PERCHE’ VINCONO LE ZANZARE

Le zanzare stanno diventando un problema. Alcuni gestori di ristoranti, campeggi e campi da golf si trovano a dover fronteggiare questo problema sempre più rassegnati a “tentarle tutte” pur nella convinzione che c’è poco da fare. Certo che proviamo una certa ammirazione per questi strani insetti.

Perché strani? Le zanzare in Italia sono una settantina di specie e non tutte pungono. Orbene alcune volano tranquille si accoppiano, ovodepongono e tutto finisce lì.

Altre specie devono accoppiarsi poi la femmina deve cercare un donatore di sangue, pungerlo (con i rischi che ne conseguono) e, finalmente, ricavatone gli aminoacidi necessari portare a temine l’embrione e quindi ovodeporre possibilmente in acque non trattate da prodotti larvididi. Eppure sono queste stacanoviste della puntura che sembrano aumentare di numero.

In un parco di Casalecchio, si vedono mamme utilizzare una gamma di prodotti repellenti dalle innumerevoli fogge e dai nomi più fantasiosi. Eppure, viste da lontano, sembravano tante “educatrici” dallo schiaffo facile. Ciò detto cerchiamo di indagare che cosa si fa o si dovrebbe fare per contenere il diffondersi di queste sanguisughe volanti.

LOTTA LARVICIDA

Lo schema è noto a tutti la lotta alle zanzare si riassume in trattamenti larvicidi e trattamenti adulticidi più tutta una serie di interventi per evitare i ristagni d’acqua ove, come ben si sa, le femmine depongono amorevolmente le loro uova.

Per razionalizzare la lotta larvicida è diventato ormai uso comune attuare programmi di monitoraggio, ovvero posizionare ovitrappole, in particolare per la zanzara tigre (la primadonna), effettuare delle “pescate” nei biotopi più significativi, e quindi passare ai trattamenti in modo da tenere sotto controllo il problema. Per gli adulti si dispongono delle trappole luminose e ad anidride carbonica (CO2) per poi raccogliere le zanzare catturate, contarle e classificarle. Dall’interpretazione di questi dati si passa a “guidare” gli interventi adulticidi.

Vedi anche  LE BLATTE: INSETTI SORPRENDENTI

Per invogliare i cittadini a non aumentare la possibilità di diffusione delle zanzare si distribuiscono volantini informativi sul corretto comportamento. Quasi tutti parlano di mettere del rame nei sottovasi, una pratica che abbiamo seguito mettendo dei fili di rame di varia foggia e dimensione in alcune ovitrappole con risultati contrastanti.

IL MONITORAGGIO

A nostro avviso il monitoraggio tende a interferire sull’ottimizzazione organizzativa dei piani di lotta e siamo altrettanto convinti, alla luce dei fatti, che non sia in genere sufficientemente statisticamente significativo per poter “guidare” efficacemente un programma di lotta che abbia l’obiettivo di ammazzare le zanzare e non di contarle. La nostra affermazione si basa su un piccolo test, magari metodologicamente discutibile, ma che ci ha fatto riflettere.

In sintesi un programma di lotta adulticida si basava su trattamenti che si attivavano in relazione al superamento della soglia di tolleranza, in pratica se nella trappola a CO2 si catturavano “n” zanzare le squadre di pronto intervento partivano altrimenti restavano nei loro capannoni. Apparentemente il ragionamento non fa una grinza pur avendo qualche perplessità sulla soglia di tolleranza.

Il fatto è che le trappole agiscono, ben che vada per un’area diciamo di 1000 mq, che sembrano molti ma in effetti sono una superficie circolare di 20 m di raggio, se è ancora valida la formuletta di raggio per raggio per 3,14 (il famoso pi greco).

UN CASO CURIOSO

Orbene abbiamo posizionato in una zona a rischio quattro trappole ai vertici di un quadrato di 100 metri e, alla luce delle catture, avremmo dovuto in due casi far uscire le squadre e in due no. La cosa “buffa” era che tutti gli abitanti della zona erano piuttosto sul disperato per la presenza di zanzare della cui specie ignoravano tutto, ma portavano i segni di numerose punture.Vero è che la zona era a rischio per oggettiva presenza di una fitta rete idrica e di numerosi ristagni d’acqua.

Vedi anche  LOTTA AI RODITORI: GARA D'ASTUZIA

Come spiegare che le quattro trappole non catturavano in modo omogeneo? Stranezze dei refoli di vento, casualità. Oltre tutto le trappole si davano il turno nel superare la soglia, una volta era la 1 e la 2, un’altra la 2 e la 4 e così via.

Va detto che la 2 era quella che catturava di più o forse era stata, per puro caso, posizionata in un’area più confacente alle zanzare. Il posizionamento di queste trappole, oltre tutto, deve soddisfare il vincolo di dover essere poste in luoghi protetti, altrimenti le rubano, le rompono o, nella migliore delle ipotesi, le manomettono per curiosità.

CONCLUSIONI

Crediamo che nella lotta alle zanzare, visto che il problema è noto, in quel territorio si sa che ci sono e anche dove ci sono, si debba strutturare un programma di lotta razionale mirato a risultati tangibili, che il monitoraggio debba studiare a livello qualitativo il problema, inutile farsi delle illusioni a livello quantitativo l’impegno economico sarebbe insostenibile, e i controlli tesi “a tenere sotto controllo” il fenomeno attraverso la capacità autoadattativa del sistema soprattutto in relazione all’andamento climatico.

BREVE RICAPITOLAZIONE

a) le informazioni, per essere utilizzabili, devono essere selezionate, ordinate, catalogate, sintetizzate (altrimenti la stessa abbondanza di informazioni rischia di diventare un problema piuttosto che una ricchezza);
b) le tecniche per raccogliere e organizzare le informazioni costituiscono l’oggetto della statistica;
c) una prima finalità
del lavoro statistico è di tipo descrittivo: la statistica corrisponde al bisogno di ogni comunità di raccogliere dati sulle sue caratteristiche e le sue attività;
d) la funzione principale del lavoro statistico è comunque di tipo predittivo: la statistica, fornendo una fotografia del passato e del presente, aiuta a prevedere i comportamenti futuri e a compiere scelte in mancanza di certezze assolute.