Gli artropodi associati al colombo urbano

I colombo, come tutti i Vertebrati, è una fonte di risorse alimentari sfruttata da numerosi Artropodi che possono comportarsi da parassiti oppure nutrirsi a spese di detriti e deiezioni dell’animale stesso.

A loro volta queste specie attirano predatori e parassitoidi, costituendo una vera e propria comunità che gravita attorno al colombo ed all’ambiente che esso frequenta.

In questo ambiente si riconoscono tre ambiti più ristretti riconducibili schematicamente a:

1) il corpo dei colombi,
2) i loro nidi e i locali di insediamento delle colonie,
3) il guano e la massa dei detriti.

Ognuno di essi ospita una gamma di specie abbastanza ben definita e differenziata.

Nel primo si ritrovano essenzialmente gli ectoparassiti, nell’ultimo organismi detriticoli, coprofagi e necrofagi, nel secondo specie di entrambe gli ambiti.

ECTOPARASSITI

Da ricerche condotte in Italia (Toscana e Lombardia), Belgio, Regno Unito, Stati Uniti e in altri Paesi risulta che sui piccioni sono presenti numerosi insetti e acari che ne parassitizzano il corpo oppure le penne e le piume, ma probabilmente numerose altre sono finora sfuggite alla raccolta. In Italia sono state raccolte 6 specie di insetti e 11 di acari.

I Mallofagi, noti comunemente col nome di pidocchi pollini, sono piccoli insetti ectoparassiti (circa 5 mm) di uccelli e mammiferi che si nutrono a danno delle penne, delle piume e del pelo, che in alcuni casi possono danneggiare seriamente, nonché dell’epidermide.

In presenza di forti infestazioni possono causare irrequietezza, ftiriasi e deplumazione.

In qualche caso possono trasmettere Cestodi parassiti. Le specie raccolte non causano alcun problema per gli altri Vertebrati se si escludono galline e altri uccelli affini su cui si possono insediare.

I Sifonatteri sono le comuni pulci. Le larve vivono nei nidi e nelle tane degli ospiti e si nutrono di detriti vari (pelo, piume, desquamazioni cutanee, ecc.).

Gli adulti sono invece ematofagi, ectoparassiti, normalmente temporanei, di uccelli e mammiferi; ovvero si trattengono sul corpo solo il tempo necessario per effettuare il pasto di sangue per poi abbandonare l’ospite rimanendo negli ambienti che esso frequenta per poterne facilmente raggiungere altri esemplari quando sono affamati.

Le pulci sono normalmente abbastanza specifiche, vivono cioè a carico di una sola o di poche specie affini, ma in caso di assenza degli ospiti elettivi possono adattarsi ad attaccarne altre, tra cui anche l’uomo.

Questa abitudine può assumere notevole importanza in quanto molte specie sono in grado di veicolare microrganismi patogeni. Il caso più grave è rappresentato dalla pulce del ratto, vettore della peste bubbonica e del tifo murino. La specie che vive sul piccione, pur potendo pungere eccezionalmente anche l’uomo, non è in grado di trasmettergli malattie e la sua dannosità si limita quindi al fastidio provocato da eventuali attacchi.

I Ditteri, cioè le mosche, presenti sui colombi, appartengono alla famiglia degli Ippoboscidi. Le loro larve vivono all’interno del corpo della madre, che le nutre col secreto di alcune ghiandole, e vengono partorite allo stadio di pupa da cui rapidamente sfarfalla il nuovo adulto.

Questi sono ectoparassiti ematofagi che vivono quasi perennemente sullo stesso ospite, mammifero od uccello, riparati tra il pelo o il piumaggio, pungendolo a più riprese per nutrirsi.

Spesso permangono sullo stesso individuo ma possono passare da un ospite ad un altro e anche pungere occasionalmente specie diverse, compreso l’uomo, su cui non possono però svilupparsi.

Possono trasmettere Protozoi e altri microrganismi patogeni (Trypanosoma, Rickettsia, Spirochaeta, ecc.) ma generalmente, data la loro stanzialità, non sono molto importanti.

Pseudolynchia canariensis vive di preferenza su individui di 2-3 settimane e può veicolare lo Sporozoo Haemoproteus columbae, agente della malaria del piccione. Può eccezionalmente pungere anche l’uomo ma non causa che irritazione per la dolorosa puntura dato che la malattia in questione non si trasmette all’uomo.

