizzano quasi esclusivamente irrigatori a scomparsa. L’irrigatore statico è quello che irriga contemporaneamente tutta l’area, distribuendo l’acqua in modo uniforme con un getto a ventaglio e può avere diverse angolazioni di lavoro. La testina montata in cima all’irrigatore consente la regolazione sia dell’arco (da 1° a 360°), sia della portata, in modo che si adatti precisamente alla configurazione del terreno da irrigare. Si possono trovare in commercio anche con diverse altezze di sollevamento, che permettono l’installazione di questi irrigatori anche in prati con erba alta e in aiuole con fiori e arbusti. Il raggio di gittata è generalmente limitato a 3/5 m e lo rende particolarmente adatto a piccole aree anche non pianeggianti.

Esempio di irrigatore dinamico, raccordo a compressione a TEE, ugelli o testine e chiavetta di regolazione dei gradi.

  • Irrigatori a turbina: ruotano silenziosamente su se stessi grazie al movimento che il passaggio dell’acqua in una piccola turbina è in grado di imprimere alla testina dell’irrigatore a getto lineare, che, dunque, lavora ruotando molto lentamente e in modo regolare. Spesso sono utilizzati per irrigare giardini di media e grandi dimensioni o aree verdi pubbliche e private. Hanno un angolo di lavoro dai 40° ai 360° e possono raggiungere, se la pressione e la portata dell’acqua lo permettono, una gittata di 10/12 m. di raggio. Di solito sono dotati di boccagli di diverse misure che permettono una migliore regolazione della portata, del raggio e dei consumi in litri al minuto. Alcuni vantaggi degli irrigatori a scomparsa sono il basso consumo di acqua e l’applicazione negli impianti per giardini privati perché molto silenziosi.
  • Irrigatori a percussione: chiamati anche intermittenti, a impulsi o a battente, sono di tipo più comune e utilizzati quasi esclusivamente in agricoltura. Il battente provoca la rotazione del getto che si muove in senso circolare, investendo omogeneamente con l’acqua tutta l’area da servire. Il getto d’acqua è lanciato lontano e, grazie a un rompigetto posto vicino all’ugello, frazionato in tante gocce. Il raggio di gittata prodotto da irrigatori di questo tipo è superiore a quello di qualunque altro irrigatore rotante. La sua rotazione può essere continua e con un giro di 360°, oppure a settori, con angoli di 90/180° o ancora di gradi superiori o inferiori, fino al giro completo di 360°. La base d’appoggio di questo tipo d’irrigatore può essere a slitta, e in questo caso viene a trovarsi molto vicino al terreno, oppure montato su un treppiede, venendosi a trovare in alto rispetto al livello del terreno (migliorando così la distribuzione dell’acqua). Sono irrigatori di vecchia generazione, ma non per questo sorpassati; anche se più rumorosi, possono servire aree medio-grandi, ma il loro consumo idrico può variare fino a valori molto elevati.

Nei giardini oggi si installano quasi esclusivamente quelli a scomparsa, sia perché offrono il vantaggio di avere un basso consumo di acqua, sia perché sono molto silenziosi. Gli irrigatori vengono interrati sulla base della planimetria che si è precedentemente realizzata a tavolino, e resta visibile, a livello del tappeto erboso, solo la testa dell’irrigatore. Nel momento dell’innaffiatura, sarà la pressione dell’acqua a determinare il sollevamento del corpo interno dell’irrigatore dal quale fuoriesce il getto d’acqua. Prima di acquistare gli irrigatori, chiedete al rivenditore una scheda tecnica delle prestazioni. Nella tabella troverete il consumo, la portata, i gradi e il raggio d’azione dell’irrigatore. In questo modo potrete confrontare i vostri dati con quelli della tabella, così da poter scegliere quello migliore e con le prestazioni adatte al vostro giardino.

Da ricordare:

Non montate mai irrigatori di tipo differente nello stesso settore (per es. irrigatori statici con quelli a turbina). Devono irrigare aree omogenee per esposizione e piantumazione ed essere in numero sufficiente rispetto alla portata e alla pressione d’acqua che abbiamo a disposizione. 

Nella foto un irrigatore dinamico montato su di un TEE tramite un nipple filettato. Per non avere perdite di acqua dalle giunture, utilizzate il Teflon, nastro che funge da guarnizione.

