LA MOQUETTE: TECNICHE DI PULITURA

Moquette è una parola francese, apparsa nel XX° secolo, la cui etimologia non è ancora stata chiarita; definisce un tessuto di lana o altre fibre, a pelo lungo o corto, posato in modo fisso al pavimento.

La moquette può essere considerata come l’evoluzione naturale del tappeto; chi sceglie la moquette come elemento per arredare un ambiente può essere spinto oltre che da un fattore estetico, dal calore e dall’intimità che questo tipo di pavimento conferisce alle stanze, dalla caratteristica di attutire i rumori e talvolta, come succede frequentemente in Francia, di coprire un pavimento rovinato.

Nonostante tutte queste qualità positive, la moquette è stata ingiustamente “criminalizzata”, come il ricettacolo di polvere e d’infestanti (insetti e acari), di avere una carica elettrostatica elevata, conclusione: una scelta da sconsigliare. Riteniamo invece sia stata soltanto vittima del modo errato in cui viene utilizzata; ha bisogno, come tutti i pavimenti, di una normale manutenzione.

Il pavimento di moquette esige meno cure di quanto si possa credere, e uno dei vantaggi è proprio rappresentato dal risparmio dei costi di manutenzione; uno studio compiuto dell’American Carpet Institute ha messo in evidenza che il costo di manutenzione del pavimento tessile è inferiore del 42-45% rispetto ad altri tipi di pavimentazione.

LE FIBRE

Le fibre comunemente utilizzate per la fabbricazione della moquette sono distinte in:

  • fibre artificiali: Sono oggi quelle più utilizzate per la fabbricazione delle moquette, ricordiamo le acriliche, che si ottengono partendo da un derivato vinilico, detto nitrile acrilico, da cui deriva il nome. Sono quelle che più assomigliano alla lana; il colore viene aggiunto al polimero fuso e diviene parte integrante della fibra. Sono normalmente poco assorbenti e quindi il versamento di liquidi non dà formazione di macchie; la carica elettrostatica è abbastanza bassa. Possono essere impiegate per la fabbricazione della moquette da sole o in combinazione con la lana; ottima la resistenza ai detergenti alcalini.
    Le fibre poliammidiche si ottengono per policondensazione di acidi quali l’adipico e il sebacico con la esimenti lendiammina (monomero). Il più importante prodotto di questa categoria è il nylon, che è insolubile negli ordinari solventi organici quali l’alcol e la benzina. Si presenta molto simile alla seta, ma molto elastico e resistente all’abrasione e quindi all’usura; non viene attaccato dalle tarme nè dalle muffe. La trasmissione di elettricità statica è abbastanza elevata. La manutenzione è minima e il lavaggio è molto facile anche impiegando detergenti alcalini.
    Le fibre polipropileniche, si ottengono polimerizzando l’etilene in presenza di catalizzatori tali da ottenere un polimero. Hanno la caratteristica di una grande antistaticità e di una eccellente resistenza all’abrasione;
  • fibre naturali: la lana è una fibra animale proveniente da molte specie di pecore, e di altri animali lanuti: chimicamente è una sostanza proteica cornea (creatina) che praticamente non si carica elettrostaticamente. La struttura interna è di tipo fibrillare.
    Presenta un elevato grado termoisolante, è molto elastica e allungabile, è assorbente ed è resistente al fuoco. Non resiste ai detergenti alcalini. La juta e una libra vegetale proveniente da una pianta che appartiene alla famiglia delle tigliacee, di color giallo pallido o giallo-marrone.
    E’ costituita da cellulosa combinata con una sostanza simile al tannino. Viene utilizzata come moquette per pavimenti sottoposti a un traffico intenso o per arredamenti di tipo particolare quali il rustico. L’annodatura è abbastanza spessa; assorbe moltissimo l’umidità e quindi occorre fare attenzione di non posarla in locali aperti.
    Il cocco è una fibra vegetale molto dura proveniente dalla parte fibrosa del guscio non ancora completamente maturo; viene utilizzata per moquette di tipo grossolano e rustico sottoposte a grande usura.

LA CARICA ELETTROSTATICA

E’ generata dallo sfregamento delle suole delle scarpe sulla moquette; normalmente questa tipologia di pavimento è una cattiva conduttrice di elettricità e la carica non si disperde a terra ma si accumula sul manto e sul corpo umano. La carica elettrostatica varia notevolmente dal tipo di fibra e dal tasso di umidità. Le moquette nuove presentano una bassa carica elettrostatica in quanto, sul pelo della moquette, vengono introdotte delle piccole percentuali di fili conduttori e in produzione si utilizzano particolari prodotti a effetto antistatico.

La struttura

La moquette è costituita da uno strato di calpestio, la cosiddetta “felpa”, che viene fissata a un supporto primario che può essere di juta, di cotone o di fibre sintetiche dalle cui caratteristiche dipendono l’indeformabilità e la stabilità dimensionale del telo.

