TRATTAMENTI PARQUET

Le Procuratie Vecchie costituiscono il lato lungo di piazza S. Marco, dalla parte della torre dell’Orologio. Poichè Piazza San Marco era il vero cuore pulsante dello stato, sotto le 50 arcate dei portici non potevano mancare gli esercizi commerciali, quei negozi che nel tempo hanno magari cambiato destinazione d’uso, mantenendo intatto il proprio prestigio.

E poi c’erano i famosi caffè. In questi luoghi si tenevano incontri tra letterati, ci si dedicava alla grande passione veneziana, il gioco, ma non mancavano neppure gli intrighi amorosi, tanto che nel 1767 il governo ne proibì l’accesso alle donne.

Il termine Procuratia deriva dai Procuratori della Repubblica ai quali erano destinate in origine. Ci si domanderà il perchè di questa importante sistemazione. Ebbene, bisogna ricordare che i procuratori, la cui carica, come quella del doge, durava a vita, erano i più alti funzionari della Repubblica e rappresentavano un punto di riferimento per tutta l’oligarchia veneziana.

FIGLI DI UN DIO MINORE

Ma veniamo al cuore di questo articolo, il restauro dei pavimenti in legno eseguito dalla mia “squadra” tra lo scorso giugno e settembre presso le Procuratie Vecchie. Purtroppo, nei testi storici su Venezia e le sue Procuratie non ho trovato alcun riferimento alle pavimentazioni lignee, vere e proprie opere d’arte.

La cosa, in realtà, non mi sorprende molto, raramente mi è capitato di reperire materiale storico su parquet artistici veneziani, quasi che queste opere, rispetto a stucchi o dipinti, fossero figlie di un dio minore. D’altro canto, non esiste in Italia nessun torso sul restauro conservativo dei pavimenti artistici in legno.

Ai giorni nostri, qualche intervento di questo tipo viene effettuato saltuariamente da restauratori di mobili antichi, che si improvvisano per l’occasione posatori, rovinando talvolta l’intera opera magari per una verniciatura sbagliata.

UN’IMPORTANTE SCOMMESSA

Ma torniamo alle nostre Procuratie. Nel mese di giugno sono stato contattato dal responsabile dell’ultima ditta “storica” di restauro ligneo a Venezia, la Capovilla Augusta. Con la supervisione e la preziosa collaborazione di questa azienda, abbiamo deciso di affrontare quella che posso definire una scommessa. Effettivamente. tranne che per due restauri effettuati sempre a Venezia, non avevo esperienza di lavori di questa importanza. Consapevole della grande opportunità che mi veniva offerta e supportato dall’azienda Capovilla, ho deciso di accettare l’incarico, che si presentava tutt’altro che semplice.

LE PRIME DIFFICOLTA’

Sin dai primi sopralluoghi è emersa qualche difficoltà, legata all’individuazione delle specie legnose utilizzate per gli intarsi, che avevano uno spessore di 4 / 5 millimetri circa. Grazie ad alcuni esperti del settore, ho scoperto che le specie legnose utilizzate all’epoca vanno dall’acero europeo e americano al palissandro, dal rovere al noce nazionale, dal cedro all’ebano, dal ciliegio all’olmo, fino al mogano, al rovere evaporato e all’ontano… Tutte specie legnose di non facilissima reperibilità.

Senza perdermi d’animo ho interpellato moltissimi rivenditori di legname, fino a rintracciare tutte le specie che ci occorrevano, anche le più rare come l’ebano e il palissandro, ormai quasi introvabili.

L’ATTREZZATURA ADEGUATA

Una volta recuperato il materiale, un altro scoglio da superare era quello dell’attrezzatura. Si tratta di utensili che venivano utilizzati molti anni fa, dai vecchi artigiani intagliatori.

Gli attrezzi necessari per un lavoro tanto delicato non si trovano facilmente in commercio, in Italia praticamente nessuna ditta li produce più. Dopo una lunga e faticosa ricerca, mi sono recato nella zona dei coltelli per antonomasia, Maniago del Friuli, dove sono riuscito a recuperare le prime informazioni e anche i primi attrezzi. Qui mi è stato riferito che le uniche coltellerie della zona che producevano gli strumenti che cercavo avevano smesso la produzione per mancanza di richiesta e che le uniche due aziende ancora attive si trovavano rispettivamente in Svizzera e in Austria.