Impianti di Irrigazione

Come montare gli irrigatori

 Naturalmente gli irrigatori devono essere montati a raccordi di collegamento con il tubo, tramite dei manicotti filettati di giunzione. Ma vediamo quali possono essere e come sono fatti questi raccordi e questi tubi.

Le tubazioni utilizzate per gli impianti d’irrigazione sono ormai solo in PE (tubo nero), sia per la maggiore durata del prodotto che per la facilità d’installazione. Normalmente si utilizzano i tubi PE AD PN10 per i tratti amonte delle elettrovalvole e tubi PE AD PN6 per le tubazioni a valle. Vediamo di chiarire meglio questo concetto: PN10 significa che ti tubo può sopportare fino a 10 bar (atmosfere), il tubo PN6 fino a 6 bar. Essendo l’elettrovalvola il rubinetto del settore, prima di questa avremo sempre acqua in pressione, per cui occorre montare un tubo PN10 che è più resistente alla pressione costante; al contrario, dopo l’elettrovalvola, non essendoci sempre acqua in pressione, presente solo quando gli irrigatori bagnano, è sufficiente montare un tubo PN6. A un più elevato PN corrisponde una minore luce interna del tubo e quindi una riduzione della portata, per cui può essere controproducente sovradimensionare il PN delle tubazioni.

La sezione del raccordo deve corrispondere alla sezione di tubo che avete deciso di utilizzare per fare l’impianto. Ad esempio:

 I raccordi possono essere :

  • Manico filettato,
  • Manico di giunzione,
  • Gomito filettato per montaggio irrigatore,
  • Gomito di giunzione,
  • Raccordo a TEE di giunzione,
  • Raccordo a TEE filettato per montaggio irrigatore,
  • Presa a staffa.

 Questa foto evidenzia come i diversi tipi di irrigatori (statici e dinamici) possono utilizzare gli stessi tipi di raccordi. Non fate però l’errore di inserire in un unico settore irrigatori dinamici e statici

 

Impianti di Irrigazione

I settori del giardino 

Per settore si intende una delle zone del giardino che viene bagnata, nello stesso momento, da un certo numero di irrigatori. Ogni settore viene attivato e disattivato attraverso la “gestione” di una centralina elettrica, che con un impulso elettrico manovra l’elettrovalvola. Quest’ultima, in pratica, fa da valvola di apertura e di chiusura del settore e viene collegata a una tubazione principale portante e a tubazioni secondarie che portano acqua agli irrigatori. Deve essere montata, quando è possibile, sia nelle vicinanze del programmatore elettronico (centralina) che della zona da irrigare.

Quanti sono i settori, tante dovranno essere le elettrovalvole. Si interrano all’interno di pozzetti ispezionabili, muniti di coperchio, oppure si montano all’esterno, in prossimità del “punto acqua” di entrata dell’impianto. Questo rende possibile, quando occorre, eseguire lavori di manutenzione o sostituzione. I pozzetti sono ispezionabili, resistenti agli urti, inattaccabili dagli agenti atmosferici, facilmente installabili e mimetizzabili con il terreno circostante. Vengono utilizzati per alloggiare saracinesche, idranti, elettrovalvole e quant’altro debba essere interrato. Possono essere in teflon (materiale plastico molto resistente agli urti e alle escursioni termiche) o in cemento. Ogni elettrovalvola è collegata al programmatore per mezzo di un cavo elettrico, il quale permette alla centralina di comandare l’apertura e la chiusura del solenoide dell’elettrovalvola stessa. Quelle che normalmente vengono utilizzate per impianti d’irrigazione per piccolie medi giardini, che sono facilmente reperibili in commercio, hanno una tensione di alimentazione a 24 volt. Una portata da 0,5 a120 litri minuto, una pressione di esercizio da 0,5 a 10 bar, un solenoide a tenuta stagna e un’apertura manuale con rotazione del solenoide.

 Da ricordare:

Ci sono calcoli che tengono conto della perdita di carico dovuta all’attrito che esercita l’acqua nelle tubazioni, per cui maggiore è il diametro del tubo, minore è la perdita di carico, e di conseguenza maggiore sarà anche la portata e la pressione.

La centralina o programmatore

Il programmatore, che può essere di tipo elettromeccanico o elettronico-digitale, permette di automatizzare l’impianto; per mezzo di esso è possibile, infatti, impostare il turno di irrigazione, l’ora di inizio del ciclo e la durata dell’irrigazione per ogni singolo settore. Il programmatore deve poter gestire un numero di settori pari o superiore al numero di settori in cui è stato suddiviso l’impianto. Un utile suggerimento: nella scelta di una centralina elettronica è più opportuno dare la preferenza alla facilità di programmazione piuttosto che al numero di funzioni disponibili, perché con molta probabilità non verranno mai utilizzate tutte.

