Piccole fastidiose pulci

Oggi in genere il termine “pulce” viene associato alle sgradevoli presenze portate dai piccoli animali, che prima o poi tutti i loro padroni devono affrontare, con l’aiuto di adeguate misure consigliate dai veterinari. Fastidiose, queste pulci: in genere si tratta di Ctenocephalides felis, molto più frequente (anche nel cane) di Ctenocephalides canis.

Argomento più scabroso se invece che di gatti e cani parliamo di ratti, perché la pulce del ratto, Xenopsylla cheopsis, è il vettore primario sia della peste bubbonica, il cui agente è il batterio Yersinia pestis, che viene trasmesso da ratto a ratto e da ratto a uomo proprio tramite le pulci, sia del tifo murino, che rappresenta la seconda infezione da rickettsia negli Stati Uniti.

EPIDEMIE STORICHE

La peste è una zoonosi che se non trattata ha una mortalità superiore al 50%. Una prima epidemia si è svolta a metà del VI secolo (Peste di Giustiniano), una seconda a metà del XIV secolo, la Morte Nera. A questo proposito, viene citato un primo caso di guerra biologica della storia: la propagazione della peste attraverso le pulci dell’esercito mongolo che, costretto a levare l’assedio della collina genovese di Caffa (Crimea) nel 1346, era partito dopo avere catapultato i cadaveri degli appestati al di sopra delle mura della cittadella assediata. Così le pulci infette accompagnarono i genovesi nella navigazione verso occidente e propagarono in ogni scalo un’epidemia che avrebbe falcidiato quasi un terzo della popolazione dell’Occidente.

La terza pandemia conosciuta è iniziata in Cina alla fine del 1800, e da lì si è sparsa in tutti i continenti abitati causando la morte di oltre 12 milioni di persone nel periodo tra il 1896 e il 1930.

Vedi anche  Pulci

A differenza di quanto possiamo pensare, la peste rappresenta ancora un pericolo per alcuni Paesi di Asia, Africa e Sud America, laddove le condizioni igienico sanitarie sono molto precarie e i dintorni sono infestati da ratti. In Madagascar è stata notata una resistenza della Yersinia pestis ai trattamenti, cosa che rappresenta un fattore di inquietudine e di rischio. Si capisce quindi come I’OMS sia tuttora estremamente attenta e interessata allo studio e ponga debita attenzione a queste zone.

PROBLEMI DI CASA NOSTRA

Torniamo alle pulci “nostrane”, che possono arrivare negli ambienti veicolate da cani e gatti: una volta all’interno, se trovano luoghi adatti, si riproducono e allora sì sono in grado di creare fastidi. L’identificazione della specie rappresenta un punto fondamentale da cui iniziare e come sempre (ma in questo caso anche di più!) è essenziale conoscere la biologia e il comportamento delle pulci: è infatti importante ricordare che le pulci adulte visibili rappresentano una piccola parte dell’intera popolazione presente nell’area infestata, la maggior parte dell’infestazione è presente allo stadio di uova, larve e pupe.

Cani e gatti che ospitano le pulci possono essere trattati con prodotti di uso veterinario, mentre per quanto riguarda gli ambienti si può far ricorso a piretroidi – e anche al piretro naturale – che risultano efficaci sulla popolazione adulta. Purtroppo, se gli adulti risultano sensibili, uova, larve e pupe lo sono molto meno e uniscono alla poca sensibilità la capacità di sopravvivenza anche senza cibo per molto tempo.

Inoltre, la schiusa avviene in periodi di tempo dilazionati, quando la temperatura si presenta favorevole. Per tutti questi motivi, il singolo intervento non risolve un’infestazione: è perciò importante che venga effettuato un altro trattamento – o anche due – a distanza di tempo, che possa raggiungere e colpire le larve che sono arrivate a maturazione in quel tempo.