Insetti che cosa mi ha punto

Piccoli tiranni ci rovinano le serate estive all’aperto con continui e irritanti morsi, ma anche di giorno possiamo subire, soprattutto nelle aree verdi, aggressioni da parte di insetti e altri artropodi. Tra gli ematofagi, oltre, alle onnipresenti zanzare (ricordiamo che vi sono specie diurne come l’Aedes caspíus e la A. albopictus o zanzara tigre), possiamo imbatterci in altri “vampiri” quali ad esempio simulidi, pappataci, tafani, mosche “cavalline”, zecche e acari dei mietitori.

I SIMULIDI

I simulidi sono moscerini nerastri dal corpo tozzo e dal torace fortemente ingobbito. Le larve si sviluppano in acque limpide e ossigenate. Gli adulti si riuniscono in sciami e attaccano soprattutto gli animali al pascolo nei prati. Solo le femmine sono pungenti e prediligono le zone in cui vi è meno pelo penetrando in gran numero anche all’interno dei padiglioni auricolari. Gli animali, così disturbati, continuano a scuotere la testa.

Possono essere soggetti alla puntura anche le persone e i loro animali da compagnia che frequentano parchi e zone a verde in cui ci sono acque pulite. Il veleno iniettato da una puntura causa un’irritazione localizzata larga 1 – 3 cm rossa, gonfia e talvolta bollosa, si accompagna spesso un’infezione; più punture portano persino a intossicazioni con malessere, febbre e vertigini.

I PAPPATACI

I pappataci o flebotomi sono minuscole zanzare lunghe 2-3 mm e con le ali disposte verticalmente sopra il corpo in posizione di riposo. Le larve si sviluppano in terreni sabbiosi umidi, nel materiale organico di cantine, crepacci di vecchi muri, cavità di alberi, stalle, letamai, condutture fognarie, vasche di sollevamento e in cumuli di foglie marcescenti. Gli adulti hanno in genere un raggio di attività compreso nei 50 m circa dal luogo di farfallamento. Solo la femmina è ematofaga. Le punture provocano una reazione simile a quella delle zanzare, ma più persistente e pruriginosa.

I TAFANI

I tafani sono grosse mosche caratterizzate da un corpo robusto, largo e depresso, un capo grande con occhi sviluppati e iridescenti e da un apparato boccale pungente a forma di stiletto triangolare che si allarga alla base producendo nelle vittime piccole ferite a taglio talvolta sanguinanti. Anche in questo caso è solo la femmina a pungere. Le larve, predatrici di insetti, crostacei, molluschi e vermi, più raramente saprofagghe, crescono in habitat differenti, difficili da individuare, ad esempio nel fango, nella sabbia, nel terreno o nell’acqua; tra detriti vegetali o in letamaie.

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LE MOSCHE CAVALLINE

Le mosche cavalline (Stomoxys calcítrans) sono simili a mosche domestiche ma caratterizzate da un apparato boccale pungente sottile. Le larve si sviluppano in cumuli di detriti vegetali (foglie, paglia, alghe). Entrambi i sessi si nutrono di sangue e pungono sia gli animali che l’uomo provocando punture dolorose ma prive di importanti reazioni locali.

LE ZECCHE

Possiamo essere morsi dalle zecche sia direttamente circolando in aree verdi senza adeguate protezioni, sia indirettamente da individui trasportati dai nostri animali domestici. La puntura è indolore ma il rischio è legato alla trasmissibilità di agenti patogeni pericolosi tra cui l’agente eziologico della malattia di Lyme che solitamente produce una sintomatologia di tipo influenzale accompagnata da un caratteristico eritema migrante (ma talvolta purtroppo non è tra i sintomi).

In estate e autunno la larva del’acaro dei mietitori (Neotrombicula autumnalis) può procurarci una fastidiosa dermatite che si verifica più frequentemente nelle zone in cui gli abiti sono più aderenti al corpo (elastici dei calzini, punto vita, colletti, polsini). Questa si nutre delle cellule cutanee e del sangue dell’ospite e inietta una saliva particolarmente irritante che provoca la reazione eritematosa.

La lesione provocata dall’acaro nell’uomo, consiste nella formazione di un canale tubolare attraverso cui le larve si nutrono per circa tre giorni. Ciò provoca la formazione di fastidiose bolle pruriginose e dure, chiamate genericamente col nome di “eritema autunnale”.

GLI IMENOTTERI ACULEATI

Tra i pungenti, ma non succhiatori di sangue, ci sono gli imenotteri aculeati. I più aggressivi sono le vespe, alcune specie possono attaccarci anche solo se transitiamo in prossimità dei loro nidi. Per evitare la puntura di questi insetti frequentatori di fiori è consigliabile non utilizzare profumi intensi che potrebbero attirarli.

Un’altra delle precauzioni da adottare per evitare spiacevoli incontri è di non sollevare pietre, rami o tronchi caduti a terra in quanto potremmo trovare scorpioni, centopiedi o ragni che, se molestati non esiterebbero a usare le loro armi contro di noi.

