GLI IMBALLAGGI E I LORO RIFIUTI

Produciamo troppi rifiuti: e troppi vengono avviati alla discarica, che invece, secondo le indicazioni di una corretta politica di gestione dovrebbe essere l’extrema ratio. E’ storia recente l’emergenza rifiuti a Napoli, emblematica di come non si sia ancora riusciti a raggiungere una gestione consapevole e allineata della “fine vita” dei nostri beni di consumo.

Questo a sottolineare anche le differenze territoriali nell’affrontare il problema, e l’incapacita’ di soluzioni omogenee per quanto riguarda la raccolta differenziata a dieci anni dall’entrata in vigore del D. Lgs n. 22/1997 che fissava gia’ una serie di obiettivi da raggiungere in tempi prestabiliti. L’Italia produce ogni anno 29 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, di cui i1 67,1% viene ancora stoccato nelle discariche.

Il 24,2% dei rifiuti segue altre strade (compostaggio, riciclaggio) mentre solo l’8,7% viene incenerito tramite gli inceneritori o termo valorizzatori.

L’EUROPA E I RIFIUTI

In Europa ogni anno si producono circa 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti (escludendo quelli agricoli), secondo il Rapporto Rifiuti distinti in rifiuti dell’attivita’ estrattiva (29%); rifiuti dell’attivita’ manifatturiera (26%); rifiuti dell’attivita’ di costruzione e demolizione (22%); rifiuti urbani (14%); rifiuti da varie fonti (5%); rifiuti dall’attivita’ di produzione dell’energia (4%).

La produzione di rifiuti urbani e’ pari a 198 milioni di tonnellate: considerando la popolazione UE di 375 milioni di abitanti, ogni abitante produce ogni anno 527 chili di rifiuti. Nonostante gli sforzi nel recupero e nel riciclaggio, la discarica resta la soluzione ancora piu’ praticata per il 54% dei casi, il 27% dei rifiuti urbani entra nella filiera del riciclaggio o del compostaggio e il 19% restante dei rifiuti e’ avviato all’incenerimento con o senza recupero di energia (termovalorizzatori).

Per quanto riguarda gli imballaggi e i relativi rifiuti, l’Unione Europea tenta di armonizzare i provvedimenti nazionali per garantire sia un elevato livello di tutela dell’ambiente, sia il funzionamento dei mercato interno. La direttiva si applica a tutti gli imballaggi immessi sul mercato nella Comunita’ e a tutti i rifiuti d’imballaggio, utilizzati o scartati da industrie, esercizi commerciali, uffici, laboratori, servizi, nuclei domestici e a qualsiasi altro livello, qualunque siano i materiali che li compongono.

La Direttiva 2004/12/CE che modifica la Direttiva 94/62/CE – stabilisce anche obiettivi quantitativi:

  • entro il 31 dicembre 2008 sara’ recuperato o incenerito, presso impianti di incenerimento dei rifiuti con recupero di energia, un minimo del 60% dei rifiuti di imballaggio;
  • entro il 31 dicembre 2008 sara’ riciclata una quantita’ compresa fra il 55 e l’80% dei rifiuti di imballaggio;
  • entro il 31 dicembre 2008, per i materiali contenuti nei rifiuti di imballaggio, dovranno essere raggiunti i seguenti obiettivi: 60% per il vetro, la carta e il cartone; 50% per i metalli; 22,5% per la plastica e 15% per il legno.

GLI IMBALLAGGI

In base alla Direttiva 94/62/CE (recepita in Italia con il D.Igs 22/97) viene considerato imballaggio il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere e a proteggere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo.

La norma definisce:
a) imballaggio primario, l’imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto vendita, un’unita’ di vendita per l’utente finale o il consumatore;
b) imballaggio secondario, l’imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto vendita, il raggruppamento di un certo numero di unita’ di vendita, indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all’utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto vendita. Esso puo’ essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche;
c) imballaggio terziario, l’imballaggio concepito in modo da facilitare la manipolazione e il trasporto di un certo numero di unita’ di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione e i danni connessi al trasporto, esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari, marittimi e aerei.

IL CONAI

Consorzio Italiano Imballaggi e’ il consorzio nato per gestire e promuovere il ricido, la raccolta e il recupero dei rifiuti di imballaggio immessi sul mercato dalle imprese e “consumati” dai cittadini. E costituito dalle imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi, con la finalita’ di perseguire gli obiettivi previsti dalla legislazione europea e recepiti in Italia con il Decreto Ronchi (D. Lgs. 22/97) aggiornato dal D. Lgs. 152/06.

A oggi, il Conai e’ il piu’ grande consorzio d’Europa, con oltre 1.400.000 imprese iscritte. Tra CONAI e l’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia (ANCI) e’ stato firmato a Roma nel dicembre 2004, l’Accordo di programma quadro, che ha validita’ fino al 2008. Come indica il Decreto Ronchi “e’ fatto carico ai produttori e utilizzatori (di imballaggi) di conseguire il raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio” mentre spetta ai Comuni, tramite i gestori dei servizi, organizzare sistemi adeguati per la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio sulla superficie pubblica. I Comuni, tramite i gestori dei servizi, devono assicurare la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio “secondo criteri che privilegino l’efficacia, l’efficienza e l’economicita’ dei servizio”. Quindi di nuovo gli operatori privati, tramite i Consorzi di filiera promossi dai produttori di ognuno dei sei materiali, ritirano i rifiuti di imballaggio per avviarli al recupero o riciclo, corrispondendo al gestore del servizio il costo concordato per la raccolta differenziata.

OLTRE L’EUROPA

Dagli USA arriva la notizia che l’Agenzia statunitense per la tutela dell’ambiente – Epa – ha commissionato all’ente di ricerca governativo Gao uno studio sul riciclo dei rifiuti di imballaggi, per valutare le pratiche messe in atto finora e individuare gli strumenti piu’ idonei ad aumentare il tasso di riciclo negli Usa: l’Epa ha gia’ avviato diversi programmi con l’obiettivo di raggiungere un tasso di riciclo del 35% dei RSU (rifiuti solidi urbani) entro il 2008.

Anche dalla Cina vi sono novita’: dal 1° settembre 2007 anche gli operatori cinesi devono essere in possesso della certificazione Aqsiq (Generai Administration for Quality Supervision Inspection and Quarantine) per poter importare nel Paese rifiuti e rottami destinati al riciclo. Questo nuovo obbligo di certificazione da parte dell’autorita’ di controllo cinese si aggiunge alla certificazione obbligatoria in vigore da diversi anni per gli operatori esteri che introducono materiali di scarto in Cina.

Per ottenere tale certificazione, le aziende cinesi dovranno soddisfare una serie di requisiti: essere un’impresa legalmente costituita e abilitata all’esercizio di attivita’ di import/export; avere una sede regolare; rispettare le leggi e le norme cinesi in materia di tutela ambientale; avere implementato un sistema di gestione della qualita’; dimostrare la stabilita’ delle proprie fonti di fornitura e delle proprie attivita’ di trasformazione e di utilizzo dei materiali importati. Entro tre mesi dall’accettazione della domanda di certificazione, l’importatore sara’ sottoposto a controlli che comprendono un’ispezione della sua sede operativa. Una volta confermata, la certificazione e’ valida per cinque anni e deve essere rinnovata sei mesi prima della scadenza.