I rifiuti da imballaggio

Rifiuti Rifiuti Imballaggio

Il rapporto rifiuti 2005, elaborato dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT) nell’ambito della Convenzione per l’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (ONR), edito nel dicembre dello scorso anno, fa il punto sulla situazione in tema di rifiuti, considerando contesto, tipologie, raffronti fornendo così dati che possiamo “leggere” e trarne le dovute considerazioni.

Consideriamo qui i rifiuti di imballaggio, categoria significativa per tipologia e quantità.

CHE COSA DICE LA NORMA

La Direttiva 94/62/CE aveva fissato gli obiettivi minimi da raggiungere, per i Paesi UE, per il recupero e il riciclaggio dei rifiuti di imballaggio; in seguito, per portare un ulteriore incremento e ridurre l’impatto verso l’ambiente è stata elaborata la Direttiva 2004/ 12/CE, ( 11 febbraio 2004), che ha introdotto alcune novità soprattutto relative agli obiettivi di recupero da raggiungere entro il 31 dicembre 2008.

Infatti, la direttiva innalza la soglia minima di recupero dal 50 al 60%, e per il riciclaggio l’innalzamento delle percentuali complessive degli imballaggi da riciclare passano da 25% al 55% – minimo – e si introducono obiettivi minimi specifici per tipologia di materiale (vetro, carta e cartone, metalli, plastica, legno). Una puntualizzazione: viene confermato che l’incenerimento dei rifiuti di imballaggio negli impianti con recupero di energia concorre al raggiungimento degli obiettivi complessivi di recupero.

DA CHI CI VENGONO I DATI

La principale fonte è rappresentata dalla comunicazione annuale che l’Italia presenta alla Commissione Europa, che deve essere predisposta riportando alcune precise informazioni: le quantità dei rifiuti di imballaggio prodotti da uno Stato e recuperati o inceneriti presso impianti di incenerimento rifiuti con recupero di energia all’interno o all’esterno dello Stato membro; le quantità di rifiuti inviati in altri Stati membri o esportati al di fuori della Comunità per fini di recupero o incenerimento dei rifiuti con recupero di energia; le quantità di rifiuti prodotti in altri Stati membri o importati da Paesi terzi e inviati allo Stato membro per fini di recupero o incenermento con recupero di energia.

La stesura del documento viene curata dall’APAT e dall’ONR, con il contributo dei soggetti coinvolti nel ciclo di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio: il documento finale viene poi trasmesso al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio per l’invio ufficiale alla Commissione Europea.

Il sistema italiano per raggiungere questo obiettivo si basa sui Consorzi: l’art. 41 del D.Lgs 22/97 individua nel CONAI l’organismo delegato a garantire il raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio dei rifiuti di imballaggio e a garantire il necessario collegamento tra l’attività di raccolta differenziata effettuata dalle Pubbliche Amministrazioni e gli operatori economici coinvolti nel sistema di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi.

Per garantire l’attuazione delle corresponsabilità gestionali tra produttori, utilizzatori e PA, l’art. 41 prevede che il CONAI stipuli un accordo di programma con l’ANCI: il 14 dicembre 2004 ANCI e CONAI hanno stipulato il nuovo Accordo di Programma Quadro per la raccolta e il recupero dei rifiuti di imballaggi, valido fino al 31 dicembre 2008.

Rifiuti Tabella

UN CICLO IMPORTANTE

Anche il profano si rende conto dell’aumento del numero dei rifiuti di imballaggio e dell’importanza che in un contesto globale questi vengono ad assumere, sia per il recupero e quindi la conversione ad altro uso delle materie che li compongono, sia nell’avviarli alla fine del loro ciclo di vita, allo smaltimento, secondo le loro diverse caratteristiche, che siano di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro.

Nel 2002 e nel 2003 la produzione degli imballaggi si è aggirata intorno ai 15 milioni di tonnellate (per il 2004 risultano disponibili solo i dati relativi a carta, alluminio, legno e non è possibile un’analisi più completa). L’immesso al consumo – è il dato che si ricava dalla produzione degli imballaggi vuoti sommato alle importazioni di imballaggi, al netto delle esportazioni – nel 2004 ha quasi sfiorato i 12 milioni di tonnellate, con un aumento del 6% rispetto al 2000: si tratta di quantità rilevanti e significative, che impegnano sempre più nella concezione del recupero e del riutilizzo di questi materiali.