Dopo varie telefonate con il distributore italiano della ditta svizzera ho finalmente reperito tutto il materiale necessario per iniziare il lavoro di restauro: coltelli e sgorbie di varie misure e fogge. Mi sono infine dotato di qualche attrezzo elettrico particolare: trafori di precisione e frese a penna.

…SI PARTE

Il problema a questo punto era quello di riuscire a utilizzare tutta l’attrezzatura così faticosamente reperita nel modo più appropriato.

Come ho già detto all’inizio, la mia ditta si è già occupata di qualche piccolo lavoro di restauro, abbiamo quindi deciso di perfezionare la tecnica in parte acquisita consultando testi specifici sulla materia.

Era giunto il momento di iniziare a lavorare. Non nego che la fase iniziale è stata un po’ come il rodaggio di un’automobile, ma poi, lentamente, tutti i meccanismi hanno cominciato a funzionare alla perfezione, grazie soprattutto alla serietà e alla caparbietà del team di lavoro.

Le difficoltà non sono certo mancate, sia per quanto riguarda l’intaglio delle sedi dell’intarsio sia relativamente al taglio degli intarsi stessi, d’altronde, il modo di operare era completamente diverso rispetto al normale lavoro di un posatore.

L’INTERVENTO

A questo punto, per maggiore chiarezza, riassumerò schematicamente le differenti fasi dell’intervento di restauro. Si è partiti con il calco degli intarsi su carta trasparente e poi con il riporto degli stessi sui pezzi da intarsiare. A questo punto abbiamo proceduto al taglio degli intarsi mediante traforo con lame ad alta precisione.

Un’importante precisazione: la difficoltà nel taglio di questi intarsi risiedeva nello spessore del legno da intarsiare, mediamente dai 4 ai 5 mm. Differente, e più semplice, sarebbe stato operare con spessori di decimi di millimetro, come per i mobili.

Una volta realizzato l’intarsio e intagliata la sede, abbiamo proceduto all’inserimento dell’intarsio e al relativo incollaggio (il legno va tenuto fissato fino alla completa essiccazione del collante). Le fasi successive sono state la levigatura a mano, con raschietti ad hoc, e la retinatura finale, per uniformare la superficie.

Parlando della finitura,devo sottolineare che tutti i trattamenti ai quali è stato sottoposto il pavimento sono stati concordati e discussi preventivamente con i tecnici della Sovrintendenza. Il trattamento, rigorosamente a impregnazione “olio + cera” (steso dopo aver applicato un trattamento antitarlo su tutta la superficie), doveva fornire adeguate garanzie di resistenza e praticità mantenendo nel contempo quella finitura superficiale tipica dei pavimenti dell’epoca.

Voglio precisare che l’intervento di restauro non prevedeva esclusivamente la sostituzione degli intarsi danneggiati o mancanti, ma anche il ripristino e i rinforzo di alcune zone strutturali danneggiate dal tempo e dai parassiti del legno. Stai cercando qualcuno che ti possa installare parquet roma?

Questo tipo di intervento, su indicazione della Sovrintendenza è stato effettuato sul posto, asportando il minor numero possibile di porzioni di pavimento. Facendo un passo indietro, devo dire che la mancanza di una corretta manutenzione del pavimento nel tempo è stata una delle cause principali del deterioramento di questi preziosi manufatti. Il mutare, negli anni, delle condizioni climatiche, legato a interventi sempre più innovativi sul piano del riscaldamento e del condizionamento dei locali, ha dato il colpo di grazia, danneggiando profondamente le opere.

Una parentesi: capita spesso che gli installatori degli impianti di cui sopra non valutino attentamente la necessità di mantenere un equilibrio igrometrico in ambienti tanto delicati. Le conseguenze sono la disidratazione di tutte le parti in legno e poi veri e propri ritiri e distacchi delle parti più “deboli” dei pavimenti, nel nostro caso gli intarsi superficiali. Senza contare il rischio di crepe e cedimenti nei quadri componenti il pavimento.

Una buona manutenzione, con prodotti idonei, abbinata a un controllo igrometrico ambientale (operazione che non ha nulla di “ipertecnologico”) fanno sicuramente la differenza nei tempo.

