LA PULIZIA

Evidenze scientifiche hanno dimostrato che l’età media dell’uomo si è innalzata grazie al miglioramento delle condizioni di vita. Fattori come l’alimentazione e l’accesso alle cure mediche ne hanno favorito il trend positivo, ma grande parte ha avuto anche l’evoluzione della cura e dell’igiene della persona, degli ambienti domestici, dei luoghi di lavoro, delle strade e di tutti quegli ambiti dove promiscuità e destinazione d’uso dei locali possono implementare il pericolo che sporcizia e incuria alimentino la propagazione di infezioni perniciose.

D’altro canto, il proliferare delle imprese di pulizia, il moltiplicarsi delle attrezzature tecniche per le pulizie, sia meccaniche che manuali, la ricerca scientifica per la diversificazione dei detergenti, la diffusione di punti vendita specializzati in prodotti per l’igiene della casa e della persona, dimostrano che l’attenzione a quest’aspetto della vita quotidiana è continua e progressiva con l’aspettativa di vivere in ambienti sani e puliti, dedicando sempre minor tempo e fatica alle pratiche di pulizia.

E’ da precisare che il pulito perfetto in natura non è riproducibile e l’ambiente completamente asettico è quello privo di aria. L’aria, permette la vita ma è portatrice di polvere, corpuscoli e germi. Inoltre, è sufficiente il solo transito di una persona a contaminare un ambiente igienizzato: la polvere degli abiti, i residui rilasciati dalle suole, e i materiali organici quali capelli e microscopiche squame epiteliali (ogni persona ne perde 40.000 al minuto) sono potenzialmente responsabili del deterioramento delle condizioni di igiene iniziali.

Tuttavia, l’aspirazione al pulito è istintiva e antichissima, investe inizialmente la persona e già egizi e greci conoscevano gli effetti positivi per benessere e salute: la parola igiene difatti deriva dal greco arcaico e significa “sano”. Le condizioni di vita per secoli sono state difficili, in assenza di acqua corrente nelle abitazioni, prive di luce elettrica e di vetri alle imposte. Il sapone era sconosciuto, note invece le proprietà disinfettanti dell’argento e per l’igiene personale si usavano olii, pomici e polveri di argilla; i detergenti veri e propri avevano una composizione troppo aggressiva per la pelle ed erano utilizzati solo per i tessuti. Le donne usavano catini e vasche per lavarsi mentre per gli uomini, le terme erano una pratica sociale oltre che igienica.

Alla pulizia degli ambienti in cui si soggiornava, già poco confortevoli di per sé, si dedicava la minima cura indispensabile, gli strumenti per la pulizia erano rudimentali, e l’intento primario era tenere lontani insetti infestanti. Aristotele però, 300 anni prima di Cristo, già introduce alla necessità della raccolta dei rifiuti e del loro smaltimento lontano dalle mura urbane. A lungo l’attitudine alla pulizia è legata alla condizione sociale, alle disponibilità economiche ed alle conoscenze scientifiche. Le classi più povere e rurali coniugano degrado, condizione economica e la più totale assenza di norme igieniche, come l’abitudine di dormire insieme agli animali che allevavano, facilitando la diffusione di micorganismi patogeni.

Nei secoli scorsi la divulgazione dei comportamenti igienici corretti è stata appannaggio prima della religione, poi della scuola. Con l’avvento della stampa, almanacchi, opuscoli e ricettari hanno contribuito non poco a diffondere anche nelle classi meno abbienti il nesso tra prevenzione e igiene, pulizia e dignità umana. Dopo l’unità d’Italia anzi, il bisogno di promuovere lo sviluppo umano travalica la condizione sociale e in molti capiscono che non è sufficiente concentrarsi sull’ alfabetizzazione per migliorare le condizioni di vita ma che: “dovrebbero diffondersi nel popolo le più urgenti nozioni di igiene e medicina(…) le più sane ed elementari nozioni di economia domestica”. Così specifica L.Capuano ne “Il bucato in famiglia” del 1870.

L’istituzione di corsi e scuole di Economia Domestica in epoca fascista mette al centro la casa, spazio familiare che inizia a godere dei frutti della tecnologia e della ricerca. Basti pensare ai primi detersivi in polvere con le caratteristiche che conosciamo oggi e che fanno la loro comparsa nel 1917, o ai primi frigoriferi del 1921, e allo sviluppo delle materie plastiche. Quei corsi, pensati per aumentare efficienza ed organizzazione della gestione della casa, hanno come risultato l’accesso a scuola anche per le donne: la razionalizzazione di un’attività appannaggio fino ad allora del femminile, apre loro le porte dell’istruzione e di attività fino ad allora precluse.

Tecnologia ed emancipazione femminile rivoluzionano la dinamica dei ruoli, il progresso non trascura il settore delle pulizie e dell’igiene, comparto di un mercato in pieno sviluppo. Macchine professionali, altamente specializzate riducono i tempi di intervento e garantiscono igiene approfondita con poca fatica, i detergenti sono sempre più specifici ma anche rispettosi dell’ambiente e della salute. La ricerca sui tessuti utilizzati per stracci e panni contribuisce alla soluzione della corretta rimozione dello sporco, superando l’inconveniente del suo semplice spostamento da un punto all’altro.

Sempre più il concetto di pulizia si lega a quello di sanizzazione cioè disinfezione: pulito oltre ciò che l’occhio umano apprezza. Le attenzioni all’igiene vanno al pari con gli sforzi di facilitare gli interventi di pulizia, mentre più rigorosa è la richiesta di tutela nei luoghi pubblici e nei contesti dove i rischi di contaminazione sono maggiori.La nascita di linee guida e protocolli cui uniformare le attività di pulizia: informazioni pratiche e teoriche che servono ad efficientare le procedure degli operatori nello svolgimento delle proprie mansioni, nel settore pubblico o in situazioni caratterizzate da un’alta affluenza di pubblico, e assumono ricadute positive nel privato. Poiché quegli stessi operarori, formati e competenti, tenderanno ad applicare le stesse procedure in ambito domestico e familiare.