La felpa e il supporto primario vengono fissati a un supporto secondario, costituito da juta o da lattice espanso che va a contatto con il pavimento.

La parte superiore della moquette può essere lavorata a:

  • bouclè, gli occhielli possono avere altezze tutte uguali o diverse fra loro. Questo tipo di moquette, pur essendo estremamente piacevole, è il più facile ad essere rovinato con il calpestio.
  • bouclè rasato, è un tipo a bouclè a rilievo: gli occhielli più alti sono stati opportunamente tagliati per ottenere un effetto particolare;
  • velluto rasato, rappresenta la moquette classica e l’aspetto si presenta liscio e compatto, le punte non sono individuabili:
  • tipo Saxony, si presenta con peli tagliati ma più lunghi di quelli rasati e con punte visibili.

TECNICHE DI POSA

La tecnica di posa della moquette ha una grandissima importanza, sia sul piano estetico che si desidera ottenere, sia per la durata, sia per le proprietà di attutire i rumori e sia per le proprietà termiche. Prima di applicare una moquette, bisogna assicurarsi che il fondo si trovi nelle condizioni ottimali, vale a dire che sia piano, consistente, indeformabile e asciutto.

La posa può avvenire tanto su un semplice massetto di calcestruzzo, liscio e regolare, quanto su di un pavimento preesistente o su una superficie di legno; se il sottofondo non è piano, cioè presenta discontinuità che potrebbero risaltare anche dopo la posa della moquette e contribuire ai suo precoce logorio, va preventivamente steso un prodotto livellante.

In relazione al tipo di materiale i pavimenti tessili si possono applicare con metodi diversi, ciascuno del quali in determinate condizioni può essere il più conveniente.

POSA MEDIANTE TENSIONE

Tecnica che si può utilizzare con le moquette aventi supporto in juta o fibra sintetica. Questa tecnica di posa conferisce una durata superiore alla moquette; è indispensabile però l’utilizzo di un sottotappeto o feltro che migliora, oltre che la durata, anche l’aspetto estetico della moquette stessa. Questo metodo consiste nel tendere la moquette tra listelli fissati a pavimento e muniti di chiodi d’ancoraggio.

E’ un metodo costoso, compensato però da una maggior durata della moquette.

POSA MEDIANTE INCOLLAGGIO

Si stende il collante sul pavimento, fissando poi sopra la moquette. E’ indispensabile livellare e preparare adeguatamente il fondo; di fondamentale importanza è l’utilizzo di una colla di qualità, che possa essere asportata facilmente in caso di necessità.

Non si ha la morbidezza della moquette posta in opera con tensione con interposto il feltro (eccetto la moquette con supporto a schiuma liscia); l’usura è accelerata per la diminuzione di elasticità.

POSA LIBERA

La posa libera, che è la più semplice, consiste nel tagliare su misura il telo di moquette e lasciarlo semplicemente appoggiato, con i bordi trattenuti dallo zoccolino battiscopa lungo le pareti e dagli appositi coprisoglia in corrispondenza delle porte.

Si addice solo a pavimenti di limitate dimensioni, da rivestire con materiale che non richieda giunte, e dà i migliori risultati con le moquette a supporto “antiscivolo”, gommato o dotato di sottotappeto in schiuma.

MANUTENZIONE

Si può definire “manutenzione”, tutto l’insieme di operazioni che hanno come obiettivo il mantenimento delle qualità della moquette in rapporto alle qualità estetiche, di morbidezza, d’isolamento, di pulizia, eccetera, rappresenta quindi un’operazione di fondamentale importanza.

TIPOLOGIA DELLO SPORCO

Lo sporco che si riscontra sulla superficie delle moquette si può distinguere in:

  • elementi solidi. Si tratta per la maggior parte di granelli di polvere, di terriccio, di sabbia o di argilla, che vanno a depositarsi dalla suola delle scarpe sulla parte superficiale della moquette, ma che si possono insinuare poco per volta nello spessore delta felpa. Si può riscontrare anche la presenza di peli d’animale, filacci, che tendono a impigliarsi e a volte sono di difficile rimozione;
  • particelle disperse nell’atmosfera. Provengono dall’inquinamento atmosferico e possono essere rappresentate da particelle grasse alle quali aderiscono particelle più fini il risultato sarà una perdita di brillantezza dei colori;
  • macchie. Rappresentano un grande problema, in quanto la macchia tende a penetrare in profondità a seconda del tipo di prodotto versato, e le suole delle scarpe accrescono questa penetrazione e ne peggiora l’aspetto. Se non si provvede immediatamente a trattare la macchia che si è formata, il danno è quasi sempre irreversibile.

SPOLVERATURA

L’eliminazione della polvere ha lo scopo di rimuovere le particelle solide dalla superficie della moquette man mano che si depositano, e quindi impedire che la polvere che si è depositata, possa diventare un potente abrasivo per la superficie della stessa. La spolveratura deve essere eseguita con accuratezza e regolarità: quotidianamente, almeno per i locali maggiormente trafficati.

