SALUTE E SICUREZZA DEL LAVORO

Tra i settori produttivi che registrano le maggiori incidenze annuali di infortuni si trovano il settore agricolo (170.000 incidenti registrati), il minerario e delle costruzioni (100.000 decessi causati da amianto).

La maggior parte delle imprese che denunciano alte incidenze di infortuni sul lavoro sono le piccole e medie imprese (PMI).

Calcolando i costi di morti, feriti, assenze dal lavoro ed invalidità, il fenomeno causa un danno economico pari al 4% del prodotto interno lordo mondiale.

Nell’Unione europea, le PMI occupano circa i due terzi della popolazione attiva e costituiscono una delle maggiori sfide in materia di sicurezza e salute per il prossimo futuro. In ambito comunitario gli infortuni sul lavoro, soprattutto nelle piccole e medie imprese costituiscono uno dei temi prioritari da affrontare, in quanto gravano pesantemente sull’economia comunitaria, oltre che sui lavoratori e le loro famiglie.

Ad esempio, secondo Eurostat, nel 1996 si sono verificati nell’UE 4.8 milioni di infortuni con 5.500 decessi e 146 milioni di giornate lavorative perse.

A livello nazionale i dati confermano una situazione da tempo riconosciuta come grave, nel solo anno 2001 si sono verificati in Italia un milione di incidenti sul lavoro, di cui 1300 mortali. I riflessi economici di questa situazione costituiscono un onere per la comunità pari a 28 miliardi di euro. (Dati INAIL 2003).

Il problema investe in maniera particolare le PMI e le micro imprese, nelle quali il tasso di incidenza di infortuni risulta circa doppio rispetto a quello di aziende più grandi.

NUOVA DEFINIZIONE EUROPEA DI PMI

La nuova definizione di piccola e media impresa definita nel maggio 2003 dalla Comunità Europea estende il concetto di impresa ad ogni struttura che esercita un’attività economica a prescindere dalla sua forma giuridica. L’estensione ha come conseguenza di includere tra le imprese anche attività artigianali a titolo individuale o familiare.

In particolare si definisce media impresa quando il numero dei dipendenti è inferiore a 250, piccola quando il numero di dipendenti è inferiore a 50 ed infine, micro impresa quando il numero di dipendenti è inferiore a 10.

Da un punto di vista economico e sociale, le PMI hanno un ruolo rilevante in quanto rappresentano il 99% di tutte le imprese nella UE e costituiscono 65 milioni di posti di lavoro.

Ebbene, proprio in queste strutture produttive, ancora oggi, si riscontra un alto tasso di incidenti e quindi sono necessarie misure ad hoc realizzabili attraverso programmi di informazione, sensibilizzazione e prevenzione dei rischi.

Per le piccole imprese, i rischi professionali costituiscono raramente la preoccupazione principale date le loro limitate risorse finanziarie e la carenza di conoscenza in materia di sicurezza e salute.

Stimolare l’adozione di standard più avanzati in materia di sicurezza sul lavoro, nelle PMI, è un compito che richiede lo sforzo congiunto dell’Unione europea e degli Stati membri.

PMI E SICUREZZA SUL LAVORO

In Italia, uno studio del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ha evidenziato che solo la metà dei lavoratori delle PMI ha recepito il modello “partecipato” di prevenzione e sicurezza previsto dal D. Lgs. 626/94.

Per la maggior parte delle PMI la definizione di salute e sicurezza in azienda non rappresenta ancora un obbiettivo da raggiungere, ma un dovere da assolvere, o peggio solo un costo aggiuntivo nei bilanci.

Ciò è dovuto a diverse cause tra cui: l’eccessiva burocratizzazione degli adempimenti del D. Lgs. 626/94, la mancata predisposizione di norme in chiave promozionale e di buone prassi, lo scarso coordinamento degli interventi da parte delle istituzioni centrali e periferiche dello Stato, la difficile applicabilità della legge in relazione agli specifici e diversi settori delle PMI; è da notare infatti, che la 626 è una normativa pensata per gli impianti fissi di grandi proporzioni.