LA ZECCA DEL PICCIONE

Argas reffexus è la zecca del piccione, osservata con estrema frequenza in tutta Italia, è ectoparassita temporaneo ematofago degli uccelli, tra cui principalmente il piccione, ma può aggredire anche i mammiferi, compreso l’uomo, quando non trova i suoi ospiti elettivi. Ha corpo ovale con la regione posteriore più larga, lungo fino a 1O mm e largo circa la metà.

Quando è digiuna è appiattita e, una volta repleta, diviene rigonfia ma non aumenta di dimensione né in lunghezza né in larghezza, a differenza di quanto avviene con le zecche dure, come quella del cane (lxodes ricinus).

Presenta una colorazione bruno grigiastra e il rostro è impiantato nella parte ventrale del corpo e risulta invisibile dall’alto, tranne che nelle larve neonate. È estremamente resistente al digiuno e si hanno testimonianze di zecche soprawissute oltre 7 anni senza nutrirsi.

Originariamente viveva sul colombo selvatico (Columba livia) ma con la sua domesticazione s’è infeudata ai piccioni domestici e agli ambienti che essi frequentano. In questo modo è divenuta sempre più sinantropica, tanto che oggi la si rinviene quasi esclusivamente in aree urbane, suburbane o rurali in cui esistano colonie o allevamenti di piccioni, direttamente o indirettamente sostenuti dall’uomo, nonché in guglie, torri, campanili, soffitte, solai dove vive abitualmente trascorrendo le giornate annidata nelle fessure dei muri, delle travature, delle finestre, nelle screpolature degli intonaci o sotto le pietre.

Dotata di tigmotattismo positivo si insinua in profondità in questi pertugi risultando di difficile reperimento ad un esame superficiale dell’ambiente. Di notte aggredisce le vittime per abbandonarle non appena terminato il pasto di sangue. Quest’abitudine si riscontra negli adulti e nelle ninfe, mentre le larve restano di solito sull’ospite per diversi giorni, abbandonandolo solo quando sono pronte per compiere la muta.

L’attività di questo acaro a danno dei piccioni si risolve in una sottrazione di sangue, che può provocare anemia, dimagramento e, negli esemplari giovani, anche la morte. Inoltre può trasmettere microrganismi patogeni, come la Borrellia anserina, agente della spirochetosi dei volatili, ed è stata trovata naturalmente infetta coi virus GrandArboud e Ponteves.

La probabilità di trasmissione è potenzialmente molto elevata poiché in ambienti antropizzati, allorché sia divenuta troppo numerosa o perché rimasta priva degli ospiti abituali, Argas reflexus invade le abitazioni dell’uomo e lo aggredisce con una certa regolarità. Durante la ricerca della vittima la zecca è in grado di compiere tragitti di parecchi metri.

In questo modo è in grado di raggiungere le camere da letto degli appartamenti situati agli ultimi piani delle abitazioni partendo dalle soffitte, dai sottotetti e dalle mansarde degli edifici dove si trovano colonie di piccioni nidificanti o i posatoi dove passano la notte.

Essa è in grado di raggiungere la vittima guidata da un’attrazione verso l’anidride carbonica emessa con la respirazione.

La persona colpita, inoltre, può sensibilizzarsi alle tossine che il parassita emette durante i pasti. Dopo ripetute punture ad un ennesimo attacco si possono, in questi casi, manifestare violente reazioni anafilattiche che possono essere estremamente pericolose se non addirittura letali.

Da quanto sopra esposto è da ritenere assolutamente necessaria l’adozione di strategie di controllo per contenere le infestazioni di questo parassita.

Vista la sua capacità di resistenza al digiuno e, soprattutto, la sua adattabilità a colpire l’uomo è da ritenere assolutamente controproducente un intervento volto semplicemente a rimuovere le colonie di piccioni. Così facendo si eliminano gli ospiti ma non le zecche che, private delle vittime sono costrette a cercare alternative trovando le invariabilmente negli inquilini degli appartamenti circostanti.

