Muratura attrezzatura inerti e leganti

Gli inerti (essenzialmente sabbia di vario tipo e ghiaia) e i diversi leganti (calce idrata, calce idraulica, cemento, gesso ecc.) sono i componenti essenziali delle matte, a cui vanno aggiunte quantità di acqua variabili. Una strumentazione standard da edilizia consente di rendere agevoli le diverse lavorazioni.

l’attrezzatura indispensabile

Nell’accingersi all’esecuzione di lavori che concernono le murature o che implicano l’utilizzo delle matte è indispensabile poter contare su un’adeguata dotazione di attrezzi. È anzitutto basilare disporre di alcuni semplici ma indispensabili strumenti di misura: un metro flessibile (in commercio ne esistono di vari tipi, a partire da quelli che hanno una lunghezza di almeno 2 m, per passare a misure superiori), una rotella metrica da almeno 20 m, una livella a bolla (anche in questo caso ne esistono di varie misure ed è bene averne anche una molto piccola, utile per lavori di rifinitura), il classico filo a piombo. Per quanto riguarda gli strumenti indispensabili per poter lavorare senza difficoltà alla preparazione di un qualunque legante da allettamento o da intonaco, servono: una cazzuola e un secchiello da edilizia se si intende limitarsi alla preparazione di piccole quantità di impasto; un badile se si programma invece di lavorare quantità un poco più consistenti di legante; una betoniera e una carriola se si prevede di cimentarsi con quantità maggiori.

La carriola può essere utile anche nel caso si preparino quantità non troppo grandi di impasto ma che comunque si rivelano più facilmente lavorabili in un recipiente più capiente del secchiello da edilizia. Per quanto concerne la betoniera ci si potrà dotare di un modello di dimensioni non eccessive, facilmente maneggiabile, che si trova in commercio anche nei negozi di bricolage.

Per lavori di altro genere, ma che hanno a che fare per molti versi con i lavori concernenti la muratura, è opportuno dotarsi di almeno due scalpelli, utili per demolire o sagomare parti più o meno consistenti di muratura: uno dei due dovrà avere la punta acuta e l’altro sarà munito di punta piatta. Praticissimi i modelli dotati di un’impugnatura paracolpi, che protegge la mano che afferra lo scalpello.

L’impiego degli scalpelli necessiterà anche di un mazzuolo, con il quale battere su di essi (anche in questo caso è preferibile optare per uno strumento che abbia il manico in plastica). Indispensabile poi un buon martello dotato di penna cavachiodi, mentre può rivelarsi assai utile un buon trapano elettrico dotato di percussore. Ci si potrà dotare infine di uno o più cazzuolini per ritocchi (a punta triangolare o quadrata), di una o più spatole d’acciaio (ci si potrà fornire sia di una spatola larga e quadrata che di una spatola a lama stretta, utile per lavori di rifinitura), di manara e frattazzo, di alcuni pennelli, di una pinza tagliapiastrelle, indispensabile nel caso si intenda dedicarsi a lavori di piastrellatura. Sarà opportuno tenere a portata di mano anche un piccone, preferibilmente con il manico in materiale plastico.

I componenti per fare la malta

La corretta preparazione degli impasti di leganti e inerti utili alla realizzazione di una muratura o di altre opere di riparazione o di rifinitura è fondamentale per la buona riuscita di un lavoro. Comunemente la mescolanza o l’impasto di un legante con l’acqua o di un legante con acqua e inerte prende il nome di malta. A sua volta la malta prende il nome del legante presente nell’impasto, cosicché si potrà avere: la malta di calce o malta comune o di calcina, la malta di
calce idraulica, la malta di cemento, la malta di gesso ecc.

Il rapporto tra i componenti dell’impasto è di grande importanza e va considerato in relazione alle particolari esigenze pratiche e statiche che devono essere via via affrontate, dato che il legante trasferisce alle malte le sue caratteristiche di presa.

In relazione al legante si potranno avere: malte aeree, che fanno presa solamente all’aria, e malte idrauliche, che fanno presa anche sott’acqua. I leganti o gli agglomeranti utilizzati nella preparazione della malta non sono altro che sostanze le quali, mescolate con acqua, formano una pasta che acquista nel tempo la proprietà di indurire e aderire ai materiali con cui viene a contatto. La pasta, dopo l’indurimento, è in grado di resistere a sollecitazioni meccaniche e agli agenti chimici, conservando i requisiti fisici. Gli inerti impiegati nelle malte hanno lo scopo di frenare il fenomeno del ritiro e riducono la possibilità della formazione di crepe.

Rispetto al quantitativo di legante presente nell’impasto, viene comunemente fatta una distinzione tra malte magre o povere, malte grasse, malte molto grasse o ricche. Quando si usano nello stesso impasto leganti diversi, invece, si ottengono delle malte chiamate “bastarde”. Per quanto riguarda l’inerte maggiormente in uso, la sabbia, vale la pena ricordare che può essere di vari tipi, avere diverse granulometrie, essere di cava, di fiume o di mare. Quest’ultima contiene dei sali che la rendono poco idonea a garantire una buona qualità dell’impasto; viene invece considerata eccellente la sabbia che, strofinata o stretta nel pugno, stride, come pure quella che, raccolta in un tessuto candido, non macchia né lascia residui di terra.

Non viene altresì ritenuta idonea una sabbia simile al terreno fangoso per odore e colore o quella che, abbandonata sul terreno, presto si copre d’erba, come pure una sabbia rimasta a lungo ammucchiata all’aperto, esposta al sole, alla luna o alle brinate, poiché si riempie di terra e si scompone. In particolare, per la sabbia da utilizzare nella realizzazione di intonaci è consigliabile l’utilizzo di sabbia di fiume, costituita da granuli spigolosi.