Vediamo quali caratteristiche tecniche può avere un programmatore elettronico digitale tipo, in grado di gestire i vari settori di un giardino:

  • Il programmatore può essere a 4, 6, 8, 10, 12 e più stazioni (settori).
  • Ha la possibilità di essere programmato per un tempo che varia da 2 a 120 minuti per stazione.
  • Massimo 4 partenze giornaliere, minimo una partenza ogni 28 giorni per stazione.
  • Funzione manuale e semiautomatica per ciascuna stazione o programma.
  • Tasto di esclusione del ciclo fino alle ore 12 del giorno successivo.
  • Tasto di esclusione del ciclo quando piove.
  • E’ predisposto per comandare la valvola principale o pompa.
  • Ha il programma di soccorso di 10 minuti per stazione con partenza tutti i giorni e 5 ore dopo il ritorno della tensione di alimentazione.
  • Batteria da 9 volt che mantiene il rpgramma che abbiamo impostato, in caso di mancanza di corrente.
  • Trasformatore incorporato 24 volt.
  • Doppio programma.

Da ricordare:

quando ci sono giornate molto ventose cercate di non irrigare.

 Queste sono solo alcune indicazioni sui materiali che possono essere utilizzati per realizzare un semplice impianto d’irrigazione con irrigatori, e sicuramente in commercio possono esserci delle valide soluzioni adattabili alle varie esigenze personali. Per informazioni, consigli o dubbi, gli esperti del settore potranno consigliarvi al meglio. Per i progetti più complessi è consigliabile affidarsi completamente ad aziende che hanno tecnici specializzati, esperti del settore che possono eseguire la progettazione e il montaggio.

I punti più importanti e significativi dell’annaffiamento con l’utilizzo degli irrigatori possono, comunque, essere riassunti con delle semplici regole esposte qui di seguito:

  • Verificate la pressione dinamica dell’acqua (rubinetto aperto, secchio sotto il rubinetto, orologio…);
  • Accertatevi della portata in litri al minuto dell’acqua;
  • Posizionate il programmatore in una zona protetta e vicino ad una presa di corrente e in modo tale che i cavi elettrici, che collegano la centralina all’elettrovalvola, nel percorso non trovino impedimenti (tipo pavimentazioni, muretti, camminamenti, ecc.);
  • Quando rilevate l’area da irrigare e il percorso delle tubazioni, utilizzate sempre strumenti di misura affidabili;
  • La piantina del progetto èper l’irrigazione deve essere in scala e il più realistica possibile;
  • Nel progetto evidenziate gli irrigatori di ogni singolo settore con dei numeri o con delle lettere;
  • Segnate con un picchetto, nell’area destinata all’irrigatore (rilevato dal progetto) ed evidenziate il percorso più facile che dovranno fare i tubi con della calce o altro;
  • Per facilitare la manutenzione delle elttrovalvole e delle valvole di chiusura dei settori posizionate i pozzetti in zone comode e facilmente accessibili;
  • Lo scavo che permetterà l’alloggiamento dei tubi indicativamente è di 20 cm di larghezza e 30 cm di altezza, arrivando poi a 40 cm in prossimità dell’irrigatore;
  • Posizionate del ghiaino o dell’argilla espansa sotto l’irrigatore, in modo da creare una solida base di appoggio e renderlo più stabile;
  • Quando si collegano le elettrovalvole al programmatore, prestate attenzione alle giunzioni dei fili, utilizzando gli appositi connettori stagni (questi si possono acquistare nei negozi per la vendita di materiale elettrico);
  • Per il montaggio degli irrigatori al tubo e delle elettrovalvole, utilizzate solo nastro teflon (lo potete acquistare nei garden-center, nei negozi per irrigazione, nelle ferramenta) e, dove è possibile, serrate amano, senza pinze o altri attrezzi che potrebbero danneggiare le filettature in plastica di cui sono fatti tutti i materiali dell’impianto;
  • Quando montate le elettrovalvole, controllate sempre la direzione del flusso dell’acqua mediante una freccia stampata sul fianco dell’elettrovalvola stessa;
  • Utilizzate valvole di chiusura per ogni settore, cosicché nell’eventualità di guasti all’impianto potrete escludere solo quello da revisionare, mentre gli altri potranno continuare a funzionare normalmente;
  • La distanza tra elettrovalvole e programmatore non deve superare i 300 m;
  • Finito il montaggio dell’impianto e prima del ripristino degli scavi che alloggiano i tubi, occorre avviare una breve irrigazione manuale per accertarsi che non ci siano perdite;
  • Eseguite uno spurgo delle tubazioni per rimuovere eventuali detriti accumulati all’interno al momento del montaggio;
  • Una volta ricoperti gli scavi, avviate un ciclo automatico d’irrigazione in modo da regolare il raggio e i gradi degli irrigatori;
  • Programmate i tempi di irrigazione della centralina in base alla stagione corrente e al tipo di terreno;
  • Per evitare di ostruire gli ugelli degli irrigatori, pulite ogni tanto i filtri che si trovano all’interno.