Ad oggi solo il 13% delle imprese italiane con più di 10 addetti ha realizzato attività di formazione sulla sicurezza nel lavoro, tale percentuale scende inoltre all’8,4% in aziende che

impiegano tra i 10 ed i 19 addetti (Istat Eurostat).

D’altronde sono proprio le piccole e medie imprese a mostrare gli indici di frequenza di infortuni più elevati, essendo spesso fortemente radicate in attività a medio ed alto rischio quali: l’utilizzo di sostanze pericolose, movimentazione manuale dei carichi, l’impiego di chimici tossici, sistemi tecnologici di produzione inadeguati.

PROGRAMMI EUROPEI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUL LAVORO

Tra i principali obbiettivi della Commissione europea in materia di salute e sicurezza figura la necessità di applicare la legislazione nelle PMI tenendo conto dei problemi particolari che caratterizzano questo settore.

Lo sviluppo di tali obbiettivi è stato inserito nei piani dell’Agenda sociale europea per gli anni 2002 / 2006. La Commissione europea tratta questo tipo di problematiche attraverso l’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro che ha sede a Bilbao in Spagna, ed è formata da rappresentanti di tutti gli stati membri dell’Unione.

Nell’ambito delle iniziative per il semestre di Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea, si è tenuto a Roma (ottobre 2003) un convegno internazionale su tematiche rilevanti per la sicurezza nelle PMI.

I temi, scelti in accordo con le strategie comunitarie ed i programmi annuali dell’Agenzia europea, hanno riguardato la prevenzione dei rischi derivanti dall’utilizzo di sostanze pericolose, l’educazione alla salute, la responsabilità sociale delle Imprese e la sicurezza nelle PMI:

A) PROGRAMMI DI FINANZIAMENTO PER LA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI.

Nell’ambito dell’organizzazione delle proprie attività ed in seguito alla decisione del Consiglio, l’Agenzia europea gestisce il programma di finanziamento del Parlamento europeo in materia di salute e sicurezza nelle PMI europee.

Il programma, nel suo primo anno di esercizio (2001 2002), ha avuto il fine di promuovere la prevenzione a livello aziendale favorendo la diffusione di informazioni tecniche, scientifiche, economiche e di buona prassi tra tutti coloro che sono coinvolti nelle questioni riguardanti la salute e la sicurezza del lavoro, al fine di ridurre la percentuale di incidenti a carico del personale delle PMI. Ciò è avvenuto attraverso il finanziamento di 51 progetti (16 transnazionali e 35 su scala nazionale), riguardanti un’ampia gamma di settori e di rischi, scelti tra le 450 richieste di finanziamento pervenute da tutti gli stati dell’Unione europea.

Le valutazioni sono state effettuate in accordo con i governi nazionali, i rappresentanti di imprenditori e lavoratori, esperti indipendenti di settore e delegati della Commissione europea.

Molti dei progetti, sovvenzionati con importi variabili tra 25.000 e 190.000 euro, hanno affrontato problemi specifici dell’industria quali: gli infortuni nel settore edile, in quello metalmeccanico, della carta e grafica, dei trasporti, la possibilità (attraverso l’applicazione del tutoring) per le PMI di assorbire la competenza accumulata dalle grandi aziende senza eccessivi oneri finanziari. Le categorie interessate hanno potuto beneficiare di soluzioni pratiche finalizzate alla sicurezza nel loro settore specifico.

Notevole è stato anche il ventaglio di soluzioni innovative che il programma ha proposto come ad esempio lo studio di metodi adatti ad affrontare il rischio di esplosioni nel settore metalmeccanico o a prevenire incidenti nel settore della cantieristica navale.

I risultati dei progetti non sono solo interessanti, ma risultano anche flessibili poiché si possono trasferire a campi diversi da quelli per il quali sono stati studiati. L’importo complessivo investito per il primo esercizio è stato superiore ad otto milioni di euro.

Il secondo programma (2002 / 2003) è attualmente in corso, mentre possono essere già inviate le candidature per il terzo programma (2003 / 2004).

B) ELIMINAZIONE O SOSTITUZIONE DI SOSTANZE PERICOLOSE PER RIDURRE I RISCHI.