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Tra questi ultimi ricordiamo la malmignatta o ragno volterrano (Latrodedus tredecimguttatus), lo chiamerei il parente “buono” della vedova nera in quanto il suo veleno, pur avendo effetti tossici, non è letale come quello della più nota vedova nera. L’adulto è di dimensioni ridotte e non oltrepassa i 15 mm, è nero lucente con l’addome tondeggiante, ornato con tredici macchie rosse, talvolta poco evidenti o assenti. Nel maschio le macchie sono generalmente più chiare, mentre gli stadi giovanili presentano un bordo bianco attorno alle macchie. Questa specie è presente nell’Asia centrale e sud occidentale e nell’Europa meridionale, nell’area del Mediterraneo. E’ reperibile in tutta Italia, diffusa soprattutto nelle regioni del centro, del sud e nelle zone costiere. È molto comune in Toscana, in particolar modo nel volterrano da cui deriva il nome comune. Frequenta pietre, piante erbacee e cespugliose, muri a secco, rocce e talvolta penetra negli edifici. Costruisce, tra le pietre e la vegetazione bassa, una ragnatela molto irregolare di diametro massimo attorno ai 20 cm. Attende in posizione riparata che una vittima rimanga impigliata tra i fili della ragnatela e quindi la raggiunge e le getta addosso altra seta adesiva quindi le inietta il veleno che ha un effetto letale quasi immediato. Le prede sono costituite da insetti, anche di dimensioni notevoli,tra cui coleotteri e cavallette, e da altri ragni. Il suo ciclo biologico si espleta in due anni. La femmina produce nel corso della vita alcuni involucri di seta contenenti le uova. Tali involucri vengono solitamente fatti aderire alle pietre. La malmignatta, se disturbata, può mordere accidentalmente l’uomo. La reazione locale è di lieve entità (arrossamento, tumefazione), ma il veleno iniettato ha un effetto neurotossico che può produrre, già dopo un quarto d’ora dal morso, sudorazione e salivazione accentuate, nausea, vomito, cefalea, febbre, angoscia. Talvolta si presentano dolori addominali o agli arti. La variabilità dei sintomi è soggettiva e in ogni caso conviene sempre consultare un medico al più presto. I sintomi scompaiono in genere dopo qualche giorno, al massimo una settimana. Nonostante la serietà del morso, in Italia, negli ultimi vent’anni, non sono stati registrati decessi dovuti a questa causa.

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I COLEOTTERI

Un effetto simile a quello delle punture è provocato da alcuni coleotteri che contengono nel loro corpo sostanze vescicanti e irritanti e che se schiacciati o, anche involontariamente, vengono a contatto con la nostra cute possono provocare dermatiti localizzate. Tra questi ricordiamo gli staflinidi del genere Paederus e alcuni cantaridi tra cui la Lytta vescicatoria. I bruchi di alcuni lepidotteri forniti di peli particolarmente urticanti, come la processionaria del pino (Thaumetopoea pytiocampa) possono produrre dermatiti localizzate e lineari in caso di contatto diretto oppure diffuse per effetto del trasporto aereo dei peli.

IN AMBIENTI CHIUSI

Anche al chiuso, in casa o in ufficio per esempio, non possiamo stare tranquilli e non parlo solo dei soliti insetti volanti pungenti che ci assillano (zanzare e flebotomi) o degli striscianti più comuni quali cimici, pulci e zecche dei colombi che, per le loro dimensioni sono più facilmente individuabili. Vorrei invece riportare un paio di casi meno noti.

Il primo è un insetto legato alle infestazioni da tarli, lo Scleroderma domesticum è il suo parassita, un minuscolo imenottero di aspetto simile a una formica fornito di un aculeo, che accidentalmente, ma di frequente, viene utilizzato per pungere le persone che coabitano i locali infestati. Questo insetto si insedia anche nelle imbottiture dei mobili divenendo assai fastidioso. Ovviamente la disinfestazione dei locali deve essere accompagnata da quella più specifica delle strutture (parquet infissi) e dei mobili tarlati.

L’altro caso è quello degli acari dei volatili che per colpa dei piccioni o di altri uccelli che stazionano o nidificano sui nostri tetti cittadini possono poi penetrare all’interno dei locali, procurando alle persone che vi transitano fastidiose punture con papule, vesciche e dermatiti. Le specie più frequentemente rinvenute in ambiente civile sono Dermanissus gallinae e Ornithonyssus sylviorum. L’infestazione è di difficile identificazione per via delle dimensioni degli acari, in i genere si incolpano insetti innocui presenti nell’ambiente, e solo dopo un’accurata ricerca è possibile intervenire con l’aspirazione diretta della polvere su tutte le superfici del locale, cale, compresi poltrone, sedie imbottite, divani, letti e naturalmente davanzali e stipiti delle finestre.