Leccio

Leccio

Il Lecco è un albero di terza grandezza, alto sino a 20 (25) m, anche arbusto, molto longevo, a rami irregolari e corona ampia ovale e densa, con corteccia grigia, lucida, finemente screpolata in età; ramuli e gemme grigio-tomentose.

Foglie persistenti, semplici, alterne con picciolo breve (5-15 mm) peloso e ornato da due stipole subulate e caduche, dalla lamina ovato-oblunga ([1] 3-7 x 0,5-5 cm), cuneata o rotondata alla base, dentellato-mucronata o integra ai margini, acuminata all’apice, di colore verde-scuro, liscia e lucida di sopra, tomentosa per peluria grigia o rugginosa, di sotto con nervatura mediana diritta e 7-11 paia di nervature secondarie prominenti, spessa e coriacea.

Il Leccio ha fiori monoici; i maschili in amenti cilindrici (4-6 [7] cm); stami 8 con antere gialle; i femminili singoli o a coppie, portati da un peduncolo breve (1 cm); stigmi rossi.

Il frutto è un achenio (ghianda) di colore bruno e apicolato, che matura nel primo anno e di sapore amaro, protetto sino a metà da una cupola emisferica, a squame piatte e appressate, ottuse e tomentose. Fiorisce in aprile-maggio.

Leccio

Il Leccio è una specie sempreverde tipicamente mediterranea il cui areale si estende alle coste meridionali dell’Europa e all’Africa settentrionale; è elemento caratteristico dell’orizzonte climaxico delle sclerofille sempreverdi; forma popolamenti densi o colonizzazioni sparse dalle rive del mare sin verso i 600 m, raggiungendo gli estremi di 1000 m nella fascia prealpina del Lago di Garda e di 1500 m nell’Appennino.

Il Leccio si usa nei rimboschimenti con semina diretta. Specie di primo merito nelle alberature stradali. Il legno, a durame rosso-bruno e alburno più chiaro, con anelli non sempre ben distinti, è durissimo e resistente alle alterazioni, ma trova limitazione negli impieghi per le difficoltà della stagionatura e della lavorazione.

Il suo uso riguarda soprattutto parti in legno soggette a forti sollecitazioni e logorio, quali attrezzi agricoli, lavori di carradore, pezzi per torchi, presse, imbarcazioni, e per la lizzatura dei blocchi di marmo nelle cave. La corteccia tannica si usa per la concia delle pelli. Pregiato come combustibile per legna da ardere e carbone.