Pino nero

Pino Nero

Il Pino nero è albero di prima grandezza, alto sino a 40 (50) m, molto longevo e molto resinoso, a tronco diritto e corona densa piramidale o più o meno espansa con rami verticillati e orizzontali; corteccia grigio-nerastra profondamente fessurata con l’età.

Foglie lineari ([4] 8-12 [20] x 0,15-0,20 cm), rigide, scabre al margine, acuminate e un po’ pungenti, di colore verde-cupo (più chiare nel P. lancio). Fiori maschili in amenti sessili, cilindrici, gialli; fiori femminili in amenti brevissimamente peduncolati, verdi o rossi. Strobili solitari o a gruppi di 2-4, sessili ovato-conici ([3] 5-8 x 3 cm), lucidi, con umbone prominente e mucronato. Semi cinereo-oscuri, con ala lunga 25 mm più oscura, maturanti in due anni. Fiorisce da maggio a luglio.

Pino Nero

Il ciclo del Pino nero è costituito da un numeroso complesso di piccole specie o razze geografiche, presenti in un vasto e frazionato areale circummediterraneo che si estende dalla Crimea alla Spagna e all’Africa minore non sempre facilmente differenziabili sulla base di caratteri morfologici; è determinante il portamento, l’ecologia e in pratica la specifica area geografica di vegetazione.

E’ dunque una specie collettiva nella quale si differenziano quattro specie principali corrispondenti ad altrettanti settori di areale: P. pallasiana, nel settore orientale, con le ssp. fenzlii (Tauri), ssp. caramanica (Anatolia), ssp. pallasiana (Crimea), ssp. balcanica (Balcani), ssp. pindica (Grecia) e ssp. banatica (Transilvana); P. nigra s.s., nel settore jugoslavo-austriaco, con le ssp. illyrica (Bosnia), ssp. dal matica (Dalmazia) e ssp. austriaca (Alpi orientali); P. laricio, nel settore italiano, con le ssp. calabrica (Sicilia e Calabria), ssp. italica (Abruzzi) e ssp. laricio (Corsica); P. clusiana, nel settore occidentale euro-africano, con le ssp. salzmanni (Cevenne Pirenei), ssp. hispanica (Sierre spagnole) e ssp. mauritanica (Riff algerino e marocchino). Interessano l’Italia il P. nigra austriaca, spontaneo nelle Alpi orientali (Carnia, Alpi Giulie, Carso, tra 400 e 1200 m), il P laricio italica (Abruzzi a Villetta Barrea) e il P. laricio calabrica (Sila, tra 700 e 1000 m; Etna, tra 1200 e 2000 m). Il primo si distingue per il colore verde cupo delle foglie e per la carena acuta delle squame, il secondo per il colore verde più chiaro delle foglie, che sono anche più sottili, e per la carena ottusa delle squame.

Specie lucivaga e xerofila, resistente ai venti, al gelo e all’aridità del substrato, il Pino Nero si adatta bene ai terreni più diversi; per questa sua frugalità, accoppiata a rapidità di accrescimento, trova larghissimo (talora eccessivo) impiego nei rimboschimenti.

Il legno del Pino nero, ad alburno bianco e durame bruniccio, con anelli annuali ben distinti, è tenero e resinoso; il suo valore è alquanto diverso in rapporto alle diverse razze; tra le nostrali il più pregiato è quello del P. laricio.