  Uno spruzzatore montato su picchetto. Se utilizzate questo sistema per irrigare le aiuole, ricordatevi di posizionare, subito prima di tagliare il prato, delle bandierine o dei picchetti in corrispondenza degli spruzzatori, in modo da non tagliarli insieme all’erba!

 

IL PRATO

Il prato per poter crescere bene deve essere irrigato di sera o di notte, mai nelle ore più calde della giornata. Il principio fondamentale è: “bagnato bene e asciutto bene”. Al contrario, quando si esegue la semina, il terreno deve essere costantemente umido.

 

L’Italia ha un clima di tipo mediterraneo e i giardinieri, in autunno e in inverno, si riposano o effettuano solo i lavori di preparazione alla primavera. Per il prato non ci sono particolari lavori da fare e, non crescendo in inverno, le precipitazioni e l’umidità ambientale sono in genere più che sufficienti al suo mantenimento. Primavera ed estate, al contrario, rappresentano i momenti critici in cui le irrigazioni si fanno via via sempre più frequenti. Come qualsiasi altro organismo vegetale, il prato per vivere ha bisogno di acqua. Ne ha bisogno, prima di tutto, per compensare le perdite di vapore acqueo che si verificano attraverso gli stomi (pori), presenti su steli e foglie e che, quando sono aperti, permettono l’ingresso dell’anidride carbonica (CO,), necessaria per la fotosintesi, e dell’ossigeno (O,), indispensabile per la respirazione cellulare. Ma ne ha bisogno anche perché nell’acqua del terreno sono disciolte molte sostanze minerali e nutritive impiegate nei processi metabolici. L’acqua migliore è sicuramente quella piovana, ma è altrettanto vero che da sola raramente è sufficiente.

Avete mai osservato quali trasformazioni subisce il vostro prato se in estate non lo annaffiate anche solo per pochi giorni?

Avrete notato sicuramente come, in breve, l’erba perda elasticità e il colore diventi opaco e scuro. Se s continua a non bagnare e l’aridità aumenta, le foglie assumeranno sfumature bluastre o tendenti al grigio, poi ingialliranno, fino a diventare brune e secche. A questo punto è molto probabile che per il vostro prato non ci sia più nulla da fare, e che il danno sia irreversibile. L’aridità inoltre può favorire l’insediarsi di erbe infestanti, capaci di sopravvivere anche in condizioni estremamente secche e, soprattutto, di prendere il sopravvento sul prato al ritorno dell’umidità.

Le specifiche necessità del prato seminato, il tipo di terreno, l’andamento del clima e la temperatura, sono fattori capaci di influenzare il fabbisogno idrico del prato e quindi la frequenza delle irrigazioni. Come regola generale, si può affermare che un prato seminato in un terreno sabbioso, a parte le condizioni climatiche, dovrà essere annaffiato più di frequente rispetto a quello che si trova in un terreno argilloso, la cui capacità di trattenere acqua è nettamente superiore.

Nei terreni argillosi bisogna evitare di bagnare spesso. Questo perché, se il terreno è saturo di acqua per troppo tempo, l’aria (indispensabile per una complessa serie di fenomeni tra cui la respirazione delle radici) ne viene esclusa. Quindi, è meglio bagnare bene il prato, per poi ripetere l’irrigazione quando è ben asciutto. Quando si irriga poco e spesso, si impregna solo un piccolo strato superficiale di terra e le radici del prato crescono e si stendono orizzontalmente, causando il soffocamento del manto erboso e producendo evidenti chiazze di colore giallo.