PARQUET: COME MANTENERLO CORRETTAMENTE

Non ci sono dubbi: il parquet è uno dei pavimenti che più “fa arredamento”. Le sue svariate tonalità di colore, il calore sprigionato dal legno, il suo profumo, la scelta quasi illimitata di formati, stili e disegni di posa fanno si che il pavimento in legno diventi sempre più spesso l’elemento dominante nella scelta di un arredamento.

Anche gli studiosi di allergie e gli ortopedici sono d’accordo nel sostenere che il pavimento di legno è la scelta perfetta: sia perchè il legno non ha cariche negative, sia perchè il parquet non è una pavimentazione “rigida”, che ostacola la pedonabilità, è quindi la scelta ideale per un ambiente sano.

Un fatto spesso sottovalutato, poi, è che il parquet diventa ancora più bello con il trascorrere del tempo, anche grazie alla naturale “maturazione cromatica” del legno, favorita dal fenomeno di efflorescenza, anche conosciuto con il termine ossidazione.

Se il parquet è ben posato e rifinito e se la pulizia e la manutenzione sono eseguite nel modo adeguato, la pavimentazione di legno non dovrebbe mai essere sostituita. Purtroppo, però, attorno al parquet, in particolare attorno alla sua manutenzione, ci sono ancora alcuni pregiudizi. Ecco qualche consiglio utile sulla prevenzione, la manutenzione e la corretta conservazione di un pavimento in legno.

RICONOSCERE IL TIPO DI FINITURA: QUALCHE “TRUCCO”

In primo luogo è necessario individuare il tipo di finitura che il parquet ha ricevuto al momento della posa: da questo dipende il tipo di manutenzione.

Il posatore dovrebbe fornire al proprietario dell’abitazione indicazioni precise in questo senso, che vanno integrate con le informazioni relative al fornitore della finitura di rivestimento applicata al pavimento. Facciamo qualche esempio. Se un pavimento è stato installato o rifinito l’ultima volta durante i primi anni ’60, si deve presupporre che la finitura usata sia vernice o gomma lacca per determinarlo con precisione si può graffiare con una moneta o con un altro oggetto tagliente la superficie del parquet.

Se il rivestimento si sfalda, la finitura è molto probabilmente gomma lacca; siccome questo tipo di finitura ai nostri giorni non è più utilizzato, sarà necessario ricorrere alla carteggiatura totale della superficie, prima dell’applicazione della nuova finitura superficiale.

Per verificare se il rivestimento è a base di cera, in una zona non in vista sia applichino alcune gocce d’acqua, se dopo circa dieci minuti compaiono alcuni punti biancastri sotto le gocce d’acqua, si può essere certi che il pavimento ligneo ha un rivestimento a base di cera. Per rimuovere i punti biancastri, sarà sufficiente lucidare delicatamente il pavimento con lana d’acciaio inumidita con la cera.

Se il rivestimento non si sfalda con il graffio della moneta e se non compaiono punti bianchi con le gocce d’acqua, è molto probabile che la finitura del parquet sia stata eseguita con un olio o vernice sintetica.

Una volta riconosciuto il tipo di finitura, si potrà procedere con le operazioni di manutenzione più idonee.

PARQUET CERATI: LA MANUTENZIONE

Per mantenere in buono stato il pavimento di legno si consiglia di eseguire le seguenti operazioni (la periodicità della manutenzione dipende ovviamente dall’intensità dell’uso del pavimento, per intenderci, sarà meno frequente in una camera da letto, più frequente in un ufficio):

  • ordinariamente rimuovere la polvere con scopa a frange (mop) o passare l’aspirapolvere;
  • abitualmente pulire il pavimento con panno inumidito con acqua e detersivo per pavimenti neutro e non schiumoso:
  • allontanare striscioni neri dei tacchi delle scarpe e macchie con l’apposito solvente per cera;
  • lucidare periodicamente e se necessario passare uno strato molto sottile di cera liquida prima di rilucidare.

Per quanto riguarda la manutenzione straordinaria di un parquet cerato, essa consiste invece in una nuova applicazione di cera. che si esegue dopo aver pulito tutto il pavimento con un panno inumidito con un solvente per cera. L’applicazione di cera deve essere seguita dalla lucidatura La periodicità dovrà essere, indipendentemente dall’intensità dell’uso del pavimento, per la prima volta circa 6 mesi dopo la posa in opera del parquet, in seguito circa 1 volta all’anno.