È pertanto necessario per prima cosa eliminare questi acari con trattamenti specifici e quindiallontanare i colombi, impedendo così una ricolonizzazione dell’ambiente.

In genere è sufficiente intervenire nelle soffitte, sottotetti e altri locali disabitati in immediato contatto col tetto, dove si trovano le colonie degli uccelli. In caso di forti infestazioni, può essere però necessario trattare anche gli appartamenti.

Bersaglio primario devono essere le travature, le pareti e tutte le superfici o suppellettili nelle cui fessure si possono annidare le zecche. Eventuali accumuli di materiali inerti vanno allontanati per eliminare eventuali rifugi.

Il trattamento può essere effettuato con nebulizzatori o con formulazioni liquide, avendo cura, in questo caso, di bagnare molto bene le superfici per raggiungere le zecche anche nei luoghi più riposti.

Si possono usare anche termonebbiogeni ma, in genere, con questo tipo di intervento, non si hanno risultati completi e durevoli. Per quanto riguarda i principi attivi è bene abbinare degli abbattenti a prodotti con un effetto residuale.

Tra i primi sono ottimi il Piretro e piretroidi, come Permetrina o Tetrametrina, dotati, tra l’altro, di un notevole effetto snidante, che, stimolando l’attività motoria delle zecche, aumenta la probabilità che queste vengano in contatto con gli altri principi attivi migliorando l’efficacia del trattamento.

Tra i prodotti dotati di un buon effetto residuale si possono ricordare il Diazinone, il Clorpirifos, il Propoxur, il Bendiocarb e la Deltametrina.

Un prodotto molto efficace per il controllo delle zecche è il DDVP che, grazie alla sua elevata tensione di vapore, è in grado di raggiungerle anche se rintanate molto in profondità.

Applicazioni con modalità ad ultra basso volume di questo principio attivo, abbinate a trattamenti superficiali con prodotti residuali danno risultati eccellenti anche in ambienti molto ingombri.

Vi sono però notevoli limitazioni all’uso del DDVP che può essere infatti impiegato solo dietro il controllo delle autorità sanitarie. Una volta effettuato l’intervento può essere il caso di adottare misura volte a impedire il ritorno dei piccioni o ad eliminare i rifugi per le zecche, per esempio mediante stuccature delle fessure delle travi, per ostacolare una eventuale ricolonizzazione.

I Mesostigmati sono acari generalmente a vita libera che presentano però famiglie con adattamenti sempre più spinti alla vita parassitaria.

Dermanyssus gallinae, cosmopolita, e Ornitonyssus bursa, tropicale, sono ectoparassiti ematofagi.

Il primo, come avviene per la zecca del piccione,trascorre le giornate nei nidi, nei detriti e nelle screpolature di pareti, travi, ecc. dove vengono anche deposte le uova. La notte si porta sugli uccelli e li punge per suggerne il sangue. Determina irrequietezza nelle vittime e, quando presente in grande numero, provoca anemie ed anche la morte specialmente dei soggetti giovani.

In Australia è responsabile della trasmissione di una spirochetosi aviaria ed è anche sospettato di trasmettere il virus dell’encefalite di St. Louis, ma, per quest’ultima malattia, non sembra svolgere un ruolo degno di nota.

Accidentalmente può pungere anche l’uomo e, in questo caso, i disturbi si limitano alla comparsa di eczemi papulosi con prurito ed irritazione della cute in quanto non è in grado di trasmettere malattie.

Ornitonyssus bursa non è presente in Italia. Si ricorda comunque che il suo attacco ha conseguenze simili a quelle riportate per la specie precedente.

Neonyssus melloi si localizza invece nelle cavità nasali provocando, quando è abbondante, una rinite catarrale. Non è in grado di molestare l’uomo in alcun modo.

La maggioranza dei Prostigmati reperiti sul piccione viene a danno delle penne, entro il calamo o i follicoli causando danni più o meno gravi all’ospite ma non può infastidire in alcun modo l’uomo.

Cheyletus eruditus è invece un predatore che si nutre di altri acari e di uova e giovani larve di insetti. Vive in molteplici ambienti dove trova le sue vittime quali i nidi di uccelli e mammiferi, la polvere di casa, le derrate immagazzinate, il fieno e così via.