E’ preferibile irrigare quando la temperatura dell’acqua si avvicina a quella del terreno. Evitare, dunque, le ore più calde della giornata e prediligere le ore dell’alba o del tramonto, quando cioè la terra non si è ancora riscaldata o si è già raffreddata: in questo modo si possono evitare pericolosi shock termici, con possibile blocco della vegetazione. Evitare anche accuratamente l’irrigazione nelle ore più assolate, per difendere le foglie dalle bruciature, e nelle giornate ventose, così da frenare le perdite d’acqua per evaporazione e traspirazione, tanto più che in presenza di vento la traiettoria degli irrigatori è alterata e la superficie risulta spesso bagnata in modo non omogeneo. In conclusione: se utilizzate il tubo in gomma per eseguire delle irrigazioni al prato, il momento migliore è all’alba o il tramonto; se invece utilizzate dei sistemi di irrigazione computerizzati che includono irrigatori e centralina, il momento migliore è la notte.

Nel caso di una nottata molto ventosa potete integrare, dopo aver controllato il prato, con delle irrigazioni manuali aggiuntive. Molto spesso, specie in zone di mare, può capitare che l’acqua a disposizione per il giardino sia poca, insufficiente a soddisfare le esigenze del tappeto erboso. Il dilemma in questi casi può essere: irrigare, anche se in misura inadeguata, o non irrigare affatto? In tali situazioni è probabilmente più opportuno che il prato resti asciutto; così facendo l’erba ingiallirà ma non morirà, entrando in uno stato di riposo vegetativo. Alla prima pioggia torrenziale il prato riprenderà a vegetare riacquistando colore e vitalità. In simili casi la scelta dei semi giusti, capaci di resistere alla siccità, è fondamentale. Risulta facile vedere quando il prato soffre per mancanza di acqua, ma spesso non si riesce a valutare qual è la quantità sufficiente per bagnare bene il tappeto erboso. Un modo semplice ma efficace è di irrigare il prato per circa un’ora, servendosi dell’irrigatore che si utilizza abitualmente; 2 o 3 giorni dopo si scaverà una piccola buca (potete utilizzare un piccolo vangotto stretto o un piantabulbi) profonda 15/20 cm. Se il fondo della buca è umido, potrete procedere con una modalità di irrigazione simile a quella precedente.

Se, invece, la buca risulta essere troppo bagnata e molto fangosa, allora occorre diminuire la durata. Se, infine, il fondo della buca si presenta asciutto, significa che l’annaffiatura non è stata sufficiente ed è necessario aumentare la durata. Alcune zone del giardino hanno una particolare tendenza ad inaridirsi e allora occorre prestare particolare attenzione alla scelta delle piante, effettuando un controllo periodico ed eventualmente apportando delle irrigazioni manuali aggiuntive. Ecco, di seguito, alcuni suggerimenti che possono tornarvi utili:

  • I terreni sabbiosi leggeri e molto drenati tendono ad inaridire.
  • I terreni adiacenti ad un muro che tende ad assorbire l’umidità (come quelli realizzati con blocchetti di tufo) sono soggetti ad asciugare in fretta.
  • A causa delle condizioni ambientali particolari le piante su pendii ripidi, spallette, e le aiuole con terreno scosceso, specie quelle esposte a sud, hanno bisogno di più acqua e un controllo maggiore rispetto alle altre.
  • In assenza totale o quasi di acqua, gli alberi e gli arbusti resistono più a lungo delle piante con radici superficiali, come quelle annuali.
  • Le piante e i terreni situati in zone ventose tendono ad asciugare più velocemente.

BUONI CONSIGLI:

  • E’ preferibile non utilizzare i sottovasi con i quali si rischia il ristagno di acqua con conseguente marciume delle radici. Se si è costretti ad utilizzarli (per non rovinare il pavimento, per non bagnare il terrazzo sottostante, ecc) è meglio utilizzare delle alzatine (piedini) da collocare all’interno del sottovaso, in modo che il vaso non sia mai a contatto diretto con l’acqua.
  • Quando dovete bagnare le vostre piante nel periodo estivo, evitate le ore più calde del giorno. Le piante infatti potrebbero subire danni legati al contrasto della terra calda e dell’acqua fredda. E’ meglio irrigare la sera tardi o la mattina presto. Al contrario, in inverno, è meglio irrigare nelle ore più calde del giorno; in tal modo ili terriccio sarà quasi asciutto la sera quando c’è il rischio di brinate o di gelate.
  • Molte volte quando in primavera si ricomincia a fare dei piccoli lavori sul terrazzo, ci si accorge che alcune piante sono morte. Naturalmente si dà la colpa al freddo e al gelo ma questo perché spesso si pensa che in inverno le piante non vadano irrigate: sbagliato! In vaso anche durante la stagione fredda la terra si asciuga, per la tramontana, per belle giornate di sole e quindi il controllo è fondamentale. In inverno si perdono più piante per la maggioranza di acqua che non per il freddo
  • Se ci sono i classici vermi del terreno (lombrichi), state dando troppa acqua. Cercate di diradare le irrigazioni ma non la quantità e migliorate il drenaggio del terreno.