“RIPARAZIONE” DEI PARQUET CERATI

Premesso che la maggior parte dei problemi possono essere evitati con una puntuale attività di prevenzione e, naturalmente, pulendo subito il pavimento nel caso di caduta accidentale di liquidi, nel caso di macchie, è bene determinare se queste siano nel legno oppure sopra il velo della finitura della superficie. Se le macchie sono nel legno, è probabile che siano state generate dalla cera penetrata nei pori del legno oppure che siano legate alla normale risalita dei pigmenti contenuti nel legno che, nel tempo, cristallizzano.

Analizziamo ora i più frequenti tipi di macchie o di danni a un parquet cerato e le relative soluzioni:
Graffi. E’ possibile riparare un parquet cerato ripassando la cera sulla zona danneggiata.
Macchie di latte. Sfregare delicatamente con un panno umido. Nel rimuovere le macchie da tutto il pavimento di legno, si inizi sempre dal bordo esterno della macchia e si continui verso il centro.
Macchie e punti bianchi. Si lucidi la zona con i punti biancastri con la lana d’acciaio e cera. Se questo non è possibile, si smerigli leggermente con carta vetrata fine e infine si pulisca la zona usando un normale detergente per parquet e si lasci asciugare la soluzione.
Graffi da scarpe. Applicare una piccola quantità di cera e sfregare leggermente con lana d’acciaio.
Muffa. Sfregare con un normale detergente per legno.
Gomma da masticare, pastello, cera di candela. Per togliere la gomma da masticare si può intervenire applicando sulla zona macchiata un sacchetto di plastica riempito di cubetti di ghiaccio e asportando con cura il filamento. I residui di cera di candela e di pastello possono essere rimossi coprendoli con un foglio di carta assorbente per inchiostro e applicando un ferro caldo sulla superficie superiore dell’assorbente: quando i residui si sciolgono verranno assorbiti dalla carta.
Macchie di grasso e di petrolio. Utilizzare il sapone da cucina, sfregandolo bene sulla macchia oppure un batuffolo di cotone imbevuto con perossido di idrogeno, dopodichè si saturi un secondo strato di cotone con ammoniaca, ripetendo l’operazione fino a che la macchia non è stata rimossa.
Macchie di inchiostro. Applicare un candeggiante debole oppure dell’aceto, facendolo penetrare nella macchia e far seguire la risciacquatura con un panno umido e la pulizia finale.
Bruciature di sigaretta. Se l’ustione non è molto profonda si provi a lucidare la zona con la lana d’acciaio fine o carta vetrata morbida, inumidendo la lana d’acciaio con la cera. Se l’ustione è profonda, occorrerà raschiare la zona con una lametta, per rimuovere le fibre carbonizzate, facendo seguire la lucidatura della zona e l’applicazione di un velo di cera.
Accumulo di cera. Si dovranno asportare tutti gli accumuli utilizzando prodotti specifici per le cere e utilizzando un panno e della lana d’acciaio. Dopo che il parquet si è asciugato e pulito, si ripassi un leggerissimo velo di cera.

SE IL PARQUET E’ VERNICIATO….

Per mantenere in buono stato il pavimento di legno, le operazioni da eseguire abitualmente sono le seguenti (anche in questo caso la periodicità del trattamento dipende dall’intensità dell’uso del pavimento):

  • rimuovere la polvere con scopa a frange (mop) o passare l’aspirapolvere;
  • abitualmente pulire il pavimento con un panno inumidito con acqua e detersivo per pavimenti neutro e non schiumoso;
  • trattare il pavimento periodicamente con prodotti protettivi a base di resine in dispersione acquosa autolucidanti o rilucidabili.

La prima pulizia del pavimento può essere iniziata solo dopo 7 giorni dalla sua verniciatura.

La manutenzione del pavimento si può invece cominciare dopo 2/4 settimane. Le vernici all’acqua richiedono una manutenzione più costante e attenta. Ricordiamo che i prodotti per la manutenzione vanno sempre usati attenendosi alle istruzioni del fabbricante.