Gli inerti

Come accennato poco sopra, la sabbia è l’inerte principalmente utilizzato nella preparazione della malta. A seconda della granulometria, si divide in: sabbia fine, che si usa per realizzare intonaci lisci; sabbia media, per intonaci grezzi e murature; sabbia grossa, per intonaci rustici e murature. Si considera di solito che maggiore è la dimensione dell’inerte, maggiore sarà la resistenza meccanica della malta, mentre più fine sarà l’inerte, migliore sarà la lavorabilità della malta. La granulometria è ottenuta semplicemente facendo passare la sabbia in una serie di setacci con fori di diametro diverso. Nelle miscele che costituiscono la malta possono essere impiegati anche altri materiali: la cosiddetta polvere di marmo, ricavata dalla frantumazione meccanica di rocce calcaree, la pozzolana, l’argilla cotta e i mattoni frantumati. Nella preparazione dell’impasto per il calcestruzzo viene utilizzata la ghiaia.

Il cemento

Il cemento è un prodotto decisamente nuovo nella storia dell’edilizia; è però attualmente uno dei materiali più usati e consente di ottenere un legante idraulico, cioè che fa presa anche in presenza di acqua. Si ottiene dalla cottura di rocce calcaree in speciali forni, con temperature che oscillano intorno ai 1450 °C. I cementi possono essere naturali o artificiali. Quelli naturali si ottengono direttamente dalle marne, cioè da rocce di origine sedimentaria, costituite prevalentemente da calcare, argilla e minerali quali allumina e ossido di ferro. I cementi artificiali si ottengono invece da miscele di calcari, silice, allumina e ossido di ferro in proporzioni prestabilite o da più marne a tenore diverso d’argilla, con l’aggiunta di additivi di vario tipo che rivestono diverse funzioni.

Le miscele di roccia naturali o artificiali, dopo la cottura delle quali si ottiene il cosiddetto “clinker”, prodotto che si presenta in granuli di varia pezzatura, devono essere macinate. Al giorno d’oggi una buona parte del cemento è di produzione artificiale. La sua forte igroscopicità può favorire azioni di ritiro, normalmente frenate attraverso l’impiego di additivi chimici; è da rilevare poi come la sua struttura, decisamente compatta, ne impedisca la traspirabilità.

I vari tipi di cemento

Sono diversi i tipi di cemento che, secondo la legislazione italiana, si possono ottenere aggiungendo determinati componenti nel corso della preparazione del prodotto. Variano per le loro caratteristiche rispetto alla resistenza meccanica misurata alla “maturazione” di 28 giorni. Si distinguono i cementi Portland, pozzolanico, d’altoforno ecc.; si hanno inoltre cementi bianchi, a presa rapida, antiacidi.

Il cemento più conosciuto è il Portland, “ottenuto per macinazione di clinker (consistente essenzialmente in silicati idraulici di calcio) con aggiunta di gesso e anidrite (solfato di calcio anidro) dosata nella quantità necessaria per regolarizzare il processo di idratazione”. Per cemento pozzolanico si intende invece “la miscela omogenea ottenuta con la macinazione del clinker Portland e di pozzolana o altro materiale a comportamento pozzolanico con la quantità di gesso e anidrite necessaria a regolarizzare il processo di idratazione”.

Per cemento d’altoforno “si intende la miscela omogenea ottenuta con la macinazione di clinker Portland e di loppa basica granulata d’altoforno con la quantità di gesso e anidrite necessaria per regolarizzare il processo di idratazione”.

la calce

Tradizionalmente la calce si otteneva tramite la cottura a legna di pietra calcarea, mentre al giorno d’oggi vengono quasi sempre impiegati altri combustibili, in primo luogo il gasolio.

Dopo la cottura (calcinazione) si ottiene la calce viva e dopo lo spegnimento attraverso l’impiego di acqua si ha la calce spenta o aerea, detta anche grassello: attraverso la cottura si ottiene la decomposizione del carbonato di calcio in ossido di calcio e anidride carbonica, che volatilizza allo stato gassoso, mentre rimane il carbonato di calcio anidro, che si presenta con l’aspetto di zolle leggere e prende, come si è detto, il nome di calce viva.

La calce viva, bagnata in acqua, l’assorbe avidamente e, poiché si scalda, la fa evaporare, si screpola e si gonfia; aggiungendo poi altra acqua, si trasforma in idrato di calcio, che si presenta come una poltiglia di colore bianco, morbida e gelatinosa, la calce spenta o aerea, cosiddetta proprio perché, mescolata con sabbia, forma una malta che fa presa solo all’aria.

Il grassello è posto in commercio anche in sacchi di plastica e si utilizza soprattutto per la rifinitura degli intonaci; opportunamente diluito, può essere impiegato per la pittura.

La calce idraulica

La calce idraulica naturale si ottiene attraverso la cottura di pietre calcaree contenenti una certa quantità di argilla. L’indice di idraulicità, dato dal rapporto argilla-calcare, consente di dividere la calce in calce debolmente idraulica, mediamente idraulica, propriamente idraulica, eminentemente idraulica. Oggi la calce idraulica si può ottenere artificialmente in stabilimento (e questo è il metodo indubbiamente più usato) mettendo a punto varie miscele, cosicché una calce idraulica artificiale (o plastica) non è che un cemento o, meglio, un clinker diluito. Le calci idrauliche iniziano la presa non prima di un’ora dall’inizio dell’impasto e la portano a termine non dopo 48 ore; la presa è inoltre stabilizzata dopo sei mesi.