Può occasionalmente pungere anche l’uomo ma i disturbi si limitano a pruriti ed arrossamenti cutanei.

Gli Astigmati vivono per lo più sulle penne senza provocare di norma gravi problemi all’ospite. In alcuni casi si insediano sulla cute (Neoknemidocoptes laevis), provocando una rogna, o nei tessuti sottocutanei (La¬inosioptes cysticola) causando la formazione di noduli, con conseguenze più gravi. Non sono in grado di veicolare malattie e non possono molestare l’uomo.

OSPITI DI NIDI E COLONIE

I nidi di uccelli e mammiferi sono un ambiente molto complesso in cui si trovano materiali della più svariata origine. Tra essi si annoverano i componenti che sono serviti alla costruzione, i residui di cibo o addirittura veri e propri magazzini di riserve alimentari, piume, peli e altri detriti prodotti dagli inquilini, escrementi, funghi e altri microrganismi.

E’ pertanto ovvio attendersi che siano frequentati da una nutrita schiera di Artropodi che sfruttano tali risorse. I nidi sono tra l’altro l’ambiente originario di numerose specie che sono successivamente divenute sinantrope come gli acari e gli insetti delle derrate immagazzinate o che vivono su tessuti, pellicce e così via.

I nidi dei colombi di città sono tipicamente composti da una depressione in un cumulo di guano che incorpora piume, fuscelli e altro. Le abitudini gregarie e il riutilizzo per più anni degli stessi siti portano ad un notevole accumulo di materiale, quasi esclusivamente di origine animale, con alta umidità, specie nel guano.

In questa massa proliferano molti Artropodi saprofagi e micofagi nonché i loro predatori e vi trovano riparo anche molti parassiti dei piccioni.

Dal punto di vista della potenziale dannosità per l’uomo l’attenzione va centrata sulle specie ectoparassite e sulle saprofaghe mentre i predatori sono, di norma, innocui, con l’eccezione di C. eruditus, di cui si è già parlato, e Reduvius personatus che possono pungere eccezionalmente l’uomo in assenza delle loro normali prede. Si deve inoltre annotare che mentre C. eruditus frequenta gli ambienti antropizzati R. personatus è invece tipico di ambienti rurali e quindi raramente entra in contatto con l’uomo.

Della maggior parte delle specie parassite si è già parlato più sopra. Tra quelle non ancora citate è il caso di menzionare Cimex lectularius, la cimice dei letti, la cui molestia è ben nota come pure la capacità di trasmettere microrganismi di svariato tipo ed ancora i Ditteri Ornitomyia avicularia e Lucilla sericata.

La prima appartiene alla stessa famiglia (gli Ippoboscidi) di P. canariensis, ha abitudini simili e parimenti può veicolare Sporozoi patogeni; la seconda, e altre specie simili, normalmente innocue, possono divenire però rilevanti perché le loro larve, in rari casi, sono in grado di provocare miasi, sia infettando ferite aperte che, ancora più raramente, colpendo il sistema digerente se accidentalmente ingerite.

Tra i saprofagi nidicoli si rinvengono numerose specie che si sono secondariamente adattate a vivere su derrate e su altri beni che si trovano nelle abitazioni, quali abiti e altri prodotti in lana, e che possono danneggiarle in vario modo e con diversa gravità.

Al primo gruppo appartengono prevalentemente Acari Astigmati, Coleotteri e Tisanuri nonché qualche Lepidottero. Solo poche di queste specie sono però in grado di colpire seriamente le derrate, in dipendenza sia della loro pericolosità intrinseca che delle loro diffusione nei nidi.

Si possono segnalare A. siro, G. domesticus, T. similis e altre specie appartenenti a questi generi, D. lardarius, S. paniceum, P. tectus e L. saccharina. La loro azione è inoltre legata alla presenza di un’elevata umidità nell’ambiente e/o a situazioni igieniche precarie. Questi fattori si possono ritrovare solo in costruzioni vecchie e in presenza di cattiva manutenzione owero in presenza di condizioni di disagio o addirittura di degrado sociale.

Più importante è l’allergenicità di numerosi Acari Astigmati che si può manifestare anche con gravi forme asmatiche nei soggetti sensibili che frequentino locali infestati. In genere gli ambienti maggiormente implicati in tale patologia sono i magazzini e le industrie alimentari ma la vicinanza delle colonie di piccioni alle abitazioni può far loro assumere una certa importanza.