 

Ci sono alcuni tipi di piante che, per la loro natura, resistono di più alla siccità: palme e piante grasse in varietà – Phoenix, Phornium, Dracena, Cordiline Australis, Cycalis, Agave, Aloe, Euphorbya, Kamaerops Humilis (Palma nana), Excelsa, Crassule, Kalancoe, ecc. Arbusti e cespugli – Abulia, Ceanoturs, Cistus, Cotinus, Coggygria, Ginestre, Oleandri, Hibiscus syriacus, Potentilla Fruticosa, Wegwlia, Senecio, ecc. Agrumi in varietà – Limone, Arancio, Mandarino, Mandarancio, Pompelmo, ecc.

L’ORTO

Nell’orto l’acqua ha la funzione di ripristinare i consumi che derivano dall’assorbimento delle piante, dall’evaporazione e dalla traspirazione. E’ quindi importante considerare che i consumi di acqua dipendono sia dalle piante coltivate, sia da quelle indesiderate, come le erbe infestanti. Per questo motivo i sistemi d’irrigazione migliori per l’orto risultano essere quelli a goccia, poiché con il gocciolatoio l’acqua viene erogata in maniera localizzata, molto vicino alla pianta, evitando gli sprechi. Ma soprattutto in questo modo non si permette di alimentare le piante infestanti che normalmente invadono gli spazi tra una fila e l’altra, provocando problemi di crescita e di soffocamento alle piante che state coltivando.

E’ bene differenziare la modalità d’irrigazione in base al tipo di coltivazione: possono essere utilizzati i cosiddetti “tubi gocciolanti” o ad ala gocciolante nei casi in cui le distanze tra le piante siano ravvicinate (ad esempio nel caso di pomodori, fagiolini, piselli, ecc.); per le file dove le piante hanno una distanza tra loro superiore al metro, o che vengono piantate o distribuite in modo non uniforme, vengono montati i gocciolatoi direttamente sul tubo portante, proprio in corrispondenza della pianta (è il caso di zucchine, meloni, angurie, ecc.). Poiché la distribuzione dell’acqua nel terreno avviene per capillarità, in fase di progettazione dell’impianto d’irrigazione bisogna tener conto soprattutto del tipo di terreno che si deve bagnare. Un terreno argilloso, ad esempio, assorbirà molta più acqua; è bene dunque valutarne le caratteristiche per conoscere con esattezza quanti gocciolatoi saranno necessari e quanta acqua essi dovranno erogare.

Ti sei stufato di innaffiare tutti i giorni? Troviamo il modo migliore per irrigare il giardino o le tue piante. Disponiamo di impianti di irrigazione automatizzati e a controllo manuale per grandi o piccole superfici, vasi singoli, colture orticole.

I vantaggi di un impianto di irrigazione interrata sono indiscutibili. L’irrigazione migliorata e costante renderà il giardino più bello e vitale. Non dimentichiamo che gli impianti di irrigazione ci aiuteranno nei momenti in cui saremo fuori casa, magari in vacanza.

Impianti d’irrigazione vengono progettati in relazione alla struttura del vostro giardino. La giusta collocazione degli irrigatori è la prima cosa da fare. Gli impianti di irrigazione solitamente in commercio possono bagnare con diverse angolature (90°, 180°, 270°, 360° o anche a piacere) e vengono a preferenza posizionati sul perimetro del giardino.

imprendo si occupa della progettazione e realizzazione di impianti di irrigazione per giardini. Chi si occupa di impianti di irrigazione, detiene un ruolo di primaria importanza mantenendo in vita il vostro verde, migliorandone nel tempo le caratteristiche, ottimizzando il vostro sforzo risparmiando così tempo prezioso.