“RIPARAZIONE” DEI PARQUET VERNICIATI

Graffi. La riparazione si può eseguire con un kit di soluzione verniciante (di solito a base di poliuretano), che diverse case produttrici mettono a disposizione per i consumatori.
Macchie di alimenti, acqua e altri liquidi. Per rimuovere la macchia. utilizzare un pulitore specifico per i rivestimenti a base di poliuretano. I punti più duri da asportare possono richiedere uno sfregamento supplementare con il pulitore.
Grasso, rossetto e olio. Anche in questo caso si consiglia l’utilizzo del kit riparatore che diverse aziende mettono a disposizione.
Bruciature di sigaretta. Le ustioni più comuni possono essere trattate con il solito kit riparatore, mentre per le ustioni più profonde sarà necessario sostituire l’elemento bruciato.
Gomma da masticare e pastelli. Applicare un sacchetto di plastica riempito di ghiaccio e pulire la zona con un prodotto apposito per i rivestimenti sintetici.

LA MANUTENZIONE DEI PARQUET OLIATI

La pulizia del parquet con finitura a olio si effettua esattamente come per i parquet verniciati, con la differenza che successivamente si applicherà della cera liquida per parquet trattati a olio, seguendo le istruzioni del fabbricante.

Il pavimento potrà essere finito con lucidatrice o con panno di fibre naturali. Durante la pulizia bisogna prestare attenzione a non eccedere con le quantità e soprattutto a non bagnare troppo d’acqua e di cera liquida il pavimento, per non incorrere nel difetto della “sbiancatura”.

In caso di forte usura del pavimento, si consiglia di stendere una modica quantità di olio con uno straccio, attendere 10 minuti circa e passare energicamente la lucidatrice con feltro di lana.

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE

La tecnologia avanzata raggiunta dall’industria nel campo dei pavimenti in legno e dei prodotti per la loro finitura ha fatto si che il parquet sia oggigiorno uno dei materiali da pavimentazione di più facile cura, tuttavia, per limitare al minimo la manutenzione e conservare al meglio il parquet, è utile mettere in atto alcune semplici misure preventive:

  • non utilizzare prodotti di cui non si conosce l’idoneità per la pulizia dei parquet;
  • porre nelle vicinanze delle porte d’ingresso stuoie o zerbini per ostacolare l’ingresso di corpuscoli estranei, per esempio sabbia e sassolini, che possono essere causa di antiestetici graffi e solchi sulla superficie del parquet;
  • non passare mai lo strofinaccio eccessivamente imbevuto d’acqua sul pavimento di legno. L’eccesso d’acqua può danneggiare in modo irreversibile il legno, oltre a lasciare in vista un residuo di scoloramento;
  • nel caso in cui sul parquet si rovesci del liquido, intervenire prontamente pulendo la zona bagnata con un tovagliolo leggermente inumidito;
  • evitare l’accumulo di più applicazioni di cera sul parquet: più mani di cera sovrapposte non riescono a indurirsi, lasciando la superficie tenera e poco resistente al calpestio;
  • posizionare dei tappeti nelle zone ritenute ad altissimo calpestio, per evitare un eccesso di usura dello strato di finitura;
  • non applicare eccessivi carichi su piccole porzioni di pavimento;
  • nel caso in cui occorra spostare mobili pesanti, evitare di farli scorrere sul parquet, ma appoggiarli su un carrello oppure posizionare molti strofinacci (meglio se di lana) sotto i piedini o il basamento del mobile e accompagnarlo senza farlo strisciare;
  • se il parquet è posato in cucina, posizionare una stuoia davanti alla zona in cui vi può, essere dispersione d’acqua ossia in prossimità dei lavelli;
  • in inverno è consigliabile utilizzare un umidificatore per mantenere inalterato l’equilibrio igroscopico del legno rispetto all’ambiente circostante.

ATTENZIONE AL LAVAGGI ECCESSIVI

E’ noto che le proprietà tecniche ed estetiche del legno naturale rimangono inalterate nel tempo se il legno è mantenuto nelle condizioni di igiene adeguate alla sua perfetta conservazione. Ad alterare le caratteristiche del legno possono intervenire però vari agenti di deterioramento, più o meno imprevisti.