IL RECUPERO DEI RIFIUTI

La quantità totale dei rifiuti che prende la via del recupero – secondo i dati CONAI – nel 2004 è stata di circa 7,4 milioni di tonnellate, un aumento di 0,7 milioni di tonnellate rispetto all’anno precedente che ha il significato di conferma del trend positivo già avviato negli anni precedenti. Quasi la metà (48,9%) sono rifiuti di imballaggio provenienti da superfici pubbliche, confermando quanto sia rilevante il contributo fornito dai circuiti di raccolta indipendenti dal sistema pubblico. La crescita maggiore riguarda la carta, che ha 35 1.000 tonnellate avviate al recupero, con un aumento registrato di + 12,6% rispetto al 2003; la plastica segue con 142.000 tonnellate e 81.000 sono le tonnellate di vetro pronte per una nuova strada.

Il riciclaggio – che per acciaio e vetro è l’unica forma di recupero – è la quota che incide di più sul recupero totale, ma nel 2004 ha registrato un 71 % del totale recuperato (2.576 tonnellate), inferiore a quel 73% che era stato il dato del 2003.

Il vetro è quello che fa la parte del leone; nel 2004 rappresenta il 44,3 di tutto ciò che viene avviato a riciclaggio da superficie pubblica, e nell’ultimo biennio è la frazione che ha fatto registrare i maggiori incrementi, 81.000 tonnellate in più, materiale essenzialmente destinato al consumo delle famiglie e quindi raccolto quasi totalmente dai servizi comunali, seguito dalla carta, con il 36% circa.

La carta e il legno sono le frazioni che incidono maggiormente sul riciclaggio da superfici private: in totale si parla di 3,8 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio complessivamente avviati a riciclaggio da superfici private, con una quota del 46,7%, pari a 1,7 milioni di tonnellate e al 38,7%, (per 1,5 milioni di tonnellate del totale su 6,4 da superfici milioni di tonnellate avviate a riciclaggio da superficie pubblica e privata).

È necessario considerare che i dati forniti dai Consorzi vengono confrontati con le informazioni ricavate dai censimenti annuali sulla raccolta differenziata condotti sul territorio dall’APAT ed è più semplice per frazioni come plastica e vetro, più complesso per l’acciaio e l’alluminio.

I dati relativi al recupero energetico che riguardano legno, alluminio, carta e plastica, si riferiscono alle quantità cui viene riconosciuto il corrispettivo economico ANCI/CONAI o che sono inserite nei piani consortili. Il 56,2% dei quantitativi complessivamente avviati a recupero energetico, nel 2004, è costituito dalla plastica, sebbene anche la carta faccia registrare un consistente incremento tra il 2003 e il 2004, di circa 80.000 tonnellate.

UN RISULTATO INCORAGGIANTE

Nel 2004 il recupero complessivo è stato pari al 62,6% dell’immesso a consumo, superando l’obiettivo fissato dalla nuova normativa, mentre il ricido, attestato intorno al 53,7%, rimane ancora inferiore all’obiettivo fissato al 55%.

Dal 2000 al 2004 sia per le attività di prevenzione sia per il recupero dei rifiuti da imballaggio, secondo i dati forniti dal CONAI, si è giunti a una sensibile riduzione dei quantitativi diretti allo smaltimento, con un calo superiore ai 2,2 milioni di tonnellate (-33,2% circa). Ma lo smaltimento copre ancora circa il 37% dell’immesso al consumo e saranno necessari ulteriori sforzi per arrivare a conseguire gli obiettivi fissati dalla nuova Direttiva imballaggi.

LA SEZIONE IMBALLAGGI NEL MUD

Nel Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD), la sezione Imballaggi è composta da tre schede, che si riferiscono, rispettivamente, ai materiali, alle tipologie e al riutilizzo. Nella scheda materiali deve essere comunicata la quantità di imballaggi ripartiti secondo il tipo di materiale – vetro, carta e cartone, alluminio, acciaio, legno, plastica (suddivisi secondo i diversi polimeri: PET, PE, PVC, PP PS e altra plastica) – sia quelli immessi sul mercato nazionale, sia quelli esportati. I dati raccolti consentono in questo modo di conoscere la vera quantità di imballaggi immessi sul mercato nazionale, che è il punto di riferimento per la valutazione del raggiumgimento degli obiettivi di riciclaggio e di recupero.