Secondo gli studi dell’Agenzia europea nel mondo esistono 16 milioni di agenti chimici, di cui 10 mila sono prodotti in quantità maggiori di 10 tonnellate e 30 mila sono comunemente utilizzati in ambito comunitario.

I lavoratori esposti a sostanze pericolose ammontano a 32 milioni pari al 25% della forza lavoro europea. Di questi, il 22% è esposto all’inalazione di vapori o fumi tossici, il 3% è esposto ad agenti biologici, mentre il 16% risulta esposto per contatto a sostanze chimiche pericolose.

I disturbi più comuni dovuti all’esposizione a queste sostanze sono costituiti da dermatiti, asma, patologie neuro motorie e neoplasiche (4% dei casi di tumore sono di origine professionale).

Il quadro normativo europeo prevede l’obbligatorietà per i datori di lavoro di informare i lavoratori riguardo agli agenti chimici pericolosi presenti sui luoghi di lavoro, nonché ai rischi per la sicurezza, e agli equipaggiamenti e misure di protezione associati a tali agenti.

I responsabili sono tenuti inoltre, a fornire queste informazioni, non solo ai lavoratori ed ai loro rappresentanti, ma anche ai datori di lavoro di qualsiasi impresa esterna interessata. Le informazioni devono essere fornite in una forma appropriata ai risultati della valutazione del rischio, che il datore di lavoro è tenuto ad elaborare entro tre mesi dall’inizio dell’attività, ed a conservare in azienda a disposizione degli organi di controllo.

Oltre ai rischi presenti nel documento, vanno riportate le misure programmate e poste in opera per la riduzione dei rischi stessi (ad esempio sostituendo o diminuendo la quantità di tossico presente nel processo produttivo) ed i criteri adottati per la valutazione. Nelle aziende fino a 10 addetti, il datore di lavoro può autocertificare per iscritto l’avvenuta valutazione dei rischi. Anche tale autocertificazione può essere sottoposta a verifica da parte delle autorità autorizzate.

C) CREAZIONE DI UNA GUIDA PRATICA “ON LINE” A DISPOSIZIONE DELLE AZIENDE

Molto spesso, il personale competente per la sicurezza nelle PMI ha anche il compito di implementare le misure di sicurezza e trova difficile disporre di informazioni specifiche e pratiche in merito soprattutto alle sostanze pericolose.

La direttiva quadro europea in materia stabilisce che occorre sostituire ed eliminare ove sia possibile, o altrimenti ridurre l’utilizzo di sostanze pericolose, al fine di diminuire i rischi.

Per facilitare l’applicazione della direttiva, in occasione della Settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro 2003, l’Agenzia europea ha raccolto in una guida “on line” una serie di esempi di buona prassi (19 da tutta l’Europa) relativi ai metodi per trasferire efficacemente le informazioni ai destinatari.

L’intento è di migliorare le condizioni di lavoro favorendo il flusso di dati tecnici, scientifici ed economici tra gli interessati. Grazie a questo nuovo strumento web, consultabile in 11 lingue diverse, sarà possibile accedere a dati riguardanti i rischi derivanti da agenti chimici, fisici e biologici; inoltre, saranno disponibili link dei siti di informazione di oltre 100 istituzioni europee che operano nel campo della sicurezza e salute.

Nella ricerca, gli utenti disporranno di un panel di 40 argomenti chiave quali ad esempio prevenzione degli infortuni da sostanze chimiche o l’indicazione di attrezzature di protezione individuale. L’informazione offrirà approfondimenti tematici su diversi argomenti tra cui l’amianto. Vengono riportate, inoltre, rassegne di casistica in cui sostanze pericolose sono state efficacemente sostituite in alcuni luoghi di lavoro ed i limiti di esposizione professionale a sostanze pericolose.

In conclusione, si può affermare che il fine di questa prima campagna paneuropea sulla sicurezza è di aiutare i rappresentanti della sicurezza e tutte le altre istituzioni aziendali interessate (dirigenti, lavoratori, organizzazioni sindacali, ecc.) ad introdurre una politica di partecipazione pratica a queste problematiche, affinché il proprio posto di lavoro diventi un luogo più sicuro e più salubre.