Levigare il pavimento in marmo

PER OTTENERE BUONI RISULTATI È NECESSARIO CONOSCERE BENE SIA I MATERIALI SU CUI SI LAVORA, SIA LE ATTREZZATURE E I PRODOTTI CHE VENGONO ADOPERATI.

Quando si tratta di manutenzione di normali pavimenti, dopo avere lavato il pavimento, si stendono una o più mani di cera e poi si esegue la manutenzione ordinaria, fino all’usura del film di cera, che quindi deve essere tolto con una deceratura, per essere poi ripristinato.

Nella manutenzione del marmo il film di cera è sostituito da un film di ossalato di calcio – risultato della piombatura – e su questo film si esegue la manutenzione giornaliera fino a quando non risulti così compromesso da dover essere ripristinato: una volta questo intervento era eseguito da operatori professionisti, mentre ora è possibile eseguirlo anche con una monospazzola, purché si disponga delle attrezzature e delle conoscenze adatte.

IL MARMO: LE SUE CARATTERISTICHE

Il marmo è una roccia calcarea finemente cristallizzata composta da calcite (carbonato di calcio), dolomite (carbonato di calcio e magnesio) oppure da una miscela in varie proporzioni di calcite e dolomite. Inoltre, i marmi contengono anche ossidi metallici e/o materie organiche, che danno al materiale il colore e le caratteristiche del giacimento d’estrazione. Il marmo è quindi una pietra calcarea densa che può assumere, mediante un adeguato trattamento, un lucido brillante caratteristico. Altre rocce calcaree cristallizzate possono prendere il lucido e quindi – per comodità commerciale – vengono definite “marmo” tutte le rocce calcaree che possono essere lucidate.

È importante tenere sempre presente che si ha a che fare con un prodotto naturale e quindi non costante e omogeneo: perciò ogni regola generale va confrontata sia con l’esperienza, sia con prove che confermino il reale rispondere del materiale al trattamento da noi scelto.

I VARI ASPETTI

I pavimenti in marmo si trovano in diverse forme: lastre regolari di marmo omogeneo; composti con marmi di varia natura e provenienza; mosaico alla palladiana; seminato veneziano; seminato genovese e così via. E ognuno di questi pavimenti risponde alla lucidatura e alla levigatura in modo diverso.

Le operazioni per portare un pavimento dalla stato grezzo allo stato di lucido sono:

  • Spianatura. Usando mole di grana grossa e molto rigide si devono asportare tutte le punte, i gradini, le depressioni presenti nel pavimento appena posato per ottenere un piano su cui procedere con le successive operazioni. Una cattiva spianatura non permette un buon risultato finale e soprattutto le successive operazioni non possono rimediare agli errori di questa prima fase.
  • Stuccatura. Con prodotti adeguati si procede al riempimento degli interstizi e dei buchi del pavimento perché, a lavoro finito, la superficie si presenti omogenea; l’eccesso di stucco verrà tolto dalla successiva operazione di levigatura. Se a lavoro finito o durante i successivi interventi di levigatura si evidenziassero delle mancanze di materiale nel marmo o nelle fughe, esistono prodotti che permettono piccoli interventi di stuccatura locale e che non richiedono una successiva operazione di levigatura.
  • Levigatura. Con una serie di mole di grana decrescente si procede a raffinare la superficie del pavimento, togliendo le graffiature lasciate dall’abrasivo precedentemente impiegato: in questa fase è sempre sconsigliabile saltare delle grane di abrasivo, perché l’abrasivo lavora sulle creste lasciate dall’abrasivo precedente e un abrasivo troppo fine non può eseguire questa operazione correttamente. Durante questa fase del lavoro si devono “chiudere i pori” del marmo, cioè la superficie deve essere esente da microscopiche crepe, rigature, buchetti e così via.
  • Lucidatura. Si tratta delle ultime fasi di lavoro, durante le quali si impiegano abrasivi molto fini e, successivamente, quando il poro del marmo è perfettamente chiuso, prodotti chimici che modificano e proteggono le caratteristiche del marmo. Il lucido di una superficie viene determinato dalla quantità di luce che da essa viene riflessa con il medesimo angolo di rifrazione: tanto più una superficie è compatta, omogenea e liscia, tanto più sarà in grado di riflettere una maggiore quantità di luce con il medesimo grado di rifrazione. Ecco il perché dell’importanza dell’impiego – nella fase di levigatura – di abrasivi rigidi sempre più fini, poi abrasivi immersi in un fluido e da ultimo l’impiego di prodotti chimici che, reagendo con il carbonato di calcio, generano un sale poco solubile che precipitando sulla superficie del marmo crea un film simile a uno smalto, chiudendo anche le ultime porosità. II film sarà duro, trasparente e brillante e tenderà a sottolineare le venature del marmo: sia la cristallizzazione, sia il trattamento tradizionale con l’acido ossalico generano questo tipo di film.

QUALCHE APPROFONDIMENTO

È necessario approfondire le conoscenze sulla natura degli abrasivi impiegati, sul legante che tiene l’abrasivo compatto e su come abrasivo e legante interagiscono. Una mola per spianare o levigare è composta da schegge di materiale più duro del marmo (carburo di silicio o diamante sintetico) e quindi in grado di asportare per sfregamento particelle più o meno grandi, e da un legante rigido nel quale viene distribuito omogeneamente l’abrasivo.