Nella scheda tipologie devono essere dichiarate le quantità di imballaggi suddivisi secondo il tipo di materiale e il tipo di imballaggio immessi sul mercato nazionale (primari, secondari, terziari).

Nella scheda riutilizzo viene poi dichiarata la quantità totale degli imballaggi riutilizzati; questi sono ripartiti secondo il tipo di materiale, il tipo di imballaggio e secondo la destinazione.

Tutti questi dati vengono successivamente elaborati e il risultato di questo complesso lavoro viene confrontato con i dati del CONAI e dei Consorzi di Filiera, per ottenere un quadro complessivo il più prossimo possibile alla realtà del settore nel nostro Paese.

L’immesso al consumo – che si attesta intorno agli 11,1 milioni di tonnellate secondo il MUD – è allineato ai dati CONAI e dei Consorzi di Filiera (11,6 milioni di tonnellate), invece scostamenti marcati si notano nella produzione, l’import e l’export: per il MUD sono quantitativi inferiori rispetto a quanto segnalato dal CONAI, sia per la produzionme (-16%), sia per l’export (26%) degli imballaggi mentre, per il totale dell’import risulta superiore rispetto al dato CONAI (+ 18%).

L’immesso al consumo di acciaio, alluminio, carta e plastica – calcolato dai dati MUD – è inferiore al corrispondente quantitativo dei dati CONAI, mentre la situazione è invertita per quanto riguarda legno e vetro. Si deve tenere presente, anche, la quota di evasione delle dichiarazioni da parte dei produttori di imballaggi: considerando anche questa, il saldo import/export porterebbe a un valore di immesso al consumo più alto rispetto ai dati CONAI.

Se si fa tuttavia un bialncio sostanziale, si può dire vche i risultati della prima elaborazione dei dati delle Schede Imballaggi del MUD risultano, anche se leggermente sottostimati rispetto al CONAI, in linea con i Consorzi di Filiera. Sarà compito del Tavolo di concertazione per la validazione dei dati – che l’APAT ha istituito con i rappresentanti dei Consorzi – approfondire la tematica, valutare le modalità di calcolo e di elaborazione dei dati assunti da ogni singolo Consorzio nelle sue valutazioni.

Un lavoro complesso che dovrà portare alla certificazione dei dati relativi alla produzione e alla gestione dei rifiuti di ogni specifico flusso di competenza dei singoli Consorzi di Filiera, per renderle uniformi e certificate. Ciò che è importante è perseguire un obiettivo con un metodo che, pure complesso nel suo svolgimento e nelle diverse tappe di cui è costituito, porti a una reale rappresentazione di questo settore, valutandone l’impatto non solamente per il nostro Paese ma anche – come dovrebbe essere – nel più ampio territorio della Comunità Europea.

CHE COS’E IL CONAI – CONSORZIO NAZIONALE IMBALLAGGI

  • È il Consorzio privato senza fini di lucro costituito da produttori e utilizzatori di imballaggi con la finalità di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio previsti dalla legislazione europea e recepiti in Italia attraverso il DLgs 152/06.
  • È una delle più grandi realtà consortili in Europa, con oltre 140.000 aziende iscritte.
  • Il sistema CONAI si basa sull’attività di sei Consorzi rappresentativi dei materiali: Acciaio, Alluminio, Carta, Legno, Plastica e Vetro.
  • CONAI indirizza e coordina le attività dei sei Consorzi, garantendo il necessario raccordo tra questi e la Pubblica Amministrazione.
  • I Consorzi stipulano convenzioni a livello locale, con i Comuni e le società di gestione dei servizi di raccolta differenziata, per il ritiro e la valorizzazione degli imballaggi usati; il tutto è regolamentato all’Accordo Quadro ANCI-CONAI.

CHE CHE COS’E L’APAT – AGENZIA PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE E PER I SERVIZI TECNICI

  • Istituita dall’art. 38 del DLgs n. 300 del 30/7/99 svolge compiti e attività tecnico-scientifiche di interesse nazionale per la protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse idriche e la difesa del suolo.
  • Nasce dalla fusione tra l’Agenzia nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ANPA) e il Dipartimento per i Servizi tecnici nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo il DPR n. 207de11’8/8/2002.
  • Opera sulla base di un programma triennale, aggiornato annualmente, che determina obiettivi, priorità e risorse, in attuazione delle direttive del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. La sua struttura si articola i Dipartimenti e Servizi Interdipartimentali.