Preventivi per sanificazione

Le infezioni nosocomiali, cioè le infezioni che vengono contratte durante un ricovero in ambiente ospedaliero, costituiscono un importante problema di sanità pubblica, sia in relazione alla loro diffusione sia perché possono comportare serie conseguenze per il paziente, sino al rischio per la sua stessa vita.

Del resto, l’ospedale rappresenta un luogo particolarmente critico per la diffusione di infezioni, anche di notevole gravità, per differenti motivi, tra cui, principalmente, la presenza nello stesso ambiente di numerosi malati (anche portatori di infezioni), l’afflusso di visitatori, la pratica di manovre ed interventi che favoriscono di per sé la propagazione di agenti infettanti, la selezione di microrganismi resistenti e particolarmente virulenti.

Studi condotti nel nostro Paese hanno evidenziato come le infezioni contratte in ambito ospedaliero interessino il 2-7% dei ricoverati, con tassi specifici per sede più elevati per le infezioni di ferita chirurgica, del tratto urinario e delle vie respiratorie.

Le punte di maggiore frequenza si registrano in reparti che ospitano soggetti in condizioni più critiche, in cui il maggior rischio di infezione può essere determinato da una più elevata suscettibilità propria (immaturi, neonati, pazienti debilitati, diabetici, traumatizzati, shockati) oppure da una suscettibilità indotta dalle stesse terapie praticate (soggetti sottoposti a t terapia intensiva, operati, in trattamento con farmaci che riducono le difese immunitarie, cateterizzati o intubati).

E’ per questi motivi che tutti gli operatori in ambito ospedaliero devono essere consapevoli dei rischi correlati con la diffusione di agenti infettivi tra i pazienti ricoverati e devono mettere in pratica le misure idonee alla prevenzione ed al controllo, al massimo livello possibile di efficacia, di tali condizioni; l’adesione a pratiche assistenziali corrette, la messa a punto di assetti organizzativi adeguati e l’adozione di comportamenti sicuri sotto il profilo igienico sanitario appaiono di cruciale importanza in questa prospettiva.

Relativamente ai rischi di infezione propri dei pazienti neoplastici ricoverati in strutture ospedaliere, si evidenzia anzitutto come tali malati presentino una particolare suscettibilità alle infezioni e come queste possano essere sostenute in tali pazienti da agenti biologici particolarmente aggressivi, in grado di determinare quadri di estrema gravità clinica (polmoniti, setticemie, meningo encefaliti, infezioni urinarie, ascessi, gastroenteriti, ecc.). Essi devono essere pertanto considerati pazienti ad alto rischio infettivologico e le misure di controllo nel periodo di ricovero devono essere particolarmente curate.

In generale, i principali fattori predisponenti le infezioni nei pazienti neoplastici sono da ricercare tra quelli di seguito elencati:

  • deficit immunologici
  • chemioterapia
  • radioterapia
  • interventi chirurgici
  • manovre diagnostico terapeutiche invasive (esami endoscopici, presenza di cateteri)
  • trapianto
  • patologie concomitanti (diabete, AIDS, malnutrizione, ecc.)
  • stadio avanzato di malattia

I principali microrganismi in causa sono rappresentati dai batteri (gram positivi e gram negativi), seguiti da miceti (candida, aspergilli), virus (herpes virus, citomegalovirus, virus epatici), parassiti (toxoplasma, giardia). Oltre la metà delle infezioni nei pazienti oncologici derivano da microrganismi presenti nell’ambiente, mentre la restante metà dei casi è sostenuta dalla riattivazione di germi costituenti la flora saprofitica endogena.

Indagini mirate hanno evidenziato che le sorgenti di infezione in ambito ospedaliero per questi pazienti sono molteplici e possono essere costituite dall’aria (sistemi di ventilazione e condizionamento), dall’acqua (bagni, umidificatori, vaporizzatori, acqua di rubinetto), dallo strumentario (cateteri, tubi di drenaggio), dal cibo (carni, vegetali), dal personale (malato o portatore sano) e dalle strutture ambientali.

In particolare, il ruolo giocato dall’ambiente appare di estrema importanza, in quanto è dimostrato come le superfici strutturali dell’ambiente, gli arredi e gli oggetti in generale possano ospitare normalmente numerosi microrganismi.

Il tipo e la carica presenti sono in funzione di differenti fattori: il numero di persone che frequentano la struttura, il tipo di attività svolta, il tasso di umidità, la ventilazione, la temperatura, la natura dei materiali che possono costituire un valido substrato per lo sviluppo dei microrganismi.

E’ di estrema importanza che le superfici ambientali, il letto ed i suoi accessori, le attrezzature con cui il malato è posto in contatto, i servizi igienici e tutte le altri superfici toccate dal malato vengano sottoposte a rigide procedure di pulizia, detersione e disinfezione, secondo modalità e frequenza corrette.

Appare quindi chiaro come le pratiche di sanificazione ambientale costituiscano un elemento cardine nella prevenzione e nel controllo delle malattie infettive negli ambienti ove vengono ricoverati pazienti particolarmente suscettibili di infezione, quali appunto i malati oncologici, e come al contempo la scarsa adesione ai provvedimenti di natura igienica nella pratica di sanificazione ambientale possa costituire un serio rischio per la salute di tali pazienti.

E’ per questa ragione che le strutture ospedaliere adottano specifiche modalità di sanificazione ambientale in relazione al livello di rischio dei soggetti ricoverati in determinate aree ed alla particolare circolazione di agenti infettivi, regolando tale attività con protocolli specifici che dettano le azioni di sanificazione ambientale secondo rigidi capitolati che definiscono il servizio di pulizia e di sanificazione ambientale.