I Lepidotteri nidicoli allo stadio larvale vivono spesso a danno di penne e peli e, da questo regime ancestrale, molti sono passati a colpire prodotti in lana. Le specie più importanti sono H. pseudospretella, T. bisseliella e varie entità del genere linea. Come nel caso precedente i danni che queste possono causare sono maggiori laddove vi siano cattive condizioni igieniche.

Un caso a parte è infine rappresentato da alcuni Ditteri necrofagi e coprofagi, come E. canicularis, che possono provocare miasi e trasmettere microrganismi patogeni. Ovviamente tali possibilità possono verificarsi solo in presenza di condizioni di estremo degrado che, tuttavia, non possono essere escluse a priori neanche nella nostra città.

CONCLUSIONI

I colombi degli ambienti urbani sono in grado di causare all’uomo, indirettamente grazie agli Artropodi che ne frequentano le colonie, numerosi problemi di diversa natura:
1) di ordine sanitario,
2) legati a molestie e
3) per i beni presenti nelle abitazioni.

Il più grave dei problemi è legato alla zecca del piccione, estremamente abbondante e in grado di colpire con frequenza le persone: con le sue punture può sensibilizzare le vittime causando, in presenza di reiterati attacchi, gravi shock anafilattici.

Altri problemi sanitari sono legati a specie ectoparassite, necrofaghe o coprofaghe che possono veicolare malattie ai vertebrati o provocare miasi.

Tra queste possiamo ricordare alcuni Acari (D. gallinae), le pulci (C. columbae) e i Ditteri (P. canariensis, 0. aviculoria, F. canicularis, L. sericata). Esse hanno però una minore attitudine a colpire l’uomo e possono generalmente rendersi pericolose solo in presenza di gravi carenze igieniche.

Alcuni Acari Astigmati (A. siro, G. domesticus) sono riconosciuti agenti causali di allergie che si possono manifestare con forme asmatiche anche gravi.

Le molestie sono dovute a ectoparassiti o predatori che possono attaccare anche l’uomo, senza trasmettere malattie. In questi casi le conseguenze si limitano ad eritemi, ponfi, irritazioni cutanee, di importanza nettamente inferiore rispetto alle precedenti, ma comunque non accettabili.

Infine i danni per i beni sono dovuti ad Acari Astigmati (G. domesticus, T. similis, A. siro), Tisanuri (L. saccharina), Lepidotteri (H. pseudospretella, T. bisseliella, Tinea spp.) e Coleotteri (D. Iardarius, S. paniceum, P. tectus) che possono danneggiare più o meno seriamente alimenti, abiti e altri beni.

Quanto detto rende evidente la necessità di contenere, se non la diffusione dei piccioni, almeno quella degli artropodi ad essi legati. Ciò può essere ottenuto disinfestando gli ambienti dove sono presenti colonie di nidificazione o posatoi per la notte.

Ottimi risultati possono essere conseguiti con l’impiego di prodotti abbattenti, meglio se dotati di effetto snidante (Piretro e Piretroidi) abbinati a prodotti con lunga persistenza (Clorpirifos, Diazinone, Propoxur, Bendiocard, Deltametrina) e tutti datati di bassa tossicità per i Vertebrati. Ottimo è anche il DDVP ma il suo utilizzo è limitato da fattori legati alla sua tossicità.

L’adozione di ulteriori misure può ottimizzare i risultati; la manutenzione degli ambienti trattati (stuccature delle travi, rifacimento degli intonaci, ecc.) può infatti togliere a numerosi artropodi, in particolare alle zecche, siti di annidamento dove altrimenti potrebbero sopravvivere indisturbati.

L’allontanamento delle colonie di uccelli potrebbe infine impedire la ricolonizzazzione da parte di specie indesiderate. Si deve tenere però presente che questa misura da sola è insufficiente, e può divenire addirittura nociva, in quanto alcuni artropodi, in special modo le zecche, sono in grado di sopravvivere a lungo in assenza dei piccioni e sono anzi stimolate a cercare ospiti alternativi, trovandoli quasi immancabilmente negli inquilini degli appartamenti vicini.