Il problema è calibrare il legante, tenendo conto se si deve ottenere una asportazione di forza (spianatura e prime fasi di levigatura) o un’asportazione di finitura (ultime fasi della levigatura e lucidatura).

La mola per mantenere la propria taglienza si deve rinnovare; gli elementi che possono influenzare la durata e la resa di una mola sono: la pressione esercitata sull’abrasivo (qui il peso della macchina, in g/cmZ di mola abrasiva); la velocità dell’abrasivo (qui la circonferenza del disco x il n° di giri della macchina nell’unità di tempo); la temperatura; il materiale da levigare.

L’acqua che si usa durante le operazioni di spianatura e levigatura ha lo scopo sia di controllare la temperatura dell’abrasivo, sia di mantenere l’abrasivo pulito per esaltarne la taglienza. Se è improponibile sostituire il metodo e le macchine tradizionali con una monospazzola per spianare, levigare e lucidare un pavimento di marmo partendo dalla posa, è anche vero che una monospazzola correttamente impiegata ed equipaggiata con accessori, mole e prodotti giusti può trovare un corretto impiego anche nel trattamento di manutenzione profonda del marmo.

È conveniente – economicamente – impiegare una monospazzola equipaggiata con mole diamante-resina solo quando un pavimento in marmo sia già stato spianato e parzialmente levigato. È sempre conveniente quando si tratti di rilevigare il marmo che ha perso il lucido; in questo caso, la levigatura ha il compito di togliere i segni profondi dell’usura, di levare i residui della vecchia piombatura e di chiudere i pori.

PER UNA CORRETTA MANUTENZIONE

Il marmo è un materiale morbido e ha una limitata resistenza all’abrasione che deriva da un traffico intenso e concentrato. Anni fa l’unica possibilità era ritardare il deterioramento del pavimento impiegando cere protettive e intensificando gli interventi di manutenzione e lavaggio, per eliminare lo sporco che poteva essere assorbito dal marmo diventato nuovamente poroso. In seguito, con l’intento di riprodurre un procedimento analogo alla piombatura con acido ossalico con altri reagenti chimici, perché fosse possibile ottenere un risultato simile utilizzando però delle normali monospazzole, nacquero i cristallizzatori per marmo: l’acido ossalico, diluito in acqua, reagendo con il carbonato di calcio (principale componente del marmo), per effetto del calore sprigionato dal forte attrito del tessuto di iuta e del piombo, a contatto con il pavimento dà origine all’ossalato di calcio, poco solubile, che precipita e si deposita sulla superficie del marmo sotto forma di un film brillante duro.

La cristallizzazione è proponibile solo se la superficie del marmo non è così deteriorata da avere i pori talmente aperti da non permettere più di ottenere il lucido, e la presenza di graffi e zone di usura è talmente diffusa e profonda da risultare evidente anche nel caso di un pavimento lucido.

Con l’introduzione del diamante sintetico come abrasivo, che, più duro e aggressivo di tutti gli altri materiali, non ha bisogno di forti pressioni per lavorare, anche con una macchina relativamente leggera coma la monospazzola si può, entro certi limiti, levigare il marmo.

Nell’ambito di un programma di normale manutenzione di un pavimento in marmo si devono ripetere periodicamente le operazioni di scopatura, lavaggio, risciacquo, ceratura, e manutenzione spray del pavimento. Con il tempo si renderanno evidenti zone ove il lucido diminuisce e non si riesce a ripristinare, zone sottoposte a un traffico più intenso: si procederà allora agli interventi di ripristino.

È importante decidere la grana di partenza delle mole: in genere, trattandosi comunque di rilucidare un pavimento che ha perso la lucentezza a causa del traffico, non si dovrà mai incominciare con una grana inferiore alla 400.

LE OPERAZIONI DA EFFETTUARE

Si inizia lavando tutto il pavimento, con un disco nero, per eliminare velocemente la cera e lo sporco, quindi lo si asciuga. Si riempie il serbatoio della monospazzola con acqua pulita e si monta il disco con le mole diamantate. Si comincia a lavorare procedendo lentamente da sinistra verso destra, con l’avvertenza di tenere le mole diamantate sempre bagnate; finito il lavoro di andata, si ritoma indietro procedendo da destra verso sinistra, fino al punto di partenza. Con lo spingiacqua si deterge una parte di pavimento e si controlla il risultato ottenuto: se è soddisfacente, si procede a levigare tutto il pavimento, altrimenti è necessario diminuire la velocità di avanzamento.

Se si usano mole diamantate nuove, bisogna lavorare per alcuni metri a vuoto solo per consumare la parte superficiale del legante resinoide e permettere all’abrasivo di affiorare. Terminato il lavoro con la grana iniziale, si continua di grana in grana fino alla grana finale: 800 o 1800 per marmi normali e 3500 per marmi saccaroidi (come il Bianco Carrara, il Rosa Portoghese eccetera); se per le grane iniziali si può limitare l’azione di levigatura alle parti più usurate, con la grana fine si deve passare tutto il pavimento.

A questo punto la preparazione del pavimento è terminata: una volta lavato e asciugato, si può procedere alla cristallizzazione. È molto importante ricordare che, una volta ottenuto un pavimento cristallizzato, questo dovrà essere mantenuto solo utilizzando un disco bianco o una spazzola.