Tra tali agenti non deve essere sottovalutato l’assorbimento di acqua proveniente da lavaggi “eccessivi” durante la manutenzione ordinaria oppure causato da eventi accidentali, come la penetrazione della pioggia da una finestra aperta.

Il parquet, in ambienti normalmente riscaldati, presenta un’umidità interna variabile da 9 a 12% e ha limitate possibilità di espandersi con variazioni di umidità dell’aria, di conseguenza un repentino e consistente assorbimento d’acqua ne provoca i1 completo sollevamento dal supporto e l’esclusione dalla sede degli elementi. Niente può arrestare questo processo.

I PREGI DEL TRATTAMENTO NATURALE

Il pavimento ligneo ha sempre svolto un ruolo molto importante nelle nostre abitazioni: un rifugio in montagna, una fattoria in Toscana, sotto le panche di una chiesa in Tirolo, il molo di qualche vecchio porticciolo in Liguria o a Venezia.

Sotto i nostri piedi sempre legno: da robusti tavolati di quercia a una graduale trasformazione di spessore con pino, abete, larice ad attuali spessori del parquet a rivestimento del solaio pieno delle nostre attuali case.

Il legno influisce sul microclima di un ambiente, assorbe e cede umidità, ha ottime qualità di traspirabilità, coibenza termica e neutralità ai campi elettrostatici, qualità che vengono mantenute ed esaltate se questo materiale viene trattato con prodotti naturali. II legno, poi, e considerato un materiale “caldo” per la sua favorevole temperatura di contatto.

LA BELLEZZA DEL “TRATTAMENTO NATURALE”

Ho la fortuna di svolgere la mia attività di bioarchitetto in un open space ricavato in uno stabile inizi anni ’20, di mio nonno, sino a dieci anni fa con utilizzo di falegnameria.

Il pavimento è costituito da assi in larice di varie misure, trattato semplicemente con olio cera. La semplicità, il colore e la sensazione di caldo e serenità che trasmette sono gli elementi passivi che convincono i miei clienti a scegliere di posare nella loro casa parquet trattato solamente con prodotti naturali e non con vernici, che creano una pellicola protettiva e isolante, aumentando l’accumulo di cariche elettrostatiche e diminuendo le capacità del legno di interagire con il microclima interno.

Un accorgimento importante: se sarete chiamati a occuparvi di un parquet trattato “naturalmente”, è importante che assumiate tutte le informazioni sulla finitura e la manutenzione più idonee: in questa occasione cercherò di elencare i materiali ai quali maggiormente presto attenzione nello svolgimento della mia attività di bioarchitetto, fornendo qualche consiglio per la manutenzione.

SUGGERIMENTI

Il primo trattamento che consigliamo a parquet posato, sarà di un fondo impregnante diluibile con acqua e senza solventi, a seguire due possibilità:

  • una lacca trasparente satinata, sempre diluibile con acqua e senza solventi, permeabile al vapore e adatta per pavimenti con normale grado di calpestio;
  • un balsamo liquido e trasparente a base di cera d’api e cera vegetale, sempre diluibile con acqua e senza solventi, incolore. La composizione di questi prodotti e resina legante a base di olio di lino, olio di ricino, olio di girasole, estere glicemico di colofonia, standolio di olio di legno, cera d’api e di carnauba, riempimenti minerali, tensioattivi a base di olio di ricino e di colza, lecitina, borati, silice. Sono tutti prodotti già asciutti, senza adesione di polvere dopo 619 ore, e pronti per una seconda mano dopo circa 24 ore, raggiungendo l’essiccazione ottimale dopo 3/5 giorni, conformi alla DIN EN 71 parte 3 (“Sicurezza dei giocattoli”) e alla DIN 53160 (“Resistenza alla saliva e al sudore”).

LA MANUTENZIONE

La manutenzione e la pulizia del pavimento in legno trattato con prodotti naturali avverrà con l’utilizzo di un detergente da diluire in acqua a base di sapone potassico all’olio di lino, sapone ammonico di cera d’api, olio di agrumi e olio di eucalipto e, a seguire, con un’emulsione contenente cera diluibile con acqua, con effetto reidratante, antistatico e sempre a base di olio di lino, olio di agrumi, caseina di latte, olio di rosmarino, olio di eucalipto, creta. Lasciamo immaginare il piacere, la qualità e il profumo gradevole che si sprigionerà dal pavimento.