Anche se frequentemente utilizzato l’aspirapolvere, l’attrezzatura comunemente impiegata per quest’operazione e il battitappeto.

LAVAGGIO

Quando lo sporco si è annidato in profondità nelle fibre e ha nel contempo sporcato la parte superiore delle fibre, occorre intervenire con una pulizia di fondo con detergenti appropriati secondo le seguenti tecniche:

  • Shampoing (schiuma a secco). Questo tipo di lavaggio è ritenuto ancor oggi il miglior sistema di pulizia della moquette. Si deve eseguire a intervalli regolari, prima che la superficie sia troppo sporca. Si esegue con una monospazzola e un particolare detergente che forma una schiuma con bollicine molto piccole e con un basso contenuto di umidità (2/5%), schiuma che tiene in superficie lo sporco e che tende in poco tempo a essiccarsi. La schiuma essiccata che congloba lo sporco, viene rimossa con facilità, lasciando praticamente il pavimento quasi asciutto. Questo processo si basa sulla combinazione dell’efficacia del detergente e dell’azione meccanica della spazzola che rimuove lo sporco più tenace e annidato in profondità; con la shamponatura, le fibre vengono trattate a fondo e si esegue nel contempo una pettinatura della parte superficiale della moquette, ravvivandone i colori. II detergente impiegato per questo tipo di lavaggio è assolutamente neutro: è composto da un insieme di sostanze tensioattive ad alto effetto emulsionante nei confronti dei grassi in abbinamento a sostanze poliacriliche che facilitano l’essiccazione della schiuma prodotta. Questa tipologia di detergenti incorpora sempre delle sostanze antistatiche per eliminare i fastidiosi inconvenienti dovuti all’elettricità, soprattutto nei locali riscaldati con impianti a circolazione d’aria;
  • Iniezione ed estrazione. Questa tecnica di lavaggio si basa sulle proprietà detergenti del prodotto impiegato, che viene spruzzato da un contenitore, sulla moquette ad una pressione variabile da 2 a 35 bar, quindi immediatamente aspirato e inviato a un secondo contenitore di raccolta. La soluzione lavante, che può essere utilizzata anche a caldo, viene immessa forzatamente all’interno delle fibre della moquette; nel medesimo momento si opera una potente aspirazione in grado di estrarre la soluzione detergente sporca lasciando la moquette pulita e virtualmente asciutta. L’efficacia del lavaggio è funzione della pressione di uscita della soluzione detergente: la maggior parte delle attrezzature utilizzate hanno una pressione di esercizio compresa fra 4 e 10 bar; alcune arrivano a 20/25 bar.

I detergenti che s’impiegano per questo tipo di lavaggio non devono fare assolutamente schiuma, altrimenti la lava moquette non potrebbe funzionare: il contenitore di raccolta della soluzione detergente si riempirebbe subito di schiuma.

Sul mercato sono presenti alcune tipologie di detergenti:
1) Neutri. Sono quelli che si usano sulle moquette di lana o con colori particolarmente delicati, in presenza di tipi di sporco polveroso.
Sono i più adatti ad essere impiegati per una pulizia di manutenzione;
2) Debolmente alcalini. Sono normalmente dei detersolventi che non contengono alcali liberi (soda e potassa caustica) e che sono utilizzati su moquette di tipo sintetico molto trafficate e con sporchi consistenti. Presentano, in genere, oltre che un buon potere detergente, un discreto potere smacchiante;
3) Alcalini. Contenenti potassa caustica: sono quelli che contengono percentuali del 10/15% di potassa caustica in abbinamento a solventi organici non clorurati e tensioattivi.

Questo tipo di detergenti è adatto per il lavaggio a fondo di moquette sintetiche, con colori resistenti e particolarmente sporche: sono quelli che vengono impiegati nelle pulizie straordinarie.

SMACCHIATURA

La regola fondamentale quando si è in presenza di una macchia, è quella di intervenire subito o quanto meno il più rapidamente possibile.

Prima di procedere a una smacchiatura occorre verificare la solidità dei colori, trattando un angolo nascosto.

Dopo l’applicazione del prodotto smacchiante, lasciarlo agire per il tempo necessario, asportarlo successivamente con uno strofinaccio pulito e asciutto, e quindi lasciar asciugare senza camminare sulla parte trattata. I prodotti più utilizzati per la smacchiatura sono quelli della categoria detersolventi neutri, che sono impiegati tal quali mediante spruzzatura sulla macchia.

Per le operazioni più gravose e per asportare macchie di grasso o unto, s’impiegano talvolta degli smacchiatori debolmente alcalini, contenenti sostanze tensioattive e grandi quantità di solventi organici. Occorre fare molta attenzione alla resistenza dei colori.