Nuove regole per i rifiuti

Nel nostro Paese si producono circa trenta milioni di tonnellate di rifiuti urbani, più di 520 chili a testa: questa è la cifra che viene indicata, nel rapporto relativo al 2004, dall’Apat (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici), e dall’ONR (Osservatorio Nazionale dei Rifiuti).

Poiché il costo medio per la raccolta viene valutato a 110-120 euro per ogni abitante, risulta che per i quasi 58 milioni di abitanti del nostro Paese, si arriva a toccare la notevole cifra di 6,7 miliardi di euro di giro d’affari: un business insomma a nove zeri, quello dei rifiuti urbani.

LE NOVITA’

Entro la fine del mese di settembre il Consiglio dei ministri dovrebbe varare un legge delega che rivoluzionerà tutta la gestione ambientale a quindi anche il settore dei rifiuti urbani. Infatti, in questa legge delega, il decreto sui rifiuti prevede, tra l’altro, l’abbandono totale del regime tariffario e il ritorno al sistema tributario.

La gestione della raccolta, del trasporto, del trattamento e del riciclo sarà sottratta ai Comuni e trasferita ai privati; alle pubbliche autorità d’ambito intercomunale vengono invece assegnati i compiti di vigilanza, e la scelta dei criteri per stabilire i criteri delle gare d’appalto. Sono queste alcune delle novità contenute nello schema dlgs, attuativo della delega ambientale, che come si vede modifica profondamente il decreto Ronchi.

A decidere tutta la nuova impostazione è stata una commissione, costituita da 24 esperti, istituita ad hoc dal ministro dell’ambiente Altero Mattioli, che ha concluso anche che gli Enti locali, in questi anni, si sono dimostrati incapaci di gestire questo importante comparto e pertanto con le nuove proposte si vuole “sfruttare la capacità tecnologica delle imprese che gestiscono i rifiuti, insieme alla prevenzione all’interno del processo produttivo e al coinvolgimento dei cittadini”.

In altre parole saranno i privati ad occuparsi della spazzatura degli italiani con gare a evidenza pubblica basate sul principio del riconoscimento della “capacità professionale”. Con la nuova legge infatti viene prevista l’istituzione di un’Autorità di vigilanza sulle acque e sui rifiuti cui spetta il compito di stabilire i criteri per bandire le gare d’appalto e la gestione dei rifiuti: a coordinare e organizzare queste attività saranno le cosiddette autorità d’ambito, ossia gli Enti locali pubblici che coordineranno e organizzeranno la gestione dei rifiuti, senza però gestirle.

Il concetto di “ambito” (già previsto dalla legge Ronchi) verrà deciso dalle regioni: potranno essere uno o due comuni se si parla di città grandi come Roma o Milano oppure molti di più se si tratta di comuni piccoli; una volta definito l’ambito la regione stabilirà i confini di tutta la gestione dei rifiuti.

Questa legge non stabilisce però nel concreto in quale modo all’interno degli ambienti territoriali si possano smaltire i rifiuti: non si è proibito, ad esempio, che possano succedere assurdità come quella dei treni che ogni giorno, carichi di immondizia, partono dalla Campania diretti in Germania.

LA PRODUZIONE DEI RIFIUTI

La produzione dei rifiuti urbani (RU) ha fatto registrare, tra il 2000 e il 2003, una decisa riduzione di tassi complessivi di crescita, dopo gli incrementi più consistenti evidenziati negli anni precedenti. A fronte di una crescita media annua pari al 2,4%, nel periodo 1995-2000, si assiste, infatti, a un tasso medio dell’ 1,2% circa, tra il 2000 e il 2003.

I dati di produzione di rifiuti urbani per macroarea geografica evidenziano, tra il 2002 e il 2003, una crescita più rilevante al Sud (+2,1% rispetto al 2002) e una sostanziale stabilità al Nord e al Centro. La produzione complessiva delle regioni del Nord si colloca intorno a 13,6 milioni di tonnellate, mentre quella delle regioni del Centro Italia a circa 6,6 milioni di tonnellate; il Sud del Paese, a sua volta, fa registrare una produzione pari a circa 9,8 milioni di tonnellate.

I valori di produzione assoluta sono ovviamente influenzati dalle differenti dimensioni territoriali e di popolazione delle tre macroaree geografiche: al Nord risiede infatti il 45% circa della popolazione nazionale e al Sud quasi il 36%, a fronte di una quota di poco superiore al 19% per quanto riguarda il Centro.

Al fine di valutare la produzione dei rifiuti svincolandola dal livello di popolazione residente, si deve pertanto ricorrere a un’analisi dei dati relativi al pro capite. In questo caso, i maggiori valori si riscontrano, nel 2003, per il Centro con ben 600/kg/abitante per anno e i valori minori al Sud con 490 kg/abitante per anno, mentre il Nord si colloca a valori intorno a 528 kg/abitante. Su scala nazionale, il valore del pro capite si attesta a 534 kg/ per anno.

Analogamente a quanto già riscontrato per i dati di produzione assoluta, anche per quanto riguarda il pro capite si osserva un netto rallentamento nel trend di crescita della produzione, in modo particolare per le regioni del Nord (+0,9% medio annuo tra il 2000 e il 2003, rispetto al + 3,4% del periodo 1996 – 2000).

Il Centro, nel medesimo periodo, fa segnare un incremento percentuale medio annuo pari al 2,6% a fronte del +3,5% fatto registrare tra il 1996 e il 2000, mentre il Sud, contraddistinto da un andamento più regolare (se si eccettua il forte calo di produzione pro capite del 1998) mostra un incremento medio annuo, con riferimento all’intero periodo, pari all’ 1,6% circa. A livello nazionale, il pro capite è cresciuto, tra il 1996 e il 2003 di circa 73 kg/abitante per anno, che si traducono in un incremento percentuale pan al 16%.

IN LINEA CON I PRINCIPALI INDICATORI SOCIO-ECONOMICI

Il trend della produzione dei rifiuti appare connesso, sia a livello nazionale sia su scala regionale, agli andamenti dei principali indicatori socio economici, da cui non solo si rileva che la crescita e o il calo dei consumi si riflette su una maggiore o minore tendenza alla produzione dei rifiuti, ma anche che le regioni con consumi più elevati si caratterizzano per una contemporanea maggiore produzione di RU.

In generale, con riferimento ai dati su scala nazionale, si può rilevare come dal 2000 al 2003, il PIL e i consumi delle famiglie abbiano fatto registrare aumenti percentuali pari, rispettivamente, al 2,4% e all’ 1,8% circa, a fronte di una crescita della produzione di rifiuti pari al 3,8%. Più evidente appare la relazione tra produzione di rifiuti urbani e consumi delle famiglie a prezzi 1995, cosiddetti “modificati”, ovvero ottenuti computando solo i capitoli di spesa delle famiglie a cui può essere più direttamente associata una produzione di rifiuti e in particolare: acquisto di generi alimentari, bevande non alcoliche e alcoliche, tabacco, vestiario e calzature, mobili, elettrodomestici, articoli vari e servizi per la casa, spese sanitarie e spese per alberghi e ristoranti.

Per riassumere la situazione dei rifiuti in Italia, si può affermare che il trend di crescita per la raccolta differenziata, pur registrando un discreto incremento dal 19,2% del 2002 al 21,5% del 2003, non consegue l’obiettivo fissato del 25%.

Anche la quota di rifiuti inceneriti è ancora poco significativa e molto lontana dagli standard europei.